Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#iorestoacasa

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lunedì 15 giugno 2020

OSSERVATORIO GIUGNO 2020

L'OSSERVATORIO (7/6/2020) Ce n'è di carne al fuoco nel quadro politico odierno! Dalle tensioni nella maggioranza, specie tra il Pd ed il premier, per la convocazione degli Stati Generali dell'Economia, fatta a quanto pare da Conte all'insaputa del titolare dello specifico dicastero (Gualtieri), alla persistente agitazione nel mondo pentastellato, acuita dalla paventata candidatura a capo politico di Di Battista; dalla scelta sul ricorso o meno al MES, in attesa del “bazooka” della Bce, rilanciato ulteriormente dalla Lagarde, e del Recovery Fund alla notizia dei circa 5000 esuberi dell'Ilva di Taranto, essendo venuti meno evidentemente gli accordi stipulati col governo da ArcelorMittal prima della pandemia, fino ad arrivare alle manifestazioni di piazza che la Destra italiana, in tutte le sue declinazioni, ha organizzato in chiave anti-governativa (e non solo) nel giro di pochi giorni. Circa gli Stati Generali sull'Economia qualcuno ha ricordato il Re Luigi XVI che prese un'iniziativa del genere per curare i problemi della Francia dell'epoca, sfociati tre anni dopo però nella Rivoluzione con la presa della Bastiglia (1789); senza scomodare la storia c'è da dire che se l'idea in sé può essere condivisibile, il modo di averla proposta (senza un confronto coi partner di Governo) lascia diverse peplessità. Perchè Conte ha agito così? Probabilmente il premier, che potrebbe candidarsi alle suppletive per il Senato nel collegio di Sassari, reso vacante dalla prematura scomparsa della pentastellata Vittoria Bogo Deledda (ed anche su questa ipotesi vi sarebbe qualche fibrillazione nel Pd), sta cercando di ritagliarsi sempre più un ruolo se non autonomo sicuramente più netto, più decisionista, consapevole che i contrasti tra Cinquestelle e Pd rischiano di arrivare ad un punto di non ritorno tale da impedire l'attività dell'Esecutivo, e proprio in un momento come l'attuale; poi perchè (chissà) potrebbe creare una lista personale che qualche sondaggio accredita ora intorno al 14%. D'altra parte, se “si appoggiasse” di più al Pd, a motivo di quella storia ed esperienza da cui proviene, verrebbe tacciato di opportunismo da coloro che lo proposero come Primo Ministro, aumentando quindi le tensioni all'interno della maggioranza che, ricordo, si basa sui numeri scaturiti dalle elezioni politiche del 2018. Pare comunque che, previsti inizialmente per lunedì 8 giugno, gli Stati Generali si terranno giovedì 11, in modo da presentarsi al tavolo dell'incontro con proposte meglio definite e circostanziate. Ciò che conta è che si prendano al più presto misure in grado di sostenere le attività economiche di coloro che la pandemia ha messo in ginocchio, da subito, senza aspettare settembre quando potrebbero partire numerosi licenziamenti, come si sa bloccati fino ad agosto. La rapidità nell' ottenere i fondi stanziati è fondamentale; certo è doveroso segnalare che anche agli autonomi (fatto storico) viene riconosciuta per la prima volta la Cig, ma ciò non basta, se poi il denaro non arriva ora! Al di là di tutto, il Pd deve essere protagonista di questa fase politica, per incisività e radicalità di proposte e capacità di portarle avanti. Apparire come partito europeista và benissimo, tanto più che le misure previste da Bce e Commissione stanno togliendo argomenti alla destra sovranista, specie a quella parte di essa che sogna ancora il ritorno alla lira, ma proprio per “storia ed esperienza” (il Pd) non può essere percepito distante dai ceti popolari più colpiti dalla crisi, già presente peraltro prima della pandemia, a partire dalle periferie. Non dovrà essere più il “partito delle Ztl”! Purtroppo il governo dà l'idea di scricchiolare sempre più a causa anche, come già detto, della balcanizzazione attuale dei Cinquestelle. A tal proposito nella recente intervista rilasciata all'Huffington Post Di Battista, il principale candidato alla direzione del Movimento, dopo gli apprezzamenti a Conte per la gestione della crisi sanitaria, ha dichiarato che “essendo grillino, non stupido” non mira alla caduta dell'Esecutivo, anzi ha auspicato per i Cinquestelle sulla base dei numeri in Parlamento una maggiore consistenza di posti di rilievo, considerando che al Pd son toccati i ministeri economici. Ma alla domanda su come considerasse la probabile fine del divieto alle candidature dopo due mandati, ha risposto “molto diplomaticamente”, di chiederlo agli altri non a lui che ne ha vissuto uno solo. Di Battista, con molta astuzia direi, fiutando il rischio di dover poi chiudere l'esperienza parlamentare se si fosse ricandidato nel 2018, ha “preferito” di girare il mondo grazie all'aiuto consistente di Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, che ne ha finanziato i reportage prima dal Centro-America, poi dall'Iran. Quanto abbia avuto come riconoscimento economico non è dato da sapere, ma la redazione del quotidiano pare abbia avuto all'epoca un confronto molto franco col direttore, verosimilmente proprio sull'entità della cifra. D'altra parte Travaglio può ora vantare di aver ottenuto di fatto (non è cosa da poco ed è preoccupante a mio avviso) tramite interposta persona (Lucia Calvosa passata dal cda del quotidiano alla presidenza dell'ENI) un ruolo di rilievo dentro gli ingranaggi del governo, che nel frattempo ha confermato De Scalzi quale Amministratore Delegato, persona contro cui Di Battista ha combattuto perchè venisse rimosso (a motivo di un avviso di garanzia nel 2014) fino a poco fa; polemica rientrata infatti dopo la nomina della Calvosa! Fin qui potremo dire “tutto normale” (o quasi!), solo che l'anno di assenza di “Dibba” da Montecitorio lo pone adesso nella migliore posizione per guidare il Movimento, anche perchè una parte della base dura e pura non vedrà di buon occhio la fine del divieto del doppio mandato. Ed è qui che il discorso si fà opaco; è vero: anche loro hanno in programma gli Stati Generali, rimandati per la pandemia, dove ne definiranno il nuovo profilo (con relativi incarichi di vertice), ma qualcosa, pur se non detta, si intravede. Di Maio vuole tornare ad essere leader indiscusso ed in nome di ciò sta muovendosi in modo felpato ma molto mirato. Già detto dei 70 fedelissimi collocati in enti, società partecipate, banche; pare esista anche un disegno, che và dall'inizio del semestre bianco alla prossima legislatura nel 2023, per il quale si riconoscerebbe al Pd la scelta della candidatura alla presidenza della Repubblica, una volta terminato l'incarico di Mattarella, dato che i Cinquestelle per loro esplicita ammissione non hanno figure “adeguate” per quel ruolo, mentre Di Maio, in cambio, diventerebbe Presidente del Consiglio (o tutt'al più vice-Presidente). In tal modo chiunque sarà il capo politico dei grillini dovrà tenerne conto e sarà davvero interessante vedere Di Battista come vivrà il suo incarico (ammesso che lo avrà davvero), lui movimentista doc, alle prese con un gruppo parlamentare verosimilmente “governativo” ed ormai “casta” a tutti gli effetti! Di Maio non ha mai amato questa alleanza col Pd, ma oggi con la pandemia ed i suoi effetti capisce che Conte può durare fino al termine della legislatura; difficile per Giggino pensare a quel punto ad un riavvicinamento a Salvini (iniziale obiettivo) per cui, amando molto il “potere”, prova a disegnare sin d'ora una prospettiva per arrivare a patti col Pd. Ma al di là di ogni cosa quel che manca a Di Battista, come a Di Maio e agli altri, è la capacità di autocritica: che vuol dire oggi, dopo una legislatura di governo, essere “grillino”? E perchè Di Battista, sempre in quell'intervista sopra citata, accennando alle sconfitte elettorali in serie, dopo il trionfo del 2018, non ha avanzato un'ipotesi di spiegazione che sia una? Sì, certo, parlerà probabilmente durante i prossimi stati generali pentastellati, ma per come si sta collocando (molto vicino a Paragone, ex-leghista non lontano da Salvini) e per come viene visto da tanti parlamentari, che apertamente dissentono dai suoi toni e modi, quali prospettive darebbe al Movimento se non il ritorno agli slogan ed alle parole d'ordine con cui sono arriavti al 32%? E quale sarà il rapporto con la Casaleggio Associati, lui che parla sempre di lotta ai conflitti d'interesse? Non è cosa tutto ciò che non riguardi molto il Pd! Non solo per le fibrillazioni pentastellate che fan traballare il governo, ma anche perchè è possibile che il Movimento si spacchi davvero. Qui si dovrebbe aprire allora una riflessione sul sistema elettorale (un po' troppo messa da parte) perchè se i voti che Salvini sta perdendo (secondo i sondaggi) vanno in grossa parte alla Meloni si rimane sempre in ambito del centrodestra; ma se il Pd, dato intorno al 21-22%, non riesce ad ampliare la sua base elettorale con chi mai potrà governare? Tra I.V. e il movimento di Calenda se n'è andato dal partito un 4-5%, mentre LeU rimane sul 3-3.5% che sommato al 21-22% (in caso di ritorno dei transfughi) darebbe un 25-26%. Potremmo comunque dire che in Italia esiste complesivamente un'area di centrosinistra che si riconosce in quei partiti intorno al 30%, potenzialmente di più. E' vitale per il Pd allora recuperare parte di quell'elettorato che gli ha voltato le spalle per andare dai Cinquestelle (o nell'astensione); difficilmente coloro che dal Pd han votato Salvini possano “ri-entrare” a breve. Per questo, accanto ad un sistema elettorale in parte maggioritario, in parte proporzionale (il Mattarellum per intenderci: il proporzionale è inadeguato ormai!), ci vuole un'azione chiara ed inequivoca che identifichi il partito come il baluardo comunque degli interessi più “deboli”, che sappia proporre politiche serie per l'ambiente con l'obiettivo di incanalare il movimento nato intorno a Greta verso un convinto consenso, che sostenga lo stato sociale, che tuteli la sanità pubblica incrementando la qualità dei servizi, il numero degli operatori sanitari con remunerazioni adeguate; che rilanci la scuola pubblica, ridefinendo programmi scolastici (ancor oggi escono dai nostri Licei giovani che non hanno la benchè minima cognizione di come è organizzato lo Stato...e sono in età di voto!), riqualificando gli Insegnanti non solo sul piano stipendiale, rivedendo dunque l'impostazione aziendalistica (problema enorme che và però affrontato al più presto)...In un certo senso “togliere ossigeno alle posizioni politiche dei Cinquestelle”, smascherandone il populismo che spesso le sottende e le contraddizioni che al di là di roboanti proclami le innervano (pensiamo al fisco..ai condoni..alla Giustizia..alle Istituzioni: Parlamento sì Parlamento no...tanto per dirne qualcuna). Ma un partito così comincia ad essere tale dalla base, dai circoli locali, dalla capacità sui territori di essere inclusivi, la possibilità cioè di coinvolgere anche al di là degli schemi di stretta appartenenza tutti coloro che vogliono adoperarsi per progetto di ampio respiro..Si inizia a giocare una grossa partita; speriamo di non riscoprirci impreparati! Gianni Amendola

lunedì 18 maggio 2020

OSSERVATORIO MAGGIO 2020

L'OSSERVATORIO (16/5/2020) Le difficoltà in cui si dibatte il Governo, in questa II° fase della pandemia, confermano la sostanziale precarietà della maggioranza, acuita dalle impuntature dei 5Stelle, come si è visto per la questione della regolazione dei braccianti, i quali presi dalla logica che governare significhi “bandierine da piantare” stanno di fatto diventando i veri frenatori dell'azione di governo, già di per sé in difficoltà dopo l'allentamento del lockdown e i ritardi nell'erogazione dei finanziamenti ai lavoratori ed imprenditori in grave difficoltà. Il varo del Decreto Rilancio (già Decreto Aprile) è stata la dimostrazione lampante delle lacerazioni che tagliano in più parti i Cinquestelle, attirati ora dall'odore “del sangue” del calo dei consensi della Lega e quindi dal desiderio di recuperare parte di quell'elettorato orfano di Salvini, convinti che il tornare alle loro radici (vale a dire al populismo “un po' di destra un po' di sinistra”) sia produttivo in termini elettorali, sicuramente però non in termini di efficienza governativa. E' il nostro partito a rischiare di più se l'azione dell'Esecutivo dovesse imballarsi, come pure certi segnali al momento fanno temere! D'altra parte il prossimo appuntamento delle Regionali, tra settembre e novembre, è prospettiva ghiottissima per un regolamento di conti elettorale, dopo il test dell'Emilia -Romagna, e nessuno dei contendenti politici intende rinunciare alla propria identità. Pensare che i grillini si “convertano” ad un'alleanza di Governo (non ad un contratto), andando al di là delle proprie visioni settoriali, è pura speranza; magari ci saranno ammorbidimenti nei toni, ma loro sono troppo divisi al loro interno. Di Maio si è dimesso da capo politico, ma di fatto esercita lo stesso la sua leadership ed è sicuramente teso a rioccupare il suo ruolo, soffrendo però al momento il credito politico acquistato da Conte. D'altra parte le giravolte di Giggino ormai sono ben note, per cui il passare dal “sì” alla regolarizzazione dei migranti al successivo “no” del giorno dopo, per bocca del capo provvisorio Crimi (“dimaiano” dalla testa ai piedi), non costituisce problema alcuno, anzi può essere utile a suo avviso a far guadagnare consensi. Ora che le restrizioni imposte dalla pandemia si stanno un poco allentando ed è stato approvato il Decreto Rilancio, emergeranno tutte le spaccature che già si stavano delineando prima del lockdown. Esiste un'ala governativa, una “fichiana” (che ha criticato la continua altalena sui decreto per i migranti), comunque aperta al governo col pd, i “dimaiani” che sognano il ritorno con Salvini da posizioni di forza e la parte movimentista di Di Battista e Paragone. Un coacervo di posizioni e soprattutto di personalismi cui manca il riferimento ad un leader, per ora piuttosto latitante (Beppe Grillo), che forse comincia a rendersi conto che il Movimento così come si sta configurando non avrà vita lunga e probabilmente si frantumerà in diversi rivoli. Anche il ruolo di Casaleggio comincia ad essere messo in discussione; insomma un partito vicino allo sbando! Adesso c'è di mezzo anche la vicenda della Link Campus University (il cui presidente, o “rettore”, è Vincenzo Scotti, ex- pezzo da novanta della nomenclatura democristiana e per un certo tempo anche Ministro dell'Interno), fucina della classe dirigente (?) dei grillini, a causa di esami falsificati...Ovvio che il premier Conte, finora piuttosto accondiscendente verso coloro che pur lo hanno proposto Primo Ministro sin dal governo giallo-verde, cominci, almeno a parole, a mostrare una certa insofferenza verso il loro atteggiamento ondivago e, pressato al riguardo dalla componente piddina, abbia dichiarato che le decisioni, in caso di contrasti in sede di Consiglio dei Ministri, le prenderà lui in prima persona, scaricando nei fatti chi rema contro. Staremo a vedere; resta il fatto che l'azione di governo si sta inceppando ed in un momento come l'attuale la rapidità e l'incisività delle decisioni sono fondamentali. Si ipotizza un rimpasto, ma sarà sufficiente? Il M5S rimane comunque il più grande equivoco della politica italiana: il non essere “nè di destra né di sinistra”, come dichiaravano agli inizi della loro travolgente entrata nella scena parlamentare, ormai è un abito che non calza più; la politica è fatta di scelte strategiche, non di bandierine da piantare per sperare di prendere voti tra i tanti disillusi che sfogano la loro rabbia sul web. Oggi di fronte al crescere delle disuguaglianze e delle emarginazioni sociali, spesso coincidenti con “razziali”, l'essere “nè carne né pesce”, o se vogliamo “un po' qua, un po' là” non è più sufficiente! Ci saranno sicuramente altre tensioni nella maggioranza tra Mes, questione Bonafede, Rai (dove c'è stato, pare, un accordo sulle direzioni dei Tg)... Perchè ormai i Cinquestelle sono diventati una casta che si autoprotegge e si autoalimenta; Di Maio ad esempio, come ricorda L'Espresso, in pochi mesi ha sistemato una settantina di persone a lui vicine tra ministeri, banche, società partecipate, enti pubblici...Niente male per un (ex) capo politico di un movimento che ha fatto della lotta all'occupazione dei posti nella politica una bandiera! Ma a mio avviso il fatto vero è che, allo scadere della legislatura, a moltissimi tra i parlamentari grillini scadrà il doppio mandato, vale a dire che “dopo 2 legislature” devono lasciare il Parlamento, come da loro statuto. Ora, credo che nessuno scommetta un soldo sul fatto che gente come appunto Di Maio, Fico, la Taverna, Crimi, la Lezzi, Bonafede ed altri se ne torneranno davvero tranquillamente a casa, alle loro precedenti occupazioni, lasciando la politica... Inventeranno qualche gabola, magari ratificata dalla piattaforma Rousseau (vuoi mettere!), per eliminare questa norma; oppure, com'è più probabile, tanti di loro (Giggino in primis) si ricicleranno presso qualche ente di Stato o qualche consiglio di amministrazione... Altrimenti a che serve nominare 70 fedelissimi in tanti posti chiave? Questi sono oggi i nostri principali alleati di Governo! Per quanto riguarda il Pd è, come detto, il più esposto in caso di eventuali crisi di governo o di rallentamenti dell'azione riformatrice dell'Esecutivo. Fare il possibile per non consentire l'implosione dei Cinquestelle è sicuramente opportuno, ma non si può rischiare un appannamento complessivo dell'immagine del partito. Il ministro Gualtieri è certamente capace e competente (due virtù non sempre presenti in politica ultimamente), ma “non scalda i cuori“ anche quando spiega il piano da 55 miliardi per rilanciare l'economia. E' necessario che il Pd sappia prendere per mano il Paese, incoraggiarlo (non con pacche sulle spalle) con misure di ampio respiro, in previsione del fatto che questo stanziamento “monstre” è solo una prima parte buona per dare robusto ossigeno alle imprese, famiglie e lavoratori, ma che sarà necessario ridisegnare una nuova politica economica, sin da settembre, quando i 55 miliardi non basteranno più e dovrebbero essere disponibili (si spera) tutti i soldi del Mes (forse) e del recovery fund. E sarà sicuramente un bello scontro che si prevede quello tra il neo-presidente di Confindustria, il lombardo Bonomi, e i sindacati, Cgil in primis!..Questa è la missione del Pd: ridisegnare una nuova economia, green, considerando che diverse attività, piegate dalla pandemia, faranno fatica a riprendersi e chiuderanno. Vedremo. Gianni Amendola

venerdì 15 maggio 2020

PD: Costruiamo un'Italia giusta, semplice, competitiva

mercoledì 6 maggio 2020

Le Proposte del PD: Asti Rinasce

Piano “Asti-Rinasce” Le proposte del Partito Democratico per la ripartenza Asti e l’Astigiano stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell’emergenza sanitaria, anzitutto di vite umane e di sofferenze soprattutto tra le fasce di popolazione più vulnerabili. Dovremo convivere con questa paura ancora a lungo, almeno fino a quando non verrà scoperto e diffuso il vaccino. Nel frattempo, abbiamo l’urgenza di fissare degli obiettivi e di avanzare idee che possano permettere di re-invitare il futuro di Asti e degli Astigiani. Con questo spirito, il Partito Democratico e il suo Gruppo in Consiglio Comunale di Asti fin dal manifestarsi dei primi casi di contagio da coronavirus, ha assunto un atteggiamento responsabile nei confronti dell’Amministrazione comunale, consapevoli che una tale emergenza deve essere affrontata senza alcun distinzione di parte politica tra maggioranza e minoranza, ma con spirito collaborativo. Il PD, in tale ottica, ha formulato proposte e idee per fronteggiare la prima fase del contagio, mettendole a disposizione del Sindaco e di tutta la cittadinanza, oltra ad essersi attivato con i propri rappresentanti in Parlamento e al Governo per avanzare proposte e modifiche ai vari decreti e atti normativi approvati in queste settimane. Ora sta per iniziare la FASE 2, quella della riapertura delle attività commerciali ed economiche, e il Gruppo consigliare del PD ha chiesto insistentemente al Sindaco di conoscere quali misure questa amministrazione ha e sta predisponendo per avviare tale fase, in quanto si ritiene urgente e doveroso che il Comune dia corpo da subito a progetti di investimento strategici e di pronta realizzazione e di immediato impatto sul tessuto economico per consentire una veloce ripresa di tutte le attività presenti sul territorio della città di Asti. In attesa di conoscere ancora l'elaborazione strategica dell’Amministrazione comunale a guida Rasero, il Partito Democratico ed il Gruppo Consiliare hanno avviato una serie di ulteriori approfondimenti partendo dalle precedenti proposte ed acquisendo i pareri e le impressioni di parte degli stakeholders astigiani. È emerso che: l’impatto negativo della pandemia sulle economie anche locali è ancora difficilmente quantificabile nella sua dimensione reale: a soffrirne di più saranno i sistemi ad alta incidenza turistica rispetto quelli a trazione industriale più convenzionale. “L’orizzonte della cosiddetta Fase 2 (graduale ripartenza) e di quelle successive si preannuncia inedito per il tessuto socioeconomico astigiano e per le sue imprese e aziende. Per questo occorre pensare a forme di sostegno e di accompagnamento alla ripresa economica fuori dai classici schemi, strettamente connesse alle modalità di riapertura dei pubblici esercizi imposte dalle norme governative, presumibilmente basate sul mantenimento del distanziamento fisico. Sulla base delle suesposte considerazioni e riflessioni, il Gruppo consiliare e il Partito Democratico ritengono urgente un “cambio di passo”, capace di dare corpo sia a progetti di pronta realizzazione e di immediato impatto sia a progetti di investimento strategici. È dunque necessario che tutti gli attori economici, pubblici e privati, condividano una strategia, unendo risorse e obiettivi. Nessuno si salva da solo. Non esistono, tra gli amministratori pubblici di nessun livello, supereroi in grado, da soli, di “salvarci” da questa crisi. Per questo sarebbe quanto mai necessario che la nostra città si apra nuovamente alla costruzione di un Piano Strategico che individui i nuovi assi di sviluppo e le relative azioni per raggiungerli. Le proposte che qui formuliamo nel “Piano Asti-Rinasce” si dividono pertanto tra breve periodo (realizzabili entro 100 giorni) e di medio-lungo periodo (realizzabili nei mesi successivi, con maggior pianificazione). Il Piano Asti-Rinasce si basa dunque su due pilastri: INNOVAZIONE, perché occorre trovare risposte nuove a scenari inediti e CONDIVISIONE, perché gli enti locali devono agire in sinergia. Le proposte riguardano 7 campi d’intervento: • MOBILITÁ & SPAZI COMMERCIALI; • CULTURA, SPORT, MANIFESTAZIONI & TURISMO; • BAMBINI, GIOVANI & SCUOLA; • ANZIANI & TERZA ETA’; • TRIBUTI LOCALI, BUROCRAZIA & INNOVAZIONE; • OPERE PUBBLICHE; • RUOLO FONDAZIONE E ISTITUTI DI CREDITO. Chiaramente si tratta di proposte che devono integrarsi con quelle che il Governo e la Regione metterà in campo. Chi le paga? Molte di queste proposte sono “a costo zero” e non richiedono esborsi straordinari da parte della Pubblica amministrazione. Altre sono invece proposte “onerose” e il Partito Democratico propone anche possibili coperture economiche per la loro realizzazione. Ci auguriamo che Sindaco e Amministratori siano all’altezza della sfida. Le 7 proposte del Partito Democratico per la ripartenza MOBILITÁ & SPAZI COMMERCIALI Il trasporto pubblico è tra i settori che subirà, più di altri, le trasformazioni dettate dall’esigenza di contenere la trasmissione del virus. Sarà necessario cambiare modo di utilizzo e limitare il numero di persone che utilizzano i mezzi pubblici. Ma non si può dimenticare che Asti rimane tra i capoluoghi più inquinati d’Italia e che, proprio la presenza di polveri sottili e dell’inquinamento atmosferico, potrebbero essere uno dei fattori che ha favorito la pandemia. Le nostre proposte nel breve periodo: • Asti “a passo d’uomo”: allargare la zona pedonale di almeno il 50% la superficie attuale, anche per incentivare il commercio astigiano e realizzare finalmente “il centro commerciale naturale” • Asti-pedala 1: agevolare accordi commerciali e misure amministrative con società private per attivare anche ad Asti servizi di bike sharing e di noleggio di monopattini elettrici. • Asti-pedala 2: realizzare –anche provvisoriamente- piste ciclabili esclusive in tutti i viali e corsi di accesso al centro cittadino, almeno fino a raggiungere, in sicurezza la zona pedonale. Aumentare rastrelliere e aree di parcheggio riservate per bici e monopattini. • Nuovo suolo pubblico: più spazio ai pubblici esercizi, dando ai clienti la possibilità di tornare agli incontri e all’utilizzo della città in totale sicurezza. Messa a disposizione, gratuitamente, di più metratura per occupazioni suolo pubblico in tutta la città, dal centro storico alle aree periferiche. Tale misura sarebbe certamente una importante opportunità di rilancio per le aree più conosciute (piazza San Secondo, piazza Alfieri, piazza della Cattedrale) e in generale per tutte le aree diffuse in corrispondenza dei locali e dei negozi di vicinato. Si potrà partire con sperimentazioni ampliando gli spazi per vetrine, negozi, passeggiate, anche rimodulando temporaneamente assi stradali. In definitiva, si tratta di una sorta di Tosap 2, completamente gratuita, a favore delle imprese e a beneficio di residenti e turisti, pensando altresì ad una esenzione totale dalla Tosap previa valutazione delle coperture finanziarie. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Asti in bus: tra gli effetti collaterali della pandemia ci sarà quello di un minor utilizzo dei mezzi pubblici sia per le disposizioni relative al distanziamento sia per i comprensibili timori degli utenti per la propria sicurezza personale. Ciò non deve fare rallentare il programma di investimento nel rinnovamento del parco bus (rimodulato sulle nuove esigenze di sicurezza), utilizzando appieno le recenti risorse messe a disposizione dal Ministero dei Trasporti e già destinate al Comune di Asti. Siamo assolutamente convinti che i bus dovranno avere sempre più un ruolo di preminenza nei trasporti cittadini, e ciò richiede una costante programmazione nel tempo. CULTURA, SPORT, MANIFESTAZIONI & TURISMO Il settore cultura è stato tra quelli più in crescita, capace di attrarre ad Asti risorse e persone. Le mostre, le manifestazioni, la musica, il teatro non possono essere considerati un optional di cui la città può fare a meno. Le nostre proposte nel breve periodo: • Tavolo cultura & manifestazioni: la Commissione Cultura del Consiglio comunale si trasformi in un tavolo di confronto permanente che coinvolga gli operatori e le realtà che lavorano nel settore culturale, in modo da verificare la fattibilità in sicurezza delle manifestazioni dell’Estate-Autunno 2020 e fissarne il calendario nel giro di poche settimane. • Asti Teatro e Musica: Su Asti Teatro l’amministrazione comunale si impegni, se sarà possibile in base alle disposizioni in materia, a realizzare gli spettacoli in calendario in luoghi aperti garantendo il rispetto delle distanze e delle norme sanitarie. Qualora emergesse l’impossibilità di svolgere Asti Teatro, l’amministrazione si impegni a coprire totalmente o almeno in parte, gli impegni economici già presi con i lavoratori dello spettacolo, compagnie, organizzatori, maestranze e professionalità coinvolte dal festival, per venir incontro ad un settore particolarmente in difficoltà. Non spegniamo la musica: l'amministrazione si attivi da subito, pur nei rigori dei dettati della legge, a valutare la realizzazione di rassegne in spazi all'aperto garantendo la massima sicurezza di pubblico, artisti e personale, combinando un sistema di ingresso a turni, posti disegnati a terra distanziati, la disponibilità per tutti di mascherine e gel igienizzanti per le mani. • Biblioteca all’aria aperta: si collochi una tensostruttura attrezzata (con tavoli, sedie, wifi) nel cortile della Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”, che possa servire da sala studio e lettura, mantenendo il distanziamento sociale e ampliando gli spazi interni a disposizione degli utenti della biblioteca. • Cinema: raddoppiare gli spazi per proiezioni all’aperto di Cinema-Cinema, in accordo con gli esercenti delle sale cinematografiche astigiane, sfruttando giardini pubblici e cortili, anche nelle periferie. • Sport: consentire a palestre e società sportive di usufruire degli spazi verdi pubblici, concordando in cambio programmi di sport e attività ludiche gratuite aperte alla cittadinanza (e non solo agli iscritti e tesserati). Le nostre proposte nel lungo periodo: • Musei: Proporre a tutti gli Astigiani e i turisti, la tessera Asti-Musei al prezzo simbolico di 5 euro per tutto il 2021. • Welcome-Kit: proporre un’integrazione dell’offerta turistica a chiunque sceglierà l’Astigiano come meta delle sue vacanze o dei suo week end. Offerta di una visita guidata alla città oppure di una degustazione di prodotti tipici a tutti coloro che trascorreranno in città almeno una notte in una struttura alberghiera o Bed&Breakfast del territorio. Favorire un accordo tra albergatori e commercianti per proporre “carta sconto” per i turisti che facciano acquisti in città. BAMBINI, GIOVANI & SCUOLA I bambini e i ragazzi sono tra coloro che hanno più duramente subito le conseguenze del lockdown. Senza scuola, se non “virtuale”, lontani da nonni e amici. Il ritorno al lavoro dei genitori, essendo le scuole ancora chiuse, è un problema non secondario, purtroppo sottovalutato nella Fase 2. Ci preoccupa un aumento fenomeno della dispersione scolastica, che come sappiamo colpisce i giovani delle fasce più deboli della città. Le nostre proposte nel breve periodo: • Asti Open Space. Piano straordinario delle aree verdi: i parchi e gli spazi all’aperto saranno il luogo da cui “ricominciare” la vita sociale in sicurezza. Il comune attivi un “Piano straordinario delle aree verdi” che ripristini e aumenti le attrezzature delle aree gioco, ne garantisca la pulizia e il decoro, coinvolga i volontari per garantire la corretta fruizione e il rispetto degli spazi. È importante aumentare il numero di spazi a disposizione, per evitare assembramenti: occorre dunque verificare la possibilità di rendere accessibili i cortili delle scuole cittadine, trasformandoli per l’estate 2020, in “parchi di quartiere”, da utilizzare anche alla sera come luogo di esibizioni, piccoli concerti, spettacoli teatrali o proiezioni di film; • Free WI-Fi e “aule studio”: la scuola “online” ha purtroppo il difetto di “escludere” tutti coloro che non hanno connessione a internet efficienti o non hanno computer o tablet per accedervi. D’accordo con l’Ufficio scolastico provinciale, si faccia una ricognizione delle problematiche ricorrenti e si individuano spazi (biblioteche, sale di edifici pubblici) da adattare, temporaneamente, a spazi per lo studio e la fruizione di lezioni online, fornendo connessione Wi-Fi gratuita e mettendo a disposizione computer e tablet. • Estate di volontariato: rilanciare programma di volontariato per tutti i giovani astigiani dai 14 ai 21 anni, proponendo loro di “mettersi al servizio della città” e delle associazioni di volontariato cittadine per svolgere attività di supporto nella fase 2 (ad es. consegna dei pasti a casa, animazione aree gioco). Ai giovani verrà riconosciuta la possibilità di fruire gratuitamente delle manifestazioni culturali della città. • Micro-nidi per l’estate: in accordo con realtà e associazioni che si occupano di animazione e servizi per l’infanzia e insieme ai servizi per l’infanzia comunali, attivare una proposta di micro-nidi estivi, adattando spazi pubblici e privati, rivolti principalmente alle famiglie di genitori lavoratori. Il servizio potrebbe essere pagato in parte con i bonus baby-sitting e bonus-nido messi a disposizione dal Governo. • Blocco rette di asili nido: Occorre confermare la sospensione del pagamento delle rette degli asili nido, finché i servizi non saranno pienamente ripresi. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Una nuova scuola per gli Astigiani: Il coronavirus ha reso palese l’inadeguatezza dell’edilizia scolastica. E’ tempo che Asti investa sulla costruzione della “scuola del futuro”. Sfruttando o edifici già esistenti o pensando a nuovi insediamenti. Un grande complesso scolastico bello, sicuro, tecnologicamente avanzato. Un vero investimento sul futuro della nostra città, che possa diventare esempio virtuoso a livello nazionale ed europeo. ANZIANI e TERZA ETA’ Insieme ai bambini, gli anziani sono tra coloro che più hanno “subito” gli effetti del lock-down. La Città non può dimenticarsi di loro occupandosi dei loro bisogni non solo legati alla salute. Le nostre proposte nel breve periodo: • Centri anziani diffusi: così come dovranno essere pensati micro-nidi per i bambini durante l’estate, anche gli anziani dovranno avere luoghi di aggregazione e assistenza, nel pieno rispetto delle misure sanitare. In accordo con realtà e associazioni della Città, si rendano “diffusi” i centri-anziani, almeno uno per quartiere. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Potenziamento dei servizi domiciliari: se la mobilità dovrà continuare a subire restrizioni è necessario che i “servizi” comunali si adattino a questa nuova realtà, integrando le risorse umane ed economiche che si occupano di assistenza domiciliare. TRIBUTI LOCALI, BUROCRAZIA E INNOVAZIONE Le modalità di supporto e sostegno più canoniche, quali ad esempio il prolungamento della sospensione del pagamento dei tributi principali oppure l’esonero per alcuni tributi (imposte che gravano sulle insegne, tassa di soggiorno per agevolare la ripresa dei flussi turistici), occorre pensare a nuovi strumenti e misure tributarie e fiscali. Le nostre proposte nel breve periodo: • No tax area IMU: per i proprietari che concederanno ai conduttori una riduzione del canone di locazione dal 20% al 30%, modulata sulla percentuale di riduzione che verrà concessa. Detti provvedimenti potrebbero trovare la loro copertura finanziaria nel risparmio delle uscite derivante dall’impossibilità già, purtroppo, preannunciata di svolgere eventi e manifestazioni oppure dalle risorse che auspicabilmente saranno trasferite dallo Stato. • 5 per mille: Oggi più che mai, occorre avviare una campagna di informazione nei confronti dei cittadini, volta ad ottenere la destinazione del 5 per mille dei redditi indicati nelle dichiarazioni fiscali in favore dei servizi sociali del Comune di Asti. Necessita sensibilizzare la popolazione circa l’importanza di dette entrate che agevolerebbe il sostegno delle fasce più deboli della città incrementatesi sensibilmente a seguito della pandemia. L’entrata per il Comune derivante dalla scelta del 5 per mille da parte dei cittadini, altresì, consentirebbe al bilancio di liberare risorse per altre necessità. La Campagna di informazione potrebbe essere condotta congiuntamente alle associazioni astigiane che già si sono avvalsi della predetta misura fiscale, in modo da creare comunque, quale che sia la scelta, una ricaduta sul territorio comunale dalle risorse proveniente da questa opzione. • Asti Digitale: l’esigenza di digitalizzare il rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione è diventata improcrastinabile. Asti aderisca alle APP disponibili per servizi digitali (tipo IO) ed attivi i servizi di pagamento on line per tutti i tributi comunali. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Burocrazia-Zero: Interventi decisi per abbattere la burocrazia comunale anche, qualora occorrente, chiedendo l’intervento legislativo della Regione Piemonte. Dematerializzazione di tutte le procedure amministrative, implementazione servizi online. attraverso l’utilizzo delle piattaforme già disponibili per gli Enti locali. Previsione di un adeguato programma di formazione di dirigenti e funzionari ma anche di tutto il personale adibito a tali servizi. OPERE PUBBLICHE Le nostre proposte nel breve periodo: • Programma triennale opere pubbliche: accelerazione di tutte le procedure (progettuali ed amministrative) per consentire l’avvio immediato di tutte le opere contenute nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche. Le nostre proposte nel lungo periodo • Opere strategiche e CoronaBoc: La città ha una serie di nodi irrisolti da molti anni (ex caserma Colli di Felizzano ed area università, Casermone di via Scarampi, ex Enofila ed area ferrovie, ex Ospedale, Maternità). Crediamo che sia questa una grande occasione, per dare alla città un volto nuovo e dotarla di strutture moderne che ne facciano veramente un luogo attrattivo; pensiamo ad una vera cittadella Universitaria, alla scuola del futuro come indicato sopra e ad un centro congressi polifunzionale. Avviamo subito un lavoro propedeutico di dibattito e studio, aperto alla città ed alle sue rappresentanze, che può essere svolto subito senza necessità di finanziamenti. Prepariamoci bene ad un prevedibile post - epidemia che pensiamo sarà caratterizzato da forti investimenti statali in opere pubbliche, che tuttavia arriveranno solo se la Città avrà idee chiare da proporre. Valutiamo la possibilità di emettere dei CoronaBOC per raccogliere risparmio degli astigiani, da destinare a una o più opere ritenute di particolare importanza. RUOLO FONDAZIONI BANCARIE E ISTITUTI DI CREDITO In una prospettiva di rilancio delle opere, quale motore di sviluppo dell’economia locale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti potrebbe privilegiare progetti di ampio respiro, sanitari, culturali o legati all’istruzione. La stessa Fondazione, unitamente alle banche del territorio potrebbero promuovere la nascita di un Fondo di Private equity che investa unicamente nelle piccole medie imprese astigiane ed in particolare in quelle che operano nel settore turistico e agroalimentare. Fondazione ed istituti di credito potrebbero, altresì, affiancare il Comune nella costruzione e sottoscrizione di eventuali CoronaBoc.

OSSERVATORIO N2 APRILE 2020

L'OSSERVATORIO (29/4/2020) Non ci voleva molto per capire come l'avvio della cosiddetta “fase 2” avrebbe segnato l'inizio “ufficioso” di una estenuante campagna elettorale; l'obiettivo sono le prossime elezioni regionali tra settembre e dicembre. Perchè di questo si tratta; non è un caso infatti, come all'inizio della pandemia, che siano nuovamente i governatori del Nord (in particolare proprio quelli che guidano le regioni più compromesse sul piano dei contagi) a contrapporsi alle disposizioni governative, manifestando chiaramente l'intenzione di forzare le limitazioni alle aperture indicate da Conte. L'obiettivo è chiaro: approfittare del profondo disagio del mondo del commercio, dell'artigianato, delle imprese per alzare il livello dello scontro, additando il governo quale responsabile della crisi che si và delineando. Non è un problema di poco conto, questo della fase 2, perchè si tratta di conciliare l'esigenza dell'economia con quella della salute; voglio ricordare però come il drammatico focolaio bergamasco (per fare un esempio) sia esploso proprio perchè si è scelto di dare la precedenza alla produzione invece che procedere saggiamente a chiusure doverose, quantomeno ad un ponderato rallentamento delle attività. E' stato detto e ripetuto dai virologi, dagli epidemiologi, e la stessa OMS lo và ribadendo, che potrebbe essere possibile una seconda ondata e che sprecare quanto fatto finora per circoscrivere la pandemia con il lockdown potrebbe avere conseguenze devastanti. Chi si dovrebbe assumere la responsabilità di un allentamento quasi totale? La prudenza è d'obbligo; è comprensibile che chi ha un'impresa commerciale o artigiana, o sia una “partita IVA”, subendo sulla propria pelle i danni che il coronavirus sta provocando, invochi la ripresa dell'attività, ma questo rovescio della medaglia avrebbe prezzi salatissimi. Qual è la soluzione di Salvini e dei corifei del centrodestra? L'apertura indiscriminata? Non dimentichiamo che in Germania, che ha “aperto” già diverse attività, i contagi paiono in risalita, e come in Francia si stia tornando indietro rispetto all'ipotesi della riapertura le scuole; sono dati su cui è il caso di riflettere. Ma la domanda cruciale è: saranno in grado le regioni, una volta “riaperto” tutto o quasi, di bloccare e circoscrivere sul nascere eventuali nuovi focolai? Quelle regioni (del Nord) che più stan premendo quali garanzie danno al riguardo, se non son riuscite a farlo finora, nella fase 1 (perchè, al di là della rapidità di diffusione del virus e della sua drammatica virulenza, errori ne sono stati commessi)? Ci saranno poi tamponi sufficienti? Certo, qui nello specifico entra anche la responsabilità del “centro”, ma le regioni (e il Veneto lo ha dimostrato) hanno in questo poteri non secondari, o no? E' facile cavalcare la sofferenza di ampi strati sociali, in crisi di liquidità e dare addosso al governo, ma la risposta a queste domande vanno date immediatamente! Le due settimane (tanto è il periodo d'incubazione dell'infezione) dal 4 al 18 maggio saranno decisive, credo, al fine di un anticipo per altre riaperture (bar, ristoranti, barbieri, parrucchieri, estetisti e chiese per la celebrazione dei riti...), come auspicato da Zingaretti, da avviare probabilmente e ragionevolmente a partire dalle regioni meno coinvolte epidemiologicamente dalla pandemia. A mio avviso comunque i punti più critici dell'ultimo Dpcm sono due: il tema dei “congiunti” da poter andare a trovare e la gestione dei bambini, in vista del ritorno al lavoro di tanti genitori. Sul primo punto si è aperta una generale polemica circa il significato della parola, poi “precisata” come “affetti stabili”. A parte le ironie sulla rete, poteva essere uno scivolone da evitare; è chiaro che Conte intendesse che finalmente, e nei limiti comunque stabiliti, si riapriva la possibilità di rivedere familiari che il lockdown ha costretto a tenere lontani, ma era ovvio che qualsiasi termine (anche “familiari” appunto) si sarebbe prestato ad ogni interpretazione. C'era la necessità di ribadire che esistono ancora limiti stringenti per simili incontri (quindi che non si può andare a trovare chiunque), però alla fin fine il risultato è stato creare ulteriore incertezza. Sul tema dei bambini, delicatissimo, non è stata detta una parola, anche se si sta lavorando ad alcune soluzioni, come quelle suggerite da De Caro, sindaco pd di Bari in qualità di presidente dell'ANCI e dallo stesso Dario Nardella, sindaco di Firenze. I bambini rimandano al problema della scuola, alla possibilità cioè di aprire gli istituti per accoglierne gruppi diversi distinti e distanti, in numero di 4-5, accompagnati da un animatore; dovrebbe essere inoltre possibile usufruire dei parchi pubblici con ingressi contingentati. Ma su questo tema era necessario dire qualcosa prima del Dpcm stesso, in quanto le famiglie erano già in allarme, col risultato che senza una soluzione, la quale difficilmente partirà dal 4 maggio (!), le donne saranno le sacrificate a rimanere in casa, anche perchè, nonni a parte, chi si assumerebbe la responsabilità di una baby sitter, comunque all'inizio sconosciuta, cui magari andrebbe richiesto un tampone o un test? Questo problema andava affrontato per tempo! Se a mio avviso è giusto aprire con prudenza, pur se la cosa non è gradita, è fondamentale che il governo faccia però il possibile perchè comincino ad arrivare i fondi consistenti di cui necessitano le categorie e le persone in crisi! Ritardi non possono essere consentiti, altrimenti esplode la rabbia sociale; soprattutto è inammissibile che alcuni istituti bancari chiedano 19 certificati per poter accedere ad un prestito (come ricordava il neo-presidente di Confindustria Bonomi dalla Annunziata)! Speriamo pertanto che le promesse contenute nel Decreto Aprile siano più che una buona boccata di ossigeno!...Circa poi il problema sollevato da più parti della sospensione di alcune libertà personali, iniziata col lockdown, credo che il passaggio alla fase post-emergenziale comporterà necessariamente il ritorno ad una normalità istituzionale. A tal proposito l'intervento della presidentessa della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, richiamandosi appunto alla Carta che richiede in situazioni d'emergenza “la leale collaborazione” tra Regioni, Parlamento e Governo, sottolinea (a mio avviso) la responsabilità di ogni attore istituzionale, ognuno secondo le proprie competenze. Se il centrodestra lamenta il “decisionismo solitario” di Conte come interpretare allora la volontà mai negata di quei governatori di muoversi sin dall'inizio per proprio conto? Chi si richiama alla Costituzione deve intanto interpretarne lo spirito “sempre”, non solo quando è più conveniente! Sarà importante per concludere, in questa fase 2, in attesa del vaccino, un capillare presidio sanitario del territorio per tamponi e test rapidi validati. anche e non solo per quel che riguarda il turismo; la possibilità di poter usufruire ovunque di un tale servizio per chi ne avesse bisogno, oltre al poter iniziare eventualmente una terapia se necessario, potrà forse contribuire a spingere le persone ad andare in vacanza (nel rispetto delle norme del distanziamento sociale). A tal riguardo alcuni dei farmaci attualmente utilizzati nel trattamento dell'infezione sono già noti per la cura di altre patologie infettive, ma sembrano mostrare un'efficacia circa la neutralizzazione del coronavirus, specie nelle sue fasi iniziali, e dei suoi effetti. Occorrebbe una sperimentazione controllata, ma in questo caso di pandemia i soggetti “sperimentatori” sono i malati stessi. Una speranza sta anche nell'uso degli anticorpi neutralizzanti dei soggetti guariti: c'è al riguardo uno studio tra l'ospedale “Spallanzani” di Roma e la regione Toscana. Speriamo; ma ciò non esime tutti noi dalla responsabilità dei nostri comportamenti. Gianni Amendola

domenica 5 aprile 2020

OSSERVATORIO APRILE 2020

L'OSSERVATORIO (2/4/2020) E' netta ormai l'evidenza di come l'attuale emergenza sanitaria sia diventata il pretesto per una nuova, lunga e snervante campagna elettorale. Fra 4-5 mesi come si sà (data spostata per l'epidemia di coronavirus) si voterà per i Consigli Regionali di ben 6 regioni: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia; come lasciarsi scappare un'occasione così per guadagnare consensi? Non si spiegherebbe altrimenti, come ho già sottolineato negli ultimi Osservatori, l'atteggiamento puntuale di contrapposizione ai decreti governativi, sia riguardo la gestione epidemiologico-sanitaria, sia riguardo la manovra economico-finanziaria che dovrà “rianimare” il Paese, in particolare da parte della “Lega per Salvini Presidente”. Sin dall'inizio dell'epidemia infatti furono proprio i quattro Presidenti di Regione del Nord (Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Piemonte) tutti leghisti a parte Cirio, a proporre la quarantena per i cinesi che arrivavano da noi (e non agli italiani che ritornavano dalla Cina!), sempre quindi con quella punta di discriminazione razziale, evidentemente gradita a quegli elettorati. Ci sono state poi le forti polemiche, al limite della rottura istituzionale, per la frase del premier Conte sul paziente 1 di Codogno, considerata dal presidente Fontana come un'offesa alla sanità lombarda (quando giorni prima il prof. Galli di Milano aveva espresso sostanzialmente lo stesso concetto, cioè di una gestione imperfetta di quella particolare situazione). Tutte cose, scusate, che avevamo già detto, che però è utile ora riassumere. Ma poi di nuovo: i continui rimbalzi di responsabilità, dalle mascherine mancanti alle chiusure delle attività produttive, caldeggiate (o fatto credere di aver caldeggiato) dal presidente lombardo che avrebbe trovato a suo dire poco ascolto dal Governo, poi le critiche alle attuali proposte economiche, ritenute insufficienti da tutto il Centrodestra (che però dimentica il grave debito pubblico del nostro Paese, cui anche i loro governi hanno contribuito non poco ad accrescere e che non consente stanziamenti più cospicui); e ancora: la scelta di Bertolaso (auguri di pronta guarigione!) imposta al Governo quale commissario per la Lombardia, in alternativa a Borrelli della Protezione Civile. E che dire inoltre dei toni usati dall'assessore alla Sanità lombarda Gallera circa il decreto della Ministra dell'Interno, sulla possibilità di poter far uscire i bambini con un adulto per brevi passeggiate? A parte le dichiarazioni allarmate, ma comunque “civili” di De Luca, governatore della Campania, per possibili fraintendimenti da parte della popolazione, non pare vi siano stati parole e accenti altrettanto polemici da parte di Presidenti di Regioni o altri assessori alla Sanità, anche di centrodestra...Ma quel che pare più pericoloso e più subdolo è il voler insinuare, da parte dei cantori del salvinismo (i vari Senaldi, Sallusti, Maglie..), l'idea di un'inadeguatezza del Governo nella gestione complessiva dell'emergenza, e quindi indirettamente della sua responsabilità delle morti che il coronavirus ha provocato. Su questo, che sarà il tema delle prosime campagne elettorali, bisognerà che le risposte, anche da parte del Pd, siano decise e chiare, in quanto si và a toccare un punto, come tutti ben capiamo, sensibilissimo nella coscienza collettiva del Paese. Del resto basti ascoltare le considerazioni di questi giornalisti nei vari talk show televisivi, di cui sono ospiti fissi, per rendersene conto: l'Italia non può essere ritenuta modello, dicono, per la gestione della pandemia, proprio a causa dell'elevato numero dei decessi, per i quali Salvini, sfruttando per l'ennesima volta in modo indecente la dimensione religiosa, ha recitato la preghiera cristiana de “L'eterno riposo” insieme con la D'Urso in diretta tv! Il fatto è che questo momento così drammatico per l'Italia sta creando una certa assonanza tra opinione pubblica e Governo, come capita in circostanze del genere; il Centrodestra, in particolare Salvini, non potendo arrivare all'appuntamento elettorale, che potrebbe “di slancio” confermare questo feeling verso il Governo (quantomeno una “non ostilità”), senza un protagonismo come al solito urlato deve trovare ad ogni costo visibilità e centralità. Ogni minimo pretesto allora riguardo il tema dell'emergenza sanitaria andrà “buttato in caciara” (come si dice a Roma), grazie alla stampa “amica”, al fine di intaccare questo crescente consenso verso Conte, mischiando il tutto nel calderone dell'insofferenza delle persone, che potrebbe comunque esplodere specie se l'epidemia durasse troppo, ma soprattutto se l'economia italiana dovesse far fatica a riprendersi, con tutti gli scenari che potranno aprirsi, e nel ricordo dei deceduti (che può fare consenso). E' solo una partita di puro potere quella che sta giocando la Lega, dopo la delusione delle elezioni Emilia-Romagna! Bisognerebbe invece, alla fine del periodo pandemico (che speriamo si stia pian piano avvicinando, alla luce degli ultimi dati) riflettere in maniera matura, seriamente quindi, su come la regionalizzazione della Sanità possa essere ancora proposta come un “modello organizzativo” efficiente o se andrà gradualmente superata, su quali siano con chiarezza le competenze da ridefinire dello Stato e quali delle Regioni, specie in momenti di emergenza sanitaria come la nostra; e ancora: riflettere su chi ha tardato a chiudere le attività economiche non essenziali nelle vallate bergamasche e bresciane, dove il contagio ha assunto proporzioni inusitate o ancora su chi doveva decidere il numero dei tamponi (il Veneto ad esempio ne ha eseguiti di più in proporzione, avendo meno abitanti della Lombardia...), o su chi avrebbe dovuto garantire, il più possibile, la protezione per i medici di famiglia che hanno pagato prezzi assai alti in termini di vite, pure al di là dell'impressionante velocità di diffusione dell'infezione che ha sorpreso tutto il mondo scientifico. Ma poi in ultimo iniziare tutti, maggioranza ed opposizione, una matura riflessione, quindi “seria” non sloganistica, sull'evasione fiscale, alla luce delle enormi difficoltà in cui il Personale degli ospedali, spesso al di sotto degli organici, si è trovato per la carenza dei respiratori e del materiale di protezione. Ora, che in Italia da anni si sia portata avanti una politica di tagli di uomini, posti letto e mezzi nella Sanità lo sappiamo tutti; molti di questi sono stati ritenuti necessari per carenza di fondi statali. Allora: o ci si impegna tutti a definire una riforma fiscale che riduca in modo significativo l'evasione e l'elusione o vorrà dire che anche l'impegno ed il sacrificio di tanti medici ed infermieri (e pazienti) sarà stato vano. Purtroppo ancora una volta, al riguardo, i Cinquestelle si ostinano a proporre il taglio degli stipendi dei parlamentari (e a difendere ora il presidente dell'INPS Tridico, messo lì da Di Maio, nonostante il guasto al sistema informatico dell'Ente...Una volta i grillini avrebbero chiesto le dimissioni spontanee in un caso del genere, ma ora sono una casta e si autodifendono!), con l'intento evidente di riguadagnare qualche consenso; è proprio difficile per loro uscire dallo schema mentale della politica quale “luogo o modo per fare soldi” che pertanto và punita, come se di essa non ne avessimo tutti bisogno (“tutto è politica”, si diceva) e non necessitasse di persone (si spera sempre di elevato livello etico-culturale) che ci si dedichino a tempo pieno, quasi fosse un sacerdozio. La consapevolezza di una nuova volontà al servizio del bene comune è ciò che ci si attenderebbe da una classe politica seria, alla fine della pandemia, perchè senza una nuova solidarietà sociale il Paese non si risolleverà; sarà fondamentale redistribuire la ricchezza e allargare non restringere lo Stato sociale! Ma sarà possibile un confronto del genere nell'imminenza delle prossime elezioni regionali? Infine un breve commento su Orban e la sua richiesta di “pieni poteri”, salutala con favore da Salvini. C'è chi, di fronte allo scandalo manifestato in Italia ed in Europa, vorrebbe dimostrare che anche da noi esiste una situazione di fatto simile all'Ungheria, in quanto il Governo, nell'ambito dell'emergenza sanitaria, assume decisioni in solitaria, scavalcando il Parlamento. Ora, è possibile che in un momento dove certe decisioni si tendano ad accentrarsi naturalmente, si dia l'idea di un ruolo marginale delle Camere, ma sia Conte sia i segretari dei partiti della maggioranza non hanno mai chiesto forti ruoli decisionali; inoltre, rispetto ad Orban, non si perseguono né le forze di opposizione né si attenta alla libertà di stampa. Il premier ungherese per di più ha chiesto pieni poteri per un periodo indeterminato, cosa che getta più di un'inquietudine tra le forze democratiche in Europa. Ma poi proprio Salvini e i suoi seguaci si permettono di fare ora un paragone col Parlamento italiano, a loro dire “bypassato, quando fu col governo di Centrodestra con Berlusconi Primo Ministro che si stava di fatto arrivando ad una delegittimazione delle Camere che dovevano essere, secondo la “costituzione berlusconiana”, la cassa di risonanza dell'Esecutivo? Chi non ricorda le sue “uscite” circa l'inutilità della presenza di tanti parlamentari quando sarbbe bastato il voto finale dei solo capogruppi? O l'invito, piuttosto maschilista, rivolto tramite bigliettini alle onorevoli di Forza Italia perchè andassero pure a fare shopping, abbandonando le sedute in corso, tanto a votare sarebbero rimasti gli altri? Non ricordo all'epoca particolari sussulti democratico-parlamentaristi di Salvini e di altri della Lega! Senza dimenticare, per tornare all'oggi, che proprio grazie ai sovranisti che ad esempio il premier olandese Rutte può guidare il Governo; come pensare che la destra anti-europea accetti di parlare di solidarietà tra Stati, visto che la loro idea è quella di uscirne o rifondarla su basi nazionalistiche? E che dire ancora di Orban che si è sempre rifiutato di accettare quote di migranti, danneggiando anche il nostro Paese? Che gioisca pure Salvini dei pieni poteri di Orban; in Italia non credo sarà così facile, ma la guardia deve restare alta, dando alla gente le risposte che servono per restituire dignità al Paese! Gianni Amendola

mercoledì 1 aprile 2020

Lutto nel Partito Democratico di Asti e Provincia

Il partito Democratico di Asti e Provincia si raccoglie attorno alla famiglia di Giovanni Saracco in questo momento di dolore e di lutto. Giovanni, uomo di grandi valori, appassionato al suo lavoro di architetto, già consigliere provinciale, Sindaco di Villafranca d'Asti fu dall'Aprile del 1996 Senatore dell'Ulivo. Giovanni Saracco sarà ricordato per la sua umanità, per il suo spessore politico ed istituzionale, per essere stato esempio di una politica raffinata, garbata e sempre aperta al dialogo e al confronto. Ci mancheranno i suoi contributi puntuali, i suoi sorrisi, i suoi consigli. Buon viaggio Giovanni.
In ricordo del suo grande impegno riportiamo il link del sua ultima riflessione comparsa sul blog "Spigolature":
http://giovannisaracco.blogspot.com/

martedì 24 marzo 2020

OSSERVATORIO MARZO 2020 NUMERO SPECIALE

L'OSSERVATORIO SPECIALE (22 marzo '20) Cari amici, in questi periodi di chiusura domestica, dove si uniscono sentimenti di speranza e di tristezza per la drammatica situazione del nostro Paese, è più facile trovare il tempo per scrivere alcune ulteriori riflessioni. Intanto debbo precisare come nel precedente Osservatorio, accennando all'epidemia da coronavirus, avevo indicato una mortalità che sembrava attestarsi sul 2-3%; purtroppo l'andamento dell'infezione è stato così immediatamente esplosivo che ogni parametro è stato stravolto, visto che il tasso di mortalità a tutt'oggi è intorno all'8%. Tale situazione epidemiologica riguarda però esclusivamente la Lombardia; nello stesso Veneto infatti si è sul 2.6-3%. Non è compito di queste righe spiegare le ragioni (più di una) di tale drammatico bilancio; si può ragionevolmente ritenere essere stato dovuto inizialmente alla concomitante presenza di due fattori: un “paziente superinfettante” (così come viene definito un soggetto in grado di contagiare da solo numerose persone), il cosiddetto “paziente 1”, e la sua necessità di doversi recare per 2 volte presso lo stesso P.S. (a Codogno). Ma se ora la cittadina lodigiana non è più zona rossa, lo stanno diventando Bergamo, Brescia e Cremona, una porzione di Lombardia ad altà densità di popolazione e di insediamenti industriali. Ma forse tutto ciò ancora non basta a spiegare l'elevata mortalità (oltre l'anzianità della popolazione): è che nel bergamasco, come ha detto il prof. Garattini, peraltro proprio di quelle parti, direttore dell'Istituto Mario Negri, da sempre riferimento della farmacologia italiana ed europea, si è preferito più “la protezione dell'attività economica rispetto alla tutela della salute” (testuale), quindi un'iniziale sottovalutazione. Poi sarà anche doveroso, come ha sottolineato la virologa Ilaria Capua (quella che, all'epoca in cui sedeva in Parlamento, venne accusata da Di Battista di “traffico di virus” e che, finita sotto processo, venne poi pienamente assolta, senza però le dovute scuse del “Che Guevara” pentastellato), pensare ad un controllo degli impianti di aerazione delle corsie ospedaliere, ricordando che l'epidemia di SARS (da altro coronavirus) a Hong Kong era nata dalla scoperta del microorganismo tra le tubature. Ma non si dimentichi ahimè il recente incontro di calcio tra Atalanta e Valencia, definita “una bomba biologica” e che doveva essere evitato! Come dissi nel precedente Osservatorio accanto al dramma sanitario c'è però una questione politica che potrebbe esplodere (non subito), nonostante la moral suasion del Capo dello Stato nel trovare e mantenere un clima di massima collaborazione bipartisan. Tutto ha ruotato intorno alla questione delle misure da prendere che il Presidente della Lombardia avrebbe voluto più drastiche (tipo Wuhan), mentre il Governo è sembrato mantenere fino ad ieri (21/3) una linea più tendente alla responsabilizzazione delle persone (non uscire, non stare in gruppo, mantenere il distanziamento sociale ad almeno 1 m.). Ma il Presidente del Consiglio ha appena annunciato in tv misure ancor più restrittive circa le attività produttive, concordate anche con i sindacati, i quali non hanno nascosto la loro iniziale difficoltà nell'accettare chiusure di fabbriche “non dovute ai padroni”, ma ad un'emergenza sanitaria che non ha eguali in passato. Non è stata, non è però una questione riguardante solo l'entità delle disposizioni, quanto in ultima analisi il ruolo delle Regioni e dello Stato in una situazione del tutto nuova in Italia. Qui entra in ballo in sostanza il Titolo V, approvato in un contesto politico nel quale, se non proprio il federalismo quantomeno un regionalismo spinto, sembrava essere la fideistica soluzione (anche per una parte della sinistra) del funzionamento del Paese. Le Regioni possono comunque decidere di prendere misure ancora più drastiche riguardo al “coronavirus”, o anche lo Stato potrebbe assumersene le responsabilità, ma le Regioni hanno un riconosciuto forte potere di confronto. Si consideri poi che la situazione sanitaria nel Centro-Sud non è al momento la stessa che al Nord (anzi, assistiamo ad un Mezzogiorno che lo sta aiutando, mettando a disposizione posti di terapia intensiva e inviando, come sta avvenendo, medici a sostegno dei propri colleghi lombardi), per cui pretendere un'uniformità di misure che toccano anche le attività economiche rimane un problema di non facile composizione, come peraltro si è già visto, sul versante sanitario, sulla gestione del numero dei tamponi. Allora: perchè Fontana (o Zaia o Cirio) non ha deciso prima per misure ancor più stringenti? Perchè la normativa che regola i rapporti tra Stato e Regioni, in casi del genere, non è chiara e richiederebbe alcune “contorsioni” costituzionali al fine di consentire la “centralizzazione” delle decisioni da parte del Governo? Ma se è così allora come non spiegarlo subito? Una parola più chiara (da tutti) su un tema del genere avrebbe aiutato la comprensione della gente! Tutto ciò fà pensare che qualcuno abbia forse voluto giocare una partita di altra natura (senza per nulla voler insinuare che i Presidenti delle Regioni, pur di fare polemica politica, abbiano scelto deliberatamente di non assumersi certe responsabilità...). E come inquadrare diversamente, in un momento in cui si chiede unità e condivisione, la recente denuncia “urlata”della Meloni circa la situazione nelle Marche (in particolare la provincia di Pesaro-Urbino) se non come il tentativo di alzare continuamente la posta, instillando nella nella testa delle persone l'idea di una costante insufficienza delle misure governative? E le Marche si sa sono una delle Regioni chiamate tra qualche mese alle urne!! Si torna sempre “a bomba”, come si dice! Infatti, poichè i sondaggi, dato il clima nel Paese, sembrano premiare il Governo e che gli stessi mostrano un riavvicinamento tra le varie forze politiche, è ovvio che soprattutto il leader del Centrodestra “soffra” e cerchi un argomento, al di là delle felpe indossate, che lo metta al centro del discorso politico. Ora poi che la Von der Leyen chiede di superare la logica del Patto di Stabilità, attenuandone all'origine la polemica anti-europeista, cosa gli rimane? Forse la perenne, “solita” polemica col Papa; il recente severo monito del Pontefice contro l'evasione fiscale, che non consente di avere le risorse necessarie per sostenere una sanità pubblica ed universale al fine di garantire a tutti adeguata assistenza, ha trovato Salvini pronto a dichiarare, in un video immediatamente successivo, che l'unica strada per l'Italia è la sospensione di ogni tassazione, il rinvio di ogni incombenza fiscale al prossimo anno (e con Berlusconi a riparlare di flat tax), quasi a voler “marcare” il territorio: sulle tasse deve essere sua (e del Centrodestra) ogni ultima parola! Del resto, non c'era stato un terreno preparato ad hoc dall'assurda polemica iniziata da M. Giovanna Maglie (giornalista, vera pasionaria del salvinismo), ripresa poi da Sallusti, circa la “passeggiata” del Papa nel centro di Roma, come risposta alle polemiche di qualche giorno prima scatenate per le foto di Salvini e la sua compagna in giro per la Città Eterna, in tempi di quarantena? Il Pontefice, potremmo dire, si è mosso per “lavoro”: recarsi nella chiesa dov'è situato il crocefisso invocato dai romani durante la peste del '500! E allora: quale il senso di aver voluto sollevare una simile polemica, se non quello per cui il Papa è da tempo nel mirino dei sovranisti non solo italiani, dunque un nemico da delegittimare ad ogni costo (e di questo avevo già parlato in precedenti Osservatori)? Infine, come uscirà il Paese da questa drammatica vicenda è difficile prevederlo; c'è ora una sostanziale condivisione delle misure e precauzioni prese, ma se la cosa durasse “troppo”, e soprattutto se il quadro economico si rivelasse poi pesantemente devastato, tanta gente presenterà il conto alla Politica. Questo è il timore: lo strappo e la lacerazione del Paese, su cui i sovranisti in salsa locale potrebbero banchettare allegramente. Gianni Amendola

giovedì 12 marzo 2020

Proposte per Affrontare l'Emergenza: il PD di Asti scrive al Sindaco.

Egregio Sig. Sindaco della Città di Asti, In queste ore difficili per tutti noi, il Partito Democratico, a tutti i livelli, continua a confrontarsi con tutti gli amministratori locali e con le Istituzioni che da giorni gestiscono questa crisi. Lavoriamo insieme per mettere in campo ogni azione per sconfiggere il virus attenendoci, prima di tutto, con scrupolo alle norme emanate dal governo e dalle altre autorità, a partire da quelle sanitarie e diffondendole attraverso ogni canale disponibile. Lo facciamo invitando tutti, nelle proprie sfere personali, a farlo con responsabilità e consapevolezza che questo è l’unico modo di contenere il contagio e aiutare il nostro personale sanitario sul territorio. Il Partito Democratico di Asti e Provincia è consapevole che tanto più scrupolosa sarà la cooperazione dei cittadini, tanto prima potremo superare l’emergenza e, quindi, contenere i danni economici che inevitabilmente questa emergenza sta provocando. Proprio per i danni economici, che si stanno preannunciando devastanti, nell’ottica di collaborazione con l’amministrazione del Sindaco Maurizio Rasero SOTTOPONIAMO alcune proposte, disponibili a ragionarci seduti ad un tavolo tecnico con tutte le forze politiche e i rappresentanti di categoria e i sindacati. 1) Misure a sostegno delle attività commerciali, bar e ristorazione Sospensione di tutte le tasse comunali quali ad esempio Tosap, Tares, imposta sulla pubblicità. Concedere a ristoranti, bar e pizzerie la possibilità di preparare cibo da asporto anche dopo le h 18 ( concessione di competenza della Prefettura ) 2) Misure a sostegno del Turismo Azzeramento per tutto il 2020 della tassa di soggiorno. 3) Misure a sostegno delle Famiglie Prolungamento della sospensione del pagamento rette asili nido e mense scolastiche. Aumento fondo per cure e assistenza domiciliare Rimodulazione/congelamento addizionale comunale Irpef Attivazione di un numero di telefono dedicato all’assistenza delle persone più bisognose e degli anziani soli, per consegna spesa a domicilio e altri servizi 4) Misure a sostegno del settore culturale e artistico Studio di forme di finanziamento agevolato (tipo Bond a tasso zero, garantiti dall’amministrazione pubblica). 5) Misure Finanziarie Apertura di un tavolo di lavoro con le Banche locali, in particolare CRAsti e Banca D’Alba, per l’individuazione di misure finanziarie, oltre alla sospensione della rate dei mutui, a sostegno delle imprese con sede nella provincia di Asti. 6) Misure di comunicazione Predisposizione, in tempi brevissimi, di un manifesto da affiggere per la città, che riporti chiaramente le norme igienico sanitarie da rispettare. Sappiamo bene che gran parte di queste misure impattano con un bilancio comunale già particolarmente stretto e che necessitano di coperture finanziarie adeguate, per questo prima di tutto ci rimettiamo alla valutazione tecnica del Sindaco e della Giunta ; da parte nostra siamo disponibili a lavorare insieme, perché siamo entrati in una crisi drammatica che ha bisogno di interventi eccezionali e di unità. Come Partito Democratico ci adopereremo inoltre per riportare ai nostri Organi Nazionali , le difficoltà in cui si trova l’economia del territorio affinché a loro volta si adoperino per aiutare il lavoro degli amministratori locali Asti, 9 marzo 2020 Gruppo Consiliare PD Asti Mario Mortara Coordinatore Circolo PD Asti Riccardo Fassone Segretario Provinciale PD Asti Michele Miravalle Segreteria Regionale Pd Piemonte

OSSERVATORIO MARZO 2020

L'OSSERVATORIO Sfruttare situazioni che toccano la salute delle persone per cercare di ribaltare il quadro politico non è cosa nuova, almeno in Italia. Per chi lo ricorda c'era già stato il caso della terapia anti-cancro del dottor Di Bella (1998-99, governo Prodi con Rosy Bindi ministra della Sanità), quando il centrodestra di Berlusconi, all'epoca all'opposizione, cavalcò e fomentò una reazione popolare per spingere l'utilizzazione di quel trattamento che sembrava aprire prospettive terapeutiche nuove. Ovviamente l'obiettivo era provocare le dimissioni di Rosy Bindi (che proponeva la sperimentazione) e quindi del governo, sotto la spinta della gente, poiché si andava a toccare, come può capire chiunque, una questione fortemente coinvolgente. L'errore, non certo in buona fede, fu che la politica si arrogava in quel momento la facoltà di decidere se un protocollo terapeutico (dunque una questione medica) fosse valido o meno, invece che lasciare una tale valutazione, come accade, al mondo scientifico. Si parlava a sproposito di “libertà di cura”, quasi che un paziente potesse optare per una terapia o per un'altra, come si trattasse di scegliere fra un etto di prosciutto di Parma o uno di San Daniele! La sperimentazione poi effettuata (secondo i criteri riconosciuti e validati) confermò la non validità scientifica di quel metodo, anche a livello internazionale. Pur se oggi il caso è diverso (un'infezione dovuta ad un virus “nuovo”), è sembrato riproporsi un momento politico analogo, il tentativo cioè di far cadere il governo, approfittando del disagio fisico e psicologico delle persone, per accusare il presidente del Consiglio di inadeguatezza ed aprire la strada ad un governissimo” in grado di portare fra 6-8 mesi il Paese alle elezioni. Il problema sembra essersi per ora acquietato per il “no” della Meloni, oltre che per quello del Pd e dei Cinquestelle, ma la cosa è emblematica di come si cerchi di sfruttare l'emotività e le paure delle persone per rovesciare il tavolo. Resta il fatto che la vita del governo sarà tutt'altro che agevole, non solo per l'epidemia in atto. A tal riguardo però, mi sia permesso di dire che, pure al di là di una comunicazione istituzionale non sempre impeccabile, a volte addirittura contraddittoria, l'esplosione dell'epidemia in sé non ha consentito probabilmente una linearità ed una omogeneità di linguaggio, proprio a motivo non solo del suo rapido evolversi ma anche, cosa secondo me di fondamentale peso, della regionalizzazione della Sanità nel nostro Paese che ha contribuito non poco a quelle discrepanze informative e comportamentali succedutesi (ed è tema che andrebbe affrontato seriamente a mente fredda). Certo, il coronavirus è un virus “nuovo” per cui non esiste un'immunità anche parziale nella popolazione, il che lo rende assai diffusivo, ma non particolarmente letale, pure se i decessi, in Italia, si attestano per ora su un 2.5-3% che comunque in Medicina poco non è. Per dare come esempio una stima numerica: se i contagi arrivassero diciamo a 20.000 casi (con l'influenza si arriva anche a 4-5 milioni di casi annui), ciò significherà un numero di decessi tra i 500-600, insostenibili per qualsiasi Paese (anche se fossero molto meno, ovviamente). Da qui si comprende come sia stato necessario prendere misure restrittive nella “zone rossa” (dove si è formato il “cluster”, vale a dire il focolaio), al fine di bloccare il contagio. Per tornare ora al discorso più strettamente politico, lo scontro istituzionale, fin quasi alla rottura, tra il presidente della Lombardia Fontana ed il presidente del Consiglio, reo (secondo i “lumbard”) di aver criticato e dunque posto in discussione l'elevato livello della sanità locale, per aver citato il caso del paziente infetto rimasto in attesa dei controlli al Pronto Soccorso dell'ospedale di Codogno, che avrebbe dato il via alla diffusione in “buona fede” del virus, è stato dovuto solo a questo: il tentativo di far cadere Conte (obiettivo comune ai governatori delle regioni del Nord); si è cercato cioè un pretesto per innescare una polemica ed una reazione a catena che terremotasse il quadro politico. Del resto, non erano stati inizialmente gli stessi presidenti di quelle regioni a chiedere a Conte di tenere in quarantena i cinesi che arrivavano in Italia dal loro Paese, dando quel tocco di “esclusione razziale” (anche gli italiani che provenivano da lì sarebbero dovuti andare in isolamento!) che crea tanto consenso? Giusto o sbagliato che sia stato il tono di Conte, ricordo solo che in precedenza il prof. Massimo Galli, Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'ospedale “L. Sacco” di Milano, aveva sollevato il caso (del paziente di Codogno), raccogliendo il parere concorde di altri illustri infettivologi in Italia. Allora: come mai il presidente Fontana non si era inalberato dopo le parole del prof. Galli, il quale peraltro non criticava la sanità lombarda, ma segnalava una situazione verificatasi in un momento iniziale in cui si stavano approntando ancora dei protocolli? Risposta: per il semplice motivo che col prof. Galli non c'era una questione politica in ballo, ma con Conte sì; era Conte che doveva cadere, non Galli! Circa poi la critica spesso rivolta, nei vari talk show televisivi, ai virologi ed infettivologi chiamati a dare i loro pareri, al di là del protagonismo eccessivo di qualcuno, devo sottolineare che se da un lato non vi sono visioni opposte circa la natura del virus, la sua diffusività e letalità e le possibilità terapeutiche future, dall'altro vi sono discordanze circa le misure da prendere, specie per quelle regioni ove i casi sono assenti o limitati, ma dove è possibile tracciare il percorso di eventuali isolati contagi. Questo però è soprattutto compito della politica che certo interroga gli esperti e fà tesoro di quei pareri, scontrandosi di fatto, com'è stato, con le realtà locali, proprio per il potere che le Regioni hanno in ambito sanitario, come in questi giorni è capitato per il problema della chiusura delle scuole e non solo. Forse questo è stato (è) il vero punto debole di tutta la situazione; il Governo avrebbe dovuto “imporsi” con una linea chiara ed univoca, in nome di un'emergenza. Ma sarebbe stato davvero possibile, anche per le ragioni che ho cercato di affermare or ora? Non si dimentichi che fra pochi mesi ci sarà un'altra tornata elettorale (Toscana, Liguria, Marche, Campania, Puglia): come non utilizzare in qualche modo la visibilità che un problema del genere offre a presidenti di Regione uscenti, ma con possibilità di ricandidatura? Uno di loro, ancor prima dell'esito di un test di conferma di un soggetto risultato poi effettivamente contagiato, aveva dato già per certo l'isolamento virale, quasi a voler cogliere immediatamente l'occasione per una visibilità da utilizzare nella prossima campagna elettorale! Ovviamente, non sto insinuando che il presidente in questione non attendesse altro (ci mancherebbe), quanto invece, ritenendo evidentemente ineluttabile da par suo la comparsa di contagi nella sua regione, abbia voluto farsi vedere già pronto, “sul pezzo”, quasi a rassicurare i suoi corregionali. Altrimenti, perchè affrettarsi a darne la notizia ancor prima della conferma? Speriamo poi che le misure che il governo appronterà per dare ossigeno e vitalità all'economia delle zone interessate, e non solo, diano i frutti sperati e siano sufficienti; circa il fatto che tutti riescano a parlare la stessa lingua, maggioranza e opposizione, è difficile sperarci: troppi altri interessi in gioco, che non l'epidemia! Circa le elezioni regionali prossime si auspica ovviamente che non solo il Pd incrementi il proprio consenso, ma che sia sempre più polo di attrazione per chi non vuol regalare al centrodestra (che oggi vuol dire ancora ”Salvini”) mezzo Paese. Sul prossimo referendum per il taglio dei parlamentari dico solo che sto personalmente (semmai a qualcuno interessi) ripensando all'idea di votare “no” (contro il taglio): il problema della rappresentanza politica è troppo serio per cedere alle suggestioni, in buona parte smentite, del risparmio di soldi pubblici da restituire ai cittadini (secondo la vulgata pentastellata). Anche se non sono una “sardina” mi sento di condividerne la loro valutazione al riguardo. Gianni Amendola

domenica 16 febbraio 2020

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2020

L'OSSERVATORIO L'aver vinto in Emilia-Romagna è stata cosa buona, non solo per il fatto in sé quanto perchè c'è stata una mobilitazione dal basso, una risposta “fisica” (piazze riempite) al sovranismo di Salvini che ha consentito in buona parte al Pd di tornare ad essere il primo partito nella regione. Ciò però non deve illudere perchè resta sempre il problema di un voto che per tanti anni era dato per scontato mentre ora lo si è dovuto sudare non poco (e comunque meritato). Rimane da capire (e dare dunque risposte) chi cercava un cambiamento nonostante l'Emilia-Romagna avesse (ed ha) degli indicatori economici e sociali tra i migliori d'Italia, e se c'è stato un eccesso di sicurezza, fors'anche una diminuzione di interesse, nel rapporto pluridecennale tra la “sinistra” ed il mondo delle cooperative e della gente comune. Ora si dovrebbe ripartire bene per quanto riguarda il nostro partito che, come vuole Zingaretti alla luce dell'esperienza del recente passato e soprattutto delle novità del presente, non potrà non aprirsi a quel mondo della cooperazione, della solidarietà, di chi vuole in sostanza essere in prima fila nell'impegno a superare le disuguaglianze sociali, generatrici a loro volta di disagi e di ingiustizie. Il prossimo congresso sarà decisivo al riguardo e si vedrà se nel Pd l'apertura verso realtà contigue ma non “inquadrate” (tipo Sardine, ma non solo) sarà vera, perchè se prevalesse la linea che “gli esterni vanno bene purchè non turbino gli equilibri interni” non si andrà lontano. Spero prevalga la linea dell'apertura e al contempo il ridefinirsi di una linea politica chiara che ponga il Pd quale riferimento per molti di un riscatto sociale. Non dimentichiamo che la Lega di Salvini (e il centrodestra) governa in parecchie regioni, alcune delle quali erano guidate dalla sinistra. Per cui o il Pd cambia, tornando a stare tra la gente, nelle periferie, aprendo i suoi circoli a chi vuole seriamente al di là delle tessere portare un proprio serio e competente contributo, e smette di essere un partito di notabili (o presunti tali) in cerca di visibilità e di portatori di tessere che si attiva solo in vicinanza delle scadenze elettorali, oppure non sarà più il perno di un cambiamento radicale della politica. Perchè questa è la vera posta in gioco. E' ovvio che l'attuale esperienza di governo sarà decisiva per il partito, purtroppo scontrandosi con la crisi irreversibile dei Cinquestelle. Che il Pd sia in risalita nei sondaggi e quindi nel consenso, al contrario dei grillini, non può indurre all'ottimismo per la sorte del governo, in quanto, proprio perchè in grande difficoltà, quest'ultimi cercheranno in ogni modo di puntellare le loro bandierine per non sparire definitivamente; la prova lampante di ciò è il tema della prescrizione breve. Può sorprendere (ma fino ad un certo punto, se si comprende un poco lo spirito dei Cinquestelle) la rigidità di Bonafede che sembra non offrire sponde per un compromesso. Come può infatti, in quanto ministro della Giustizia, persistere con un testo di riforma che scontenta profondamente sia la magistratura sia l'avvocatura? Né può essere ammissibile che tale esteso dissenso venga interpretato, nella logica settaria dei Pentastellati, come il segno di “stare nel giusto” perchè evidentemente si vanno a toccare (secondo loro) determinati interessi! Il destino prossimo futuro dei grillini si lega inevitabilmente a quello del governo Conte (sarebbe più esatto posporre i termini); la loro crisi è purtroppo destinata a complicarne la vita, in quanto giocheranno il tutto per salvare la loro immagine ormai sbiadita, lasciando pochissimo spazio alle mediazioni, considerate sconfitte “a prescindere”. Nè traggano in inganno le dimissioni di Di Maio: Giggino vuole riprendere la leadership, aspetta solo il momento giusto per reinsediarsi al vertice del partito (pardon: Movimento), nella consapevolezza di non avere per ora avversari per la successione; intanto, come fosse ancora il capo, invita i militanti a scendere in piazza per manifestare contro “il sistema”, reo di voler affossare le riforme più significative, vale a dire quella sui vitalizi dei parlamentari, che si vorrebbero ripristinare, e il reddito di cittadinanza, che qualcuno vuole rimodulare e riformare. L'unico al momento che potrebbe insidiarlo è Di Battista, il quale ha già annunciato il suo rientro nell'agone politico, ribadendo al contempo che il Movimento non si lega né alla destra né alla sinistra, anzi su economia, ambiente ed immigrazione lui porterà avanti proprie posizioni, maturate nei suoi recenti viaggi, e chi ci sta ci sta; una sorta di richiamo della foresta a tornare alle origini, quando i Pentastellati, raccogliendo il dissenso di tanti delusi dalla politica, sparavano a palle incatenate contro il “sistema” (ci risiamo). Solo che essendo da quasi 2 anni al governo, e partecipando in tal veste a disegnare la geografia del potere delle aziende di Stato, come ricordava giorni fa il Presidente della Camera Fico ai militanti in Campania, i Pentastellati sono ormai loro stessi “sistema”! Quello invece cui non danno ancora risposta, come dissi in un recente Osservatorio, è il motivo per cui, nonostante il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, la legge sulla prescrizione ed i vari “restitution days”, hanno di fatto più che dimezzato il consenso elettorale acquisito nel 2018. Il fatto è, ripeto, che l'essere passati da un governo all'altro, l'aver oscillato da posizioni inizialmente anti-euro e poi il contrario, chiedendo però nel frattempo l'impeachment per Mattarella reo di aver posto il veto alla nomina a ministro di Paolo Savona, non certo “filo-Europa”; ed ancora: le norme a favore dei condoni edilizi, in Sicilia (si votava per le Regionali) e successivamente per Ischia, da poco colpita da un pesante terremoto, le indefinite posizioni in politica estera, tutto ciò ha contribuito a dare del Movimento un'immagine ondivaga, ambivalente, sempre pronto a cavalcare temi solo se in grado di portar voti (come sull'immigrazione, problema su cui non si sono mai distinti da Salvini), ma soprattutto senza una idea precisa e definita di Paese. Perchè senza proposte chiare su lavoro, fisco, scuola, università, ambiente (cose che “fanno” un Paese), lo sventolare “gli scalpi” contro la casta ha finito per essere percepito solo come battaglia auto-referenziale poco produttiva, visto i problemi tuttora aperti e non avviati a soluzione (e stando loro sempre al governo). Il destino del M5S sarà probabilmente quello di dividersi in tre raggruppamenti: uno governista col Pd (Fico, Patuanelli..), un altro contrario al governo col Pd ma aperto ad un ritorno con Salvini (Di Maio), un terzo “duro e puro”, che non si alleerà con nessuno (la linea di Di Battista-Paragone). Per tacere ora di ciò che potrebbe accadere alla fine della legislatura quando scatterà per i parlamentari grillini il divieto di candidarsi dopo 2 mandati; riguarderà gente come Di Maio, Fico, la Taverna, Toninelli, Crimi, Morra ed altri.. Che faranno? Usciranno tranquillamnete di scena o come credo Grillo e Casaleggio troveranno qualche cavillo che li faccia riconfermare? O “in articulo mortis” della legislatura ci saranno trasmigrazioni, magari anche verso il Pd?...Si capisce allora quali difficoltà affronterà il nostro partito con un partner così devastato, ma che nell'attuale Parlamento detiene ancora la maggioranza relativa! Il fatto è che si ha però moltissimo da perdere da un'azione di governo scarsamente incisiva, attenta più a salvaguardare un precario equilibrio piuttosto che orientare in modo deciso l'attività dell'Esecutivo stesso. Dell'attivismo di Renzi invece si è detto e si dice tanto, che trattasi soprattutto di un bisogno di visibilità, stante i sondaggi che riguardano Iv; ma c'è chi ipotizza la caduta di Conte sul tema della prescrizione e la formazione in Parlamento (senza passare da elezioni anticipate) di un governo da affidare a Giorgetti (a Salvini no, anche per le importanti questioni giudiziarie che lo toccano), con un robusto impianto di destra moderata nella sua struttura e con Iv in appoggio. Mattarella, molto tempestivamente (a conferma che la cosa forse non era solo un'ipotesi teorica), ha già detto che in questo Parlamento altre maggioranze, al di là dei numeri, non sono possibili, ammenocchè non si vogliano coalizioni ulteriormente disorganiche e disarmoniche (ma il centrodestra avrà il coraggio di escludere da tale eventualità la Meloni, difficilmente “digeribile” da Iv?). Piuttosto sarà da conoscere l'atteggiamento di Renzi per le imminenti tornate elettorali regionali che riguarderanno Toscana, Marche, Campania, Puglia e Liguria, e in più le comunali a Roma. Quattro di queste regioni sono a guida centro-sinistra, ma già vi sono problemi circa i candidati di Campania (De Luca) e Puglia (Emiliano), per motivi diversi, ma per Renzi difficili da accettare (De Luca magari alla fine sì, Emiliano certo “no”); bisognerà inoltre vedere chi sarà il candidato sindaco della capitale, elezione che a Roma si sommerà a quella suppletiva per la copertura del seggio lasciato vacante da Gentiloni, migrato in Commissione europea. C'è tanta carne al fuoco, come si vede, e per questo il Pd dovrà essere unito, ma nella chiarezza delle sue scelte e strategie: il tempo scorre velocemente in politica e soprattutto non fà sconti. Perdere quest'occasione di rilancio per eventuali beghe interne vorrebbe dire la fine di tutto. Gianni Amendola

martedì 7 gennaio 2020

OSSERVATORIO GENNAIO 2020

L'OSSERVATORIO La proposta di Massimo Cacciari di aprire il prossimo congresso del Pd (dopo le Regionali in Emilia) alle “Sardine” mi pare del tutto condivisibile; è vero che la presenza nelle piazze di tale movimento sta a mostrare plasticamente la crisi della rappresentanza della sinistra (non solo), ma proprio per questo accogliere in piena dignità coloro che han fatto una precisa scelta di campo (l'anti-sovranismo e l'antifascismo), che stanno modificando il linguaggio della politica, rilanciando il rispetto della complessità della stessa e della competenza, soprattutto ri-valorizzando la “presenza fisica” nelle piazze per l'ascolto diretto (superando così il totem della rete) mi sembra un'azione seria e responsabile. Non si tratta di mettere cappello sul movimento quanto invece di assimilarne le domande e le proposte, in una sorta di reciproca fecondazione. Il fatto che buona parte della Direzione sia apparsa finora piuttosto reticente al riguardo (secondo Cacciari) rende l'idea della difficoltà ad accettare una sfida del genere; forse perchè si tratta di dare pieno riconoscimento politico a persone certamente orientate a sinistra, ma non catalogabili nelle categorie classiche in cui i partiti spesso si caratterizzano al loro interno. Zingaretti al contrario pare ben disposto e come segretario potrà giocare al meglio le sue carte. Staremo a vedere. Ora, nell'attesa delle Regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, il Pd deve cercare di rimarcare la sua azione all'interno del Governo, iniziando dal tema della prescrizione. Partita delicata per gli equilibri interni all'Esecutivo perchè da sempre bandiera dei Cinquestelle; ma se si è d'accordo sull'eliminarne l'uso distorto, come si è visto all'epoca del Cavaliere e delle leggi “ad personam”, è difficile accettare il passaggio (quanto costituzionale?) dalla “presunzione d'innocenza”, fondamento dell'esercizio della nostra giurisdizione, alla “presunzione di colpevolezza”. Ma si sà i Pentastellati sono entrati in Parlamento “a scopo punitivo”, per cui il taglio dei parlamentari e appunto la sospensione della prescrizione dopo il I° grado rappresentano quell' humus di anti-politica su cui hanno inizialmente costruito gran parte del loro consenso. Ora che si avvicina un nuovo appuntamento elettorale su certi punti non cederanno (per il momento..). Il caso Salvini e la tenuta del Governo. Non si sà ancora se il Parlamento voterà per l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso della Gregoretti (analogo a quello della Diciotti); è indubbio però che sul caso si sta giocando una partita che non potrà non incidere sull'azione del Governo. C'è da notare come tale situazione avvenga in un momento di profonda crisi del M5S che ha già visto tre senatori passare con la Lega, diversi fuorusciti verso il Gruppo Misto, tra i quali l'ex-ministro Fioramonti, ed ora l'espulsione di Paragone...La ragione vera, che nessuno tra i transfughi pentastellati ammetterà mai, è che la crisi di consenso dei grillini, unita alla riduzione del numero dei parlamentari, costerà il posto a tanti di loro che pertanto si affrettano a cambiare bandiera. Forse non sarà l'unico motivo, ma sicuramente ha una parte preponderante. Stare in politica piace, non c'è bisogno di dirlo...e non solo per la visibilità personale che si acquista! Del resto, di cosa dovrebbero vergognarsi coloro che son passati con Salvini? Son stati insieme al governo, lo hanno difeso in nome della collegialità per il caso della nave Diciotti, hanno condiviso, quantomeno non hanno eccepito nulla, l'impianto delle Leggi Sicurezza; per qual motivo ora (questi transfughi grillini) dovrebbero sentire il peso di un disonore per il cambio di casacca? Anche Di Maio non è che abbia brillato per coerenza finora, anzi; le sue giravolte sono ormai note! Lui si muove sempre nell'ottica della convenienza personale identificandola con quella di partito (pardon “Movimento”) che vuole portare di volta in volta su temi in grado di lucrare voti; l'annuncio del “sì” al procedimento verso Salvini è per lui comunque un'arrampicata sugli specchi, in quanto come vice-presidente del Consiglio non poteva ignorare le posizioni del suo corrispettivo leghista. E' che ora Di Maio sente l' ”odore del sangue”, con Salvini in difficoltà, e cerca di prendersi la sua rivincita. Ciò che ho detto per Di Maio, circa il caso della Gregoretti, vale anche per il presidente del Consiglio che Zingaretti ha recentemente lodato, rafforzandone l'immagine. Si può sostenere che Conte, nel precedente governo, è stato soprattutto un notaio, “schiacciato” com'era tra Lega e Cinquestelle che lo avevano indicato Premier. E' dopo l'esito delle Europee, e principalmente dopo la crisi estiva provocata da Salvini, che Conte ha assunto un ruolo più autonomo, mostrando anche diverse doti di mediatore; iscriverlo nel perimetro della sinistra vuol dire obbligare Di Maio ad una scelta di campo, in quanto difficilmente il capo pentastellato potrebbe misconoscerlo, avendolo lui stesso proposto prima a Salvini (Conte 1), dopo al Pd, quale “conditio sine qua non” per la formazione dell'Esecutivo (Conte 2). Ma è una scelta che Giggino comunque non farà, lo ha già detto: il M5S dovrà essere sempre l'ago della bilancia, il che vuol dire stare al Governo o con la Lega o con il Pd, a seconda della convenienza del momento. Ma soprattutto per lui è l'unico modo per rimanere “capo politico”: fare una scelta di campo vorrebbe dire accettare di non essere più il leader in caso di sconfitta dell'alleanza all'interno della quale ci si è schierati; tra l'altro, con un Movimento diviso e lacerato, il rischio che la piattaforma Rousseau possa non confermarlo (presentandogli il conto) sarebbe a quel punto molto alto. Poi certo, è assai probabile che Grillo e Casaleggio troveranno gabole per cui chi ha rivestito ruoli di rilievo verrà escluso dal giudizio della piattaforma stessa, garantendogli la permanenza “a vita” nella politica...Vedremo, ma se sarà così, anche altri parlamentari 5 Stelle importanti reclameranno lo stesso trattamento; si formerà allora una casta di intoccabili, proprio il contrario di quello che i grillini han sempre predicato! Tornando a Salvini, si noti come abbia forse moderato un po' i toni, ma certamente inizia a soffrire la sua situazione personale. I fondi in nero presi dalla Russia, di cui è accusato, i 49 milioni di Euro spariti, che verranno addebitati alla “bad company” della neonata Lega per Salvini, come sancito dal recente congresso ultrarapido alla vigilia di Natale, vale a dire la “vecchia” Lega Nord, restano tutte spine nel fianco; ed anche il caso della Gregoretti che il “Capitano” tenta di banalizzare, dicendo di aver difeso i confini (la nave in questione è militare: non sarebbe mai potuto partire un attacco all'Italia!), è causa di preoccupazione, ben sapendo che l' eventuale autorizzazione a procedere gli procurerà più di un'incertezza, in quanto il caso appare “giuridicamente fondato”. Non per nulla sembra di essere tornati ai non lontani tempi di Berlusconi, quando cioè i magistrati venivano attaccati e delegittimati; si riascoltano parole prive di fondamento costituzionale, che vogliono contrapporre il popolo (che vota e che darebbe ora la maggioranza a Salvini) ai giudici, i quali se avanzassero una qualsiasi azione nei di lui confronti, si collocherebbero “automaticamente” contro la volontà dei cittadini, quasi che il consenso elettorale sia un lavacro purificatore da ogni colpa o peccato. E' un cortocircuito pericoloso, su cui occorerebbe dire una parola definitiva (ma anche i Cinquestelle al riguardo sembrano silenziosi). Il gesto del Papa. Non vorrei che l'eco mondiale dell'immagine del Pontefice un po' adirato con la persona che gli aveva afferrato la mano, strattonandogliela, facesse passare in secondo piano le Sue parole pronunciate nell'Angelus del Primo dell'Anno, che la liturgia cattolica dedica a Maria Madre di Dio: avendo l'opportunità di parlare della donna, lo ha fatto come forse da tempo nessuno era riuscito, perlomeno con tanta intensità e profondità. Non solo la raccomandazione ad avere rispetto, ad evitarne lo sfruttamento del corpo a fini pubblicitari e di prostituzione, a fuggire ogni forma di violenza fisica e verbale (cose indubbiamente di enorme rilievo), ma con quel ricordare che “non c'è salvezza senza la donna e che la sua carne è la più nobile del mondo perchè concepisce e dà la vita, come fece appunto Maria” sono stati toccati vertici di elevata bellezza e spiritualità. Invece di irridere sui social quella reazione tutta “umana” (scacciare la mano della fedele), imitandone la scena con la sua compagna, Salvini avrebbe fatto bene a meditare quelle parole, dato che lui stesso aveva da poco volutamente ironizzato sugli esami orali della nuova ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, al concorso per Dirigenti Scolastici, dando la stura a prevedibili commenti sessisti, ovviamente coperti dall'anonimato della rete. Quando si semina vento si raccoglie tempesta, caro Salvini; anche questa citazione è del Vangelo..Ma la Borgonzoni, aspirante governatrice dell' Emilia-Romagna, che ha da dire al riguardo? E le altre donne della Lega? O l'adorazione del Capo è tale che tutto si copre, altrimenti si rischia di essere escluse da future candidature? Buon Anno a tutti, di pace e di cose belle. Gianni Amendola