Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#iorestoacasa

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mercoledì 1 aprile 2020

Lutto nel Partito Democratico di Asti e Provincia

Il partito Democratico di Asti e Provincia si raccoglie attorno alla famiglia di Giovanni Saracco in questo momento di dolore e di lutto. Giovanni, uomo di grandi valori, appassionato al suo lavoro di architetto, già consigliere provinciale, Sindaco di Villafranca d'Asti fu dall'Aprile del 1996 Senatore dell'Ulivo. Giovanni Saracco sarà ricordato per la sua umanità, per il suo spessore politico ed istituzionale, per essere stato esempio di una politica raffinata, garbata e sempre aperta al dialogo e al confronto. Ci mancheranno i suoi contributi puntuali, i suoi sorrisi, i suoi consigli. Buon viaggio Giovanni.
In ricordo del suo grande impegno riportiamo il link del sua ultima riflessione comparsa sul blog "Spigolature":
http://giovannisaracco.blogspot.com/

martedì 24 marzo 2020

OSSERVATORIO MARZO 2020 NUMERO SPECIALE

L'OSSERVATORIO SPECIALE (22 marzo '20) Cari amici, in questi periodi di chiusura domestica, dove si uniscono sentimenti di speranza e di tristezza per la drammatica situazione del nostro Paese, è più facile trovare il tempo per scrivere alcune ulteriori riflessioni. Intanto debbo precisare come nel precedente Osservatorio, accennando all'epidemia da coronavirus, avevo indicato una mortalità che sembrava attestarsi sul 2-3%; purtroppo l'andamento dell'infezione è stato così immediatamente esplosivo che ogni parametro è stato stravolto, visto che il tasso di mortalità a tutt'oggi è intorno all'8%. Tale situazione epidemiologica riguarda però esclusivamente la Lombardia; nello stesso Veneto infatti si è sul 2.6-3%. Non è compito di queste righe spiegare le ragioni (più di una) di tale drammatico bilancio; si può ragionevolmente ritenere essere stato dovuto inizialmente alla concomitante presenza di due fattori: un “paziente superinfettante” (così come viene definito un soggetto in grado di contagiare da solo numerose persone), il cosiddetto “paziente 1”, e la sua necessità di doversi recare per 2 volte presso lo stesso P.S. (a Codogno). Ma se ora la cittadina lodigiana non è più zona rossa, lo stanno diventando Bergamo, Brescia e Cremona, una porzione di Lombardia ad altà densità di popolazione e di insediamenti industriali. Ma forse tutto ciò ancora non basta a spiegare l'elevata mortalità (oltre l'anzianità della popolazione): è che nel bergamasco, come ha detto il prof. Garattini, peraltro proprio di quelle parti, direttore dell'Istituto Mario Negri, da sempre riferimento della farmacologia italiana ed europea, si è preferito più “la protezione dell'attività economica rispetto alla tutela della salute” (testuale), quindi un'iniziale sottovalutazione. Poi sarà anche doveroso, come ha sottolineato la virologa Ilaria Capua (quella che, all'epoca in cui sedeva in Parlamento, venne accusata da Di Battista di “traffico di virus” e che, finita sotto processo, venne poi pienamente assolta, senza però le dovute scuse del “Che Guevara” pentastellato), pensare ad un controllo degli impianti di aerazione delle corsie ospedaliere, ricordando che l'epidemia di SARS (da altro coronavirus) a Hong Kong era nata dalla scoperta del microorganismo tra le tubature. Ma non si dimentichi ahimè il recente incontro di calcio tra Atalanta e Valencia, definita “una bomba biologica” e che doveva essere evitato! Come dissi nel precedente Osservatorio accanto al dramma sanitario c'è però una questione politica che potrebbe esplodere (non subito), nonostante la moral suasion del Capo dello Stato nel trovare e mantenere un clima di massima collaborazione bipartisan. Tutto ha ruotato intorno alla questione delle misure da prendere che il Presidente della Lombardia avrebbe voluto più drastiche (tipo Wuhan), mentre il Governo è sembrato mantenere fino ad ieri (21/3) una linea più tendente alla responsabilizzazione delle persone (non uscire, non stare in gruppo, mantenere il distanziamento sociale ad almeno 1 m.). Ma il Presidente del Consiglio ha appena annunciato in tv misure ancor più restrittive circa le attività produttive, concordate anche con i sindacati, i quali non hanno nascosto la loro iniziale difficoltà nell'accettare chiusure di fabbriche “non dovute ai padroni”, ma ad un'emergenza sanitaria che non ha eguali in passato. Non è stata, non è però una questione riguardante solo l'entità delle disposizioni, quanto in ultima analisi il ruolo delle Regioni e dello Stato in una situazione del tutto nuova in Italia. Qui entra in ballo in sostanza il Titolo V, approvato in un contesto politico nel quale, se non proprio il federalismo quantomeno un regionalismo spinto, sembrava essere la fideistica soluzione (anche per una parte della sinistra) del funzionamento del Paese. Le Regioni possono comunque decidere di prendere misure ancora più drastiche riguardo al “coronavirus”, o anche lo Stato potrebbe assumersene le responsabilità, ma le Regioni hanno un riconosciuto forte potere di confronto. Si consideri poi che la situazione sanitaria nel Centro-Sud non è al momento la stessa che al Nord (anzi, assistiamo ad un Mezzogiorno che lo sta aiutando, mettando a disposizione posti di terapia intensiva e inviando, come sta avvenendo, medici a sostegno dei propri colleghi lombardi), per cui pretendere un'uniformità di misure che toccano anche le attività economiche rimane un problema di non facile composizione, come peraltro si è già visto, sul versante sanitario, sulla gestione del numero dei tamponi. Allora: perchè Fontana (o Zaia o Cirio) non ha deciso prima per misure ancor più stringenti? Perchè la normativa che regola i rapporti tra Stato e Regioni, in casi del genere, non è chiara e richiederebbe alcune “contorsioni” costituzionali al fine di consentire la “centralizzazione” delle decisioni da parte del Governo? Ma se è così allora come non spiegarlo subito? Una parola più chiara (da tutti) su un tema del genere avrebbe aiutato la comprensione della gente! Tutto ciò fà pensare che qualcuno abbia forse voluto giocare una partita di altra natura (senza per nulla voler insinuare che i Presidenti delle Regioni, pur di fare polemica politica, abbiano scelto deliberatamente di non assumersi certe responsabilità...). E come inquadrare diversamente, in un momento in cui si chiede unità e condivisione, la recente denuncia “urlata”della Meloni circa la situazione nelle Marche (in particolare la provincia di Pesaro-Urbino) se non come il tentativo di alzare continuamente la posta, instillando nella nella testa delle persone l'idea di una costante insufficienza delle misure governative? E le Marche si sa sono una delle Regioni chiamate tra qualche mese alle urne!! Si torna sempre “a bomba”, come si dice! Infatti, poichè i sondaggi, dato il clima nel Paese, sembrano premiare il Governo e che gli stessi mostrano un riavvicinamento tra le varie forze politiche, è ovvio che soprattutto il leader del Centrodestra “soffra” e cerchi un argomento, al di là delle felpe indossate, che lo metta al centro del discorso politico. Ora poi che la Von der Leyen chiede di superare la logica del Patto di Stabilità, attenuandone all'origine la polemica anti-europeista, cosa gli rimane? Forse la perenne, “solita” polemica col Papa; il recente severo monito del Pontefice contro l'evasione fiscale, che non consente di avere le risorse necessarie per sostenere una sanità pubblica ed universale al fine di garantire a tutti adeguata assistenza, ha trovato Salvini pronto a dichiarare, in un video immediatamente successivo, che l'unica strada per l'Italia è la sospensione di ogni tassazione, il rinvio di ogni incombenza fiscale al prossimo anno (e con Berlusconi a riparlare di flat tax), quasi a voler “marcare” il territorio: sulle tasse deve essere sua (e del Centrodestra) ogni ultima parola! Del resto, non c'era stato un terreno preparato ad hoc dall'assurda polemica iniziata da M. Giovanna Maglie (giornalista, vera pasionaria del salvinismo), ripresa poi da Sallusti, circa la “passeggiata” del Papa nel centro di Roma, come risposta alle polemiche di qualche giorno prima scatenate per le foto di Salvini e la sua compagna in giro per la Città Eterna, in tempi di quarantena? Il Pontefice, potremmo dire, si è mosso per “lavoro”: recarsi nella chiesa dov'è situato il crocefisso invocato dai romani durante la peste del '500! E allora: quale il senso di aver voluto sollevare una simile polemica, se non quello per cui il Papa è da tempo nel mirino dei sovranisti non solo italiani, dunque un nemico da delegittimare ad ogni costo (e di questo avevo già parlato in precedenti Osservatori)? Infine, come uscirà il Paese da questa drammatica vicenda è difficile prevederlo; c'è ora una sostanziale condivisione delle misure e precauzioni prese, ma se la cosa durasse “troppo”, e soprattutto se il quadro economico si rivelasse poi pesantemente devastato, tanta gente presenterà il conto alla Politica. Questo è il timore: lo strappo e la lacerazione del Paese, su cui i sovranisti in salsa locale potrebbero banchettare allegramente. Gianni Amendola

giovedì 12 marzo 2020

Proposte per Affrontare l'Emergenza: il PD di Asti scrive al Sindaco.

Egregio Sig. Sindaco della Città di Asti, In queste ore difficili per tutti noi, il Partito Democratico, a tutti i livelli, continua a confrontarsi con tutti gli amministratori locali e con le Istituzioni che da giorni gestiscono questa crisi. Lavoriamo insieme per mettere in campo ogni azione per sconfiggere il virus attenendoci, prima di tutto, con scrupolo alle norme emanate dal governo e dalle altre autorità, a partire da quelle sanitarie e diffondendole attraverso ogni canale disponibile. Lo facciamo invitando tutti, nelle proprie sfere personali, a farlo con responsabilità e consapevolezza che questo è l’unico modo di contenere il contagio e aiutare il nostro personale sanitario sul territorio. Il Partito Democratico di Asti e Provincia è consapevole che tanto più scrupolosa sarà la cooperazione dei cittadini, tanto prima potremo superare l’emergenza e, quindi, contenere i danni economici che inevitabilmente questa emergenza sta provocando. Proprio per i danni economici, che si stanno preannunciando devastanti, nell’ottica di collaborazione con l’amministrazione del Sindaco Maurizio Rasero SOTTOPONIAMO alcune proposte, disponibili a ragionarci seduti ad un tavolo tecnico con tutte le forze politiche e i rappresentanti di categoria e i sindacati. 1) Misure a sostegno delle attività commerciali, bar e ristorazione Sospensione di tutte le tasse comunali quali ad esempio Tosap, Tares, imposta sulla pubblicità. Concedere a ristoranti, bar e pizzerie la possibilità di preparare cibo da asporto anche dopo le h 18 ( concessione di competenza della Prefettura ) 2) Misure a sostegno del Turismo Azzeramento per tutto il 2020 della tassa di soggiorno. 3) Misure a sostegno delle Famiglie Prolungamento della sospensione del pagamento rette asili nido e mense scolastiche. Aumento fondo per cure e assistenza domiciliare Rimodulazione/congelamento addizionale comunale Irpef Attivazione di un numero di telefono dedicato all’assistenza delle persone più bisognose e degli anziani soli, per consegna spesa a domicilio e altri servizi 4) Misure a sostegno del settore culturale e artistico Studio di forme di finanziamento agevolato (tipo Bond a tasso zero, garantiti dall’amministrazione pubblica). 5) Misure Finanziarie Apertura di un tavolo di lavoro con le Banche locali, in particolare CRAsti e Banca D’Alba, per l’individuazione di misure finanziarie, oltre alla sospensione della rate dei mutui, a sostegno delle imprese con sede nella provincia di Asti. 6) Misure di comunicazione Predisposizione, in tempi brevissimi, di un manifesto da affiggere per la città, che riporti chiaramente le norme igienico sanitarie da rispettare. Sappiamo bene che gran parte di queste misure impattano con un bilancio comunale già particolarmente stretto e che necessitano di coperture finanziarie adeguate, per questo prima di tutto ci rimettiamo alla valutazione tecnica del Sindaco e della Giunta ; da parte nostra siamo disponibili a lavorare insieme, perché siamo entrati in una crisi drammatica che ha bisogno di interventi eccezionali e di unità. Come Partito Democratico ci adopereremo inoltre per riportare ai nostri Organi Nazionali , le difficoltà in cui si trova l’economia del territorio affinché a loro volta si adoperino per aiutare il lavoro degli amministratori locali Asti, 9 marzo 2020 Gruppo Consiliare PD Asti Mario Mortara Coordinatore Circolo PD Asti Riccardo Fassone Segretario Provinciale PD Asti Michele Miravalle Segreteria Regionale Pd Piemonte

OSSERVATORIO MARZO 2020

L'OSSERVATORIO Sfruttare situazioni che toccano la salute delle persone per cercare di ribaltare il quadro politico non è cosa nuova, almeno in Italia. Per chi lo ricorda c'era già stato il caso della terapia anti-cancro del dottor Di Bella (1998-99, governo Prodi con Rosy Bindi ministra della Sanità), quando il centrodestra di Berlusconi, all'epoca all'opposizione, cavalcò e fomentò una reazione popolare per spingere l'utilizzazione di quel trattamento che sembrava aprire prospettive terapeutiche nuove. Ovviamente l'obiettivo era provocare le dimissioni di Rosy Bindi (che proponeva la sperimentazione) e quindi del governo, sotto la spinta della gente, poiché si andava a toccare, come può capire chiunque, una questione fortemente coinvolgente. L'errore, non certo in buona fede, fu che la politica si arrogava in quel momento la facoltà di decidere se un protocollo terapeutico (dunque una questione medica) fosse valido o meno, invece che lasciare una tale valutazione, come accade, al mondo scientifico. Si parlava a sproposito di “libertà di cura”, quasi che un paziente potesse optare per una terapia o per un'altra, come si trattasse di scegliere fra un etto di prosciutto di Parma o uno di San Daniele! La sperimentazione poi effettuata (secondo i criteri riconosciuti e validati) confermò la non validità scientifica di quel metodo, anche a livello internazionale. Pur se oggi il caso è diverso (un'infezione dovuta ad un virus “nuovo”), è sembrato riproporsi un momento politico analogo, il tentativo cioè di far cadere il governo, approfittando del disagio fisico e psicologico delle persone, per accusare il presidente del Consiglio di inadeguatezza ed aprire la strada ad un governissimo” in grado di portare fra 6-8 mesi il Paese alle elezioni. Il problema sembra essersi per ora acquietato per il “no” della Meloni, oltre che per quello del Pd e dei Cinquestelle, ma la cosa è emblematica di come si cerchi di sfruttare l'emotività e le paure delle persone per rovesciare il tavolo. Resta il fatto che la vita del governo sarà tutt'altro che agevole, non solo per l'epidemia in atto. A tal riguardo però, mi sia permesso di dire che, pure al di là di una comunicazione istituzionale non sempre impeccabile, a volte addirittura contraddittoria, l'esplosione dell'epidemia in sé non ha consentito probabilmente una linearità ed una omogeneità di linguaggio, proprio a motivo non solo del suo rapido evolversi ma anche, cosa secondo me di fondamentale peso, della regionalizzazione della Sanità nel nostro Paese che ha contribuito non poco a quelle discrepanze informative e comportamentali succedutesi (ed è tema che andrebbe affrontato seriamente a mente fredda). Certo, il coronavirus è un virus “nuovo” per cui non esiste un'immunità anche parziale nella popolazione, il che lo rende assai diffusivo, ma non particolarmente letale, pure se i decessi, in Italia, si attestano per ora su un 2.5-3% che comunque in Medicina poco non è. Per dare come esempio una stima numerica: se i contagi arrivassero diciamo a 20.000 casi (con l'influenza si arriva anche a 4-5 milioni di casi annui), ciò significherà un numero di decessi tra i 500-600, insostenibili per qualsiasi Paese (anche se fossero molto meno, ovviamente). Da qui si comprende come sia stato necessario prendere misure restrittive nella “zone rossa” (dove si è formato il “cluster”, vale a dire il focolaio), al fine di bloccare il contagio. Per tornare ora al discorso più strettamente politico, lo scontro istituzionale, fin quasi alla rottura, tra il presidente della Lombardia Fontana ed il presidente del Consiglio, reo (secondo i “lumbard”) di aver criticato e dunque posto in discussione l'elevato livello della sanità locale, per aver citato il caso del paziente infetto rimasto in attesa dei controlli al Pronto Soccorso dell'ospedale di Codogno, che avrebbe dato il via alla diffusione in “buona fede” del virus, è stato dovuto solo a questo: il tentativo di far cadere Conte (obiettivo comune ai governatori delle regioni del Nord); si è cercato cioè un pretesto per innescare una polemica ed una reazione a catena che terremotasse il quadro politico. Del resto, non erano stati inizialmente gli stessi presidenti di quelle regioni a chiedere a Conte di tenere in quarantena i cinesi che arrivavano in Italia dal loro Paese, dando quel tocco di “esclusione razziale” (anche gli italiani che provenivano da lì sarebbero dovuti andare in isolamento!) che crea tanto consenso? Giusto o sbagliato che sia stato il tono di Conte, ricordo solo che in precedenza il prof. Massimo Galli, Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'ospedale “L. Sacco” di Milano, aveva sollevato il caso (del paziente di Codogno), raccogliendo il parere concorde di altri illustri infettivologi in Italia. Allora: come mai il presidente Fontana non si era inalberato dopo le parole del prof. Galli, il quale peraltro non criticava la sanità lombarda, ma segnalava una situazione verificatasi in un momento iniziale in cui si stavano approntando ancora dei protocolli? Risposta: per il semplice motivo che col prof. Galli non c'era una questione politica in ballo, ma con Conte sì; era Conte che doveva cadere, non Galli! Circa poi la critica spesso rivolta, nei vari talk show televisivi, ai virologi ed infettivologi chiamati a dare i loro pareri, al di là del protagonismo eccessivo di qualcuno, devo sottolineare che se da un lato non vi sono visioni opposte circa la natura del virus, la sua diffusività e letalità e le possibilità terapeutiche future, dall'altro vi sono discordanze circa le misure da prendere, specie per quelle regioni ove i casi sono assenti o limitati, ma dove è possibile tracciare il percorso di eventuali isolati contagi. Questo però è soprattutto compito della politica che certo interroga gli esperti e fà tesoro di quei pareri, scontrandosi di fatto, com'è stato, con le realtà locali, proprio per il potere che le Regioni hanno in ambito sanitario, come in questi giorni è capitato per il problema della chiusura delle scuole e non solo. Forse questo è stato (è) il vero punto debole di tutta la situazione; il Governo avrebbe dovuto “imporsi” con una linea chiara ed univoca, in nome di un'emergenza. Ma sarebbe stato davvero possibile, anche per le ragioni che ho cercato di affermare or ora? Non si dimentichi che fra pochi mesi ci sarà un'altra tornata elettorale (Toscana, Liguria, Marche, Campania, Puglia): come non utilizzare in qualche modo la visibilità che un problema del genere offre a presidenti di Regione uscenti, ma con possibilità di ricandidatura? Uno di loro, ancor prima dell'esito di un test di conferma di un soggetto risultato poi effettivamente contagiato, aveva dato già per certo l'isolamento virale, quasi a voler cogliere immediatamente l'occasione per una visibilità da utilizzare nella prossima campagna elettorale! Ovviamente, non sto insinuando che il presidente in questione non attendesse altro (ci mancherebbe), quanto invece, ritenendo evidentemente ineluttabile da par suo la comparsa di contagi nella sua regione, abbia voluto farsi vedere già pronto, “sul pezzo”, quasi a rassicurare i suoi corregionali. Altrimenti, perchè affrettarsi a darne la notizia ancor prima della conferma? Speriamo poi che le misure che il governo appronterà per dare ossigeno e vitalità all'economia delle zone interessate, e non solo, diano i frutti sperati e siano sufficienti; circa il fatto che tutti riescano a parlare la stessa lingua, maggioranza e opposizione, è difficile sperarci: troppi altri interessi in gioco, che non l'epidemia! Circa le elezioni regionali prossime si auspica ovviamente che non solo il Pd incrementi il proprio consenso, ma che sia sempre più polo di attrazione per chi non vuol regalare al centrodestra (che oggi vuol dire ancora ”Salvini”) mezzo Paese. Sul prossimo referendum per il taglio dei parlamentari dico solo che sto personalmente (semmai a qualcuno interessi) ripensando all'idea di votare “no” (contro il taglio): il problema della rappresentanza politica è troppo serio per cedere alle suggestioni, in buona parte smentite, del risparmio di soldi pubblici da restituire ai cittadini (secondo la vulgata pentastellata). Anche se non sono una “sardina” mi sento di condividerne la loro valutazione al riguardo. Gianni Amendola

domenica 16 febbraio 2020

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2020

L'OSSERVATORIO L'aver vinto in Emilia-Romagna è stata cosa buona, non solo per il fatto in sé quanto perchè c'è stata una mobilitazione dal basso, una risposta “fisica” (piazze riempite) al sovranismo di Salvini che ha consentito in buona parte al Pd di tornare ad essere il primo partito nella regione. Ciò però non deve illudere perchè resta sempre il problema di un voto che per tanti anni era dato per scontato mentre ora lo si è dovuto sudare non poco (e comunque meritato). Rimane da capire (e dare dunque risposte) chi cercava un cambiamento nonostante l'Emilia-Romagna avesse (ed ha) degli indicatori economici e sociali tra i migliori d'Italia, e se c'è stato un eccesso di sicurezza, fors'anche una diminuzione di interesse, nel rapporto pluridecennale tra la “sinistra” ed il mondo delle cooperative e della gente comune. Ora si dovrebbe ripartire bene per quanto riguarda il nostro partito che, come vuole Zingaretti alla luce dell'esperienza del recente passato e soprattutto delle novità del presente, non potrà non aprirsi a quel mondo della cooperazione, della solidarietà, di chi vuole in sostanza essere in prima fila nell'impegno a superare le disuguaglianze sociali, generatrici a loro volta di disagi e di ingiustizie. Il prossimo congresso sarà decisivo al riguardo e si vedrà se nel Pd l'apertura verso realtà contigue ma non “inquadrate” (tipo Sardine, ma non solo) sarà vera, perchè se prevalesse la linea che “gli esterni vanno bene purchè non turbino gli equilibri interni” non si andrà lontano. Spero prevalga la linea dell'apertura e al contempo il ridefinirsi di una linea politica chiara che ponga il Pd quale riferimento per molti di un riscatto sociale. Non dimentichiamo che la Lega di Salvini (e il centrodestra) governa in parecchie regioni, alcune delle quali erano guidate dalla sinistra. Per cui o il Pd cambia, tornando a stare tra la gente, nelle periferie, aprendo i suoi circoli a chi vuole seriamente al di là delle tessere portare un proprio serio e competente contributo, e smette di essere un partito di notabili (o presunti tali) in cerca di visibilità e di portatori di tessere che si attiva solo in vicinanza delle scadenze elettorali, oppure non sarà più il perno di un cambiamento radicale della politica. Perchè questa è la vera posta in gioco. E' ovvio che l'attuale esperienza di governo sarà decisiva per il partito, purtroppo scontrandosi con la crisi irreversibile dei Cinquestelle. Che il Pd sia in risalita nei sondaggi e quindi nel consenso, al contrario dei grillini, non può indurre all'ottimismo per la sorte del governo, in quanto, proprio perchè in grande difficoltà, quest'ultimi cercheranno in ogni modo di puntellare le loro bandierine per non sparire definitivamente; la prova lampante di ciò è il tema della prescrizione breve. Può sorprendere (ma fino ad un certo punto, se si comprende un poco lo spirito dei Cinquestelle) la rigidità di Bonafede che sembra non offrire sponde per un compromesso. Come può infatti, in quanto ministro della Giustizia, persistere con un testo di riforma che scontenta profondamente sia la magistratura sia l'avvocatura? Né può essere ammissibile che tale esteso dissenso venga interpretato, nella logica settaria dei Pentastellati, come il segno di “stare nel giusto” perchè evidentemente si vanno a toccare (secondo loro) determinati interessi! Il destino prossimo futuro dei grillini si lega inevitabilmente a quello del governo Conte (sarebbe più esatto posporre i termini); la loro crisi è purtroppo destinata a complicarne la vita, in quanto giocheranno il tutto per salvare la loro immagine ormai sbiadita, lasciando pochissimo spazio alle mediazioni, considerate sconfitte “a prescindere”. Nè traggano in inganno le dimissioni di Di Maio: Giggino vuole riprendere la leadership, aspetta solo il momento giusto per reinsediarsi al vertice del partito (pardon: Movimento), nella consapevolezza di non avere per ora avversari per la successione; intanto, come fosse ancora il capo, invita i militanti a scendere in piazza per manifestare contro “il sistema”, reo di voler affossare le riforme più significative, vale a dire quella sui vitalizi dei parlamentari, che si vorrebbero ripristinare, e il reddito di cittadinanza, che qualcuno vuole rimodulare e riformare. L'unico al momento che potrebbe insidiarlo è Di Battista, il quale ha già annunciato il suo rientro nell'agone politico, ribadendo al contempo che il Movimento non si lega né alla destra né alla sinistra, anzi su economia, ambiente ed immigrazione lui porterà avanti proprie posizioni, maturate nei suoi recenti viaggi, e chi ci sta ci sta; una sorta di richiamo della foresta a tornare alle origini, quando i Pentastellati, raccogliendo il dissenso di tanti delusi dalla politica, sparavano a palle incatenate contro il “sistema” (ci risiamo). Solo che essendo da quasi 2 anni al governo, e partecipando in tal veste a disegnare la geografia del potere delle aziende di Stato, come ricordava giorni fa il Presidente della Camera Fico ai militanti in Campania, i Pentastellati sono ormai loro stessi “sistema”! Quello invece cui non danno ancora risposta, come dissi in un recente Osservatorio, è il motivo per cui, nonostante il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, la legge sulla prescrizione ed i vari “restitution days”, hanno di fatto più che dimezzato il consenso elettorale acquisito nel 2018. Il fatto è, ripeto, che l'essere passati da un governo all'altro, l'aver oscillato da posizioni inizialmente anti-euro e poi il contrario, chiedendo però nel frattempo l'impeachment per Mattarella reo di aver posto il veto alla nomina a ministro di Paolo Savona, non certo “filo-Europa”; ed ancora: le norme a favore dei condoni edilizi, in Sicilia (si votava per le Regionali) e successivamente per Ischia, da poco colpita da un pesante terremoto, le indefinite posizioni in politica estera, tutto ciò ha contribuito a dare del Movimento un'immagine ondivaga, ambivalente, sempre pronto a cavalcare temi solo se in grado di portar voti (come sull'immigrazione, problema su cui non si sono mai distinti da Salvini), ma soprattutto senza una idea precisa e definita di Paese. Perchè senza proposte chiare su lavoro, fisco, scuola, università, ambiente (cose che “fanno” un Paese), lo sventolare “gli scalpi” contro la casta ha finito per essere percepito solo come battaglia auto-referenziale poco produttiva, visto i problemi tuttora aperti e non avviati a soluzione (e stando loro sempre al governo). Il destino del M5S sarà probabilmente quello di dividersi in tre raggruppamenti: uno governista col Pd (Fico, Patuanelli..), un altro contrario al governo col Pd ma aperto ad un ritorno con Salvini (Di Maio), un terzo “duro e puro”, che non si alleerà con nessuno (la linea di Di Battista-Paragone). Per tacere ora di ciò che potrebbe accadere alla fine della legislatura quando scatterà per i parlamentari grillini il divieto di candidarsi dopo 2 mandati; riguarderà gente come Di Maio, Fico, la Taverna, Toninelli, Crimi, Morra ed altri.. Che faranno? Usciranno tranquillamnete di scena o come credo Grillo e Casaleggio troveranno qualche cavillo che li faccia riconfermare? O “in articulo mortis” della legislatura ci saranno trasmigrazioni, magari anche verso il Pd?...Si capisce allora quali difficoltà affronterà il nostro partito con un partner così devastato, ma che nell'attuale Parlamento detiene ancora la maggioranza relativa! Il fatto è che si ha però moltissimo da perdere da un'azione di governo scarsamente incisiva, attenta più a salvaguardare un precario equilibrio piuttosto che orientare in modo deciso l'attività dell'Esecutivo stesso. Dell'attivismo di Renzi invece si è detto e si dice tanto, che trattasi soprattutto di un bisogno di visibilità, stante i sondaggi che riguardano Iv; ma c'è chi ipotizza la caduta di Conte sul tema della prescrizione e la formazione in Parlamento (senza passare da elezioni anticipate) di un governo da affidare a Giorgetti (a Salvini no, anche per le importanti questioni giudiziarie che lo toccano), con un robusto impianto di destra moderata nella sua struttura e con Iv in appoggio. Mattarella, molto tempestivamente (a conferma che la cosa forse non era solo un'ipotesi teorica), ha già detto che in questo Parlamento altre maggioranze, al di là dei numeri, non sono possibili, ammenocchè non si vogliano coalizioni ulteriormente disorganiche e disarmoniche (ma il centrodestra avrà il coraggio di escludere da tale eventualità la Meloni, difficilmente “digeribile” da Iv?). Piuttosto sarà da conoscere l'atteggiamento di Renzi per le imminenti tornate elettorali regionali che riguarderanno Toscana, Marche, Campania, Puglia e Liguria, e in più le comunali a Roma. Quattro di queste regioni sono a guida centro-sinistra, ma già vi sono problemi circa i candidati di Campania (De Luca) e Puglia (Emiliano), per motivi diversi, ma per Renzi difficili da accettare (De Luca magari alla fine sì, Emiliano certo “no”); bisognerà inoltre vedere chi sarà il candidato sindaco della capitale, elezione che a Roma si sommerà a quella suppletiva per la copertura del seggio lasciato vacante da Gentiloni, migrato in Commissione europea. C'è tanta carne al fuoco, come si vede, e per questo il Pd dovrà essere unito, ma nella chiarezza delle sue scelte e strategie: il tempo scorre velocemente in politica e soprattutto non fà sconti. Perdere quest'occasione di rilancio per eventuali beghe interne vorrebbe dire la fine di tutto. Gianni Amendola

martedì 7 gennaio 2020

OSSERVATORIO GENNAIO 2020

L'OSSERVATORIO La proposta di Massimo Cacciari di aprire il prossimo congresso del Pd (dopo le Regionali in Emilia) alle “Sardine” mi pare del tutto condivisibile; è vero che la presenza nelle piazze di tale movimento sta a mostrare plasticamente la crisi della rappresentanza della sinistra (non solo), ma proprio per questo accogliere in piena dignità coloro che han fatto una precisa scelta di campo (l'anti-sovranismo e l'antifascismo), che stanno modificando il linguaggio della politica, rilanciando il rispetto della complessità della stessa e della competenza, soprattutto ri-valorizzando la “presenza fisica” nelle piazze per l'ascolto diretto (superando così il totem della rete) mi sembra un'azione seria e responsabile. Non si tratta di mettere cappello sul movimento quanto invece di assimilarne le domande e le proposte, in una sorta di reciproca fecondazione. Il fatto che buona parte della Direzione sia apparsa finora piuttosto reticente al riguardo (secondo Cacciari) rende l'idea della difficoltà ad accettare una sfida del genere; forse perchè si tratta di dare pieno riconoscimento politico a persone certamente orientate a sinistra, ma non catalogabili nelle categorie classiche in cui i partiti spesso si caratterizzano al loro interno. Zingaretti al contrario pare ben disposto e come segretario potrà giocare al meglio le sue carte. Staremo a vedere. Ora, nell'attesa delle Regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, il Pd deve cercare di rimarcare la sua azione all'interno del Governo, iniziando dal tema della prescrizione. Partita delicata per gli equilibri interni all'Esecutivo perchè da sempre bandiera dei Cinquestelle; ma se si è d'accordo sull'eliminarne l'uso distorto, come si è visto all'epoca del Cavaliere e delle leggi “ad personam”, è difficile accettare il passaggio (quanto costituzionale?) dalla “presunzione d'innocenza”, fondamento dell'esercizio della nostra giurisdizione, alla “presunzione di colpevolezza”. Ma si sà i Pentastellati sono entrati in Parlamento “a scopo punitivo”, per cui il taglio dei parlamentari e appunto la sospensione della prescrizione dopo il I° grado rappresentano quell' humus di anti-politica su cui hanno inizialmente costruito gran parte del loro consenso. Ora che si avvicina un nuovo appuntamento elettorale su certi punti non cederanno (per il momento..). Il caso Salvini e la tenuta del Governo. Non si sà ancora se il Parlamento voterà per l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso della Gregoretti (analogo a quello della Diciotti); è indubbio però che sul caso si sta giocando una partita che non potrà non incidere sull'azione del Governo. C'è da notare come tale situazione avvenga in un momento di profonda crisi del M5S che ha già visto tre senatori passare con la Lega, diversi fuorusciti verso il Gruppo Misto, tra i quali l'ex-ministro Fioramonti, ed ora l'espulsione di Paragone...La ragione vera, che nessuno tra i transfughi pentastellati ammetterà mai, è che la crisi di consenso dei grillini, unita alla riduzione del numero dei parlamentari, costerà il posto a tanti di loro che pertanto si affrettano a cambiare bandiera. Forse non sarà l'unico motivo, ma sicuramente ha una parte preponderante. Stare in politica piace, non c'è bisogno di dirlo...e non solo per la visibilità personale che si acquista! Del resto, di cosa dovrebbero vergognarsi coloro che son passati con Salvini? Son stati insieme al governo, lo hanno difeso in nome della collegialità per il caso della nave Diciotti, hanno condiviso, quantomeno non hanno eccepito nulla, l'impianto delle Leggi Sicurezza; per qual motivo ora (questi transfughi grillini) dovrebbero sentire il peso di un disonore per il cambio di casacca? Anche Di Maio non è che abbia brillato per coerenza finora, anzi; le sue giravolte sono ormai note! Lui si muove sempre nell'ottica della convenienza personale identificandola con quella di partito (pardon “Movimento”) che vuole portare di volta in volta su temi in grado di lucrare voti; l'annuncio del “sì” al procedimento verso Salvini è per lui comunque un'arrampicata sugli specchi, in quanto come vice-presidente del Consiglio non poteva ignorare le posizioni del suo corrispettivo leghista. E' che ora Di Maio sente l' ”odore del sangue”, con Salvini in difficoltà, e cerca di prendersi la sua rivincita. Ciò che ho detto per Di Maio, circa il caso della Gregoretti, vale anche per il presidente del Consiglio che Zingaretti ha recentemente lodato, rafforzandone l'immagine. Si può sostenere che Conte, nel precedente governo, è stato soprattutto un notaio, “schiacciato” com'era tra Lega e Cinquestelle che lo avevano indicato Premier. E' dopo l'esito delle Europee, e principalmente dopo la crisi estiva provocata da Salvini, che Conte ha assunto un ruolo più autonomo, mostrando anche diverse doti di mediatore; iscriverlo nel perimetro della sinistra vuol dire obbligare Di Maio ad una scelta di campo, in quanto difficilmente il capo pentastellato potrebbe misconoscerlo, avendolo lui stesso proposto prima a Salvini (Conte 1), dopo al Pd, quale “conditio sine qua non” per la formazione dell'Esecutivo (Conte 2). Ma è una scelta che Giggino comunque non farà, lo ha già detto: il M5S dovrà essere sempre l'ago della bilancia, il che vuol dire stare al Governo o con la Lega o con il Pd, a seconda della convenienza del momento. Ma soprattutto per lui è l'unico modo per rimanere “capo politico”: fare una scelta di campo vorrebbe dire accettare di non essere più il leader in caso di sconfitta dell'alleanza all'interno della quale ci si è schierati; tra l'altro, con un Movimento diviso e lacerato, il rischio che la piattaforma Rousseau possa non confermarlo (presentandogli il conto) sarebbe a quel punto molto alto. Poi certo, è assai probabile che Grillo e Casaleggio troveranno gabole per cui chi ha rivestito ruoli di rilievo verrà escluso dal giudizio della piattaforma stessa, garantendogli la permanenza “a vita” nella politica...Vedremo, ma se sarà così, anche altri parlamentari 5 Stelle importanti reclameranno lo stesso trattamento; si formerà allora una casta di intoccabili, proprio il contrario di quello che i grillini han sempre predicato! Tornando a Salvini, si noti come abbia forse moderato un po' i toni, ma certamente inizia a soffrire la sua situazione personale. I fondi in nero presi dalla Russia, di cui è accusato, i 49 milioni di Euro spariti, che verranno addebitati alla “bad company” della neonata Lega per Salvini, come sancito dal recente congresso ultrarapido alla vigilia di Natale, vale a dire la “vecchia” Lega Nord, restano tutte spine nel fianco; ed anche il caso della Gregoretti che il “Capitano” tenta di banalizzare, dicendo di aver difeso i confini (la nave in questione è militare: non sarebbe mai potuto partire un attacco all'Italia!), è causa di preoccupazione, ben sapendo che l' eventuale autorizzazione a procedere gli procurerà più di un'incertezza, in quanto il caso appare “giuridicamente fondato”. Non per nulla sembra di essere tornati ai non lontani tempi di Berlusconi, quando cioè i magistrati venivano attaccati e delegittimati; si riascoltano parole prive di fondamento costituzionale, che vogliono contrapporre il popolo (che vota e che darebbe ora la maggioranza a Salvini) ai giudici, i quali se avanzassero una qualsiasi azione nei di lui confronti, si collocherebbero “automaticamente” contro la volontà dei cittadini, quasi che il consenso elettorale sia un lavacro purificatore da ogni colpa o peccato. E' un cortocircuito pericoloso, su cui occorerebbe dire una parola definitiva (ma anche i Cinquestelle al riguardo sembrano silenziosi). Il gesto del Papa. Non vorrei che l'eco mondiale dell'immagine del Pontefice un po' adirato con la persona che gli aveva afferrato la mano, strattonandogliela, facesse passare in secondo piano le Sue parole pronunciate nell'Angelus del Primo dell'Anno, che la liturgia cattolica dedica a Maria Madre di Dio: avendo l'opportunità di parlare della donna, lo ha fatto come forse da tempo nessuno era riuscito, perlomeno con tanta intensità e profondità. Non solo la raccomandazione ad avere rispetto, ad evitarne lo sfruttamento del corpo a fini pubblicitari e di prostituzione, a fuggire ogni forma di violenza fisica e verbale (cose indubbiamente di enorme rilievo), ma con quel ricordare che “non c'è salvezza senza la donna e che la sua carne è la più nobile del mondo perchè concepisce e dà la vita, come fece appunto Maria” sono stati toccati vertici di elevata bellezza e spiritualità. Invece di irridere sui social quella reazione tutta “umana” (scacciare la mano della fedele), imitandone la scena con la sua compagna, Salvini avrebbe fatto bene a meditare quelle parole, dato che lui stesso aveva da poco volutamente ironizzato sugli esami orali della nuova ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, al concorso per Dirigenti Scolastici, dando la stura a prevedibili commenti sessisti, ovviamente coperti dall'anonimato della rete. Quando si semina vento si raccoglie tempesta, caro Salvini; anche questa citazione è del Vangelo..Ma la Borgonzoni, aspirante governatrice dell' Emilia-Romagna, che ha da dire al riguardo? E le altre donne della Lega? O l'adorazione del Capo è tale che tutto si copre, altrimenti si rischia di essere escluse da future candidature? Buon Anno a tutti, di pace e di cose belle. Gianni Amendola