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sabato 16 febbraio 2019

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2019

L'OSSERVATORIO Il risultato delle Regionali in Abruzzo, pur con tutte le cautele del caso e la limitatezza del test elettorale, potrebbe indurre qualche fondato ottimismo circa le sorti della “sinistra” nel nostro Paese; non si deve però sottovalutare che il 31.3% raggiunto và ben al di là dell'assai modesto 11% (e poco più) del Pd, a conferma che esiste un'area progressista consistente che almeno per ora non trova sicuro riferimento nel nostro partito. Le cause probabilmente vanno cercate nel ritardo, rispetto al crollo elettorale dello scorso 4 marzo, della convocazione del congresso e sulle divisioni, solo in parte comprensibili, dei candidati alla segreteria. Se fino a poco tempo fa infatti le divergenze sembravano riguardare il “cosa fare” coi Cinquestelle ora, tanto più dopo il voto abruzzese, sembra focalizzarsi sul rapporto con LeU, visto come fumo negli occhi sia dai “martiniani” sia in maniera ancor più netta dai “renziani” di Giachetti e Ascani. Non è casuale però che dopo questa tornata regionale, cui seguirà a breve quella in Sardegna, tutti si stiano affrettando a sottoscrivere il “listone” di Calenda per le Europee, quasi ammettendo da un lato il venir meno della vocazione maggioritaria con cui il Pd era nato, dall'altro che senza un allargamento ad altre liste (dal civismo all'associazionismo soprattutto cattolico, autonome dal partito ma comunque “di area”) non si è in grado di costruire una seria alternativa alla deriva sovranista dell'Italia. Francamente litigare sul “se” includere LeU o meno mi sembra una questione più pretestuosa che seria (in una situazione politica come quella odierna non mi pare per nulla un dibattito interessante, né tantomeno utile), ma evidentemente per rimarcare certe differenze in vista delle primarie non vi erano altri argomenti; per meglio dire, si preferisce evidentemente tenere ancor viva l'attenzione su “altro” per non doversi confrontare ora su “cosa” dovrà essere il Pd, e per l'Europa e per il Paese. Qualcuno ha per caso altri motivi per spiegare diversamente questo 11% del partito rispetto al 31% del centrosinistra unito? Mi auguro (ci auguriamo tutti) che non venga sprecata l'occasione dell'imminente congresso per rifondare il partito, rimotivando e riscoprendo quei principi fondativi esposti da Veltroni nel famoso discorso al Lingotto di Torino nel 2007, rivisitandoli alla luce dell'attuale quadro politico e culturale. Staremo a vedere, ma le premesse, specie per chi vuole andarci per fare la “conta”, non sembrano incoraggianti; auspichiamo intanto che vi sia una notevole partecipazione alle primarie, con un'indicazione chiara circa il Segretario nazionale, senza strascichi polemici su eventuali brogli (altrimenti il Pd potrebbe davvero chiudere!). Non ci resta che attendere. La sconfitta inequivoca in Abruzzo sta aprendo all'interno del MoVimento 5 Stelle un serio dibattito che però mette a nudo la loro incapacità nel proporre modelli alternativi nel rapporto col territorio e nella struttura stessa di comando. In altri termini, l'idea di creare un “direttorio” che affianchi la figura del leader che da solo, ricoprendo anche ruoli ministeriali, non riesce a seguire tutto sembra essere esclusa da una loro parte consistente (almeno fino ad oggi; poi domani..), in quanto significherebbe diventare un partito come gli altri, cosa evidentemente considerata come la peste, anche perchè incontra a quanto pare l'ostilità dei veri capi dei Cinquestelle, vale a dire Casaleggio e Beppe Grillo, il quale non si è mai davvero messo da parte, come pure disse dopo la nomina di Di Maio, continuando invece ad esercitare il potere unico ed incontrollato di decidere il destino del capo politico (chiunque esso sia). Cambiare la natura padronale e settaria del MoVimento è dunque impresa impossibile, dato che una struttura più organizzata, decentrata e aperta al confronto interno, a livello sia locale che nazionale, ridurrebbe non solo il ruolo di Grillo, ma soprattutto quello di Davide Casaleggio e della sua piattaforma Rousseau, vero “core business” dell'azienda Casaleggio Associati (e quindi del MoVimento che si identifica totalmente in essa), ma soprattutto mezzo formidabile di controllo. Circa le cause del tracollo elettorale che i vari sondaggi davano già assai probabile, queste vanno ricercate a mio avviso nella continua ambivalenza di una formazione politica che in nome del consenso (ad ogni costo e dovunque) ha spesso detto e fatto tutto ed il contrario di tutto, per esempio i condoni. Non è stato stato tanto l'inseguire Salvini sul suo stesso terreno il motivo della debacle elettorale; i Cinquestelle, sulla questione migranti, già durante la campagna elettorale per le scorse Politiche, si erano espressi contro le Ong (i “taxi del mare” le definì Di Maio), ma come altre volte ricordato lo stesso Grillo, in tempi non sospetti, aveva pontificato sul fatto che l'eventuale scelta di accoglienza degli immigrati avrebbe comportato al MoVimento percentuale da prefisso telefonico. C'erano dunque sin d'allora i germi di un “salvinismo”, magari non urlato ma già ben radicato nella carne della base pentastellata...Non è per il problema degli sbarchi, che peraltro li sta portando alla farsa del “no” all'autorizzazione a procedere contro Salvini, che il MoVimento sta andando in crisi, quanto per i modi plateali, roboanti, ad uso mediatico a beneficio dei tanti gonzi della rete, con cui sono state annunciate le misure bandiera, il reddito di cittadinanza su tutti (“abbiamo sconfitto la povertà”, profetizzò Di Maio dal balcone), poi per l'occupazione della Rai, non certo inferiore a quanto fatto dagli altri prima di loro, e ancora per i modi sguaiati ed inopportuni con cui stanno attaccando la Francia, sempre per la loro naturale ossessiva logica di trovare un nemico (prima c'era Renzi) da offrire in pasto al popolo del web, senza rendersi conto che l'Europa tutta, compresi i Paesi sovranisti dell'area di Visegrad cui guarda Salvini, e senza distinzione di collocazione politica, stanno rimproverando l'Italia di destabilizzare l'Unione, isolandola sempre più (si parla di un direttorio a “tre” in Europa: Germania, Francia e Spagna). A tal riguardo (se mi si permette la digressione) l'immagine del premier Conte nel suo discorso al Parlamento di Strasburgo, semivuoto (anzi vuoto per ¾), è stata assai esplicativa. Che poi il nostro Primo Ministro, sentitosi dare del “burattino nelle mani di Salvini e Di Maio” si sia mostrato offeso e con lui a suo dire “tutto il popolo italiano” non lo esime dal non aver mai dato conto della propria subalternità ai suoi due vice-primi ministri. Le parole del belga Verhofstadt, capo dell'Alde, una formazione liberale alla cui porta pure gli stessi Cinquestelle bussarono 5 anni fa, non sono provenute da un personaggio estremista o sovranista, ma da uno che all'Europa ci crede e si domanda perchè mai l'Italia stia perdendo quei connotati che un Paese pur fondatore dovrebbe avere. Né può bastare l'aggettivo “lobbisti” pronunciato in risposta alle critiche e con cui Conte ha cercato di uscire dall'angolo; di quali lobbies si parla? Che si citino per favore, si facciano nomi e cognomi, altrimenti rimane una battuta da “social” (alla Di Battista) più che da uomo di Stato. Perchè, tornando all'argomento centrale, il vero problema dei grillini è che hanno trasferito in Parlamento e nelle Istituzioni il linguaggio arrabbiato della rete, che si compiace del turpiloquio, delle dietrologie urlate per essere ritenute credibili, delle maniere brusche che in quanto tali soddisfano il senso di rancore e di rivalsa assai diffuso; ma faticano a dare a ciò un orizzonte di ampio respiro, rimangono sempre nell'ambito della ”vendetta” da consumarsi ora e subito contro la casta che soffoca il Paese, per cui ecco la lotta ai privilegi, in sé sacrosanta, ma non accompagnata da una prospettiva di sviluppo economico-sociale nè da una visione di rinnovamento culturale (che anzi sembrerebbe contraria allo spirito del MoVimento). Lo stesso reddito di cittadinanza è stato impostato “di corsa” (per non dire delle coperture in una manovra di bilancio, rivista da Bruxelles, che ha portato lo spread oltre i 300, attualmente intorno ai 280), con insorgenti problemi di competenza tra Stato e Regioni circa la scelta e la formazione dei “navigators”; ma l'importante resta per loro il poter sventolare questa bandiera entro maggio (insieme al feticcio del No alla TAV, con la farsa della valutazione costi-benefici presentata), cioè il mese decisivo delle Europee...Poi che i risparmi degli italiani stiano subendo notevoli contraccolpi per l'aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato ed i “bund” tedeschi, raddoppiatosi da quando esiste questo Governo, cosa vuole che importi, se l'obiettivo è il massimo consenso possibile alle prossime elezioni? I grillini in sostanza dimenticano che non tutti in Italia sono “popolo della rete”, che ci son persone certamente deluse dalla politica ma che credono in una sua rinascita, non certo in un suo disperdersi tra i “click” dei computer di casa; che continuano a credere nell'Europa e in una democrazia come la nostra dove chi vince governa, ma non fà quel che gli pare, che credono nell'equilibrio dei Poteri ed in una stampa non soggiogata né intimorita...E' a questa fetta consistente di elettorato che i Pentastellati, pur avendone per tanta parte raccolto l'amarezza ed il disincanto, non sanno più parlare perchè fuori dal loro orizzonte politico, rifiutandosi di comprendere che probabilmente sarà questa parte di italiani a voltar loro le spalle appena possibile. Gianni Amendola N.B.: i precedenti Osservatori sono rintracciabili sul blog del partito.

giovedì 24 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO. ….In nome del consenso... Alessandro Di Battista deve provare un piacere intenso nel cavalcare le dietrologie, nell'esprimersi con affermazioni roboanti e trancianti che probabilmente gli procurano la sensazione di grande statista, di uomo che scoperchia pentoloni dove ribolle di tutto...Non può spiegarsi altrimenti l'ennesimo proclama accusatorio, stavolta nei confronti dei Benetton, a suo dire gli autori più o meno occulti delle continue critiche che salgono ovunque verso il ministro Toninelli, pronunciato davanti a Fabio Fazio; ovviamente si tratta di congetture non dimostrate, quanto basta però per solleticare gli istinti rancorosi del web che attende di volta in volta “il nemico” offerto in pasto dai padroni del MoVimento. Ho già avuto modo, in un Osservatorio di un anno fa o poco più, di ricordare come l'ineffabile Di Battista, all'epoca parlamentare, si fosse distinto in una veemente accusa verso la sen. Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, di “aver trafficato in virus”, ovviamente ricavandone lauti tornaconti. Dopo 2 anni di indagine la senatrice fu pienamente assolta, ma, disgustata da quel clima di caccia alle streghe tutto italiano, lasciò il seggio e se ne andò in Florida a guidare un laboratorio di ricerca. Non risultano esserci state scuse da parte di Di Battista dopo la sentenza, ma credo che di ciò non gli importasse francamente nulla... Ora, appena rientrato dal suo peregrinare in America Latina, pagato da “Il Fatto Quotidiano” di Travaglio, ri-assume il ruolo di “front man” dei Cinquestelle nel tentativo di recuperare consensi che sembrano essere in costante calo. In questa chiave và letta la feroce polemica con la Francia, insieme con Giggino Di Maio, prima proponendo la chiusura del parlamento di Strasburgo (“una marchetta alla Francia” l'hanno definita), poi tirando in ballo la questione del colonialismo francese in Africa quale causa delle migrazioni, sorvolando sul fatto che l'adesione al Franco FCA, la banconota franco-africana, non è obbligatoria per i Paesi che l'adottano e che la grande maggioranza dei migranti giunti da noi non provengono da quelle stesse nazioni, dimenticando (forse ignorandolo del tutto) che molti di quegli Stati sono cresciuti fino a non molto tempo fa a ritmi “cinesi”. Siamo sempre come si vede alla logica di riproporre un nemico da offrire alla platea della rete, disposta a bere qualsiasi cosa senza un filtro critico, che rimane l'unica forma di fare politica dei Pentastellati, specie, ma non solo, nell'approssimarsi di un appuntamento elettorale. Questo governo comunque nel suo insieme, forse consapevole di avere vita breve, almeno fino alle Europee, vive nella ricerca spasmodica di un consenso ad ogni costo; i temi, dall'immigrazione all'economia (reddito di cittadinanza, quota 100, bilancio dello Stato) e ora le polemiche con Macron, devono servire non a proporre soluzioni quanto a mantenere costante l'attesa che le cose cambieranno, al fine di garantirsi la fiducia di quella vasta platea che il 4 marzo 2018 ha votato, sia pur distintamente, per il MoVimento e per la Lega che han dato poi vita al famoso “contratto”. Le 2 misure bandiera di entrambi i contraenti infatti non sono “soluzioni”. Il reddito non lo è affatto perchè offre un sostegno a chi è (o dovrebbe essere) indigente senza però una seria politica di investimenti (se, come dicono, i Centri per l'impiego e/o i cosiddetti “navigators” possono offrire fino a 3 proposte lavorative, per quale motivo, se il lavoro c'è, non trovare subito un modo per impiegare tanti di questa platea in attesa del sussidio?); come del resto la stessa “quota 100”: non è per nulla la riforma della “Fornero” ma solo un'aggiustatura temporanea, sulla base cioè della disponibilità delle casse dello Stato, a giudizio di tanti economisti ed esperti (e come mai nessuno tra grillini e salviniani parla di una vera riforma fiscale che stani seriamente gli evasori, faccia emergere il lavoro nero e consenta un abbassamento delle tasse al ceto medio ed ai pensionati che pagano sempre fino all'ultima lira?). Ma mentre la Lega, ripeto, può ancora contare su un aumento del proprio bacino elettorale grazie alla “fermezza” (!) di Salvini sui migranti, il MoVimento non ha altra alternativa che far partire il reddito di cittadinanza dall'1 aprile (un mese prima delle Europee), pena il rischio di un pesante tracollo di voti (che già da mesi diversi indagini demoscopiche rilevano), e sul No alla Tav, specie dopo il venir meno delle loro promesse elettorali su Tap, Ilva e trivelle. Che questo consenso vada allora cercato ovunque e comunque (i condoni ne sono una prova) e rimanga l'unica sola bussola in mano ai grillini è evidente; in tal senso vanno lette le recenti dichiarazioni di Di Maio sulle possibili ricapitalizzazioni di Carige e MPS: “Non possiamo farle ora”, ha detto ai suoi fedelissimi, “altrimenti alle Europee scenderemo sotto il 20%”, come dire che a loro interessa ovviamente prendere i voti sui loro cavalli di battaglia, poi una volta ottenutili possono agire diversamente. La differenza tra Di Maio (e tra i Pentastellati in genere) ed uno statista sta nel fatto che quest'ultimo pensa sì al consenso ma anche all'interesse del Paese; ora, nel caso delle due banche sunnominate, se fosse necessario ricapitalizzare da parte dello Stato, anche al fine di salvaguardare i piccoli risparmiatori, le famiglie e le imprese che continuano ad avere fiducia verso questi istituti di credito, perchè attendere ancora mesi per una tale operazione e non iniziarla subito? E se nel frattempo la situazione delle due banche diventasse sempre più insostenibile? Non le si aiuta comunque per non scendere al 19% dei consensi il prossimo 4 maggio? I grillini dovrebbero invece riflettere sul perchè in questa come in altre materie si siano fabbricati da soli la corda per impiccarsi...Nessuno di buon senso appoggerebbe manovre dissennate di banchieri preoccupati solo far soldi anche alle spalle dei piccoli investitori, ma la banca (in genere) rimane il luogo dei nostri risparmi, dell'erogazione dei crediti ad imprese e famiglie; se fallisse saremmo contenti? Capisco che le ragioni elettorali dei Cinquestelle, su cui hanno costruito buona parte del loro consenso dopo i casi di banca Etruria e delle altre, e nel 2013 con MPS, non potevano lasciarsi scappare, tanto più con il nome della Boschi in ballo, l'occasione per imbastire l'equazione “Pd uguale banche” con il quale andare al voto, sperando di ricavarne com'è stato il massimo profitto, ma ora che il governo è loro che fanno? A queste domande, peraltro finora mai formulate in modo esplicito e diretto (forse perchè in tv c'è una censura preventiva della Casaleggio/Casalino...) nei vari talk show, nessuno ha dato ancora risposta. Chiudo ricordando come oggi siano cominciati gli sgomberi degli Sprar (a Castelnuovo di Porto, Roma), le strutture di accoglienza ed integrazione, a motivo del Decreto Sicurezza per il quale alcuni degli ospiti verranno trasferiti in altre strutture mentre altri rimarranno per strada, privi di ogni tutela, anche sanitaria. E' una vergogna; Di Maio e Di Battista non hanno nulla da dire? O vale per loro quanto diceva Beppe Grillo nel 2012 che “se i Cinquestelle appoggiassero una politica di accoglienza ai migranti avrebbero percentuali da prefisso telefonico”? A questo punto, guardando un poco in casa Pd, credo che parlare di dialogo con i grillini, in funzione di un'eventuale futura alleanza di governo, sia davvero più pericoloso che inutile..Tra l'altro rimane sempre nella loro prospettiva politica l'idea del superamento della democrazia rappresentativa e delle sue istituzioni, in nome di una democrazia “diretta” che per un Pentastellato vuol dire “partecipare on line alle proposte di legge, farne a propria volta, il tutto con un click”...Su questi temi occorre chiarezza estrema se non si vuol diventare complici di una pericolosa deriva qualunquista, di cui solo ben pochi (Casaleggio Associati in primis) saranno avvantaggiati... Gianni Amendola N.B.: gli altri Osservatori sono reperibili sul blog del partito.

domenica 20 gennaio 2019

ZINGARETTI IN VISITA AD ASTI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia è lieto di comunicare che Mercoledì 23 gennaio alle ore 16 presso il Centro Culturale San Secondo in via Carducci 22 ad Asti sarà presente il candidato a Segretario Nazionale del PD, Nicola Zingaretti.

martedì 15 gennaio 2019

RIUNIONI DI CIRCOLO PER PRIMARIE NAZIONALI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia comunica le date relative alle riunioni di circolo:
Asti Centro, venerdi' 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale 162

Colli Divini Sud, venerdi 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale162

Colline Alfieri , venerdi' 18 gennaio ore 21 preso la sede di Asti, Corso Casale 162
Vallebelbo, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)

Nizza Monferrato, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)
Pianalto, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele

Alto Astigiano, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele
Canelli, sabato 19 ore 9 presso la sede del PD
Tra Langa e Monferrato, martedi' 23 ore 21 presso il Salone della Croce Verde a Castagnole in via Tagliaferro 21

Ordine del giorno:

- Presentazione delle linee politico-programmatiche collegate ai candidati alla segreteria nazionale.

- Votazione delle stesse e dei delegati collegati, alla Convenzione provinciale.

All'Assemblea sono invitati anche i simpatizzanti, mentre alle votazioni possono partecipare iscritti 2017 in regola con la tessere 2018 (il rinnovo potrà essere effettuato nella serata stessa delle riunioni) e nuovi iscritti entro il 28 novembre 2018  e quelli iscritti on line dal 3 al 12 dicembre 2018.

Si evidenzia che le riunioni organizzate in contemporanea nella medesima sede e al medesimo orario dovranno comunque mantenere seggi separati per la votazione.

martedì 8 gennaio 2019

Mobilitazione nazionale

Carissimi, Aderiamo alla mobilitazione nazionale con 2 banchetti sotto i portici Anfossi angolo via Garibardi e Piazza del palio in corrispondenza semaforo di Via Einaudi, Sabato 12 gennaio dalle ore 10,45 alle h 13 e nel pomeriggio dalle h 16,30 alle h 18. E' un momento importante per affermare la nostra posizione sulla sciagurata politica nazionale ed anche per ribadire la nostra posizione a favore della TAV e per sollecitare l'ultimazione della Asti Cuneo. Mi auguro di incontrarvi in tanti. Segretario Circolo PD di Asti, Mario Mortara

COMUNICATO DEL SEGRETARIO REGIONALE
🔴 SABATO 12 GENNAIO sarà una giornata di grande mobilitazione. In tutto il #Piemonte si terranno circa 80 banchetti o presidi contro la Legge di Stabilità, nell'ambito dell'iniziativa che il Partito Democratico svolgerà in tutta Italia. Una Legge frettolosa e confusa, figlia della propaganda e dell'ammutinamento del Parlamento. Una Legge, soprattutto, che non solo non risolve, ma anzi peggiora quelle situazioni sociali che Lega e 5stelle si erano ripromessi di affrontare. Si pensi, ad esempio, alla riduzione dell'indicizzazione delle pensioni a tre volte il minimo. Non c'è niente per i giovani; non c'è niente sugli esodati; non c'è la copertura per evitare l'aumento dell'IVA, che ci colpirà tutti in quanto consumatori; non c'è niente sulla scuola; e lo sblocco delle assunzioni nella pubblica amministrazioni è stato rinviato. Tutto questo merita una mobilitazione importante: bisogna rompere il muro di propaganda costruito dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Alle ore 11,30 dello stesso giorno è stata riconvocata la manifestazione Sì Tav voluta dalle "madamine" a #Torino in Piazza Castello. Il Partito Democratico Piemontese ci sarà senza indugi: crediamo in un Piemonte connesso, moderno e che non ha paura. Nel rispetto del carattere civico della manifestazione non porteremo le nostre bandiere, ma la presenza nostra e dei nostri amministratori non sarà meno determinata. Quello alla #Tav è uno dei tanti Sì che dobbiamo dire per difendere e rilanciare il nostro Piemonte, accompagnati ad alcuni NO di eguale importanza, come quello al Decreto Sicurezza, che dovremmo chiamare "insicurezza" per gli effetti nefasti che produrrà e contro il quale sindaci e Presidente di Regione si stanno, in varie forme, mobilitando. Riscopriamo il gusto delle nostre piazze. Sabato 12 gennaio NOI ci saremo. Paolo Furia, Segretario Regionale PD Piemonte Monica Canalis, ViceSegretaria Regionale PD Piemonte