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lunedì 24 dicembre 2018

OSSERVATORIO DI NATALE

L'OSSERVATORIO Il congresso del Pd non potrà che essere rifondativo; per un partito che nel giro di un biennio o poco più è passato dal 40% delle precedenti Europee al 17% delle Politiche dello scorso 4 marzo non si può pensare ad incidenti di percorso, quanto al progressivo venir meno di una credibilità, insieme ad una percezione generale nel Paese di inadeguatezza nell'affrontare i problemi, pagata forse in termini eccessivi visto che comunque l'Italia stava riprendendosi dalla crisi, pur se non completamente. Se le ultime analisi del Censis sono da prendere sul serio (e lo sono) si può dire che il Pd ha pagato il prezzo del rancore sociale, del generale incattivimento della gente e della scarsa speranza verso una ripresa non solo economica, ma anche sociale. Resta da chiedersi però (e questo in un congresso deve essere affrontato) cosa si sarebbe potuto o dovuto fare da parte del Pd, se non per evitare quantomeno per frenare questo processo. In altri termini, quali delle politiche proposte da quel Governo che vedeva i dem in una posizione di assoluta rilevanza, non sono state “sentite” positivamente soprattutto da quella parte di Paese che da sempre guarda a sinistra? Il lavoro? La disuguaglianza non solo economica? La scuola? La sanità? O è stato anche l'essersi chiuso (il Pd) ad un certo punto, pago del 40%, nell'autosufficienza, in un contesto politico generale che vedeva allora il centrodestra in crisi e il MoVimento ancora indefinito e comunque non ritenuto in grado di proporre una linea politica, se non il risentimento (e la “cattiveria”) di tanta gente espresso sui social? Forse banalizzo, ma ritengo che nel partito ancora un'analisi vera su questi temi (ed altri, tipo l'idea di Europa) non potranno non costituire la base della dialettica congressuale. Purtroppo assistiamo in questi giorni a polemiche che ci auguriamo vengano al più presto chiuse; sembra che la demarcazione tra i vari contendenti la Segreteria nazionale passi esclusivamente circa il rapporto coi Cinquestelle, se si è favorevoli oppure no, creando un'artificiosa distinzione tra “renziani” e “non renziani”, con i primi del tutto contrari, i secondi apparentemente (?) più disponibili. E' come se invece di delineare nel frattempo proposte ed analisi su come ridare una speranza alle aspettative finora deluse di tanta sinistra, si volesse spostare l'obiettivo su altro, per ritardare riflessioni generali sulla natura del Pd. Io credo che il tema non sia questo (cosa fare cioè coi grillini), perlomeno non nei termini in cui lo si vorrebbe porre. Intanto và detto che esiste un Governo, piuttosto litigioso, ma ciò non deve apparire, a beneficio della comunicazione pentastellata (ed anche leghista); se cadesse cosa accadrà? L'ipotesi numericamente più sostenibile è, grazie ad alcuni fuorusciti dal MoVimento (forse ci saranno in caso di crisi politica), un centrodestra con Salvini leader, ma con Berlusconi che, intestandosi come sempre la paternità di questa eventuale transumanza parlamentare, chiederebbe visibilità e garanzie. In tal caso, col prosieguo della Legislatura, il Pd rimarebbe all'opposizione con i Cinquestelle fortemente “arrabbiati”e con sicuri contraccolpi al loro interno, ora di difficile valutazione...Fuori da quell'eventuale nuovo governo sarà certo possibile trovare alcune convergenze coi grillini, ma condizioni per un vero dialogo ci saranno? Ci sono due aspetti al riguardo da considerare: sarà già stato eletto in quel momento il segretario del Pd? E poi, in caso di caduta dell'attuale Governo, se si formasse davvero una maggioranza di centrodestra, che ne sarà di Di Maio? Rimarrà leader o cederà il passo a Di Battista, che sulla carta pare meno propenso di Giggino ad un confronto maturo col Pd (ammesso che lo stesso Di Maio lo sia veramente)? Ma soprattutto: che Pd uscirà dal congresso? Ancora diviso? Avviato verso una scissione (speriamo di no)? Allora, quale tipo di dialogo impostare col MoVimento? Essi sono portatori di una visione generale che mette insieme rancori, risentimenti, se non odio, verso chi ha fatto politica finora (e che costituisce, come dissi già in precedenza, lo zoccolo duro del loro consenso) insieme ad aspettative più ampie; sognano comunque una democrazia diretta tramite la rete, come se la complessità della Politica si possa risolvere con un click, tacendo, si fa per dire, su “chi” poi dovrebbe sottoporre le questioni ai cittadini perchè possano esprimere la loro posizione. Il Parlamento no, in quanto i grillini (e Casaleggio) sostengono da sempre il superamento delle istituzioni rappresentative grazie al web. Allora chi? Sicuramente si tratterà di un “gruppo” (o una “casta”) che gestirà il mondo dell'informazione (Casalino and company..) e lo filtrerà ai cittadini. D'altra parte, l'idea di Casaleggio padre, portata avanti ora dal figlio Davide, non potrà esaurirsi con il definitivo “andar oltre le attuali istituzioni” una volta che ci sarà un computer in ogni casa e davanti un cittadino pronto a decidere (come ha detto più volte Grillo), ma proseguirà in un contesto di verosimile monopolio dell'informazione grazie alle varie piattaforme informatiche (e relativi ricchi introiti) della Casaleggio Associati). Se il quadro complessivo sarà questo, pensare ad una futura alleanza di Governo (non un contratto) è fantasia; ripeto, potranno esserci possibili convergenze in Parlamento, ma una maggioranza omogenea non sembra nelle cose! Ma poi, i Cinquestelle sono di “sinistra”? Il loro oscillare continuo, le giravolte frequenti, ma soprattutto l'appoggio alla politica securitaria di Salvini e alla “flat tax” (messa un po' da parte, ma non certo per volontà di Di Maio) sono biglietti da visita assai eloquenti e se da un lato approvano il decreto “Spazzacorrotti” (su cui ci sono perplessità di Anm e Csm), dall'altro inseriscono in manovra, il giorno prima, la possibilità per i sindaci di poter decidere in assoluta discrezione opere pubbliche entro un certo limite (rivisto al rialzo) di costi, su cui Raffaele Cantone dell'Anti-corruzione ha espresso alcune precise e circostanziate riserve. Abbiamo già detto nei precedenti Osservatori dell'atteggiamento sui condoni e non ci ritorno; ma è proprio la natura settaria del MoVimento a costituire a mio avviso un ulteriore decisivo ostacolo. Perchè quando si sollecitano parlamentari e simpatizzanti alla delazione nei confronti di chi tra loro sembra tradirne il codice etico, quando si mostra ostilità verso la stampa che non si allinea alla loro politica, cancellando per legge ogni forma di finanziamento pubblico che peraltro non esiste più da anni (!), al solo scopo di tacitare ogni fastidioso dissenso (non si erano mai sentite in passato frasi come quelle di Grillo “Vi mangerei per il gusto di vomitarvi” o più “semplicemente” il “giornalisti puttane” di Di Battista) siamo di fronte ad una fazione che non tollera disobbedienze e condanna chi ha da eccepire qualcosa. Non sono aspetti secondari, legati alla comprensibile “intemperanza” di un movimento nato “on line”, raccogliendo la rabbia della gente, no. Si tratta proprio di una visione connaturata, direi “ontologica”, dei Cinquestelle che li pone “fuori”, o comunque ostili, rispetto alle logiche della democrazia parlamentare, vista ora evidentemente solo come una fase inevitabile del loro cammino verso l'occupazione del Paese. Il recupero allora di coloro che han lasciato il Pd per votarli non si ottiene “parlando” con Di Maio, tra l'altro da una posizione di inferiorità, date le percentuali dei due partiti oggi; lo si può sperare tornando, come Pd, ad essere presenti nelle periferie, nel ri-ascolto del mondo del lavoro e sindacale, nel ri-entrare in sintonia con il mondo dei docenti nella Scuola e con il mondo degli operatori nella Sanità (ricordo ancora che i Medici Ospedalieri hanno il contratto bloccato da circa 10 anni e da gennaio ci saranno 48 ore di sciopero), nel rilancio dell'idea di un'Europa come federazione. E' solo strumentale dunque questa distinzione che si vuol fare tra Zingaretti, Martina, Boccia, Giachetti-Ascani e Corallo circa il dialogo con i grillini, quando le linee di demarcazione passano o dovrebbero passare tra il rilanciare o meno una sinistra larga, con programmi da riformismo radicale, dove, secondo l'originaria idea fondativa del nostro partito, trovino piena cittadinanza il riformismo post-comunista, quello cattolico-democratico (quando si mette al centro la “persona” coi suoi diritti, come si fa' a non convenire, a non essere d'accordo pur con storie passate diverse?), quello laico e l'amore, direi, verso la Costituzione. Ed è necessario decidere una volta per tutte se sarà il primo classificato alle primarie ad essere nominato Segretario, dato che con 5 candidature il 51% sarà un miraggio; Minniti lo aveva sottolineato (se ne stava già accennando, poi...) nella trasmissione di Lucia Annunziata, proprio al fine di evitare i sicuri giochi ed alleanze all'ultimo minuto nell'Assemblea Nazionale, in grado eventualmente di ribaltare il voto ai gazebo. Sarà stato per questa non “gradita” posizione che ha poi deciso di uscire di scena, non avvertendo più quel consenso che all'inizio lo aveva motivato... Si può sperare che si inizi a discutere di questo? Buon Natale a tutti! Gianni Amendola N.B.: sul blog del partito i precedenti Osservatori.

lunedì 17 dicembre 2018

ELEZIONE SEGRETARIO REGIONALE: I RISULTATI E IL COMMENTO DI SERGIO CHIAMPARINO

Ecco i risultati definitivi delle votazioni per l'elezione del segretario PD regionale. Votanti: 13077 Mauro Marino: 41,52% Paolo Furia: 35,97% Monica Canalis: 22,51% Dichiarazione del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino sulle primarie del PD piemontese: "Non è affatto da sottovalutare che oltre 13 mila persone siano andate a votare, anche se evidentemente nel calo della partecipazione rispetto a quattro anni fa incide un clima politico molto diverso da allora, come dimostrano le difficoltà del PD a livello nazionale. Non bisogna nascondersi le difficoltà, ma sfido a dimostrare che ci sia un'altra formazione politica in grado di portare più di 13 mila persone alla vigilia di festività importanti a pronunciarsi sulla scelta del proprio segretario regionale. Visti gli esiti, mi auguro che sulla base dello statuto si trovi rapidamente una soluzione la più ampiamente unitaria, tale da rafforzare il lavoro che stiamo facendo per costruire una alleanza per il sì al Piemonte che dice sì, contro chi vuole mettere il Piemonte in un angolo".

domenica 16 dicembre 2018

RISULTATI PRIMARIE PD PER IL SEGRETARIO REGIONALE AD ASTI E PROVINCIA

Ecco i risultati delle primarie per la scelta del segretario PD regionale. Riassumendo i votanti sono stati 407 così suddivisi: Canalis: 103 voti pari al 25,36% Marino: 160 voti pari al 39,40% Furia: 143 voti pari al 35,22%

mercoledì 12 dicembre 2018

Candidati Segretatio PD Piemonte

Di seguito i candidati Segretario, Monica Canalis, Mauro Marino, Paolo Furia.

Primarie Segretario Regionale PD: dove si vota e quando

Partito Democratico di Asti IL Segretario provinciale del Partito Democratico di Asti comunica che il giorno 16 dicembre 2018 si svolgeranno le votazioni Primarie per l’elezione del nuovo Segretario regionale del Partito. I candidati sono tre: Monica Canalis, Mauro Marino, Paolo Furia. Nel territorio provinciale astigiano tutti gli elettori potranno votare dalle ore 8 alle ore 20 recandosi, secondo la rispettiva residenza, in uno dei seguenti Seggi elettorali muniti di un documento di identità: seggio n.1) in ASTI, Sede PD, c.so Casale 162, per la parte verso est della Città delimitata dalla linea verticale che parte a nord dalla via Rotario e prosegue verso sud per le vie Rosa, Mons. Marello, Strada del Fortino, via Bocca, p.za 1° Maggio, via Calosso, c.so Chiesa, via Antica Cittadella, strada delle Quaglie, comprese le residenze affacciate sul lato sia sinistro che destro delle medesime vie, oltre ai seguenti Comuni: Rocchetta Tanaro, Cerro Tanaro, Castello d’Annone, Refrancore, Castagnole Monferrato, Portacomaro, Scurzolengo, Montemagno, Viarigi, Grana, Casorzo, Grazzano Badoglio, Penango, Moncalvo, Calliano, Castell’Alfero, Frinco, Tonco, Corsione, Cossombrato, Villa San Secondo, Settime, Montechiaro, Cinaglio, Chiusano, Camerano Casasco, Cortazzone, Soglio, Cortanze, Cunico, Piea, Montiglio Monferrato, San Damiano, San Martino Alfieri, Cisterna, Tigliole, Celle Enomondo, Antignano, Revigliasco; seggio n.2) in ASTI, nel Municipio in p.za S.Secondo, per la parte verso ovest della Città delimitata dalla linea verticale che parte a nord dalla via Rotario e prosegue verso sud per le vie Rosa, Mons. Marello, Strada del Fortino, via Bocca, p.za 1° Maggio, via Calosso, c.so Chiesa, via Antica Cittadella, strada delle Quaglie, escluse le residenze affacciate sul lato sia sinistro che destro delle medesime vie; seggio n.3) in CANELLI, sede PD, via Massimo D’Azeglio n.20, per i Comuni di Canelli, Calosso, Moasca, Serole, Mombaldone, Olmo Gentile, Roccaverano, San Giorgio Scarampi, Vesime, Cessole, Loazzolo, Bubbio, Monastero Bormida, Cassinasco, Sessame, Coazzolo, Costigliole, Castagnole Lanze, Isola, Mongardino, Vigliano, Agliano Terme, Montegrosso, San Marzano Oliveto; seggio n.4) in NIZZA MONFERRATO, in via Balbo 10, per i Comuni di Nizza Monferrato, Rocchetta Palafea, Montabone, Calamandrana, Castel Boglione, Castel Rocchero, Maranzana, Quaranti, Fontanile, Castelletto Molina, Mombaruzzo, Bruno, Castelnuovo Belbo, Incisa Scapaccino, Cortiglione, Belveglio, Vinchio, Vaglio Serra, Castelnuovo Calcea, Azzano, Rocca d’Arazzo, Montaldo Scarampi, Mombercelli; seggio n.5) in VILLANOVA, Palazzo Richetta in p.za Supponito/via T. Villa 7, per i Comuni di Villanova, Ferrere, Cellarengo, Valfenera, Dusino San Michele, San Paolo Solbrito, Cantarana, Villafranca, Baldichieri, Castellero, Monale, Maretto, Roatto, Cortandone, Montafia, Viale, Capriglio, Buttigliera, Castelnuovo Don Bosco, Cerreto, Passerano Marmorito, Pino d’Asti, Moncucco Torinese, Albugnano, Berzano San Pietro, Aramengo, Tonengo, Moransengo, Cocconato, Robella, Piovà

OSSERVATORIO 2 DICEMBRE 2018

L'OSSERVATORIO. Si comincia ad ipotizzare una crisi di governo con elezioni anticipate a marzo; quella che era una semplice ipotesi rischia ora di prendere corpo davvero, anche se si dovrà attendere l'esito del colloquio tra il premier Conte e Juncker, le cui previsioni (al momento in cui scrivo) sembrano essere negative. Ma al contempo, quand'anche una “nuova” finanziaria venisse accettata, non possiamo non osservare la persistenza di continui attriti attorno a questioni di rilievo tra le due forze di governo, che potranno alla fine incidere non poco nelle reciproche relazioni politiche. Alla Lega, come già detto in precedenti Osservatori, un ricorso anticipato alle urne potrebbe in fondo non dispiacere: il fieno messo in cascina finora da Salvini con la sua politica securitaria è sufficiente a garantirgli un ritorno elettorale cospicuo, cui potrebbe aggiungere l'ulteriore “carico” anti-Ue, colpevole di imporci misure anti-popolari quando invece la manovra finanziaria giallo-verde vorrebbe essere espansiva. D'altro canto Giggino Di Maio, di fronte alla probabile bocciatura definitiva di Bruxelles (se la finanziaria stessa non verrà riscritta), pur di non presentarsi “a mani vuote” o quasi al cospetto del proprio elettorato il prossimo maggio, con inevitabili ripercussioni sul suo ruolo di leader, potrebbe tentare, col ricorso anticipato alle urne, di tamponare il costante calo di consensi del Movimento, cavalcando a sua volta la retorica anti-europea, incolpando i poteri forti, le banche, la sinistra, Soros ed invocando, nella prospettiva della consultazione continentale, più forza per essere il baluardo di questa deriva anti-popolare della Ue. Non sappiamo ancora quali siano i contenuti della manovra “corretta” che verrà sottoposta alla Commissione europea; il richiamo però ad una maggiore benevolenza come per la Francia, che sia Salvini sia Di Maio auspicano nel loro proporre un deficit non inferiore al 2.1 % del Pil (considerando che le promesse di Macron ai “Gilet Gialli” porterebbero allo sforamento dei parametri di Maastricht) merita qualche considerazione. Pur non essendo un competente su questi temi dico che innanzitutto la Francia ha un rapporto deficit/Pil intorno al 92-93% rispetto a quello dell'Italia (che è del 132%); inoltre si vedrà se le misure promesse dal Presidente francese saranno “comunque” in grado di stimolare una ripresa capace di far rientrare successivamente quello sforamento (quindi temporaneo) nei limiti richiesti dal trattato. In Italia, il cui deficit da tempo è sotto osservazione, diversamente da Parigi, pare sia stata proprio l'assenza di vere misure per gli investimenti, più che i singoli temi della “quota 100” o del reddito di cittadinanza, ad orientare ancor più la valutazione in senso negativo dell'Europa e che le conseguenti prospettive di crescita previste non avevano basi credibili (potremo dire che è una manovra più da “social” che da Ue..). In definitiva, anche se la polemica con la Francia di Macron è ghiotta, Salvini e Di Maio non possono far finta che le questioni poste al nostro Governo non richiedano risposte nel merito (tenendo conto che lo spread veleggia sempre intorno ai 280/290, con conseguenti danni al risparmio di tutti noi). Ma “arrendersi” alle richieste di Bruxelles per entrambi (più per Di Maio) significherebbe un arretramento inconcepibile da giustificare davanti ai propri elettori. Se davvero si andasse ad elezioni anticipate ci troveremmo probabilmente un Pd senza segretario o tutt'al più appena nominato; con quale linea si presenterà eventualmente il partito? La difesa dell'Europa non potrà nel frattempo essere la “solita”, nel senso che bisogna iniziare a comunicarne un'idea più incisiva, una federazione di Stati con un Presidente eletto con poteri di governo, con politiche economico-sociali condivise (con un ministro dell'Economia e sistema bancario unici), nella consapevolezza però che il diffuso disincanto nei confronti delle istituzioni continentali richiedono una capacità di persuasione e di convincimento dell'opinione pubblica, nel cui interno il seme del sovranismo è stato gettato a piene mani, assai cospicua. E' in grado il partito sin d'ora di far questo in modo autorevole e convincente? Perchè comunque, se anche non si andasse alle elezioni anticipate nazionali, l'appuntamento con le Europee sarà dietro l'angolo. Nei nostri circoli si comincerà a confrontarsi “anche” su tali temi o si continuerà a vivere pensando solo a come ricollocarsi in un futuro “a breve” che probabilmente non vedrà Renzi nelle vesti di segretario (per sua esplicita ammissione...)? Gianni Amendola N.B. Mentre sto per spedire leggo la notizia di un possibile accordo con la Commissione Europea sul 2.04%. Ovviamente staremo a vedere: saranno decisive le future mosse del governo perchè la partita è tutt'altro che chiusa. I precedenti “Osservatori” sono pubblicati sul blog del partito astigiano.

sabato 1 dicembre 2018

ASSEMBLEE CIRCOLI PER ELEZIONE SEGRETARIO REGIONALE


Ecco tutti gli orari e date per le assemblee dei circoli del PD di Asti e Provincia.