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giovedì 6 giugno 2019

A DIFESA DEI PIU' DEBOLI

OSSERVATORIO GIUGNO 2019

L'OSSERVATORIO “Chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”; questo famoso detto, preso da una commedia in versi del '600, credo si attanagli alla perfezione al momento drammatico che stan vivendo i Cinquestelle e Giggino Di Maio, appena “salvato” dal voto sulla piattaforma Rousseau, utilizzata da “ben” 56.000 persone (un record mondiale dicono!). Questa ennesima farsa on line (come definirla diversamente dopo che Grillo e Casaleggio hanno sapientemente indirizzato il voto con i loro “endorsement”, su una piattaforma peraltro piena di “buchi”, dove è possibile risalire a “chi ha votato che cosa”, come hanno raccontato alcune inchieste giornalistiche?) non cancella minimamente lo sconquasso elettorale dei grillini che nasce dalle loro infinite contraddizioni, dalla loro inadeguatezza, dall'aver condiviso, solo in nome del potere, la “visione salviniana” della politica e della società. Sorprende poi la totale assenza di analisi della sconfitta, come si fosse trattato di un inciampo temporaneo, dovuto da un lato dall'astensionismo nel Meridione, dall'altro ad una comprensibile delusione per non aver ancora mantenuto tutte le promesse fatte in campagna elettorale. E ciò lascia ulteriormente interdetti per aver i Cinquestelle da sempre caldeggiato la trasparenza, il non attaccamento alla poltrona e rimarcato la loro “diversità” delle loro prassi interne rispetto a quella dei partiti tradizionali; in qualsiasi democrazia ed in qualsiasi partito “serio” però un leader, tra l'altro vice-presidente del Consiglio e ministro, che in 10 mesi dilapida un consenso di oltre il 32% dimezzandolo drammaticamente, dovrebbe “spontaneamente” dimettersi prima di ogni altro invito a restare. Ma chiedere questo a Di Maio non è possibile: lui esiste “solo” per essere capo e la prospettiva di non dover superare il doppio mandato, come vogliono le regole del Movimento, lo sconvolge, in quanto un conto è arrivare alla scadenza da “premier”, o comunque da capo politico e da ministro (è ovvio che in un caso del genere quella regola potrebbe non valere), un altro lo è da dimissionario! “Sono 5 anni che aspetto questo momento” disse più o meno così lo scorso anno durante i colloqui per la formazione del Governo, dopo il diniego di Salvini ad accettarne la leadership; è evidente chi si esprime in tal modo configuri per sé un ruolo sempre di primo piano...Il “no” di Casaleggio a rivedere questa regola, per evitare il rischio di diventare professionisti della politica, è ancor oggi molto fermo! Cosa farebbe Di Maio (e non solo lui) se uscisse per sempre dall'agone politico dopo aver esaurito i 2 mandati? Questa domanda è cruciale per comprendere il suo...travaglio (ogni riferimento è puramente casuale...)! La sua “assoluzione” on line vuol dire ora che il governo andrà avanti, perchè i grillini non possono aprire una crisi che farebbe venir meno da un lato l'attuale maggioranza relativa in Parlamento, dall'altro li condannerebbe certamente ad un'opposizione solitaria, dato che non possono allearsi con nessuno, tantomeno col Pd, nel caso Salvini andasse col centrodestra. Solo il mantenimento del potere è la medicina, tutt'altro che amara evidentemente, per prevenire il rischio di una progressiva insignificanza politica, possibile anticipo di una loro definitiva implosione! Ma stare al governo per fare che? Ora più che mai la Lega detterà l'agenda e su determinati punti lo scontro tra le 2 forze non potrà che essere durissimo, poiché i Cinquestelle, per arginare il loro repentino declino, vorranno tornare ad essere duri e puri; non solo, c'è il problema Corte dei Conti che ha bocciato sia “la quota 100” sia il reddito di cittadinanza ed un governo “serio” non può non prenderne atto. Ma mentre Salvini può avere ancora come obiettivi le grandi opere e i decreti “sicurezza”, i porti chiusi ai migranti (che chiusi non sono!) per mantenere il consenso, il Movimento cos'ha oltre il reddito? Potrebbero i grillini esibire solo lo Spazzacorrotti, ma come già abbiam detto hanno nel contempo approvato sia i condoni edilizi (ad iniziare da Ischia e Sicilia) sia le norme sugli appalti che presentano aspetti poco “chiari”, come ha confermato anche l'Anac di Cantone (a conferma di una doppiezza, quantomeno l'evidenza di un pendolare continuo, a seconda di dove si possono raccattare voti). Al momento dunque lo sbocco verso le elezioni anticipate rimane un'ipotesi assai fondata, anche se sia Salvini sia Di Maio faranno di tutto per lasciare il cerino all'altro prima di andare al “redde rationem” definitivo. Nel frattempo che ne sarà del Paese? Quale manovra finanziaria si avrà? Il ruolo del Pd. L'esito delle Europee ha dato una salutare boccata d'ossigeno al partito e trovo francamente sterile e stucchevole la notazione che i voti in termini assoluti siano stati inferiori rispetto alle Politiche; un incremento del 4% và preso “bene”, confermando pur nel piccolo che il Pd è vivo e deve essere sempre più inclusivo. Piuttosto sarebbe opportuno che le formazioni minori nell'ambito della sinistra riflettano sull'utilità di una presenza elettorale di sola testimonianza; Fratoianni si è dimesso, ma chi gli subentrerà cosa farà? Zingaretti mi pare abbia chiaro tutto ciò e se sembra muoversi cautamente è perchè vuole portare tutto il partito su una una prospettiva più ampia, consapevole com'è che le precedenti pesanti sconfitte sono nate in gran parte da un'ostentata autosufficienza e da una chiusura al confronto con realtà che da sempre hanno guardato a sinistra (periferie, mondo della scuola, della sanità, della cultura). Piuttosto bisogna evitare certe figuracce come quelle alla Camera, quando l'altro giorno è passato all'unanimità l'emendamento che autorizzava il pagamento dei debiti e dei crediti alla PA tramite minibot (una sorta di “cavallo di Troia” verso ulteriore deficit), scatenando l'ironia del leghista Borghi verso il nostro partito che ha votato a favore. L'aver fatto poi rapidamente marcia indietro non cancella il senso di sorpresa e se vogliamo di superficialità che questo inconveniente ha provocato; probabilmente è stato cambiato in corsa l'emendamento e tutti son caduti nella trappola. La difesa dell'Euro e dell'Europa per il pd non deve essere “d'ufficio”, quanto invece per una forte motivazione (da saper comunicare) nel perseguire una strada senza la quale la nostra economia non potrà mai rilanciarsi, collegando in questa narrazione la difesa della moneta a prospettive di lavoro e a solide politiche ambientali (in nome di Greta), in quanto gli Stati con economie stabili, grazie all'Euro, saranno in grado di poter investire nelle energie alternative e nella tutela dei territori (il che comporta tra l'altro incremento dei posti di lavoro). Io non so se si andrà a votare a settembre; è chiaro che se sì rivincerà Salvini alla grande (ormai tanti Italiani, da Berlusconi in poi, votano una “faccia” piuttosto che una proposta politica); se anche il Pd crescesse ancora, raccogliendo in parte voti dall'astensionismo, in parte da quella “sinistra-sinistra” finalmente consapevole che con il 2-3% non si và da nessuna parte, ed arrivasse ad un 27-28% che farà? E' probabile però che la inevitabile saldatura, una volta rotto il Governo, tra la Lega ed il resto del centrodestra ricrei quel dualismo “destra-sinistra” di cui il Pd potrà giovarsi, ma c'è pur sempre in gioco il Movimento ed il suo destino. Personalmente non credo vi siano concrete possibilità per un'alleanza con i grillini: troppe le distanze rancorose, troppe le differenze sulla concezione della democrazia e sulla rappresentanza e sulla stessa visione dell'Economia...I “dem”dovrebbero marcare stretto i “5 Stelle” per metterne a nudo i limiti, le contraddizioni, per affondare tra le loro possibili divisioni che qualcuno già prevede (si parla di Fico alleato di De Magistriis per una nuova lista alle Politiche), al fine di recuperare parte di quel voto ivi confluito...C'è un altro aspetto però, più confacente alle dinamiche interne del nostro partito, circa il ritorno alle urne, l'idea cioè che un voto anticipato bloccherebbe ora sul nascere l'ipotesi ancora in embrione di una “gamba lib-dem”, di cui Calenda e altri vorrebbero farsi promotori..Staremo a vedere...Piuttosto, voto o non voto, si deve ri-porre al centro, oltre ai temi del lavoro, dell'ambiente e dell'equità fiscale, una questione cruciale che sembra ormai codificata, ma che va' radicalmente cambiata, vale a dire l'aziendalizzazione di servizi fondamentali dello Stato: Scuola e Sanità. Mettere coraggiosamente in campo proposte per un vero superamento di tali assetti organizzativi che non solo non han migliorato la qualità dei servizi in questione (che se sono alti lo devono alla professionalità di chi vi opera), ma ha creato, negli specifici ambiti di lavoro, situazioni di nepotismi, di favoritismi, di richiami “strumentali” al merito, molto spesso legati al grado “di vicinanza” alle figure apicali da parte dei singoli operatori. La sinistra è per il solidarismo, che non vuol dire appiattimento e non prescinde dal merito (che richiede però parametri stabiliti e condivisi); purtroppo, come ora quasi ovunque, tante valutazioni professionali, nelle scuole come negli ospedali, si basano sulla personale discrezionalità dei Dirigenti! Si può verificare quanti voti ha perso il Pd su questi temi? Gli strumenti per fare una ricerca al riguardo immagino ci siano: si faccia e ci si renderà conto pienamente! Non dovremmo poi più lamentarci per quanto accaduto in Umbria circa le nomine in Sanità: se il sistema non cambia queste storie si riverificheranno ancora, altrove e con altre maggioranze, perchè i Direttori Generali sono di nomina politica (anche se ad indicarli fosse il Ministero come vogliono i Cinquestelle per la crisi della sanità in Calabria) e devono rispondere agli Assessori ed ai Presidenti di Regione, per cui chi riveste tali ruoli non potrà non avere certe referenze! Dal loro canto anche i Dirigenti Scolastici, pur se non nominati, “si relazionano” con la politica locale per ottenere finanziamenti per le scuole e/o per progetti didattici o iniziative; in questo non ci sarebbe nulla di male, se non per il fatto che potrebbero esporsi a pressioni per “valorizzare” questo o quel docente o quel determinato percorso formativo. Dovremmo invece dire grazie (è proprio il caso!) al Governo in carica per aver eliminato la facoltà dei Dirigenti Scolastici di nominare, direttamente su chiamata, i docenti nonostante il Corpo Insegnante si fosse espresso nettamente contro tale ipotesi, prevista dalla legge 107. Ma il potere pressocchè totale dei Dirigenti che comunque rimane porta inevitabilmente al crearsi di quelle congreghe interne ad ogni istituto, ruotanti sempre attorno alle Presidenze, per loro natura escludenti nei confronti di coloro che “non rientrano” in determinate grazie. Proprio quindi all'opposto del solidarismo, a quel senso cioè di forte condivisione di un progetto comune all'interno di un grande obiettivo che dovrebbe caratterizzare gli Insegnanti, molti Docenti cercano invece, “lisciando” il pelo al Preside di turno, a sua volta erogatore di benefici e di incentivi, il proprio personale tornaconto. Chi può modificare alla radice una tale situazione se non un partito “di sinistra”? Si faccia dunque il Pd promotore di un percorso nuovo per la Scuola, indicata tra le priorità del partito, si promuovano gli Stati Generali dell'Istruzione, si ascoltino gli insegnanti, gli studenti, gli stessi Dirigenti per ridefinire una nuova organizzazione scolastica ed anche per rivedere i programmi (che in anni precedenti, specie con ministri quali la Moratti e la Gelmini hanno subito tagli inspiegabili, si pensi alla Storia dell'Arte, al Diritto, alla Geografia ed ora la Storia); ma altrettanto deve farsi per la Sanità, attraverso un confronto serio e puntuale con gli operatori sul campo (Medici, Infermieri), col mondo della Ricerca e dell'Università, con le organizzazioni dei Malati. Pur nella diversità degli ambiti la filosofia “aziendale” rimane identica tra Scuola e Sanità: a guidare le strutture a livello locale (istituti scolastici ed ospedali) rimangono, nel pieno di poteri quasi totalizzanti, “uomini (o donne) sempre più soli al comando”! E' tempo di uscirne! Sul tema delle periferie: và bene riaprire la sede del Pd a Casalbruciato, recentemente agli “onori” delle cronaca, ma serve in questi enormi quartieri mettersi in immediata sintonia con quel mondo del volontariato, dell'associazionismo, cattolico e non, e delle iniziative culturali al fine di ricreare, tra e per la gente che ci vive, momenti non occasionali di animazione e di solidarietà sociale; magari (perchè no?) aprire in queste “marginalità cittadine” succursali di quella scuola politica di cui Enrico Letta sta facendosi promotore per la formazione di una nuova classe dirigente, con l'obiettivo di vincere “l'orgoglio dell'ignoranza” (per usare una sua espressione), che sta diventando tristemente un segno dei nostri tempi. La lotta a papa Francesco. Consentitemi di chiudere queste note con qualche considerazione circa l'aperta guerra che l'internazionale sovranista (che trova echi solidali in parte delle stampa italiana: il Giornale, Libero, la Verità..) sta conducendo nei confronti di papa Francesco. Non piace a costoro la sua predicazione, il suo richiamare all'accoglienza dei migranti, chiamando la Politica alla propria responsabilità di “gestire” tale fenomeno epocale. Ogni suo intervento viene visto come un'interferenza nel dibattito politico, non piace l'atteggiamento di dialogo costante con le altre Religioni, specie con l'Islam, non è gradito il suo forte richiamo alla tutela del Creato, oggetto della sua prima enciclica che provocò reazioni risentite della destra americana, sensibile agli interessi dei petrolieri...Come se non venisse da sé che di fronte a problemi così drammatici, in grado di trasformare profondamente il nostro vivere tra i popoli e sulla nostra Terra, la predicazione di un Vangelo incarnato non comporti necessariamente una ricaduta “politica”, intesa nel suo significato più ampio possibile. Un gioiello medievale, la Certosa di Trisulti nel Lazio in provincia di Frosinone, rimasta pressocchè senza frati ormai anziani, è stata fatta oggetto di acquisto da parte di un amico di Bannon, ex vice di Trump, amico di Salvini, di Orban, stabilmente in Italia, per farne il riferimento europeo, e quindi mondiale, di una “nuova cristianità” sovranista che vuole una fede come amalgama protettivo ed identitario (le nostre belle tradizioni!::) in una contrapposizione al “diverso”, sia esso migrante, sia esso di un'altro credo. Questo acquisto pare sia stato bloccato, grazie anche alla mobilitazione di tanti a livello politico e culturale. Ma il segno è preoccupante e la guardia deve restare alta, perchè non è cosa da poco, ma molto molto seria; potrebbe preludere, sicuramente nelle intenzioni dei fautori di questa “nuova cristianità”, ad un controllo indiretto sul papato, condizionandone in futuro le scelte e la predicazione, contando anche su alti prelati all'interno del Vaticano, cui evidentemente non dispiace questa nuova versione della fede. C'è anche questo di che preoccuparsi. Gianni Amendola

domenica 5 maggio 2019

OSSERVATORIO MAGGIO 2019

L'OSSERVATORIO L'Istat ha appena mostrato i dati economici del primo trimestre del 2019 (aumento del Pil di 0.2% e calo della disoccupazione, dopo le ultime due valutazioni del 2018, tutte con segno “meno”, indicatori di “recessione tecnica”); inutile dire come si sia scatenata la grancassa, dei grillini soprattutto, circa la bontà delle scelte dell'Esecutivo, senza spiegare ovviamente, ai “beoni” della rete, come ciò sia stato reso possibile in quanto le misure bandiera e gli atti di questo governo (reddito di cittadinanza, “quota 100” e flat tax, Decreto Crescita..) sono tutt'al più appena avviati. Trattasi verosimilmente di un fatto congiunturale dovuto, secondo quanto dicono gli analisti, alla domanda estera che ha consentito un aumento delle esportazioni. Intendiamoci: non è che i segni positivi nella nostra economia debbano dispiacerci, ma è l'interpretazione miracolistica che ne danno i partner del governo, bisognosi come sono di consenso, in un momento per loro, pur per diverse ragioni, in cui si trovano in difficoltà. La Lega non ha solo il caso Siri, ma anche una serie di problemi per sospette “relazioni proibite” con clan malavitosi (nel Lazio) a fini elettorali, oltre l'aperto sostegno (ricambiato) a Casa Pound; i Cinquestelle dal canto loro cercano di sfruttare questi “regali” per attaccare Salvini, sperando da un lato di recuperare parte di quel consenso perduto proprio per essersi appiattiti sulle politiche del Ministro dell'Interno, dall'altro di far dimenticare i grossi guai della giunta romana (con la Raggi inquisita e con alcuni suoi importanti collaboratori in carcere, alcuni dei quali a suo tempo definiti proprio da Di Maio “servitori dello Stato”), le mancate promesse fatte in campagna elettorale (a Taranto ormai il Movimento è visto come fumo negli occhi per l'Ilva) e non ultime le bugie, insieme ai leghisti, circa l'aumento dell'IVA, scritto nel Dpf, ma negato in tv e sui social, ovviamente in vista del voto europeo, senza dire però da dove e come verranno presi i soldi per evitarne l'incremento, il tutto sempre in nome della trasparenza (vero Di Maio?). Certo, tornando per un attimo ancora sui dati Istat, la cosa ha sorpreso un po' tutti; senza fare dietrologie e ritenendo doverosamente corretta l'analisi, c'è da notare come l'attuale presidente Gian Carlo Blangiardo, sponsorizzato dalla Lega, sia stato nominato a febbraio, dopo diversi mesi di stallo perchè i due vice-premier non riuscivano ad accordarsi, grazie ai voti di un parte di Forza Italia, proprio quel partito che ai tempi dei governi Berlusconi, di fronte ai dati spesso impietosi periodicamente forniti dall'Istituto di Statistica, cercava di delegittimarne il significato, mettendo in discussione il modo (a dire dell'ex ministro Tremonti) con cui venivano raccolti, attribuendo così allo stesso Istat un ruolo fondamentale nel consenso o meno nei confronti del governo in carica.....E sempre in tema di nomine “interessate” è di questi ultimissimi giorni quella di Luigi Falco, vicinissimo a Di Maio e suo ex-portavoce, ma a quanto pare senza esperienze nel campo del lavoro nonostante il curriculum lo richiedesse, a direttore generale dell' Anpal, l'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive e del Lavoro, che si occupa direttamente dei navigators e della seconda fase del reddito di cittadinanza. Dopo la nomina di Mimmo Parisi, dell'Università del Mississippi, in odore di conflitto di interessi, serviva un'altra figura del tutto allineata che non ponesse ostacolo alcuno soprattutto all'acquisto, senza bando di gara (!) e attraverso una società in house dell' Anpal stessa, del software di incrocio dei Big Data messo a punto da Parisi nell'Università americana. A quanto pare, nel ruolo di direttore generale era stato indicato in precedenza Gianni Bocchieri, direttore generale dell'assessorato all'Istruzione e alle formazione e lavoro della Regione Lombardia, su proposta della Lega (della serie: a te Parisi, a me Bocchieri), peraltro contattato a suo tempo dagli stessi Pentastellati in occasione delle Regionali siciliane ultime (lui ragusano d'origine), per la nomina ad assessore al Lavoro (in caso di vittoria del Movimento). Pare che Bocchieri abbia espresso pareri difformi da quelli di Parisi su alcune questioni (del resto fra “competenti” ci si confronta e si fà sintesi), ma ciò è sembrato a Giggino Di Maio intollerabile, abituato com'è all'idea madre del Movimento in cui “uno comanda” e gli altri si allineano, pena espulsione, soprattutto perchè rischiava di tardare, o quantomeno di adeguare l'erogazione del reddito a tempi meno frettolosi da quelli da lui voluti e imposti. Il 30 aprile il Ministro dello Sviluppo economico, ha proposto la nomina del suo fedele amico Falco, che non porrà più ovviamente ostacoli ad alcuno, facendo così saltare l'accordo precedente sul nome di Bocchieri. Che dirà la Lega? Ma come, non era proprio Di Maio, a proposito dell'ipotesi di ripristino delle Province caldeggiata da Salvini, colui che diceva di opporvisi per non volere poltronifici?..Ma se (con Salvini) ha occupato tutto l'occupabile, anche posti di figure di garanzia, come fà ora, a fini di consenso elettorale, a parlare di poltronifici? Ripeto quanto già altre volte detto, che cioè Di Maio sta giocando una partita soprattutto personale in chiave elettorale, perchè sà bene che una sconfitta pesante dei Cinquestelle gli costerebbe probabilmente il ruolo di capo politico; ora, è probabile che Casaleggio e Grillo si inventeranno un'altra modifica che porti al superamento della ineleggibilità dopo 2 legislature, in modo tale da farlo ritornare in Parlamento, ma è ovvio che un Movimento eventualmente all'opposizione costituirebbe comunque un arretramento notevole rispetto agli obiettivi di leadership governativa ai quali, sin dall'inizio, Giggino ambiva fortemente. E' evidente che agitare la questione morale, riesplosa col caso Siri, diventi ora argomento di campagna elettorale, per poter riaffermare la presunta diversità del Movimento rispetto agli altri partiti e sperare di risalire la china dei consensi, che i sondaggi (da prendere comunque tutti con le molle) impietosamente stanno mostrando sempre più ripida! La verità è che a Di Maio vanno ricordate non solo le numerose giravolte avute su temi cruciali (l'Europa e l'euro ad esempio) sin dalla campagna elettorale del 2018 e la politica estera incomprensibile, ambigua e raffazzonata indegna di un Paese come l'Italia, ma anche i conflitti d'interessi della Casaleggio Associati, finanziata in parte dal denaro pubblico, grazie ai 300 E che ogni parlamentare pentastellato “deve” versare ogni mese a favore della piattaforma Rosseau (è come se un dipendente pubblico si vedesse decurtare lo stipendio mensile di 300 E perchè destinati d'ufficio ad un'istituzione privata indicata dallo Stato!); e ancora: la denuncia a lui diretta, proprio di queste ore, da parte del Consiglio d'Europa, nella giornata mondiale della stampa, di “minare l'indipendenza dei media italiani attraverso una serie di manipolazioni indirette” (pressioni finanziarie, favoritismi...ma quale idea di democrazia Giggino?), per non dire nuovamente delle bugie circa i rialzi dell'IVA e la crescita economica del Paese, che lo stesso Dpf indica pressocchè “a zero”, il deficit pubblico ed il rapporto deficit/Pil che aumentano, lo spread sempre oltre i 250 punti base (all'epoca del governo Pd erano 130...ma non sono soldi che i cittadini italiani continuano a perdere on. Di Maio?), tutte realtà di cui non parla o che si ostina a negare, anzi dice pure “Avanti così”, dopo i dati Istat!! Tocca dunque al Pd infilarsi sapientemente in questi varchi lasciati aperti dalla politica del Governo e dal Movimento; ma occorre un partito coeso, una capacità di comunicazione e di “puntualità” nel sottolineare gli errori e le mancanze dei grillini e della Lega, utilizzando certamente i social, ma anche i talk show televisivi, le trasmissioni di approfondimento in cui dire le cose senza giri di parole; e poi ancora una “narrazione” nuova sull'Europa, incentrata sulla solidarietà, su politiche del lavoro che diano risposte a chi paga ancora la crisi del 2008 e sul concetto di “federalismo continentale”. Come dicevo, spazio ce n'è; speriamo “ci sia” la consapevolezza di ciò, in tutto il partito... Gianni Amendola

venerdì 19 aprile 2019

PRESENTAZIONE LISTA PD ELEZIONI EUROPEE

Mercoledì 24 aprile, alle 11,30 al caffè Pastis di Piazza Emanuele Filiberto a Torino, il Partito Democratico presenterà i candidati piemontesi alle Elezioni Europee, un appuntamento cui parteciperà anche il capolista della circoscrizione Nord-Ovest Giuliano Pisapia. Verranno discusse le proposte chiave del programma per una nuova Europa, verde, giusta e democratica. A rappresentare il Piemonte nelle liste del Partito Democratico sono Ivana Borsotto, cuneese ed esperta di cooperazione internazionale, Mercedes Bresso, economista e parlamentare europea uscente, Giuliano Faccani, neurochirurgo, primario del CTO di Torino, Anna Mastromarino, professore di diritto pubblico comparato dell'Università di Torino, Enrico Morando, alessandrino e già viceministro dell'Economia e Daniele Viotti, alessandrino, parlamentare europeo uscente. I sei candidati piemontesi, che rappresentano mondi e territori diversi, dialogheranno con l'ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, designato capolista. La conferenza stampa verrà presentata dal segretario del Pd Piemonte, Paolo Furia e da Michele Miravalle, responsabile Europa del Pd Piemonte. La giornata di Giuliano Pisapia proseguirà a Settimo Torinese con un incontro alle ore 15 a sostegno della candidata sindaca Elena Piastra.

OSSERVATORIO APRILE 2019

L'OSSERVATORIO. Salutiamo con piacere la definitiva completa assoluzione di Ignazio Marino, il “marziano” come lo chiamavano a Roma, quasi ad indicarne l'estraneità alle logiche dei poteri locali; credo che gli si debbano le scuse per come fu trattato allora dal partito, anche se le sue dimissioni, dovute a quelle in blocco dei suoi consiglieri e certificate da un notaio, furono attribuite ad una sua presunta “inadeguatezza”. Se è vero che non gli furono estranee alcune leggerezze (lo starsene spesso a New York ad incontrare Bill De Blasio, sindaco dem della Grande Mela, o il tirare stupidamente in ballo il papa, che poi lo smentì, per un invito al Forum mondiale delle famiglie a Filadelfia), è altrettanto vero che i motivi sono stati ben altri, probabilmente l'essere (come detto) fuori dagli schemi; ciò evidentemente, considerando la visibilità politica all'interno ed all'esterno del partito che avrebbe potuto acquisire in quanto sindaco della Capitale, non era cosa gradita ai vertici nazionali. Spiace pertanto il tono tuttora perentorio con cui Orfini, all'epoca commissario del Pd a Roma e primo artefice locale della cacciata di Marino dal Campidoglio, ancor oggi giustifica quei comportamenti. Ma la gioia per l'assoluzione del Nostro viene in questi giorni offuscata dalle notizie provenienti dall'Umbria; è un problema serio che Zingaretti sembra stia affrontando con fermezza e pacatezza di toni (smetterla con frasi tipo “giustizia ad orologeria”...lasciamole al centrodestra ed ai grillini!). Conviene ribadire che le responsabilità sono sempre personali, ma quando si crea un sistema di raccomandazioni nelle assunzioni pubbliche (in questo caso nella Sanità) è inevitabile che il partito, da sempre alla guida della regione, ne venga coinvolto in toto. Speriamo che la presidentessa Catiuscia Marini ne possa uscire presto (anche se alcune intercettazioni sembrerebbero inchiodarla) in modo da consentire il naturale corso della consiliatura e di poter dunque “spiegare” nel frattempo agli Umbri, chiamati ad una importante tornata amministrativa (oltre 60 città al voto), le altre buone cose fatte. In particolare sarà importante riconquistare Perugia, passata al centrodestra; il candidato sindaco, il giornalista di Rai 3, Giuliano Giubilei, è persona valida ed al di sopra di certe logiche e si sta impegnando per un Pd locale aperto al civismo, quindi con una immagine nuova, pare anche largamente condivisa in città...In generale però il problema della selezione di una nuova classe dirigente si pone in maniera impellente nel partito; speriamo quindi che l'impegno della Segreteria Nazionale sia davvero efficace al riguardo ed un messaggio di serio rinnovamento arrivi all'elettorato. Nè ci si può “consolare” per il fatto che le altre forze politiche non possono certo permettersi di “spararci addosso”: la Lega ha i ben noti problemi di finanziamenti, tra l'altro con quei 49 milioni di euro, una truffa allo Stato, da restituire in circa 90 anni (!!), i Cinquestelle hanno le piaghe scoperte della Giunta romana, oltre alla sindaco Appendino anche lei indagata. Credo invece che il partito, impegnato nella doverosa composizione delle liste per l'Europee ed a ricostruire un rapporto con i Sindacati, il mondo dell'imprenditoria e del Terzo Settore, debba spingere sull'acceleratore di una critica serrata e puntuale sul Governo e le sue scelte, con proposte immediatamente percepibili come alternative (su fisco, lavoro, welfare, pensioni, diritti....). I continui litigi nella compagine governativa possono aprire praterie per una nuova e puntuale azione politica; si pone però in modo impellente il problema della comunicazione del partito. In un recente articolo de “L'Espresso” si riportava come a livello di social, rispetto a Salvini ma anche allo stesso Di Maio, che pure ha un numero di “followers”decisamente inferiore al Ministro dell'Interno, il segretario Zingaretti sia molti passi indietro. E' interessante notare come, secondo l'articolo citato, sui social i grillini e i leghisti non si contrappongano così come capita sugli altri mezzi di informazione (e nella realtà); i Cinquestelle in particolare sul web continuano a prendersela col Pd, e si capisce bene: loro hanno disperato bisogno di recuperare consensi per cui le critiche a Salvini servono da un lato a “tranquillizzare” l'anima storica del Movimento, che soffrirebbe questo spostamento a destra, dall'altro l'attacco al Pd, come pure l'apparente attuale disponibilità verso l'accoglienza dei possibili immigrati che la crisi libica provocherebbe (dopo aver parlato fino a ieri sul tema come il leader della Lega!), è utile per coprirsi a sinistra. Ma se è naturale per il nostro partito criticare Salvini anche per il suo flirtare con i partiti di estrema destra in Europa, è un po' più difficile attaccare i Pentastellati, e non in quanto non vi siano argomenti su cui farlo, quanto perchè, al fine di recuperare i voti ivi traslocati, oltre la critica alle innumerevoli contraddizioni del sempre sorridente Di Maio e Co., esiste la necessità di una serie di proposte incisive e credibili. Abbiamo detto del rinnovamento del personale politico, ma non basta: occorre una politica estera seria, che non parli di “marchette” alla Francia e non corteggi i Gilet Gialli, nuove proposte per il lavoro, ma soprattutto fondamentale sarà porre le basi per una cultura della sinistra che vada dalla riaffermazione dell'interesse generale su quello privato alla “legittimazione del potere pubblico nell'imporre regole che non distruggano il corpo sociale” (come tra l'altro auspica l'astro nascente della Gauche francese, Raphael Glucksmann), ed un nuovo dialogo con le periferie. Ed alla luce della vicenda umbra và detto che tali casi impongono ormai non solo un ricambio del personale politico, quanto invece riforme radicali che non consentano più ad un singolo, sia esso Direttore Generale di un'ASL o un Dirigente Scolastico o della Pubblica Amministrazione, di avere poteri di scelta pressocchè assoluti (un po' meno per i Presidi c'è da dire) circa il personale da assumere o da promuovere; inevitabilmente, poiché certe cariche sono ancora di nomina politica, o comunque “non indifferenti” alla politica, determinate pressioni potranno essere sempre all'ordine del giorno..E' ora di imprimere una svolta al riguardo...Insomma, ci aspetta il periodo duro ma affascinante di una nuova consapevolezza: spetterà anche ai simpatizzanti e militanti non vanificare il tutto con polemiche di corto respiro. Buona Pasqua a tutti. Gianni Amendola N.B.: gli altri “Osservatori” sono disponibili sul blog del partito.