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venerdì 30 marzo 2018

OSSERVATORIO MARZO - 3


L’OSSERVATORIO di Gianni Amendola.            

Debbo dire, per quanto il contenuto possa anche essere apprezzato, di aver provato un certo fastidio nell’udire il neo Presidente della Camera Fico parlare, oltre che della sua rinuncia all’indennità di ruolo, del taglio dei vitalizi e dei privilegi dei parlamentari, come pure nel vedere le sue foto su un mezzo pubblico usato per recarsi a Montecitorio e nel leggere del suo rientro a Napoli, dopo la nomina, in treno, in II° classe. Fastidio perché innanzitutto certe cose si fanno in silenzio, non strombazzate, altrimenti sembrano voler dire ”guardate come siamo bravi, ora che siamo arrivati noi” quale spot elettorale per il Movimento, poi perché si continua in tal modo a diffondere l’idea che la politica sia fatta soprattutto da opportunisti, da gente che cambia casacca per vile interesse o che cerca di arricchirsi alle spalle del popolo, costretto invece a stringere la cinghia. Ora, è ben vero che, specie nell’ultimo ventennio, una buona parte di queste cose si siano ahinoi verificate, ma è altrettanto vero che la politica, vissuta come un “sacerdozio”, richiede adeguato riconoscimento (oltre che preparazione e competenze, per cui occorre una selezione delle persone attenta, corretta e trasparente). Certo, si può rinunciare all’auto blu (non come Di Battista, nemmeno più onorevole, visto entrare in un “park” riservato della Camera e scenderne, cosa prontamente riferita dall’on. Crosetto di FdI, poi coperto di insulti sul web dai dimaini!), come pure ai biglietti scontati, se non gratuiti, per spettacoli, manifestazioni sportive e quant’altro, o di servirsi di mezzi di trasporto statali (auto, aerei…) per andarsene in vacanza con la famiglia, al di fuori quindi da impegni istituzionali; non avere tali privilegi è doveroso, ma è altrettanto giusto riconoscere che nella precedente Legislatura è stato fatto molto in termini di tagli nelle indennità dei Presidenti dei Due Rami e anche per i vitalizi e benefit… Si può pertanto già facilmente ironizzare ricordando, come il Sole 24 Ore, che l’on. Fico abbia usato i mezzi pubblici molto poco per i suoi spostamenti, nel quinquennio politico appena concluso, e che le sue spese per i taxi siano state cospicue e se in altri Paesi è frequente vedere politici sul tram o sui “bus”, magari (chissà) percependo ugualmente le loro indennità anche in Italia abbiamo visto Rutelli in motorino, Monti con trolley sull’Eurostar, la Boldrini a piedi verso Montecitorio…; ma si entrerebbe in una polemica che distoglierebbe dal senso vero dei gesti di Fico, vale a dire il piazzare (i Cinquestelle) le proprie “bandierine identitarie” per gratificare il popolo che ha votato, al fine di un imminente possibile nuovo dividendo elettorale, fra 1-2 anni, ipotesi tutt’altro che campata in aria. Perché quel che il Movimento non ha mai chiarito (e che forse non è in grado di chiarire) è che un conto sono gli “scalpi” dei politici (vitalizi, privilegi, immunità…), un conto è un “programma di Governo” che presuppone un’idea di Paese. Non basta dire di abolire la Fornero o di modificarla (certo), ma quale nuova organizzazione di lavoro si vuole (più privato, più statale, più cooperativo..)? E come allora affrontare il tema delle pensioni, in modo che non siano i giovani a “pagarle” agli anziani? E ancora: dove e come riconoscere incentivi a chi assume ed a chi lavora o quale sussidio salvaguardare (di inclusione o per l’entrata nel mondo lavorativo o “a pioggia” per tutti)? Quali investimenti industriali? Liberarci dell’acciaio o investire in produzioni “eco-compatibili”? E in un Paese come il nostro ricco di arte quale Scuola si vuole, quali programmi (non basta dire “eliminiamo la 107”, che ha peraltro ha creato una frattura tra i Docenti ed il Pd), come rinnovare le Università, rendendole competitive e più "attrattive" rispetto a quelle estere? Quale riforma fiscale (tema su cui i Cinquestelle, e non solo, hanno vistosamente latitato), dato che il debito pubblico che ci trasciniamo e per il quale paghiamo gli interessi deriva in buona parte dall’evasione? E come recuperarla? Anche retroattivamente, a partire dai più recenti condoni? O no, per non mettere in difficoltà “qualcuno”?….E’ facile dire aboliamo i privilegi degli onorevoli” per avere il plauso soddisfatto delle folle.. Ma il Paese?

mercoledì 28 marzo 2018

Resoconto della “maratona” sul Bilancio di Previsione 2018-2020 del Comune di Asti


Dopo un lungo ed attento lavoro di analisi della pratica di Bilancio, fatto in particolare da Luciano Sutera (Presidente della Commissione Bilancio), Maria Ferlisi e Giuseppe Dolce, con il fondamentale supporto di Fabrizio Brignolo, Alberto Ghigo, Marta Parodi e Piero Vercelli, abbiamo presentato 14 emendamenti che avevano come obiettivo principale quello di evitare gli aumenti delle tariffe di abbonamenti autobus e parcheggi, mense, biglietti del Palio; oltre che di ripristinare i capitoli vuoti da destinare alla manutenzione delle scuole e al rifacimento del marciapiede di Quarto.

Abbiamo fatto una conferenza stampa di presentazione degli emendamenti durante la campagna elettorale ed abbiamo continuato a volantinare ed informare la città su quanto stava succedendo.

I consigli comunali sono stati convocati per il 19, 20, 21, 22, 23, 26 e 27 marzo.

Io e Luciano abbiamo incontrato dirigente del settore e collegio dei revisori per avere un quadro più completo di quanto stava avvenendo.

Questo ci ha consentito di porre due pregiudiziali nella prima seduta di consiglio:

  • la prima sul non rispetto, da Regolamento comunale, dei 5 giorni necessari dall’approvazione della Delibera da parte della Giunta per la convocazione del consiglio comunale. Pregiudiziale che è stata bocciata dalla maggioranza.
  • la seconda consisteva nella domanda al Segretario generale, Dr. Formichella, rispetto alle affermazioni rilasciate ad organi di stampa in cui affermava che il Comune di Asti era in “pre-dissesto” e che la responsabilità era dell’amministrazione precedente che aveva lasciato “buchi di bilancio”.

Circostanza smentita in aula dall’interessato, in modo chiaro.

Nella prima seduta di bilancio la minoranza dopo aver posto tre pregiudiziali (oltre a quelle del PD, infatti, Angela Quaglia ha chiesto di attendere la relazione del consulente incaricato di fare le verifiche su Asp), tutte respinte, ha chiesto una sospensione del consiglio e di potersi riunire. Da questo incontro è emersa la volontà di dare mandato ai legali per verificare la sussistenza delle condizioni per un ricorso al Tar per il non rispetto del regolamento e di rientrare in aula richiedendo a Sindaco e Giunta di relazionare sul Bilancio.

Purtroppo dopo la lettura delle scarne paginette sulla “Relazione al Bilancio” scritte dall’Assessore Berzano, assente per malattia, nessun componente della Giunta è intervenuto e si è conclusa la seduta.

Nel secondo e terzo giorno ci sono stati gli interventi di minoranza. Per il nostro gruppo sono intervenuta io come capogruppo, con una relazione durata più di un’ora, in cui ho contestato nel merito ogni dichiarazione scritta da Berzano, anche grazie a quanto contenuto nel parere dei Revisori, poi a seguire i colleghi Sutera e Ferlisi.

Il quarto giorno ci sono stati gli interventi della Giunta e della maggioranza, a nostro parere molto deludenti e non significativi.

Il quinto giorno la discussione degli emendamenti e la relativa votazione. A questo proposito è stato accettato ed approvato il nostro emendamento che prevedeva lo stanziamento di 20 mila euro sulla disabilità (ad integrazione del progetto Vita Indipendente), invece l’emendamento di 280 mila euro per la manutenzione delle scuole e di 120 mila euro per il marciapiede di Quarto, è stato trasformato in OdG che impegna la Giunta a trovare le risorse disponibili per queste opere.

Il sesto giorno le dichiarazioni di voto e il voto negativo da parte delle minoranze sul Bilancio, preceduto da una conferenza stampa convocata prima del consiglio per informare gli organi di stampa assenti per tutte le sedute consiliari.

Ritengo che sia stato fatto nel complesso un buon lavoro, che ha dato visibilità al PD attraverso l’azione dei suoi consiglieri.

Ricordo che molti militanti si sono iscritti e partecipano alle commissioni consiliari permanenti e questo ci consente di avere un quadro attento sulle pratiche in discussione e che c’è un buon clima tra i gruppi di minoranza che regolarmente si coordinano e lavorano, pur mantenendo la propria identità, per essere più incisivi nel contrastare questa maggioranza ottusa, poco democratica e senza visione.

Angela Motta

domenica 25 marzo 2018

OSSERVATORIO POST ELEZIONI


L’OSSERVATORIO di Gianni Amendola.

A mente fredda, dopo la batosta elettorale subita, bisogna che il partito ritrovi la sua ragione d’esistere, prendendo coscienza che una stagione è finita e che è necessario aprirne un’altra. E questa “nuova stagione” non potrà prescindere da un lato da un cambio di strategia e di metodo politico, rivalutando il carattere plurale del Pd, con una leadership che sia sintesi riconosciuta da tutti e non più stile “uomo solo al comando”, dall’altro da una rimotivazione “culturale” che porti a ri-scoprire e a ri-assaporare i valori della sinistra (solidarietà, difesa e garanzie per i più deboli, integrazione, tutela del lavoro e dell’ambiente, equità fiscale, difesa dello Stato sociale, Scuola e Sanità come servizi pubblici essenziali …), non solo come enunciati e slogan accattivanti, ma quali proposte politiche e legislative tali da incidere profondamente nella “carne” del Paese. Un partito che torni a stare dove è più acuta la sofferenza ed il disagio sociale (periferie, fabbriche in chiusura…); le elezioni hanno dimostrato che si è perso proprio nei “luoghi” tipici della sinistra, con un voto andato al Sud in maggioranza ai “5 Stelle”, al Nord alla Lega di Salvini, i quali non hanno offerto vere soluzioni, al di là della propaganda, ma hanno cavalcato (e bene) lo scontento della gente, “portandolo” direttamente in Parlamento. Non è solo quindi per il reddito di cittadinanza che il Meridione italiano ha votato in massa per Di Maio e accoliti (o, come al di sopra di Firenze, per la “flat tax”), quanto perché stanco e deluso da una classe dirigente spesso autoreferenziale, autoperpetuantesi, a volte familistica, non in grado di risolvere i problemi, per la quale il Pd ha avuto tolleranza se non addirittura identificazione; la gente allora ha scelto chi esprimeva con le sue stesse parole il proprio malcontento, promettendo un radicale cambiamento (senza farsi troppe domande su coperture economiche o sull’Europa che controlla…) e senza badare “in loco” alla “credibilità” del candidato proposto, quanto al “brand” di chi lo proponeva. Ora, allo stato attuale, è difficile dire come evolverà la situazione politica; certo è che l’ipotesi di un governo con i “5 Stelle” potrà essere accettata solo a determinate condizioni, alcune della quali sono già state ipotizzate, vale a dire riconoscimento dello “ius soli”, accoglienza e piani di integrazione, coperture economiche garantite circa il reddito di cittadinanza, riforma elettorale seria, con ragionevole premio di maggioranza ed a doppio turno (visto che ci sono ormai 3 “poli), cui aggiungerei il rispetto delle norme sui partiti deliberate dal Parlamento, su cui il Movimento si era astenuto, in quanto loro sono un tutt’uno con un’azienda privata (la Casaleggio Associati), di cui sarebbe opportuno conoscere, per la trasparenza, quali fonti di finanziamento abbia, al di là dei 300 Euro che i parlamentari pentastellati debbono versarle mensilmente.. Su queste basi un’eventuale alleanza coi Cinquestelle potrà essere fruttuosa per il Paese e non disdicevole per il Pd ed avrebbe il merito di “stanare” Di Maio e company, visto che il diniego verso queste condizioni (che volendo potrebbero accettare, a parte l’ultima forse) ricadrebbe interamente su di loro. Ma per far ciò occorre un Pd motivato, che abbia già trovato una strada su cui ricominciare a correre, anche se per ora sembra il contrario: c’è risentimento, voglia di rivincita, tentazione (forse) di spaccare il partito portando una parte di esso a sostenere un governo di centrodestra o un “Aventino” ad oltranza, quasi che tutto il Pd dovesse pagare interamente il prezzo del tracollo elettorale; soprattutto voglia di impedire che si formi una robusta maggioranza interna che metta da parte quella finora vincente. Ecco perché nel precedente “Osservatorio” avanzavo per la Segreteria nazionale l’idea di una persona come Fabrizio Barca (ma ce ne sarebbero anche altri), una figura cioè fuori dalle attuali alchimie e dai reciproci risentimenti, che potrebbe mettere tutti (o quasi) d’accordo, a condizione che gli sia dia ampi poteri di indirizzo, per muoversi in un’ottica unitaria “non di facciata” e soprattutto sia proposto da un’ampia fetta di partito (e che lui acconsenta)… Zingaretti sarebbe eccellente scelta, ma il rischio è che il doppio incarico di Presidente della Regione Lazio e di leader di partito possa nuocergli politicamente. I “5 Stelle” accetteranno però di farsi condizionare, avendo vinto le elezioni? Il fatto è che Di Maio si comporta come se avesse il 51%, dimenticando che il sistema con cui si è votato è sostanzialmente proporzionale non maggioritario come il precedente, per cui chi vinceva “si prendeva tutto” (ammesso e non concesso che fosse giusta questa deriva da “spoil system”); anche i paletti posti circa l’impresentabilità dei possibili candidati del Centrodestra alle Presidenze delle Camere, Calderoli e Romani, sanno molto di “superiorità”, di chi si sente cioè non solo in grado per i voti ricevuti, ma depositario di un potere d’interdizione che altri non possono avere. Io resto ancora dell’opinione, dopo il risultato elettorale ampiamente previsto, anche se non così drammaticamente devastante per il Pd che ha regalato un buon 6-7% ai “dimaini”, che il Movimento pentastellato cerchi di portare all’incasso soprattutto la norma sui vitalizi, quale trofeo da sventolare in caso di elezioni anticipate (tra un anno, tra due…), convinti come sono che con questi numeri una legislatura non durerà 5 anni, a meno di stravolgimenti totali nel Centrodestra (con Salvini che rompe l’alleanza per andare al governo con Di Maio). Nel 2019 infatti si voterà per le Europee (e per le Regionali in Piemonte), le quali potrebbero ridisegnare lo scenario politico italiano e forse la loro idea nascosta è proprio quella di accorpare Politiche ed Europee. Giggino sà bene che governare un Paese difficile come l’Italia, con un Nord a trazione lepenista-leghista, di cui deve necessariamente tener conto, può essere impresa improba che potrebbe logorarlo, rischiando di appannarne l’immagine vincente, facendone emergere i limiti personali. Quindi, in questo quadro, quale il ruolo del Pd? Certamente si deve preparare un congresso che ridefinisca la linea politica; se nel frattempo però si attarderà a parlare solo di Segreteria, di riposizionamenti interni, di rivincite da prendere, di cosa farà Tizio e cosa farà Caio, si supererà il “punto di non ritorno” e ci vorranno forse vent’anni per risalire la china politica e recuperare un motivato consenso! Ecco perché torno a ripetere ed a caldeggiare, come detto nel precedente Osservatorio, la creazione di un “think tank” composto da personalità di “area” che affianchi la fase pre-congressuale, al fine di ridefinire un pensiero politico complessivo, come ricordavo all’inizio, che vada dalla lotta alle povertà al tema della rappresentanza, da una nuova economia all’ambiente, dal fisco al Welfare, dalla Scuola e Università alla Sanità, quali servizi pubblici (e come tali superarne la visione aziendalistica)…Poi certo si dovrà affrontare il tema del Segretario, ma chiunque lo sarà dovrà rappresentare e garantire tutto il partito, magari scelto con le Primarie che sono uno strumento da perfezionare, secondo me essenziale ed irrinunciabile. Ecco, se il partito s’impegnerà “nei fatti” a voltare davvero pagina allora sarà in grado di confrontarsi e di proporre, anche nel caso di una collaborazione governativa, una linea politica ben delineata a sinistra, marcando la differenza coi Cinquestelle i quali, pur di avere voti, si definiscono “post-ideologici” (così possono dire tutto ed il contrario di tutto). Ma di nuovo: ce la farà il Pd o staremo fra 3-4 mesi ancora a piangere, se non a litigare?

Gianni Amendola

sabato 3 marzo 2018

OSSERVATORIO MARZO 2018

L’OSSERVATORIO di Gianni Amendola. Il Rosario di Salvini. Non saprei come definire altrimenti, se non squallida, l’esibizione di Salvini che nel suo comizio a Milano ha giurato sul Vangelo (?), con il Rosario in mano, e sulla Costituzione! Siamo ancora all’uso strumentale dei simboli religiosi a fini di parte politica! Oltretutto lui ha giurato proprio su quel Vangelo, che non è un testo che racconta la vita di un personaggio pur importante, Gesù Cristo, quanto invece la “Parola fatta carne”, vale a dire Dio che parla e si manifesta attraverso Suo Figlio, nei suoi comportamenti, e che ci descrive il Giudizio Finale, in cui “separerà le pecore dai capri (i “buoni dai cattivi)” e ci dirà quanto avremo amato (“…avevo fame e mi avete dato da mngiare,…ero straniero e mi avete accolto…”), tutto il contrario quindi da ciò che Salvini stesso, la Meloni, ma anche tutti i “coristi” del Centrodestra, forse in toni più ovattati, vanno predicando! Ma ci si sbaglia se vedessimo in quel gesto solo un tentativo di blandire i cattolici; lì c’è un preciso significato politico: la saldatura cioè tra il cristianesimo, come riferimento ideale in cui comunque il popolo italiano si riconosce, e il “sovranismo”, cioè la supremazia sul “diverso da noi”, quasi ad unirli in “unicum” (“Prima gli italiani” recita il suo slogan) di cui Salvini si fà garanzia e certezza. In altri termini, mentre il Papa, con cui il leader leghista ha polemizzato pur a distanza sui migranti, raccomanda in nome del Vangelo l’accoglienza e richiama la Politica alla responsabilità nella gestione del fenomeno, lui “rassicura” i cristiani che non c’è in Italia contraddizione tra il credere e il respingere se necessario i richiedenti asilo, perché in nome dello Stato identitario (quello pensato da Salvini), che dà benessere e sicurezza al cittadino, ciò può essere legittimo. Siamo in fondo ad una sorta di Religione di Stato, piegata ai suoi interessi. E’ una mossa quindi tutt’altro che goliardica, perfettamente funzionale invece ad un preciso e lucido disegno (per il quale un cristianesimo “radicale” diventa impedimento). Ecco perché è fondamentale che non prevalga in Italia una maggioranza politica che comprenda Salvini e affini, magari in nome di una governabilità, perchè finirà per stravolgere lo spirito del nostro popolo (e della nostra Costituzione), ancora in grado, ancorchè stanco e disilluso da tante mancate promesse, di esprimere forti solidarietà umane e sociali. Le cantonate di Di Maio e di Berlusconi. La mossa di salire al Colle per “avvertire” il Presidente Mattarella sullo stato di avanzamento nella composizione della lista dei Ministri di un futuro governo a trazione pentastellata si commenta da sola, ma andrebbe sottolineata ancor più, non solo per l’azione in sé inconsueta proprio sul piano costituzionale (cosa di per sé già molto discutibile), ma anche perché denota uno spirito da ”arrivano i nostri” nel cui nome verrà risanato il Paese, e al diavolo il galateo istituzionale se non prevede simili atti: “noi siamo il bene”, sembran dire, “e devono tutti darcene atto”! Non è solo una questione di conoscenza della Costituzione e delle sue prassi, quanto l’espressione di uno stato d’animo dei Pentastellati, per i quali, come ho già detto in precedenti “Osservatori”, queste elezioni sono l’ultima spiaggia, pena una loro futura inconsistenza. Se infatti non ricevessero l’incarico di guidare un governo, se non fossero loro a “dare le carte”, se non fossero loro a decidere senza mediazione alcuna chi dovranno essere i Ministri, vorrà dire che si troveranno in un limbo politico da cui potranno uscire solo dividendosi tra “duri e puri”, che potranno resistere sì e no ancora una Legislatura, e i “fortementi delusi e amareggiati” che sceglieranno o di andare in altri partiti, a seconda delle loro inclinazioni politiche primordiali, o di uscire dal Parlamento, della serie “che ci stiamo a fare”! Ecco perché Giggino cerca questi gesti eclatanti, per rassicurare e motivare le truppe altrimenti, anche a suo dire, “non reggerebbero più”! In questa ottica và letta anche l’indicazione del comandante Costa dei Carabinieri, inusuale nella forma (comunicata in tv dalla Annunziata) e nella sostanza, in quanto tuttora Costa è in servizio permanente effettivo ed una nomina così si contrappone al ruolo che ha (si doveva eventualmente dimettere prima, a saperlo). A tutto ciò si unisce l’incapacità mostrata dallo stesso Di Maio nel saper selezionare un abbozzo di classe dirigente, visti i casi di “furbetti pentastellati” identificati. Non è solo questione di parametri interni, quanto proprio di mancanza di discernimento; tra l’altro, furbescamente, sà bene che gli “epurati” non andranno via, perché sono già nelle liste e potranno essere comunque eletti e se il Movimento davvero li caccerà questi andranno nel Gruppo Misto o in altri! Verranno quindi eletti proprio coloro che avranno espulso, questa è la morale di tutto! Complimenti a Di Maio! E costui dovrà guidare il Paese? Accanto a Di Maio brilla (si fà per dire) la stella di Berlusconi, il quale mai smentendosi, anzi dicendo più o meno le stesse cose che prometteva già vent’anni fa, come un disco rotto, continua a spararne una al giorno, l’ultima delle quali la proposta di 3 referendum di revisione costituzionale, tra cui il passaggio ad una Repubblica Presidenziale. Ora, che lui sottolinei l’incultura di Di Maio ed il non aver egli mai lavorato (ma Salvini e la Meloni che lavoro hanno svolto finora?) è un dato di fatto, ma con queste uscite si pone subito a ruota. Non sà forse l’ex Cavaliere, ex-Premier, che qualsiasi proposta di modifica della Carta passa per il Parlamento? E’ questa la sua conoscenza del Diritto Costituzionale? O è invece la sua solita tattica, dire cioè delle cose che l’italiano medio, la casalinga, l’anziano/a che vive di tv non può immediatamente verificare, ma di cui rimane inevitabilmente colpito? Non è la stessa furbizia propagandistica usata nel salotto televisivo di Barbara D’Urso, quando accusò Renzi di aver firmato il Regolamento di Dublino, sui migranti, quando era stato lui a farlo nel 2003, all’epoca con l’opposizione della sola Danimarca, e proprio perché una tale battuta poteva rimanere nella testa di chi ascoltava senza possibilità di essere ovviamente verificata? O quando ripete, con i “suoi accoliti” come scolaretti che hanno imparato una poesia, che fu un complotto a mandarlo a casa nel 2011, nel pieno della pesante crisi economica, invece che lo stesso Parlamento come da prassi istituzionale, nel quale aveva una maggioranza di oltre 100 deputati che poi gli han voltato le spalle? Ecco la miscela di Berlusconi: furbizia dialettica e memoria corta degli Italiani, un mix esplosivo per vincere le elezioni (e non saper poi governare)! Ma qualcuno, un “piddino”, ora che manca meno di una settimana al voto, riuscirà a dirgliele queste cose, in uno spot elettorale, in una dichiarazione al telegiornale; o magari un giornalista “non timoroso”, in studio da Vespa o da Mentana o da altri? Perché credere ad uno come lui che ha portato l’Italia sull’orlo di un baratro economico (e la conseguente legge Fornero la votarono tutti, la Meloni, la Lega e Salvini) e che oggi, ripetendo le stesse cose di allora, dice di “aggiustare” il Paese? Amici e compagni del Pd ma perché non gliele rinfacciate ‘ste cose “in modo esplicito e diretto” all’uomo di Arcore? Non basta dire “Berlusconi è quello dello spread”...chi volete che immediatamente capisca? Gianni Amendola