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Il Governo e il PD contro la povertà

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sabato 15 settembre 2018

PER L'ITALIA CHE NON HA PAURA







DOMENICA 30 SETTEMBRE, ore 14
ROMA, Piazza del Popolo


Scendiamo in piazza per costruire un’alternativa alla politica dell’odio, del declino, dell’isolamento e della paura. Scendiamo in piazza perché tante persone vogliono un Paese diverso: più giusto, più forte, più solidale, aperto al mondo e al futuro. Le paure e le preoccupazioni che hanno i cittadini vanno riconosciute e possono essere superate soltanto insieme; soltanto unendo le forze perché nessuno si senta solo. Scendiamo in piazza perché costruire questa alternativa democratica è il nostro impegno.

Vogliamo riorganizzare il campo delle forze progressiste, un progetto ampio, aperto a tutti i cittadini, le organizzazioni, le realtà sociali che credono nei valori dell’uguaglianza, della solidarietà, della multiculturalità, della scienza e di una crescita più giusta in coerenza con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Per questo dobbiamo ricostruire un progetto capace di animare le intelligenze, i sogni, le passioni, la fiducia nel futuro soprattutto dei giovani, delle ragazze e dei ragazzi che devono essere i protagonisti dei prossimi anni.

Ogni giorno che passa diventano sempre più evidenti i pericoli del governo giallo-verde, alla cui inaffidabilità gli italiani rischiano di pagare un prezzo molto alto.

Un “prezzo” economico perché le fatiche e i sacrifici di cittadini, famiglie e imprese sono messi a rischio dall’irresponsabilità di un esecutivo ideologico, nemico degli investimenti e dello sviluppo, piegato agli interessi di chi vuole un paese più debole ed esposto all’instabilità finanziaria.

Un “prezzo” sociale e culturale perché le politiche di questo Governo rischiano di alimentare divisioni e rancore nelle nostre comunità, a partire da chi è in difficoltà.

Dietro la propaganda e il clamore sui social, oltre lo sdoganamento del razzismo, le scelte di fondo di questo Governo portano a un impoverimento dei ceti medi e a un arricchimento di chi ha già di più, come accadrà con la flat tax.

La scuola ricomincia nel caos “vaccini” creando inquietudine nelle famiglie, in particolare quelle con bambini immunodepressi: siamo al fianco delle famiglie, degli insegnanti, dei presidi, dei medici e ribadiamo che sulla salute dei più piccoli non si scherza. Noi crediamo nella scienza e nel lavoro di medici e ricercatori, mentre il Governo asseconda fanatismi medioevali. Nello stesso tempo, ribadiamo l’urgenza di un rinnovato impegno educativo contro l’intolleranza proprio a partire dalle scuole.

In politica estera questo Governo simpatizza con Orban, Putin, Trump e con i nazionalisti di ogni provenienza e sceglie apertamente la linea della distruzione dell’Unione europea. Una scelta che rischia di indebolire drammaticamente il nostro paese perché gli interessi di tutti gli italiani, oggi e in futuro, si possono proteggere e promuovere soltanto dentro il progetto comunitario.

Lavoriamo per un’Europa che assicuri diritti comuni inviolabili: diritto al lavoro e a un reddito che consenta di vivere, diritto all’assistenza sanitaria, diritto all’istruzione e alla formazione, diritto alla sicurezza, diritto a respirare un’aria più pulita e mangiare un cibo più sano. Oltre l’ideologia dell’austerità che tanto male ha fatto in questi anni.

Noi non dimentichiamo che proprio l’Europa è nata per garantire pace e giustizia e fino a qui ha consentito a milioni di persone di vivere senza guerre e conflitti. Lo dobbiamo ricordare a maggior ragione ora, guardando anche ai conflitti aperti nel Mediterraneo a cominciare dalla preoccupante situazione in Libia.

L’Italia deve guidare il cambiamento europeo al pari degli altri grandi paesi fondatori, non può ridursi ad essere il teatro delle scorribande di altre potenze globali che hanno interesse a indebolire l’Europa.

L’Italia deve costruire una prospettiva di equità, di giustizia e di solidarietà, oltre le paure e il rancore.

Per queste ragioni diamo appuntamento a tutti coloro che credono in un Paese diverso per Domenica 30 settembre alle ore 14 a Roma a Piazza del Popolo.

Sarà il primo passo di una stagione di partecipazione e d’impegno. Con il PD e tanti altri. Per l’Italia, per il nostro futuro.

L'OSSERVATORIO SALUTA



Cari amici e compagni,
prima di spedirvi l'ultimo Osservatorio (ma qualcuno mi ha già chiesto di proseguire ad inviarlo anche se lontano da Asti) voglio rivolgervi un saluto, in quanto appunto tornerò nel Lazio, essendo ormai in pensione. Ringrazio in particolare coloro che hanno dimostrato stima (ricambiata) nei miei confronti; ho pensato di portare un contributo, come altri, ad un partito che aveva acceso molte speranze ed invece, sia a livello locale sia nazionale, pur con qualche segno di risveglio, sta pericolosamente rischiando di implodere. C'è bisogno di un Pd “nuovo” che torni a parlare il linguaggio della “sinistra”, che vuol dire lavoro, uguaglianza, solidarietà, pari opportunità, diritti e legalità e oggi direi anche difesa della Costituzione, delle Sue prerogative e garanzie, nonchè del Parlamento, perchè torni ad essere un luogo di vero dibattito, non pre-costituito, con persone elette dalla gente del collegio di provenienza, non più nominate a “tavolino”...
Sicuramente non mancheranno occasioni per rivederci.
Un abbraccio a tutti.

Gianni Amendola


L'OSSERVATORIO “SALUTA”.

E' indubbio che il consenso che sostiene l'attuale governo rimanga assai elevato, a mio avviso principalmente per due motivi: il primo, piace la linea dura incarnata da Salvini sui migranti e contro l'Europa “menefreghista” (ben oltre il 50% degli Italiani, secondo un recente sondaggio, è d'accordo sulla chiusura dei porti), il secondo è la condivisione di quell'atteggiamento, supportato da un apparato comunicativo imponente e persuasivo, da “arrivano i nostri” dei Cinquestelle, percepito finalmente in grado di far giustizia dei ladroni di Stato, dei privilegi dei politici e dei cosiddetti “poteri forti”. Saranno i prossimi mesi a stabilire la durata di questo Esecutivo, quando necessariamente si dovrà varare la Legge di Bilancio e verranno al pettine, leggasi compatibilità di spesa, tutte le proposte fatte in campagna elettorale, dalla flat tax al reddito di cittadinanza. C'è un punto decisivo però: Salvini può far saltare il banco quando vuole (e le attuali inchieste della Magistratura, dal sequestro dei migranti sulla Diciotti ai milioni “scomparsi” della Lega, gli offriranno sicuramente il destro), andando all'incasso di un consenso personale crescente, Giggino Di Maio no, perchè la caduta di questo Governo avrà come conseguenza la fine del suo ruolo, sia se si andrà alle elezioni anticipate (magari in concomitanza con le Europee), sia se con l'attuale Parlamento (che però ha rapporti di forza ormai superati, secondo i sondaggi, rispetto al “4 marzo” scorso) i Cinquestelle, in quanto primo partito, riceveranno l'incarico di formare un nuovo Esecutivo (in tal caso ci sarebbe Fico che esprime tutt'altra politica). Staremo a vedere; c'è da dire comunque che il “Movimento” ha una linea ondivaga, dai vaccini all' “Europa” (il voto contro Orban è stato solo un pretesto per distinguersi da Salvini che li sta in parte oscurando), ma sa sfruttare sapientemente la “rete”. Poco o nulla importa infatti ai suoi “followers” che ad esempio Rocco Casalino, vero stratega della loro comunicazione, durante la Messa per le vittime del crollo del ponte Morandi, invece di seguire con rispetto la celebrazione, che non era (non è) una manifestazione di piazza ma di fede (per chi crede, ma come tale doverosamente da non utilizzare per altre cose) si sia messo a smanettare sul suo cellulare, voglioso di far sapere in tempo reale degli applausi con cui erano stati accolti i parlamentari “5 Stelle” e dei fischi che avevano accompagnato l'ingresso in chiesa dei politici pd. Per il rispetto dovuto al dolore dei tanti genovesi presenti quel gesto è stato davvero una volgare pagliacciata; come dire “del loro dolore non m'importa, se non per il fatto che può essere sfruttato per scopi politici” (!!). Qualcuno dei sostenitori dei Pentastellati ha detto qualcosa su ciò?...Quando un partito nasce “on line” l'informazione istantanea serve a mantenere ed a creare altro consenso ed ogni “momento e modo son quelli giusti”, per usare uno slogan pubblicitario. Ciò che conta per la Casaleggio Associati (a proposito, ma come si finanzia? Solo con i 300 E che ogni parlamentare grillino è “obbligato” a versare, dimenticando che le paghe degli Onorevoli e dei Senatori sono denaro pubblico?) e la sua comunicazione è che si trovi un nemico, un qualcuno o un qualcosa (un gruppo imprenditoriale, un'azienda, un partito..) da indicare quale causa di un problema, specie se và a toccare l'emotività della gente. Il crollo del ponte è l'emblema di quanto affermo; è ovvio che la responsabilità sia di coloro che avrebbero dovuto provvedere alla manutenzione, ma prendersela con la Soc. Autostrade e con i Benetton, ricordando che furono i precedenti governi a concedere loro la gestione (ma nel 2008, governo Berlusconi, il Pd si oppose, mentre Salvini e la Lega dissero sì..), ha voluto significare, nell'ottica pentastellata, una chiamata di correità di tutta la classe politica precedente, quasi che del crollo dovessero portarne personale colpa Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, al fine di presentarsi loro immacolati al cospetto degli elettori (cioè la “gente”), pronti a prendersela però coi poteri forti qualora la Soc. Autostrade (difesa dalla Lega e da Salvini a tutt'oggi) non dovesse ricevere quelle sanzioni auspicate da Di Maio e co., prima ancora che la Magistratura, si badi bene, abbia espresso le sue sentenze, quasi che i grillini si ritenessero depositari di un potere giudiziario “a parte”, in nome della rete. Le responsabilità sono sempre personali e l'indagine sta facendo emergere una catena di superficialità, di sottovalutazioni dei vari livelli tecnici chiamati a valutare la stabilità del ponte stesso, tra i quali diversi tecnici del ministero. Emerge dunque complessivamente da questa vicenda, da parte dell'attuale classe dirigente, quasi come una cartina di tornasole, tutta una concezione della politica, della ricerca del consenso, che lede non solo i capisaldi costituzionali, che vogliono un rispetto ed un equilibrio dei Poteri, ma anche il ruolo stesso delle Istituzioni che si vorrebbero servili alla maggioranza (chiedere al riguardo al presidente della Liguria Toti ed al Sindaco di Genova Bucci), a partire dal Parlamento ridotto ad un gruppo di persone che leggono prima le notizie sui blog dei leaders e poi votano le fiducie (è storia vecchia ma ancora attualissima)...Qui infatti si occupa lo Stato (“chi vince fa quel che gli pare e non sopporta organi di controllo”), si costringono alle dimissioni chi rappresenta istituzioni di garanzia, quindi sganciate dai governi (vedasi il caso Nava), si offendono i Magistrati e on line si insulta (Mattarella compreso) chiunque non si esprima secondo i canoni e i desiderata della maggioranza. Ecco perchè è necessario ri-creare un'opposizione seria nel Paese e questo non può farlo che il Pd, a condizione, e qui sta il dramma, che prenda consapevolezza di essere minoranza e dunque della necessità di un profondo capovolgimento delle politiche fin qui sostenute (che pure qualche risultato lo han dato) e della classe dirigente “interna”. La speranza che il Pd torni ad essere forte riferimento politico-sociale è l'ultima a morire, ma ad oggi è richiesta davvero una grande fede!

                               Gianni Amendola

domenica 2 settembre 2018

La volontà non basta ad ultimare l'autostrada At-Cn


mercoledì 11 luglio 2018

AGRICOLTURA e AGROINDUSTRIA



In questa tavola rotonda abbiamo incontrato gli addetti ai lavori del mondo dell'Agricoltura astigiana, in particolare giovani aziende innovative, la domanda che ci siamo posti è: quale futuro e lavoro può dare l'agricoltura nel nostro territorio oggi?

Lo scenario di questo incontro è suggestivo: La Chiesa del Gesù, dentro il Michelerio, in Corso Alfieri; un luogo nascosto e sconosciuto nel cuore di Asti. Il padrone di casa, il Prof. Gianfranco Miroglio presidente del Parco paleontologico astigiano ci ha illustrato il progetto che porterà a fondere la bellezza di questo luogo con quella dei fossili marini delle colline astigiane. "La produzione vinicola migliore - dice Miroglio - si ha nelle zone con maggiori fossili, e questo non è un caso". Anche questo aspetto fa parte di un progetto futuro legato a ricerca, turismo e agricoltura.

Dicevamo: “quale futuro per i giovani che operano nell'agricoltura, e c'è speranza di lavoro nel settore?”
Sono venuti a rispondere a questo quesito apportando spunti interessanti diversi imprenditori, in qualche modo innovatori nel loro settore, tra gli altri:
    Monica Monticone, Cascina Rey, Asti (AT) produce vino
    Domenico Viarengo di Cascina Boba (Corso Alba) che alleva vitelli allo stato brado e ne commercia carne anche al minuto.
    Micaela Soldano di Villafranca d'Asti ha lasciato il lavoro in banca per produrre zafferano (Il filo rosso)
    Luca Roffinella, Azienda Agricola Massarone di Montafia, produce ortaggi (famose le sue zucche) e che si occupa di didattica e formazione, conduce corsi sulla potatura e sull'orticoltura.

Tutti animati da una grande passione, in problema più sentito è l'eccesso di burocrazia che frena la crescita e soprattutto la difficoltà di assumere dipendenti in un meccanismo costoso e trooppo impegnativo per le piccole strutture.

Giorgio FERRERO, il nostro Assessore all'Agricoltura in Regione Piemonte,  sempre attento a cogliere segnali così importanti, spiega il lavoro che sta svolgendo sperando di apportare modifiche a Leggi che riguardano in particolare la sicurezza nel mondo del lavoro. "Alcune norme possono andare bene in aziende di grandi dimensioni. La sicurezza è importante - dice Ferrero -e  vale per una persona come per  200, ma un posto di lavoro è anche un'opportunità, e certe misure dovrebbero essere meno drastiche e più graduali per favorire e non frenare la nascita di nuovi posti di lavoro nel settore".

Qualcuno propone come modello di una nuova agricoltura le Langhe dove allo sviluppo enologico si è affiancata la costruzione di un'estetica del territorio. Il Prof. VINCENZO GERBI dell'Università di Torino fa notare che il Barolo nasce 170 anni fa  da ricerca e innovazione, per mano di un gruppo di imprenditori tra i quali c'era Cavour: "la ricerca di un prodotto unico e di qualità superiore sarà uno dei fattori di successo dell'agricoltura astigiana e piemontese".

La professoressa  Clara CEPPA, docente presso il corso in Design e Comunicazione Visiva Politecnico di Torino, ci ha parlato del lavoro di marketing e di immagine del prodotto e della confezione (packaging, come si dice oggi), fondamentale per entrare in un mercato dove è facile rimanere anonimi.

L'augurio finale di Giorgio FERRERO che l'incontro di questa sera abbia un seguito professionale con la collaborazione e lo scambio di idee fra i partecipanti.


Ringraziamo per i loro interventi:

  • Giorgio FERRERO (Assessore Agricoltura Regione Piemonte)
  • Gianfranco Miroglio presidente del Parco paleontologico astigiano
  • Prof. VINCENZO GERBI Università di Torino Scienze Agrarie l’innovazione dei processi di    vinificazione.
  • Prof. Clara CEPPA docente presso il corso in Design e Comunicazione Visiva Politecnico di Torino
  • Alessandro DURANDO Presidente CIA Asti
  • Francesco SCALFARI di UNI-ASTISS
  • Enrico ERCOLE Università di Alessandria
  • Pier Ottavio Daniele (Giornalista e scrittore)


e la partecipazione di iscritti, simpatizzanti e amici:

  • Piero GRAZIANO
  • Rita Bianchini
  • Arch. Alberto Ghigo
  • Piero VERCELLI
  • Gianni BOSSO
  • Ing. Alberto VOGLINO
  • Avv. Fausto FOGLIATI
  • Alessandro GABUTTO (Sindaco di Quaranti)
  • Angelo LANO
  • Barbara BAINO (Sindaco di MONGARDINO)
  • Avv. Elena GRASSI
  • Donato PAFUNDI
  • Gianluca FORNO (Sindaco di Baldichieri)
  • Andrea GAMBA (Sindaco di S.Martino Alfieri e dal 2008 Collaboratore - Ricercatore INEA – Istituto Nazionale di Economia Agraria sede per il Piemonte)
  • Giovanni PENSABENE

Mario MORTARA

Coordinatore

Osservatorio luglio 2018



L’OSSERVATORIO (6/7/2018).

Che sarà del Pd.

Vedremo cosa uscirà dall’Assemblea Nazionale domani, in cui verrà eletto “pro tempore” Maurizio Martina, sperando che non ci si spacchi sulla data del Congresso; quel che è certo è che in prospettiva la candidatura di Zingaretti alla Segreteria sta già, se non proprio allarmando, certamente mettendo una certa inquietudine in ampie zone del partito, in quanto “Montalbano’s brother” è figura autorevole, in grado di traghettare il Pd (perlomeno c’è da sperarlo) fuori dalle attuali secche, sicuramente non in modo “tranchant”, ma con mano ferma e senza fare sconti a nessuno, com’è giusto che sia! Si impegnerà non a dividere il partito, ma ad unirlo attorno ad un progetto di centrosinistra “largo” (alla base della sua vittoria nel Lazio) cui tutti saran chiamati a contribuire, pur significando questo il netto superamento di una visione “autoreferenziale” e della logica dell’ “uomo solo” al comando. Con l’imminenza delle elezioni europee, che potrebbero ahimè sancire drammaticamente la fine dell’odierno assetto politico del nostro Continente, si può ben comprendere l’allarme di alcuni che vedono in una nuova leadership del Pd il rischio di uno scompaginamento degli attuali quadri dirigenziali ed equilibri, oltre che dei criteri per le candidature (cosa evidentemente di non poco conto!). Ritorna dunque il “solito”, ma purtroppo ancora valido, discorso sul “passo indietro” che ad oggi tanti non han fatto (né sembrano intenzionati a fare), ma che viene imposto oggettivamente dalla realtà (e che realtà: una serie di sonore sconfitte elettorali!). Il passo indietro, si badi bene, non vuol dire la condanna o il gettare la croce addosso ad una o più persone, quanto invece la consapevolezza di poter giocare una nuova partita (la rinascita del Pd) da una posizione diversa; in altri termini contribuire al suo rinnovamento sì con le proprie idee, ma all’interno di un confronto sereno, maturo e forte che deve farsi sintesi e avere come fine la crescita di tutto il Partito democratico, non certo la visibilità di qualcuno o di un gruppo. Perché se si continua a ragionare su come “riprendersi il partito”, magari tramite “interposta fedelissima persona” (non mi riferisco a Delrio ammesso che davvero si candidi), vuol dire voler riaprire una stagione di tensioni interne, col ricordo di una maggioranza che “poteva permettersi di sfottere” la minoranza (ricordiamo tutti il “Fassina chi?” o il famoso “Ciaone”..). Se infatti quegli atteggiamenti, che non sono nati da un cattivo carattere quanto da una concezione quasi assoluta del proprio ruolo e del proprio potere, non verranno riconosciuti ed emendati seriamente vorrà dire immolarsi ad una idea un po’ vendicativa e prepotente dei rapporti interni e della politica, con inevitabili drammatiche conseguenze che stiamo già pagando. L’unica cautela che la candidatura di Zingaretti impone è il suo eventuale “doppio ruolo” di Presidente della Regione Lazio (dove ricordiamo non ha la maggioranza in Consiglio) e quello appunto di possibile Segretario del partito; è ovvio che ogni eventuale difficoltà nella guida della sua Regione non potrà non ricadere in qualche modo sul suo ruolo di leader del Pd, a “beneficio” degli avversari politici esterni e (ahimè) anche “interni”, cosa di cui peraltro è del tutto consapevole! Maurizio Martina è certamente persona per bene, seria, preparata, ma “soffre” per il fatto di essere da un lato appoggiato proprio da quell’attuale gruppo dirigente del partito che all’inizio lo ha osteggiato (ora invece lo sosterrebbe forse perché credono sia più “controllabile” di Zingaretti), dall’altro, forse proprio per i motivi appena detti, non sembra avere convintissimo gradimento dalla minoranza, che pure non lo ostacola. Ecco perché, pur riconoscendo a Nicola Zingaretti e a Maurizio Martina i loro rispettivi meriti conquistati sul campo, ritengo che una persona come Fabrizio Barca possa essere presa in considerazione, un candidato di rango, autorevole e capace in quanto non avrebbe altri condizionamenti di sorta, oltre che per la sua “alterità” rispetto alle logiche interne, tuttora saldamente radicate nel partito; mi rendo pienamente conto che per molti trattasi di un’ipotesi stravagante, quasi una voce isolata, fomulata peraltro da chi scrive che notoriamente conta poco o nulla… La sua candidatura potrà nascere solo da una forte spinta dalla società civile (per ora non credo proprio dall’interno del partito), da quel mondo cioè da sempre “orientato” a sinistra, e da figure di esso rappresentative, dall’economia, dal sindacato, dalla cultura, dall’università e dalla ricerca, dal giornalismo…Io spero solo come tutti noi in definitiva che il Pd non arrivi all’irrilevanza, perdendo ulteriormente quote sensibili di elettorato, per il rifiuto di capire che una stagione si è chiusa e che ciò significa sì cambio di persone, ma soprattutto di idee e di comportamenti, altrimenti le Europee del 2019 saranno il nostro definitivo “de profundis”!

Il dominio della rete.

Nel popolo italiano, secondo una recente indagine ISTAT, sta crescendo una quota consistente di rancore sociale, di individualismo, pur se vi sono tuttora esempi di non comune e silenziosa carità verso il prossimo; la rete, i social network sono lo specchio di questo cambiamento. Lo si vede quotidianamente: è bastato che pochi giorni fa il campione di pallavolo naturalizzato italiano (quindi “italiano”) Ivan Zaytsev postasse su Facebook la notizia dell’ avvenuta vaccinazione della figlia per essere coperto di improperi da parte dei “no vax”. Si insulta quindi, coperti vigliaccamente dall’anonimato, per il semplice fatto che qualcuno vuole esprimere liberamente un’idea differente da quella di coloro che si ritengono maggioranza e detentori di verità; siamo ormai ad una forma di nazismo “on line”, dove la caccia “al diverso” (di pensiero, di cultura, di opinione politica…) è aperta ogni volta che viene manifestato un ragionamento difforme dal proprio! Lo si è visto anche per il ricovero e conseguente intervento chirurgico di Giorgio Napolitano, con gli auspici persino “di morte”, solo perché per tanti l’ex Presidente rappresentava il Potere, la casta, colui (del Pd) che avrebbe necessariamente difeso interessi inconfessabili. Per non parlare ancora degli insulti verso monsignor Bettazzi, Vescovo Emerito di Ivrea, ex Presidente di Pax Christi, da sempre fautore del dialogo tra Chiesa e Mondo del Lavoro (all’epoca di Berlinguer anche direttamente col PCI), per aver preso posizione chiara sul problema dei migranti, evidentemente interpretata dai tanti fondamentalisti della Rete come un attacco al Governo! Tutto ciò sta verificandosi quasi si volesse arrivare ad una sorta di pensiero unico, per cui non è più tollerabile un’opinione contraria! Questo malanimo, questa cattiveria, questo livore emergente, uniti alla diffusione spesso “colpevole”, o per meglio dire “interessata”, di notizie false, le vere e proprie bufale (cliccare su una “fake new” vuol dire aumento di introiti pubblicitari per chi le diffonde, se lo fanno in tanti), stanno creando un humus “culturale” (o sub-culturale”) per cui chiunque può pontificare su tutto, può deridere l’altro anche su argomenti di non propria specifica competenza (i vaccini per esempio), come se il sapere, la conoscenza, la competenza siano espressione di “casta”, di “potere” usate contro la gente comune… Si comprende allora perché un partito come i Cinquestelle sia arrivato ad oltre il 30%; certamente grazie anche ad una politica che spesso non ha risolto i problemi e che è sembrata luogo per privilegi personali; ma direi soprattutto per il diffondersi della Rete come pratica dell’offesa pesante, dell’accettazione acritica di notizie senza necessarie verifiche, senza mai un confronto o il benchè minimo dubbio circa la validità delle proprie convinzioni, come se tutto ciò che viene propalato “viralmente sul web” abbia una sua sacralità e intangibilità a prescindere. In questo contesto il Movimento ha dunque pescato e creato la sua base elettorale; come se avesse detto ad ogni frequentatore dei social “portiamo noi la tua rabbia, il tuo rancore in Parlamento, quasi ci fossi tu stesso seduto su quei banchi a dire le cose che scrivi”. Si comprende allora come per la sinistra, di fronte all’emergere ed al radicarsi di questa nuova forma di comunicazione ed informazione, la riconquista di una nuova centralità politica sia compito improbo, perché il terreno al momento non è per niente idoneo per chi vuole usare la ragionevolezza, l’argomentare competente pacato ma deciso (cose che peraltro la sinistra non ha sempre saputo fare, dando immagine di un’autosufficienza che non ha comunicato al “cuore” della gente) nello spiegare i propri convincimenti e valori. Questa però è la sfida di oggi e se la vuole vincere l’unità non fittizia a sinistra, insieme con la consapevolezza degli errori fatti e della necessità “quasi etica” di riallacciare un tessuto sociale così lacerato, possono diventare armi importanti.

Gianni Amendola