Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#iorestoacasa

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lunedì 15 giugno 2020

OSSERVATORIO GIUGNO 2020

L'OSSERVATORIO (7/6/2020) Ce n'è di carne al fuoco nel quadro politico odierno! Dalle tensioni nella maggioranza, specie tra il Pd ed il premier, per la convocazione degli Stati Generali dell'Economia, fatta a quanto pare da Conte all'insaputa del titolare dello specifico dicastero (Gualtieri), alla persistente agitazione nel mondo pentastellato, acuita dalla paventata candidatura a capo politico di Di Battista; dalla scelta sul ricorso o meno al MES, in attesa del “bazooka” della Bce, rilanciato ulteriormente dalla Lagarde, e del Recovery Fund alla notizia dei circa 5000 esuberi dell'Ilva di Taranto, essendo venuti meno evidentemente gli accordi stipulati col governo da ArcelorMittal prima della pandemia, fino ad arrivare alle manifestazioni di piazza che la Destra italiana, in tutte le sue declinazioni, ha organizzato in chiave anti-governativa (e non solo) nel giro di pochi giorni. Circa gli Stati Generali sull'Economia qualcuno ha ricordato il Re Luigi XVI che prese un'iniziativa del genere per curare i problemi della Francia dell'epoca, sfociati tre anni dopo però nella Rivoluzione con la presa della Bastiglia (1789); senza scomodare la storia c'è da dire che se l'idea in sé può essere condivisibile, il modo di averla proposta (senza un confronto coi partner di Governo) lascia diverse peplessità. Perchè Conte ha agito così? Probabilmente il premier, che potrebbe candidarsi alle suppletive per il Senato nel collegio di Sassari, reso vacante dalla prematura scomparsa della pentastellata Vittoria Bogo Deledda (ed anche su questa ipotesi vi sarebbe qualche fibrillazione nel Pd), sta cercando di ritagliarsi sempre più un ruolo se non autonomo sicuramente più netto, più decisionista, consapevole che i contrasti tra Cinquestelle e Pd rischiano di arrivare ad un punto di non ritorno tale da impedire l'attività dell'Esecutivo, e proprio in un momento come l'attuale; poi perchè (chissà) potrebbe creare una lista personale che qualche sondaggio accredita ora intorno al 14%. D'altra parte, se “si appoggiasse” di più al Pd, a motivo di quella storia ed esperienza da cui proviene, verrebbe tacciato di opportunismo da coloro che lo proposero come Primo Ministro, aumentando quindi le tensioni all'interno della maggioranza che, ricordo, si basa sui numeri scaturiti dalle elezioni politiche del 2018. Pare comunque che, previsti inizialmente per lunedì 8 giugno, gli Stati Generali si terranno giovedì 11, in modo da presentarsi al tavolo dell'incontro con proposte meglio definite e circostanziate. Ciò che conta è che si prendano al più presto misure in grado di sostenere le attività economiche di coloro che la pandemia ha messo in ginocchio, da subito, senza aspettare settembre quando potrebbero partire numerosi licenziamenti, come si sa bloccati fino ad agosto. La rapidità nell' ottenere i fondi stanziati è fondamentale; certo è doveroso segnalare che anche agli autonomi (fatto storico) viene riconosciuta per la prima volta la Cig, ma ciò non basta, se poi il denaro non arriva ora! Al di là di tutto, il Pd deve essere protagonista di questa fase politica, per incisività e radicalità di proposte e capacità di portarle avanti. Apparire come partito europeista và benissimo, tanto più che le misure previste da Bce e Commissione stanno togliendo argomenti alla destra sovranista, specie a quella parte di essa che sogna ancora il ritorno alla lira, ma proprio per “storia ed esperienza” (il Pd) non può essere percepito distante dai ceti popolari più colpiti dalla crisi, già presente peraltro prima della pandemia, a partire dalle periferie. Non dovrà essere più il “partito delle Ztl”! Purtroppo il governo dà l'idea di scricchiolare sempre più a causa anche, come già detto, della balcanizzazione attuale dei Cinquestelle. A tal proposito nella recente intervista rilasciata all'Huffington Post Di Battista, il principale candidato alla direzione del Movimento, dopo gli apprezzamenti a Conte per la gestione della crisi sanitaria, ha dichiarato che “essendo grillino, non stupido” non mira alla caduta dell'Esecutivo, anzi ha auspicato per i Cinquestelle sulla base dei numeri in Parlamento una maggiore consistenza di posti di rilievo, considerando che al Pd son toccati i ministeri economici. Ma alla domanda su come considerasse la probabile fine del divieto alle candidature dopo due mandati, ha risposto “molto diplomaticamente”, di chiederlo agli altri non a lui che ne ha vissuto uno solo. Di Battista, con molta astuzia direi, fiutando il rischio di dover poi chiudere l'esperienza parlamentare se si fosse ricandidato nel 2018, ha “preferito” di girare il mondo grazie all'aiuto consistente di Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, che ne ha finanziato i reportage prima dal Centro-America, poi dall'Iran. Quanto abbia avuto come riconoscimento economico non è dato da sapere, ma la redazione del quotidiano pare abbia avuto all'epoca un confronto molto franco col direttore, verosimilmente proprio sull'entità della cifra. D'altra parte Travaglio può ora vantare di aver ottenuto di fatto (non è cosa da poco ed è preoccupante a mio avviso) tramite interposta persona (Lucia Calvosa passata dal cda del quotidiano alla presidenza dell'ENI) un ruolo di rilievo dentro gli ingranaggi del governo, che nel frattempo ha confermato De Scalzi quale Amministratore Delegato, persona contro cui Di Battista ha combattuto perchè venisse rimosso (a motivo di un avviso di garanzia nel 2014) fino a poco fa; polemica rientrata infatti dopo la nomina della Calvosa! Fin qui potremo dire “tutto normale” (o quasi!), solo che l'anno di assenza di “Dibba” da Montecitorio lo pone adesso nella migliore posizione per guidare il Movimento, anche perchè una parte della base dura e pura non vedrà di buon occhio la fine del divieto del doppio mandato. Ed è qui che il discorso si fà opaco; è vero: anche loro hanno in programma gli Stati Generali, rimandati per la pandemia, dove ne definiranno il nuovo profilo (con relativi incarichi di vertice), ma qualcosa, pur se non detta, si intravede. Di Maio vuole tornare ad essere leader indiscusso ed in nome di ciò sta muovendosi in modo felpato ma molto mirato. Già detto dei 70 fedelissimi collocati in enti, società partecipate, banche; pare esista anche un disegno, che và dall'inizio del semestre bianco alla prossima legislatura nel 2023, per il quale si riconoscerebbe al Pd la scelta della candidatura alla presidenza della Repubblica, una volta terminato l'incarico di Mattarella, dato che i Cinquestelle per loro esplicita ammissione non hanno figure “adeguate” per quel ruolo, mentre Di Maio, in cambio, diventerebbe Presidente del Consiglio (o tutt'al più vice-Presidente). In tal modo chiunque sarà il capo politico dei grillini dovrà tenerne conto e sarà davvero interessante vedere Di Battista come vivrà il suo incarico (ammesso che lo avrà davvero), lui movimentista doc, alle prese con un gruppo parlamentare verosimilmente “governativo” ed ormai “casta” a tutti gli effetti! Di Maio non ha mai amato questa alleanza col Pd, ma oggi con la pandemia ed i suoi effetti capisce che Conte può durare fino al termine della legislatura; difficile per Giggino pensare a quel punto ad un riavvicinamento a Salvini (iniziale obiettivo) per cui, amando molto il “potere”, prova a disegnare sin d'ora una prospettiva per arrivare a patti col Pd. Ma al di là di ogni cosa quel che manca a Di Battista, come a Di Maio e agli altri, è la capacità di autocritica: che vuol dire oggi, dopo una legislatura di governo, essere “grillino”? E perchè Di Battista, sempre in quell'intervista sopra citata, accennando alle sconfitte elettorali in serie, dopo il trionfo del 2018, non ha avanzato un'ipotesi di spiegazione che sia una? Sì, certo, parlerà probabilmente durante i prossimi stati generali pentastellati, ma per come si sta collocando (molto vicino a Paragone, ex-leghista non lontano da Salvini) e per come viene visto da tanti parlamentari, che apertamente dissentono dai suoi toni e modi, quali prospettive darebbe al Movimento se non il ritorno agli slogan ed alle parole d'ordine con cui sono arriavti al 32%? E quale sarà il rapporto con la Casaleggio Associati, lui che parla sempre di lotta ai conflitti d'interesse? Non è cosa tutto ciò che non riguardi molto il Pd! Non solo per le fibrillazioni pentastellate che fan traballare il governo, ma anche perchè è possibile che il Movimento si spacchi davvero. Qui si dovrebbe aprire allora una riflessione sul sistema elettorale (un po' troppo messa da parte) perchè se i voti che Salvini sta perdendo (secondo i sondaggi) vanno in grossa parte alla Meloni si rimane sempre in ambito del centrodestra; ma se il Pd, dato intorno al 21-22%, non riesce ad ampliare la sua base elettorale con chi mai potrà governare? Tra I.V. e il movimento di Calenda se n'è andato dal partito un 4-5%, mentre LeU rimane sul 3-3.5% che sommato al 21-22% (in caso di ritorno dei transfughi) darebbe un 25-26%. Potremmo comunque dire che in Italia esiste complesivamente un'area di centrosinistra che si riconosce in quei partiti intorno al 30%, potenzialmente di più. E' vitale per il Pd allora recuperare parte di quell'elettorato che gli ha voltato le spalle per andare dai Cinquestelle (o nell'astensione); difficilmente coloro che dal Pd han votato Salvini possano “ri-entrare” a breve. Per questo, accanto ad un sistema elettorale in parte maggioritario, in parte proporzionale (il Mattarellum per intenderci: il proporzionale è inadeguato ormai!), ci vuole un'azione chiara ed inequivoca che identifichi il partito come il baluardo comunque degli interessi più “deboli”, che sappia proporre politiche serie per l'ambiente con l'obiettivo di incanalare il movimento nato intorno a Greta verso un convinto consenso, che sostenga lo stato sociale, che tuteli la sanità pubblica incrementando la qualità dei servizi, il numero degli operatori sanitari con remunerazioni adeguate; che rilanci la scuola pubblica, ridefinendo programmi scolastici (ancor oggi escono dai nostri Licei giovani che non hanno la benchè minima cognizione di come è organizzato lo Stato...e sono in età di voto!), riqualificando gli Insegnanti non solo sul piano stipendiale, rivedendo dunque l'impostazione aziendalistica (problema enorme che và però affrontato al più presto)...In un certo senso “togliere ossigeno alle posizioni politiche dei Cinquestelle”, smascherandone il populismo che spesso le sottende e le contraddizioni che al di là di roboanti proclami le innervano (pensiamo al fisco..ai condoni..alla Giustizia..alle Istituzioni: Parlamento sì Parlamento no...tanto per dirne qualcuna). Ma un partito così comincia ad essere tale dalla base, dai circoli locali, dalla capacità sui territori di essere inclusivi, la possibilità cioè di coinvolgere anche al di là degli schemi di stretta appartenenza tutti coloro che vogliono adoperarsi per progetto di ampio respiro..Si inizia a giocare una grossa partita; speriamo di non riscoprirci impreparati! Gianni Amendola

lunedì 18 maggio 2020

OSSERVATORIO MAGGIO 2020

L'OSSERVATORIO (16/5/2020) Le difficoltà in cui si dibatte il Governo, in questa II° fase della pandemia, confermano la sostanziale precarietà della maggioranza, acuita dalle impuntature dei 5Stelle, come si è visto per la questione della regolazione dei braccianti, i quali presi dalla logica che governare significhi “bandierine da piantare” stanno di fatto diventando i veri frenatori dell'azione di governo, già di per sé in difficoltà dopo l'allentamento del lockdown e i ritardi nell'erogazione dei finanziamenti ai lavoratori ed imprenditori in grave difficoltà. Il varo del Decreto Rilancio (già Decreto Aprile) è stata la dimostrazione lampante delle lacerazioni che tagliano in più parti i Cinquestelle, attirati ora dall'odore “del sangue” del calo dei consensi della Lega e quindi dal desiderio di recuperare parte di quell'elettorato orfano di Salvini, convinti che il tornare alle loro radici (vale a dire al populismo “un po' di destra un po' di sinistra”) sia produttivo in termini elettorali, sicuramente però non in termini di efficienza governativa. E' il nostro partito a rischiare di più se l'azione dell'Esecutivo dovesse imballarsi, come pure certi segnali al momento fanno temere! D'altra parte il prossimo appuntamento delle Regionali, tra settembre e novembre, è prospettiva ghiottissima per un regolamento di conti elettorale, dopo il test dell'Emilia -Romagna, e nessuno dei contendenti politici intende rinunciare alla propria identità. Pensare che i grillini si “convertano” ad un'alleanza di Governo (non ad un contratto), andando al di là delle proprie visioni settoriali, è pura speranza; magari ci saranno ammorbidimenti nei toni, ma loro sono troppo divisi al loro interno. Di Maio si è dimesso da capo politico, ma di fatto esercita lo stesso la sua leadership ed è sicuramente teso a rioccupare il suo ruolo, soffrendo però al momento il credito politico acquistato da Conte. D'altra parte le giravolte di Giggino ormai sono ben note, per cui il passare dal “sì” alla regolarizzazione dei migranti al successivo “no” del giorno dopo, per bocca del capo provvisorio Crimi (“dimaiano” dalla testa ai piedi), non costituisce problema alcuno, anzi può essere utile a suo avviso a far guadagnare consensi. Ora che le restrizioni imposte dalla pandemia si stanno un poco allentando ed è stato approvato il Decreto Rilancio, emergeranno tutte le spaccature che già si stavano delineando prima del lockdown. Esiste un'ala governativa, una “fichiana” (che ha criticato la continua altalena sui decreto per i migranti), comunque aperta al governo col pd, i “dimaiani” che sognano il ritorno con Salvini da posizioni di forza e la parte movimentista di Di Battista e Paragone. Un coacervo di posizioni e soprattutto di personalismi cui manca il riferimento ad un leader, per ora piuttosto latitante (Beppe Grillo), che forse comincia a rendersi conto che il Movimento così come si sta configurando non avrà vita lunga e probabilmente si frantumerà in diversi rivoli. Anche il ruolo di Casaleggio comincia ad essere messo in discussione; insomma un partito vicino allo sbando! Adesso c'è di mezzo anche la vicenda della Link Campus University (il cui presidente, o “rettore”, è Vincenzo Scotti, ex- pezzo da novanta della nomenclatura democristiana e per un certo tempo anche Ministro dell'Interno), fucina della classe dirigente (?) dei grillini, a causa di esami falsificati...Ovvio che il premier Conte, finora piuttosto accondiscendente verso coloro che pur lo hanno proposto Primo Ministro sin dal governo giallo-verde, cominci, almeno a parole, a mostrare una certa insofferenza verso il loro atteggiamento ondivago e, pressato al riguardo dalla componente piddina, abbia dichiarato che le decisioni, in caso di contrasti in sede di Consiglio dei Ministri, le prenderà lui in prima persona, scaricando nei fatti chi rema contro. Staremo a vedere; resta il fatto che l'azione di governo si sta inceppando ed in un momento come l'attuale la rapidità e l'incisività delle decisioni sono fondamentali. Si ipotizza un rimpasto, ma sarà sufficiente? Il M5S rimane comunque il più grande equivoco della politica italiana: il non essere “nè di destra né di sinistra”, come dichiaravano agli inizi della loro travolgente entrata nella scena parlamentare, ormai è un abito che non calza più; la politica è fatta di scelte strategiche, non di bandierine da piantare per sperare di prendere voti tra i tanti disillusi che sfogano la loro rabbia sul web. Oggi di fronte al crescere delle disuguaglianze e delle emarginazioni sociali, spesso coincidenti con “razziali”, l'essere “nè carne né pesce”, o se vogliamo “un po' qua, un po' là” non è più sufficiente! Ci saranno sicuramente altre tensioni nella maggioranza tra Mes, questione Bonafede, Rai (dove c'è stato, pare, un accordo sulle direzioni dei Tg)... Perchè ormai i Cinquestelle sono diventati una casta che si autoprotegge e si autoalimenta; Di Maio ad esempio, come ricorda L'Espresso, in pochi mesi ha sistemato una settantina di persone a lui vicine tra ministeri, banche, società partecipate, enti pubblici...Niente male per un (ex) capo politico di un movimento che ha fatto della lotta all'occupazione dei posti nella politica una bandiera! Ma a mio avviso il fatto vero è che, allo scadere della legislatura, a moltissimi tra i parlamentari grillini scadrà il doppio mandato, vale a dire che “dopo 2 legislature” devono lasciare il Parlamento, come da loro statuto. Ora, credo che nessuno scommetta un soldo sul fatto che gente come appunto Di Maio, Fico, la Taverna, Crimi, la Lezzi, Bonafede ed altri se ne torneranno davvero tranquillamente a casa, alle loro precedenti occupazioni, lasciando la politica... Inventeranno qualche gabola, magari ratificata dalla piattaforma Rousseau (vuoi mettere!), per eliminare questa norma; oppure, com'è più probabile, tanti di loro (Giggino in primis) si ricicleranno presso qualche ente di Stato o qualche consiglio di amministrazione... Altrimenti a che serve nominare 70 fedelissimi in tanti posti chiave? Questi sono oggi i nostri principali alleati di Governo! Per quanto riguarda il Pd è, come detto, il più esposto in caso di eventuali crisi di governo o di rallentamenti dell'azione riformatrice dell'Esecutivo. Fare il possibile per non consentire l'implosione dei Cinquestelle è sicuramente opportuno, ma non si può rischiare un appannamento complessivo dell'immagine del partito. Il ministro Gualtieri è certamente capace e competente (due virtù non sempre presenti in politica ultimamente), ma “non scalda i cuori“ anche quando spiega il piano da 55 miliardi per rilanciare l'economia. E' necessario che il Pd sappia prendere per mano il Paese, incoraggiarlo (non con pacche sulle spalle) con misure di ampio respiro, in previsione del fatto che questo stanziamento “monstre” è solo una prima parte buona per dare robusto ossigeno alle imprese, famiglie e lavoratori, ma che sarà necessario ridisegnare una nuova politica economica, sin da settembre, quando i 55 miliardi non basteranno più e dovrebbero essere disponibili (si spera) tutti i soldi del Mes (forse) e del recovery fund. E sarà sicuramente un bello scontro che si prevede quello tra il neo-presidente di Confindustria, il lombardo Bonomi, e i sindacati, Cgil in primis!..Questa è la missione del Pd: ridisegnare una nuova economia, green, considerando che diverse attività, piegate dalla pandemia, faranno fatica a riprendersi e chiuderanno. Vedremo. Gianni Amendola

venerdì 15 maggio 2020

PD: Costruiamo un'Italia giusta, semplice, competitiva

mercoledì 6 maggio 2020

Le Proposte del PD: Asti Rinasce

Piano “Asti-Rinasce” Le proposte del Partito Democratico per la ripartenza Asti e l’Astigiano stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell’emergenza sanitaria, anzitutto di vite umane e di sofferenze soprattutto tra le fasce di popolazione più vulnerabili. Dovremo convivere con questa paura ancora a lungo, almeno fino a quando non verrà scoperto e diffuso il vaccino. Nel frattempo, abbiamo l’urgenza di fissare degli obiettivi e di avanzare idee che possano permettere di re-invitare il futuro di Asti e degli Astigiani. Con questo spirito, il Partito Democratico e il suo Gruppo in Consiglio Comunale di Asti fin dal manifestarsi dei primi casi di contagio da coronavirus, ha assunto un atteggiamento responsabile nei confronti dell’Amministrazione comunale, consapevoli che una tale emergenza deve essere affrontata senza alcun distinzione di parte politica tra maggioranza e minoranza, ma con spirito collaborativo. Il PD, in tale ottica, ha formulato proposte e idee per fronteggiare la prima fase del contagio, mettendole a disposizione del Sindaco e di tutta la cittadinanza, oltra ad essersi attivato con i propri rappresentanti in Parlamento e al Governo per avanzare proposte e modifiche ai vari decreti e atti normativi approvati in queste settimane. Ora sta per iniziare la FASE 2, quella della riapertura delle attività commerciali ed economiche, e il Gruppo consigliare del PD ha chiesto insistentemente al Sindaco di conoscere quali misure questa amministrazione ha e sta predisponendo per avviare tale fase, in quanto si ritiene urgente e doveroso che il Comune dia corpo da subito a progetti di investimento strategici e di pronta realizzazione e di immediato impatto sul tessuto economico per consentire una veloce ripresa di tutte le attività presenti sul territorio della città di Asti. In attesa di conoscere ancora l'elaborazione strategica dell’Amministrazione comunale a guida Rasero, il Partito Democratico ed il Gruppo Consiliare hanno avviato una serie di ulteriori approfondimenti partendo dalle precedenti proposte ed acquisendo i pareri e le impressioni di parte degli stakeholders astigiani. È emerso che: l’impatto negativo della pandemia sulle economie anche locali è ancora difficilmente quantificabile nella sua dimensione reale: a soffrirne di più saranno i sistemi ad alta incidenza turistica rispetto quelli a trazione industriale più convenzionale. “L’orizzonte della cosiddetta Fase 2 (graduale ripartenza) e di quelle successive si preannuncia inedito per il tessuto socioeconomico astigiano e per le sue imprese e aziende. Per questo occorre pensare a forme di sostegno e di accompagnamento alla ripresa economica fuori dai classici schemi, strettamente connesse alle modalità di riapertura dei pubblici esercizi imposte dalle norme governative, presumibilmente basate sul mantenimento del distanziamento fisico. Sulla base delle suesposte considerazioni e riflessioni, il Gruppo consiliare e il Partito Democratico ritengono urgente un “cambio di passo”, capace di dare corpo sia a progetti di pronta realizzazione e di immediato impatto sia a progetti di investimento strategici. È dunque necessario che tutti gli attori economici, pubblici e privati, condividano una strategia, unendo risorse e obiettivi. Nessuno si salva da solo. Non esistono, tra gli amministratori pubblici di nessun livello, supereroi in grado, da soli, di “salvarci” da questa crisi. Per questo sarebbe quanto mai necessario che la nostra città si apra nuovamente alla costruzione di un Piano Strategico che individui i nuovi assi di sviluppo e le relative azioni per raggiungerli. Le proposte che qui formuliamo nel “Piano Asti-Rinasce” si dividono pertanto tra breve periodo (realizzabili entro 100 giorni) e di medio-lungo periodo (realizzabili nei mesi successivi, con maggior pianificazione). Il Piano Asti-Rinasce si basa dunque su due pilastri: INNOVAZIONE, perché occorre trovare risposte nuove a scenari inediti e CONDIVISIONE, perché gli enti locali devono agire in sinergia. Le proposte riguardano 7 campi d’intervento: • MOBILITÁ & SPAZI COMMERCIALI; • CULTURA, SPORT, MANIFESTAZIONI & TURISMO; • BAMBINI, GIOVANI & SCUOLA; • ANZIANI & TERZA ETA’; • TRIBUTI LOCALI, BUROCRAZIA & INNOVAZIONE; • OPERE PUBBLICHE; • RUOLO FONDAZIONE E ISTITUTI DI CREDITO. Chiaramente si tratta di proposte che devono integrarsi con quelle che il Governo e la Regione metterà in campo. Chi le paga? Molte di queste proposte sono “a costo zero” e non richiedono esborsi straordinari da parte della Pubblica amministrazione. Altre sono invece proposte “onerose” e il Partito Democratico propone anche possibili coperture economiche per la loro realizzazione. Ci auguriamo che Sindaco e Amministratori siano all’altezza della sfida. Le 7 proposte del Partito Democratico per la ripartenza MOBILITÁ & SPAZI COMMERCIALI Il trasporto pubblico è tra i settori che subirà, più di altri, le trasformazioni dettate dall’esigenza di contenere la trasmissione del virus. Sarà necessario cambiare modo di utilizzo e limitare il numero di persone che utilizzano i mezzi pubblici. Ma non si può dimenticare che Asti rimane tra i capoluoghi più inquinati d’Italia e che, proprio la presenza di polveri sottili e dell’inquinamento atmosferico, potrebbero essere uno dei fattori che ha favorito la pandemia. Le nostre proposte nel breve periodo: • Asti “a passo d’uomo”: allargare la zona pedonale di almeno il 50% la superficie attuale, anche per incentivare il commercio astigiano e realizzare finalmente “il centro commerciale naturale” • Asti-pedala 1: agevolare accordi commerciali e misure amministrative con società private per attivare anche ad Asti servizi di bike sharing e di noleggio di monopattini elettrici. • Asti-pedala 2: realizzare –anche provvisoriamente- piste ciclabili esclusive in tutti i viali e corsi di accesso al centro cittadino, almeno fino a raggiungere, in sicurezza la zona pedonale. Aumentare rastrelliere e aree di parcheggio riservate per bici e monopattini. • Nuovo suolo pubblico: più spazio ai pubblici esercizi, dando ai clienti la possibilità di tornare agli incontri e all’utilizzo della città in totale sicurezza. Messa a disposizione, gratuitamente, di più metratura per occupazioni suolo pubblico in tutta la città, dal centro storico alle aree periferiche. Tale misura sarebbe certamente una importante opportunità di rilancio per le aree più conosciute (piazza San Secondo, piazza Alfieri, piazza della Cattedrale) e in generale per tutte le aree diffuse in corrispondenza dei locali e dei negozi di vicinato. Si potrà partire con sperimentazioni ampliando gli spazi per vetrine, negozi, passeggiate, anche rimodulando temporaneamente assi stradali. In definitiva, si tratta di una sorta di Tosap 2, completamente gratuita, a favore delle imprese e a beneficio di residenti e turisti, pensando altresì ad una esenzione totale dalla Tosap previa valutazione delle coperture finanziarie. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Asti in bus: tra gli effetti collaterali della pandemia ci sarà quello di un minor utilizzo dei mezzi pubblici sia per le disposizioni relative al distanziamento sia per i comprensibili timori degli utenti per la propria sicurezza personale. Ciò non deve fare rallentare il programma di investimento nel rinnovamento del parco bus (rimodulato sulle nuove esigenze di sicurezza), utilizzando appieno le recenti risorse messe a disposizione dal Ministero dei Trasporti e già destinate al Comune di Asti. Siamo assolutamente convinti che i bus dovranno avere sempre più un ruolo di preminenza nei trasporti cittadini, e ciò richiede una costante programmazione nel tempo. CULTURA, SPORT, MANIFESTAZIONI & TURISMO Il settore cultura è stato tra quelli più in crescita, capace di attrarre ad Asti risorse e persone. Le mostre, le manifestazioni, la musica, il teatro non possono essere considerati un optional di cui la città può fare a meno. Le nostre proposte nel breve periodo: • Tavolo cultura & manifestazioni: la Commissione Cultura del Consiglio comunale si trasformi in un tavolo di confronto permanente che coinvolga gli operatori e le realtà che lavorano nel settore culturale, in modo da verificare la fattibilità in sicurezza delle manifestazioni dell’Estate-Autunno 2020 e fissarne il calendario nel giro di poche settimane. • Asti Teatro e Musica: Su Asti Teatro l’amministrazione comunale si impegni, se sarà possibile in base alle disposizioni in materia, a realizzare gli spettacoli in calendario in luoghi aperti garantendo il rispetto delle distanze e delle norme sanitarie. Qualora emergesse l’impossibilità di svolgere Asti Teatro, l’amministrazione si impegni a coprire totalmente o almeno in parte, gli impegni economici già presi con i lavoratori dello spettacolo, compagnie, organizzatori, maestranze e professionalità coinvolte dal festival, per venir incontro ad un settore particolarmente in difficoltà. Non spegniamo la musica: l'amministrazione si attivi da subito, pur nei rigori dei dettati della legge, a valutare la realizzazione di rassegne in spazi all'aperto garantendo la massima sicurezza di pubblico, artisti e personale, combinando un sistema di ingresso a turni, posti disegnati a terra distanziati, la disponibilità per tutti di mascherine e gel igienizzanti per le mani. • Biblioteca all’aria aperta: si collochi una tensostruttura attrezzata (con tavoli, sedie, wifi) nel cortile della Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”, che possa servire da sala studio e lettura, mantenendo il distanziamento sociale e ampliando gli spazi interni a disposizione degli utenti della biblioteca. • Cinema: raddoppiare gli spazi per proiezioni all’aperto di Cinema-Cinema, in accordo con gli esercenti delle sale cinematografiche astigiane, sfruttando giardini pubblici e cortili, anche nelle periferie. • Sport: consentire a palestre e società sportive di usufruire degli spazi verdi pubblici, concordando in cambio programmi di sport e attività ludiche gratuite aperte alla cittadinanza (e non solo agli iscritti e tesserati). Le nostre proposte nel lungo periodo: • Musei: Proporre a tutti gli Astigiani e i turisti, la tessera Asti-Musei al prezzo simbolico di 5 euro per tutto il 2021. • Welcome-Kit: proporre un’integrazione dell’offerta turistica a chiunque sceglierà l’Astigiano come meta delle sue vacanze o dei suo week end. Offerta di una visita guidata alla città oppure di una degustazione di prodotti tipici a tutti coloro che trascorreranno in città almeno una notte in una struttura alberghiera o Bed&Breakfast del territorio. Favorire un accordo tra albergatori e commercianti per proporre “carta sconto” per i turisti che facciano acquisti in città. BAMBINI, GIOVANI & SCUOLA I bambini e i ragazzi sono tra coloro che hanno più duramente subito le conseguenze del lockdown. Senza scuola, se non “virtuale”, lontani da nonni e amici. Il ritorno al lavoro dei genitori, essendo le scuole ancora chiuse, è un problema non secondario, purtroppo sottovalutato nella Fase 2. Ci preoccupa un aumento fenomeno della dispersione scolastica, che come sappiamo colpisce i giovani delle fasce più deboli della città. Le nostre proposte nel breve periodo: • Asti Open Space. Piano straordinario delle aree verdi: i parchi e gli spazi all’aperto saranno il luogo da cui “ricominciare” la vita sociale in sicurezza. Il comune attivi un “Piano straordinario delle aree verdi” che ripristini e aumenti le attrezzature delle aree gioco, ne garantisca la pulizia e il decoro, coinvolga i volontari per garantire la corretta fruizione e il rispetto degli spazi. È importante aumentare il numero di spazi a disposizione, per evitare assembramenti: occorre dunque verificare la possibilità di rendere accessibili i cortili delle scuole cittadine, trasformandoli per l’estate 2020, in “parchi di quartiere”, da utilizzare anche alla sera come luogo di esibizioni, piccoli concerti, spettacoli teatrali o proiezioni di film; • Free WI-Fi e “aule studio”: la scuola “online” ha purtroppo il difetto di “escludere” tutti coloro che non hanno connessione a internet efficienti o non hanno computer o tablet per accedervi. D’accordo con l’Ufficio scolastico provinciale, si faccia una ricognizione delle problematiche ricorrenti e si individuano spazi (biblioteche, sale di edifici pubblici) da adattare, temporaneamente, a spazi per lo studio e la fruizione di lezioni online, fornendo connessione Wi-Fi gratuita e mettendo a disposizione computer e tablet. • Estate di volontariato: rilanciare programma di volontariato per tutti i giovani astigiani dai 14 ai 21 anni, proponendo loro di “mettersi al servizio della città” e delle associazioni di volontariato cittadine per svolgere attività di supporto nella fase 2 (ad es. consegna dei pasti a casa, animazione aree gioco). Ai giovani verrà riconosciuta la possibilità di fruire gratuitamente delle manifestazioni culturali della città. • Micro-nidi per l’estate: in accordo con realtà e associazioni che si occupano di animazione e servizi per l’infanzia e insieme ai servizi per l’infanzia comunali, attivare una proposta di micro-nidi estivi, adattando spazi pubblici e privati, rivolti principalmente alle famiglie di genitori lavoratori. Il servizio potrebbe essere pagato in parte con i bonus baby-sitting e bonus-nido messi a disposizione dal Governo. • Blocco rette di asili nido: Occorre confermare la sospensione del pagamento delle rette degli asili nido, finché i servizi non saranno pienamente ripresi. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Una nuova scuola per gli Astigiani: Il coronavirus ha reso palese l’inadeguatezza dell’edilizia scolastica. E’ tempo che Asti investa sulla costruzione della “scuola del futuro”. Sfruttando o edifici già esistenti o pensando a nuovi insediamenti. Un grande complesso scolastico bello, sicuro, tecnologicamente avanzato. Un vero investimento sul futuro della nostra città, che possa diventare esempio virtuoso a livello nazionale ed europeo. ANZIANI e TERZA ETA’ Insieme ai bambini, gli anziani sono tra coloro che più hanno “subito” gli effetti del lock-down. La Città non può dimenticarsi di loro occupandosi dei loro bisogni non solo legati alla salute. Le nostre proposte nel breve periodo: • Centri anziani diffusi: così come dovranno essere pensati micro-nidi per i bambini durante l’estate, anche gli anziani dovranno avere luoghi di aggregazione e assistenza, nel pieno rispetto delle misure sanitare. In accordo con realtà e associazioni della Città, si rendano “diffusi” i centri-anziani, almeno uno per quartiere. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Potenziamento dei servizi domiciliari: se la mobilità dovrà continuare a subire restrizioni è necessario che i “servizi” comunali si adattino a questa nuova realtà, integrando le risorse umane ed economiche che si occupano di assistenza domiciliare. TRIBUTI LOCALI, BUROCRAZIA E INNOVAZIONE Le modalità di supporto e sostegno più canoniche, quali ad esempio il prolungamento della sospensione del pagamento dei tributi principali oppure l’esonero per alcuni tributi (imposte che gravano sulle insegne, tassa di soggiorno per agevolare la ripresa dei flussi turistici), occorre pensare a nuovi strumenti e misure tributarie e fiscali. Le nostre proposte nel breve periodo: • No tax area IMU: per i proprietari che concederanno ai conduttori una riduzione del canone di locazione dal 20% al 30%, modulata sulla percentuale di riduzione che verrà concessa. Detti provvedimenti potrebbero trovare la loro copertura finanziaria nel risparmio delle uscite derivante dall’impossibilità già, purtroppo, preannunciata di svolgere eventi e manifestazioni oppure dalle risorse che auspicabilmente saranno trasferite dallo Stato. • 5 per mille: Oggi più che mai, occorre avviare una campagna di informazione nei confronti dei cittadini, volta ad ottenere la destinazione del 5 per mille dei redditi indicati nelle dichiarazioni fiscali in favore dei servizi sociali del Comune di Asti. Necessita sensibilizzare la popolazione circa l’importanza di dette entrate che agevolerebbe il sostegno delle fasce più deboli della città incrementatesi sensibilmente a seguito della pandemia. L’entrata per il Comune derivante dalla scelta del 5 per mille da parte dei cittadini, altresì, consentirebbe al bilancio di liberare risorse per altre necessità. La Campagna di informazione potrebbe essere condotta congiuntamente alle associazioni astigiane che già si sono avvalsi della predetta misura fiscale, in modo da creare comunque, quale che sia la scelta, una ricaduta sul territorio comunale dalle risorse proveniente da questa opzione. • Asti Digitale: l’esigenza di digitalizzare il rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione è diventata improcrastinabile. Asti aderisca alle APP disponibili per servizi digitali (tipo IO) ed attivi i servizi di pagamento on line per tutti i tributi comunali. Le nostre proposte nel lungo periodo: • Burocrazia-Zero: Interventi decisi per abbattere la burocrazia comunale anche, qualora occorrente, chiedendo l’intervento legislativo della Regione Piemonte. Dematerializzazione di tutte le procedure amministrative, implementazione servizi online. attraverso l’utilizzo delle piattaforme già disponibili per gli Enti locali. Previsione di un adeguato programma di formazione di dirigenti e funzionari ma anche di tutto il personale adibito a tali servizi. OPERE PUBBLICHE Le nostre proposte nel breve periodo: • Programma triennale opere pubbliche: accelerazione di tutte le procedure (progettuali ed amministrative) per consentire l’avvio immediato di tutte le opere contenute nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche. Le nostre proposte nel lungo periodo • Opere strategiche e CoronaBoc: La città ha una serie di nodi irrisolti da molti anni (ex caserma Colli di Felizzano ed area università, Casermone di via Scarampi, ex Enofila ed area ferrovie, ex Ospedale, Maternità). Crediamo che sia questa una grande occasione, per dare alla città un volto nuovo e dotarla di strutture moderne che ne facciano veramente un luogo attrattivo; pensiamo ad una vera cittadella Universitaria, alla scuola del futuro come indicato sopra e ad un centro congressi polifunzionale. Avviamo subito un lavoro propedeutico di dibattito e studio, aperto alla città ed alle sue rappresentanze, che può essere svolto subito senza necessità di finanziamenti. Prepariamoci bene ad un prevedibile post - epidemia che pensiamo sarà caratterizzato da forti investimenti statali in opere pubbliche, che tuttavia arriveranno solo se la Città avrà idee chiare da proporre. Valutiamo la possibilità di emettere dei CoronaBOC per raccogliere risparmio degli astigiani, da destinare a una o più opere ritenute di particolare importanza. RUOLO FONDAZIONI BANCARIE E ISTITUTI DI CREDITO In una prospettiva di rilancio delle opere, quale motore di sviluppo dell’economia locale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti potrebbe privilegiare progetti di ampio respiro, sanitari, culturali o legati all’istruzione. La stessa Fondazione, unitamente alle banche del territorio potrebbero promuovere la nascita di un Fondo di Private equity che investa unicamente nelle piccole medie imprese astigiane ed in particolare in quelle che operano nel settore turistico e agroalimentare. Fondazione ed istituti di credito potrebbero, altresì, affiancare il Comune nella costruzione e sottoscrizione di eventuali CoronaBoc.

OSSERVATORIO N2 APRILE 2020

L'OSSERVATORIO (29/4/2020) Non ci voleva molto per capire come l'avvio della cosiddetta “fase 2” avrebbe segnato l'inizio “ufficioso” di una estenuante campagna elettorale; l'obiettivo sono le prossime elezioni regionali tra settembre e dicembre. Perchè di questo si tratta; non è un caso infatti, come all'inizio della pandemia, che siano nuovamente i governatori del Nord (in particolare proprio quelli che guidano le regioni più compromesse sul piano dei contagi) a contrapporsi alle disposizioni governative, manifestando chiaramente l'intenzione di forzare le limitazioni alle aperture indicate da Conte. L'obiettivo è chiaro: approfittare del profondo disagio del mondo del commercio, dell'artigianato, delle imprese per alzare il livello dello scontro, additando il governo quale responsabile della crisi che si và delineando. Non è un problema di poco conto, questo della fase 2, perchè si tratta di conciliare l'esigenza dell'economia con quella della salute; voglio ricordare però come il drammatico focolaio bergamasco (per fare un esempio) sia esploso proprio perchè si è scelto di dare la precedenza alla produzione invece che procedere saggiamente a chiusure doverose, quantomeno ad un ponderato rallentamento delle attività. E' stato detto e ripetuto dai virologi, dagli epidemiologi, e la stessa OMS lo và ribadendo, che potrebbe essere possibile una seconda ondata e che sprecare quanto fatto finora per circoscrivere la pandemia con il lockdown potrebbe avere conseguenze devastanti. Chi si dovrebbe assumere la responsabilità di un allentamento quasi totale? La prudenza è d'obbligo; è comprensibile che chi ha un'impresa commerciale o artigiana, o sia una “partita IVA”, subendo sulla propria pelle i danni che il coronavirus sta provocando, invochi la ripresa dell'attività, ma questo rovescio della medaglia avrebbe prezzi salatissimi. Qual è la soluzione di Salvini e dei corifei del centrodestra? L'apertura indiscriminata? Non dimentichiamo che in Germania, che ha “aperto” già diverse attività, i contagi paiono in risalita, e come in Francia si stia tornando indietro rispetto all'ipotesi della riapertura le scuole; sono dati su cui è il caso di riflettere. Ma la domanda cruciale è: saranno in grado le regioni, una volta “riaperto” tutto o quasi, di bloccare e circoscrivere sul nascere eventuali nuovi focolai? Quelle regioni (del Nord) che più stan premendo quali garanzie danno al riguardo, se non son riuscite a farlo finora, nella fase 1 (perchè, al di là della rapidità di diffusione del virus e della sua drammatica virulenza, errori ne sono stati commessi)? Ci saranno poi tamponi sufficienti? Certo, qui nello specifico entra anche la responsabilità del “centro”, ma le regioni (e il Veneto lo ha dimostrato) hanno in questo poteri non secondari, o no? E' facile cavalcare la sofferenza di ampi strati sociali, in crisi di liquidità e dare addosso al governo, ma la risposta a queste domande vanno date immediatamente! Le due settimane (tanto è il periodo d'incubazione dell'infezione) dal 4 al 18 maggio saranno decisive, credo, al fine di un anticipo per altre riaperture (bar, ristoranti, barbieri, parrucchieri, estetisti e chiese per la celebrazione dei riti...), come auspicato da Zingaretti, da avviare probabilmente e ragionevolmente a partire dalle regioni meno coinvolte epidemiologicamente dalla pandemia. A mio avviso comunque i punti più critici dell'ultimo Dpcm sono due: il tema dei “congiunti” da poter andare a trovare e la gestione dei bambini, in vista del ritorno al lavoro di tanti genitori. Sul primo punto si è aperta una generale polemica circa il significato della parola, poi “precisata” come “affetti stabili”. A parte le ironie sulla rete, poteva essere uno scivolone da evitare; è chiaro che Conte intendesse che finalmente, e nei limiti comunque stabiliti, si riapriva la possibilità di rivedere familiari che il lockdown ha costretto a tenere lontani, ma era ovvio che qualsiasi termine (anche “familiari” appunto) si sarebbe prestato ad ogni interpretazione. C'era la necessità di ribadire che esistono ancora limiti stringenti per simili incontri (quindi che non si può andare a trovare chiunque), però alla fin fine il risultato è stato creare ulteriore incertezza. Sul tema dei bambini, delicatissimo, non è stata detta una parola, anche se si sta lavorando ad alcune soluzioni, come quelle suggerite da De Caro, sindaco pd di Bari in qualità di presidente dell'ANCI e dallo stesso Dario Nardella, sindaco di Firenze. I bambini rimandano al problema della scuola, alla possibilità cioè di aprire gli istituti per accoglierne gruppi diversi distinti e distanti, in numero di 4-5, accompagnati da un animatore; dovrebbe essere inoltre possibile usufruire dei parchi pubblici con ingressi contingentati. Ma su questo tema era necessario dire qualcosa prima del Dpcm stesso, in quanto le famiglie erano già in allarme, col risultato che senza una soluzione, la quale difficilmente partirà dal 4 maggio (!), le donne saranno le sacrificate a rimanere in casa, anche perchè, nonni a parte, chi si assumerebbe la responsabilità di una baby sitter, comunque all'inizio sconosciuta, cui magari andrebbe richiesto un tampone o un test? Questo problema andava affrontato per tempo! Se a mio avviso è giusto aprire con prudenza, pur se la cosa non è gradita, è fondamentale che il governo faccia però il possibile perchè comincino ad arrivare i fondi consistenti di cui necessitano le categorie e le persone in crisi! Ritardi non possono essere consentiti, altrimenti esplode la rabbia sociale; soprattutto è inammissibile che alcuni istituti bancari chiedano 19 certificati per poter accedere ad un prestito (come ricordava il neo-presidente di Confindustria Bonomi dalla Annunziata)! Speriamo pertanto che le promesse contenute nel Decreto Aprile siano più che una buona boccata di ossigeno!...Circa poi il problema sollevato da più parti della sospensione di alcune libertà personali, iniziata col lockdown, credo che il passaggio alla fase post-emergenziale comporterà necessariamente il ritorno ad una normalità istituzionale. A tal proposito l'intervento della presidentessa della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, richiamandosi appunto alla Carta che richiede in situazioni d'emergenza “la leale collaborazione” tra Regioni, Parlamento e Governo, sottolinea (a mio avviso) la responsabilità di ogni attore istituzionale, ognuno secondo le proprie competenze. Se il centrodestra lamenta il “decisionismo solitario” di Conte come interpretare allora la volontà mai negata di quei governatori di muoversi sin dall'inizio per proprio conto? Chi si richiama alla Costituzione deve intanto interpretarne lo spirito “sempre”, non solo quando è più conveniente! Sarà importante per concludere, in questa fase 2, in attesa del vaccino, un capillare presidio sanitario del territorio per tamponi e test rapidi validati. anche e non solo per quel che riguarda il turismo; la possibilità di poter usufruire ovunque di un tale servizio per chi ne avesse bisogno, oltre al poter iniziare eventualmente una terapia se necessario, potrà forse contribuire a spingere le persone ad andare in vacanza (nel rispetto delle norme del distanziamento sociale). A tal riguardo alcuni dei farmaci attualmente utilizzati nel trattamento dell'infezione sono già noti per la cura di altre patologie infettive, ma sembrano mostrare un'efficacia circa la neutralizzazione del coronavirus, specie nelle sue fasi iniziali, e dei suoi effetti. Occorrebbe una sperimentazione controllata, ma in questo caso di pandemia i soggetti “sperimentatori” sono i malati stessi. Una speranza sta anche nell'uso degli anticorpi neutralizzanti dei soggetti guariti: c'è al riguardo uno studio tra l'ospedale “Spallanzani” di Roma e la regione Toscana. Speriamo; ma ciò non esime tutti noi dalla responsabilità dei nostri comportamenti. Gianni Amendola