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mercoledì 4 dicembre 2019

OSSERVATORIO DICEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO Sarà forse troppo semplistico dirlo, ma credo che il vero motivo delle forti polemiche (se non proprio del durissimo scontro) in atto sul Mes stia nelle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna, vero spartiacque della presente legislatura e quindi dell'attuale governo. E' evidente che una vittoria del centrodestra a trazione salviniana avrà immediati contraccolpi nel Pd e di conseguenza nell'Esecutivo, nonostante i tentativi che verranno messi in atto per disinnnescare la violenta deflagrazione politica che sarà stata provocata (del tipo: ”non sono elezioni a carattere nazionale” o “il Governo è fuori dalla contesa”...). Salvini, dopo l'exploit in Umbria, in grossa parte scontato in partenza, è (era?) convinto di sbancare anche in Emilia-Romagna, di dare perciò il benservito a Conte, andare alle elezioni anticipate, vincerle a man bassa e reclamare i “pieni poteri”. Non ha previsto però (come peraltro nessuno finora) il fenomeno delle “sardine”, un movimento spontaneo, ma non apolitico, anzi con una precisa scelta di campo, vale a dire l'anti-sovranismo, che sta riempendo le piazze italiane e non solo, in nome di una politica diversa, di un linguaggio non intossicato, direi anche di un modo di essere basato sulla riflessione, su risposte ponderate, sulla non demonizzazione dell'avversario e del diverso. Non si tratta dunque della ripetizione delle piazze “grilline”, nelle quali era dominante l'aspetto “distruttivo” nei confronti della politica in generale, dalle cui ceneri ne sarebbe poi emersa una del tutto nuova, partecipativa tramite la rete, cui tutti potevano far parte tramite un “click” dalla propria casa o dall'ambiente di lavoro, in un contesto di trasparenza ed onestà...No, in questo caso (con le “sardine”) si tratta di altro, cioè di un movimento sì spontaneo, ma che riconosce la complessità ed al contempo l'importanza della “Politica”, cui non ci si può sottrarre ponendosi in una posizione di “alterità”, ma assumendosi delle responsabilità in prima persona. E' chiaro che se tutte le “sardine” in Emilia-Romagna, proprio per evitare il sovranismo di una destra che cancellerebbe totalmente una storia radicata, dove credenti e non credenti hanno costruito uno stile di dialogo, una visione condivisa del bene comune, decidessero di andare a votare, certamente non lo farebbero a favore di Salvini. Ebbene, questa nuova realtà, contro la quale si scagliano ovviamente i quotidiani della destra, da “Libero” al “Giornale”, dal “Tempo”, quotidiano di Roma, alla “Verità” di Belpietro, nonché i vari talk show televisivi, guardacaso quasi del tutto sulle reti berlusconiane, rischia di essere “pietra d'inciampo” per il Capitano e company. In gioco ci sono appunto la crisi di Governo e le elezioni anticipate, perchè l'Italia diventi come l'Ungheria e la Polonia. Come riprendere allora un'iniziativa che possa mettere all'angolo il Governo, secondo Salvini? Niente di meglio che il tema del Mes; in fondo l'uomo della strada cosa sà e soprattutto cosa capisce di un problema molto tecnico anche se centrale per l'Eurogruppo e quindi per l'Italia? E' ovvio che nei tg o nei dibattiti televisivi questo “uomo della strada” ascolterà i suoi politici di riferimento o quelli da cui si sente meno distante; basta pertanto una propaganda ossessiva con slogan accattivanti (tipo: “si attaccano i risparmi degli italiani per finanziare le banche tedesche” o “Conte ha mentito al Paese”...), tanto da titillare quel rancore magari represso, ma sempre presente, di tanti elettori verso l'Europa e trasformarlo (intanto in Emilia-Romagna) in voti per il centrodestra. Il Presidente del Consiglio ha fatto bene a ricordare nel suo intervento di fronte alle Camere (ricordo che Conte non è parlamentare) i vari passaggi nei Consigli dei Ministri del suo precedente governo “giallo-verde”, richiamando tutti, in primis i suoi ex vice-ministri, alla corresponsabilità della scelta; ma evidentemente l'importanza della partita (le elezioni anticipate) è tale che la Destra non mollerà l'osso di un millimetro e continuerà a sparare a palle incatenate, in quanto se non vincesse le prossime regionali (ci son anche quelle in Calabria) cosa le resterebbe a tal fine? Sperare che il Governo si decomponga autonomamente? Qui entra in ballo Di Maio, sempre più rabbuiato e sempre più contestato dal suo Movimento, che ormai da quasi 2 mesi non elegge nemmeno il capogruppo alla Camera. Giggino soffre perchè Salvini sta occupando l'area politica del “no all'Europa”, sobillata come detto da una propaganda continua e pervicace; in un momento in cui il crollo dei voti sembra inarrestabile, mettendo in discussione l'esistenza stessa del Movimento, il trovare spazi elettoralmente molto ghiotti già occupati, è per lui inaccettabile. Del resto, perchè Di Maio chiede “ora” lo slittamento della firma del Mes? Perchè chiede “ora” che la firma sia contestuale alla riforma bancaria europea? Non lo sapeva prima? E allora perchè non dirlo subito dopo gli accordi raggiunti dal ministro Tria? Ma è solo per l'imminenza della competizione elettorale emiliano-romagnola, che potrebbe segnare per i grillini un'ulteriore tracollo politico; l'eventuale “compensazione” del Pd infatti, che speriamo confermi la sua leadership regionale, creerebbe una situazione ancor più indigeribile per Giggino, in quanto i “democrat” a quel punto diventerebbero il perno centrale dell'alleanza governativa, imponendo la propria agenda. Una cosa devastante per il M5S, a partire da Di Battista, con cui Di Maio sta ricollegandosi, al fine di tornare alle origini e risvegliare la base. Ma ciò che i Pentastellati si rifiutano di accettare è che, stando al potere, si stanno trasformando di fatto in un partito come gli altri, attraversato da personalismi sempre più incontrollati (basti citare Barbara Lezzi, lo stesso Toninelli e altri, guardacaso proprio coloro che non sono stati confermati “ministri”), una cosa inconcepibile anni fa per il Movimento! Ma a mio avviso il vero problema è il non voler fare una scelta di campo tra “destra e sinistra” e continuare a definirsi “post-ideologico” (il movimento delle “sardine” sta invece confermando che la distinzione c'è!), la qual cosa appare ormai ai più una sorta di trucco per “stare comunque al potere” (una politica dei “due forni”, se vogliamo). Come già detto altre volte in precedenza i grillini “devono” essere al governo per poter esistere; essere relegati all'opposizione, senza una prospettiva immediata di potere, li condannerebbe pian piano all'irrilevanza e li spaccherebbe definitivamente. Di Maio quindi gioca una partita personale (sai che novità!), perchè solo tenendo in un modo o nell'altro unito il gruppo, che unito non è, può sperare di mantenere il suo ruolo; in caso contrario sarà il primo a pagare. Cosa farà un domani se la piattaforma Rousseau non lo confermasse tra gli eleggibili (essendo peraltro trascorse due legislature)? Questa è la partita in gioco, per lui ed i Pentastellati di cui è il capo politico! E allora: davvero pensiamo che ci tenga a stringere un'alleanza organica col Pd, mettendo a rischio il suo futuro politico? Gianni Amendola

mercoledì 13 novembre 2019

OSSERVATORIO NOVEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO Il governo sta mostrando ahimè tutti i limiti già evidenti all'atto della sua formazione ma che si sperava potessero pian piano essere superati nell'ambito della prospettiva di una coalizione di lungo periodo, specie dopo la traumatica rottura tra Cinquestelle e Lega. Purtroppo il M5S sta rivelando la sua incapacità, direi strutturale, di uscire dai suoi schemi di “lettura” della realtà ed è in preda, come già ricordato su queste note, a contrasti interni molti forti con una progressiva delegittimazione del ruolo di Di Maio, il quale peraltro continua a rimanere dov'è, quasi che le sconfitte elettorali siano state solo occasionali incidenti di percorso. Il caso dell'ex-Ilva al riguardo è emblematico, perchè l'iniziale “no” allo scudo legale, diventato poi “sì” (prima della rottura con Salvini), ora è tornato (per i Pentastellati) di nuovo “no”, grazie all'emendamento della sen. Lezzi, uno delle frondiste anti-Giggino, probabilmente delusa dalla mancata riconferma a ministro (ma il Movimento non predicava il distacco dal potere, che è roba della casta?). Di Maio non ha potuto smentire di non essere più in grado di controllare i suoi e per quanto non abbia gradito si è allineato al “no” del suo gruppo senatoriale, minacciando il Pd a non forzare la mano sul tema! Ora il rischio del Partito Democratico è proprio l'essere identificato come la causa principale dell'incapacità dell' Esecutivo nel proporre un salto di qualità dell'azione politica; ciò che indigna è il sentire che la colpa della situazione dello stabilimento di Taranto sia solo del governo Conte 2, come se nel “Conte 1” i problemi fossero stati risolti. Dov'era Salvini quando Di Maio proclamava alla sua maniera l'aver chiuso l'annosa vertenza con l'ex-Ilva in pochi mesi? O davvero si vuol far credere (con le Regionali in Emilia-Romagna alle porte!) che con la Lega al governo le cose non sarebbero arrivate a questo punto? E cosa pensa allora il centro-destra dell' intervista a Repubblica rilasciata da Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che con chiarezza dice che sarebbe meglio, al posto delle ipotizzate tasse su plastica ed auto aziendali, destinare al taglio del cuneo fiscale le risorse spese per il Reddito di Cittadinanza e per “quota 100”, vale a dire le riforme cardine del precedente governo giallo-verde? Che ne pensa la capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, la quale in un servizio del Tg ha detto che l' “attuale governo sta massacrando gli Italiani”, quando la manovra finanziaria non è stata ancora approvata, quindi è tuttora in atto quella dell' Esecutivo penta-leghista precedente? Occorrono risposte rapide e puntuali a queste insinuazioni, fatte solo a scopo elettorale! Certamente anche il Pd non è esente da responsabilità, in parte legate al non voler acuire troppo i contrasti coi Cinquestelle, pure dopo aver ingoiato diversi rospi tra cui il taglio “su due piedi” dei parlamentari, in parte ad una difficoltà ad esprimere una linea chiara ed inequivoca, pur al netto della scissione di Italia Viva. Ora che succederà? Bisognerebbe essere maghi per prevederlo... Sicuramente i casi di Taranto (peraltro una bellissima città!) e di Alitalia, due casi emblematici delle nostre difficoltà economiche, impongono un generale ripensamento della politica industriale, senza lasciarsi prendere dall' idea, finora fallimentare, dell' “italianità a tutti costi” (Berlusconi tentò col suo governo di difendere la compagnia di bandiera proprio in nome di ciò ed i risultati si son visti! Vero Salvini? Vero Bernini?), tanto più che abbiamo Fincantieri che compra Stx e Fiat che compra Crysler ed ora si allea con Peugeot (quindi, se in salute, anche le aziende italiane possono acquistare all'estero)...Ci si rende conto però che occorrerebbe un altro governo con un'altra maggioranza, al momento prospettive lontane. Una considerazione circa il voto in Emilia-Romagna, ora che Italia Viva ha ufficializzato la non presentazione di proprie liste. Si spera che gli “italo-vivaisti” (si chiamano così?) nelle urne non facciano mancare il sostegno a Bonaccini (almeno a lui!) e magari qualcuno di loro anche al Pd. Il prossimo appuntamento nazionale del partito a Bologna, si spera, ridia slancio e soprattutto ri-motivazioni ad un elettorato che ultimamente ha girato in parte le spalle alla sinistra. E chiedere agli emiliani e romagnoli se davvero vogliono farsi governare dalla Bergonzoni (quindi da Salvini), dopo l'atteggiamento della Lega (e del centrodestra) in Parlamento sulla Commissione Segre, dopo il silenzio sulle parole e gli atti (il negare i soldi ad uno studente per un viaggio ad Auschwitz perchè iniziativa “a senso unico”!) del sindaco di Predappio, dopo l'assenza di commenti (di Salvini e centrodestra tutto) sulla cena ad Ascoli Piceno in occasione della data della marcia su Roma, cui hanno preso parte diversi esponenti del centrodestra locali e nazionali; e ancora, dopo gli inquietanti segnali che provengono dall'incendio a Roma della libreria antifascista “Pecora elettrica” e poi di un locale adiacente, il cui proprietario aveva espresso solidarietà. Per non parlare dell'ormai ostentato orgoglio nel definirsi di estrema destra, ormai non solo nelle curve degli stadi..Questo quadro, che troverebbe ulteriore legittimazione nel nostro Paese da una vittoria di Salvini alle prossime Regionali, contrasta radicalmente con la storia e la cultura anche politica degli emiliani-romagnoli...Risvegliamola se necessario questa coscienza!... Abbiamo taciuto finora circa le “oscurità” della Lega salviniana, a partire dagli ormai famosi 49 milioni di finanziamento, non si sa dove finiti, per arrivare ai rapporti economici con la Russia (Russiagate), su cui continua il silenzio del Capitano, ed ora anche al caso dell'acquisto di “300.000 E in bond” di ArcelorMittal nel 2013, rivenduti pare due anni dopo, quando per la legge sul finanziamento dei partiti del 2012 sono vietati investimenti in Borsa se non su titoli italiani o paesi europei; per non dire ancora della trasferta dell'on. Rixi a Londra (probabilmente i dirigenti dell'azienda si fidavano di più della Lega rispetto ai Cinquestelle, per cui è verosimile che vi potessero essere interlocuzioni più dirette con Salvini e co.), poco prima che la multinazionale franco-indiana minacciasse l'abbandono di Taranto in caso fosse saltato lo scudo legale...Non facciamo dietrologie, ma cose da chiarire ce ne sono: si può chiedere a Salvini di farlo in maniera esauriente prima delle Regionali in Emilia-Romagna? O no? …......................................................................... La signora Zanrosso, 68 anni di Bologna, è stata una “hater” di Mattarella e ora ha implorato il magistrato che l'ha interrogata, per vilipendio al Presidente della Repubblica, di potergli chiedere scusa, anche in ginocchio. Il fatto risale allo scorso anno, all' atto della formazione del governo giallo-verde, quando Mattarella pose il veto alla nomina di Paolo Savona a ministro per le sue dichiarazioni anti-euro e per un piano B (l'uscita dalla moneta). Di Maio, ancora preso dall'euforia della vittoria alle urne, ne propose l'impeachment, presto smentito il giorno dopo! Le dichiarazioni della signora meritano però una sottolineatura perchè, cito testualmente, “c'era un clima molto caldo, in cui gli animi erano surriscaldati da alcuni parlamentari del M5S di cui ero simpatizzante. Mi sono lasciata contagiare stupidamente da questi fatti...”. Ora, che una donna anziana ma attiva, amante a suo dire della pittura e degli animali, madre e nonna, bolognese, quindi di una città dove la politica è quasi pane quotidiano, scenda a quel livello di insulti verso la più alta garanzia istituzionale la dice lunga sulla pervasività del messaggio on line con cui i Cinquestelle, ma non solo, cercavano il consenso, caricando o peggio sovraccaricando i toni, e di come molta gente, animata anche da una “giusta” rabbia verso l'inconcludenza di tanta politica, abbia perso allora, fors'anche oggi, una capacità critica e una “serenità” di valutazioni. La pacatezza non è arrendevolezza o scarsa incisività, ma certo che tra i toni di uno Zingaretti e quelli di un Salvini la differenza si nota: il primo ragiona e cerca di offrire soluzioni (condivisibili o meno, come per tutti), l'altro “urla” i problemi senza offrire risposte vere, chiedendo agli elettori proprio perchè urlante, mostrando il petto all'Europa ed ai migranti, di affidargli i pieni poteri... La versione strillona, spaccona e sovranista del “ghe pensi mi”! Potremo dire che il “salvinismo è la fase suprema del berlusconismo”? Gianni Amendola

mercoledì 30 ottobre 2019

OSSERVATORIO OTTOBRE 2019 SPECIALE

L'OSSERVATORIO. La sconfitta in Umbria era ampiamente prevista; anche se da sempre regione “rossa” c'erano stati da tempo segnali di ribaltone politico. Già nel 2014 infatti, l'anno del Pd al 40%, Perugia era andata ad appannaggio del centrodestra, poi nelle successive tornate amministrative locali è toccato a Foligno, Todi, Terni...L'ex presidente di Regione, Bruno Brancalente (1995-2000), che è anche docente universitario di Statistica Economica, ha detto che l'Umbria “è quella tra le regioni italiane ad aver recuperato meno dalla crisi del 2008; da allora è iniziata quella disaffezione politica per cui Salvini pian piano è diventato il leader più votato fino al punto che la regione è la quarta in Italia per penetrazione leghista, dopo Veneto, Lombardia e Friuli”. Se questa è la cornice c'è da sottolineare come l'alleanza giallo-rossa, appena costituitasi, ha avuto un solo mese per presentarsi, mentre Salvini batteva la regione palmo a palmo già da molto tempo. Ma tale notazione, seppur vera, da sola non può bastare a giustificare una sconfitta così pesante nei numeri; resta sempre da chiedersi perchè anche lì, nella regione “cuore” dell'Italia, il Pd abbia perso progressivamente il contatto con la sua gente, né può sufficiente prendere atto che se tutto sommato “ha tenuto” (più o meno nelle percentuali accreditate dai sondaggi a livello nazionale), altrettanto non può dirsi degli alleati pentastellati, ancora in caduta libera (magari se avessero mantenuto la stessa percentuale delle Europee, il distacco sarebbe stato inferiore). Vero è che Zingaretti ci ha messo la faccia, ma è solo da marzo il Segretario di un Pd che ad agosto si è trovato nella condizione, dietro pressioni provenienti da vari ambienti culturali, economici e religiosi, a dover farsi carico (non ad ogni costo) del governo del Paese assieme ad una forza, tuttora maggioritaria in Parlamento, ma assai lontana da una visione istituzionale, che continua a richiamarsi a parole d'ordine e a slogan da trasformare in leggi e che nel suo credo ha il superamento del Parlamento stesso. Non penso sia stata colpa della manovra economica questa debacle elettorale dell'alleanza; in fondo nell'anno in cui è stato al Governo Salvini le tasse sono diminuite? Non mi pare...Certo, mi risulta incomprensibile il motivo per cui non è stato spiegato con chiarezza, come ha fatto recentemente Tito Boeri, che la “quota 100”, che cesserà nel 2022, produrrà poi uno scalone pensionistico di 6 anni, per cui (per fare un esempio) vi sarà notevole differenza tra un nato nel dicembre '61 ed uno nato nel gennaio '62, dunque entrambi sessantenni e con 40 anni lavorativi! Forse perchè i Cinquestelle hanno cercato di difendere il loro operato nel governo precedente (per poter poi dire che il Pd si è dovuto piegare al loro programma) e pertanto, in nome della nuova alleanza, non si poteva toccare questo tasto? Ora, io credo che, piaccia o meno, il governo dovrà andar avanti per coerenza, si spera con minore conflittualità e con una maggiore radicale incisività; ovvio che non può dare le dimissioni solo perchè la coalizione che lo sorregge ha perso in Umbria: sarebbe come dire che ad ogni tornata elettorale (ed in Italia ce ne son tante), qualora un risultato sia penalizzante, qualunque Esecutivo in carica deve dimettersi! In America, nelle elezioni di “mid term”, molto spesso i Presidenti eletti 2 anni prima perdono la maggioranza al Congresso, ma non per questo danno le dimissioni. Così pure in Germania con le elezioni nei lander, o in Francia o in Gran Bretagna..Da noi la palla passerà ora ai grillini, cioè a Di Maio, ormai contestatissimo all'interno del Movimento, il quale, non avendo mai “amato” veramente questa alleanza col Pd, ha già detto che non può funzionare, almeno a livello territoriale. Ma il presidente Mattarella, gli stessi Conte e Zingaretti, hanno dichiarato che la caduta dell'Esecutivo giallo-rosso (dal “no” sui territori” al “no” al governo il passo è breve!) significherà elezioni anticipate. I Cinquestelle le vogliono? E Italia Viva di Renzi? Non credo, verrebbe infatti meno il motivo fondamentale per cui è nata questa coalizione! Sostituire Conte? E con chi? Con Draghi? Non lo credo nemmeno. Il destino di Di Maio però si lega in modo netto alla durata della presente legislatura: se la base pentastellata lo sfiduciasse potrebbe succedergli Fico, ma è il Presidente della Camera. La conferma di Giggino invece potrebbe assumere per loro aspetti laceranti; il fatto è che l' “anomalia” del Movimento, aggregatosi on line, non prevede un congresso in cui confrontare linee politiche diverse, quindi una maggioranza ed una minoranza. Tutto è deciso “altrove” con Grillo ma soprattutto con Casaleggio, il quale ha bisogno da par suo di un Movimento al potere, per far crescere la sua azienda (e quindi il proprio fatturato); allo stesso modo, configurando un conflitto d'interessi evidente e irrisolto, il Movimento ha bisogno di una “Casaleggio Associati” per poter vivere, in tutti i sensi, politicamente. In questa situazione cosa dice Grillo? E Casaleggio? Ma c'è una domanda che i grillini non possono più eludere, vale a dire: come mai nonostante il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, le manette agli evasori, il consenso sta franando sempre più? A mio avviso, benchè esista un populismo diffuso, è perchè la gente prima o poi si accorge che queste “bandierine” identitarie non fanno una visione politica; tra l'altro i Cinquestelle hanno frequentemente oscillato intorno a questioni chiave (l'Europa, la politica industriale, con tutte le grosse vertenze non risolte..). Ma se poi, ad esempio, al taglio dei parlamentari non si accompagnano riforme incisive nel mondo del lavoro, della scuola, della sanità, a che serve? A dire che si è combattuta la casta? Dopo un po' la gente ti volta le spalle! Il Movimento, con tutta la sua struttura, è in grado ora di “diventare un'altra cosa”? E chi potrebbe farlo uscire dal guado da loro stessi creato? Ancora Grillo o Casaleggio? O lo stesso Conte? Sono domande che richiedono risposte “a breve”, visto l'incalzare delle situazioni, non solo italiane...Il tutto necessariamente si riflette sul Pd, che paradossalmente sembra star meglio, in quanto c'è un consenso che sale poco alla volta (non dimentichiamo che senza la scissione dei renziani la percentuale sarebbe salita almeno di un paio di punti), ma ovviamente non dimenticando che in Umbria si è perso comunque il 13%, c'è da ricostruire una linea politica che parli al Paese, opposta al populismo; compito improbo poiché esiste un'onda lunga che non si infrangerà presto. Ma questa capacità di rivolgersi a chi più è in difficoltà non potrà che tradursi in presenza capillare sui territori, nelle periferie; il partito lì soprattutto, in quei luoghi di disagio, deve offrire la sua alternativa al salvinismo, offrendo spazi e momenti di aggregazione, insieme con quelle realtà del mondo cattolico e non solo, con iniziative “continue” che possono andare, chesso', dal doposcuola per i bambini ad eventi di dibattito su temi politici, sapendo parlare un linguaggio comprensibile che arrivi al cuore delle persone. Ci vorrà del tempo probabilmente, ma è come arare un terreno e gettarvi il seme: dopo un po' cresce la pianta! Occorre però nel frattempo ripensare il modo di essere dei circoli: bisogna aprire ai contributi di chi, pur non iscritto, vuole impegnarsi, creare occasioni di dibattito e di studio (non vorrei essere autoreferenziale, ma quando facevo parte del Comitato Garanti, insieme a figure quali Francesco Porcellana ed il senatore Giovanni Saracco, si organizzò una serie di incontri sulla Costituzione, che via via raccolse un uditorio crescente, in orari feriali pomeridiani, di circa una trentina di iscritti...), insomma un ruolo di “formazione”. Una parola infine su Italia Viva. E' del tutto evidente che Renzi fa' ora la sua partita contro il Pd e Zingaretti in particolare; al di là della valutazione di opportunità circa la “foto di Narni” la sua assenza era una mossa calcolata. Ben sapendo che comunque la sconfitta era scontata, ha voluto eclissarsi, quasi a tirarsi fuori per avere buon gioco a criticare quei protagonisti e acquisire così, dal suo punto di vista, un'autorevolezza maggiore nell'imporre la linea al Governo. Ma ormai Renzi porterà avanti la sua idea di partito macroniano; potrà a livello locale allearsi col Pd, come farà in Emilia e certamente in Toscana, ma la fisionomia di Italia Viva sarà quella di un partito centrista, aperto da Forza Italia, ormai in disarmo, ai futuri fuorusciti dal Pd, come spera. Il suo problema è che l'andare ora alle elezioni anticipate sarebbe letale, quindi non potrà tirare la corda più di tanto; ma l'idea di far cadere Conte per dare a Di Maio la leadership del Governo mi sembra del tutto improponibile...Staremo a vedere. Gianni Amendola

domenica 20 ottobre 2019

L'ARTE DI AMMINISTRARE

Il corso di formazione si svolgerà sabato 26 ottobre e sabato 9 novembre 2019, dalle ore 9 alle ore 13 ad Asti, presso il Polo Universitario Rita-Levi Montalcini. Quota di iscrizione: 10,00 euro.
L’ARTE DI AMMINISTRARE 2019
Qui di seguito il link per iscriverti direttamente online:
http://bit.ly/314uq81
Oppure scrivere ad info@pdpiemonte.it
lasciando i riferimenti ed indicando la/le date in cui intendete partecipare.

lunedì 14 ottobre 2019

OSSERVATORIO OTTOBRE 2019

L'OSSERVATORIO La riduzione del numero dei parlamentari viene salutata come una vittoria di Di Maio, ma era scontata in quanto c'erano già state 3 letture alle Camere e se non fosse caduto il governo precedente sarebbe stata approvata insieme con la Lega. Era naturale che all'atto della formazione del “Conte-bis” i Cinquestelle avrebbero innalzato questa loro bandiera; a quel punto, una volta accettato il riassetto istituzionale che tale riduzione comporta, non poteva che esserci il via libera. Quello che invece và fatto, da parte del Pd e non solo, è stroncare immediatamente la retorica dei grillini circa il risparmio economico, che secondo le stime di Cottarelli ad esempio varrebbe lo 0.07% della spesa pubblica; non può essere accettata questa motivazione, è propagandistica e fuorviante. Tra l'altro è anche doveroso chiarire, in tv, nei giornali, sui social, che il taglio dei parlamentari non ha nulla a che fare con la “casta”, perchè il loro numero era stato stabilito in sede costituzionale, con qualche “aggiustatina” successiva sulla spinta dei maggiori partiti dell'epoca (Dc e PCI) che avevano interesse, in quanto partiti di massa, a limitare l'estensione dei collegi. Il numero di 945, tra onorevoli e senatori, risale quindi ad almeno 50 anni fa; cosa c'entra la casta? E' ovvio che la crisi del 2008, da cui non siamo ancora completamente usciti, l'immagine di una politica incapace, se non di risolvere, quantomeno di saper cogliere le istanze della gente, i pessimi esempi di coloro che sia a livello nazionale sia a livello regionale han mostrato come l' “essere in politica” era soprattutto un modo per arricchirsi, tutto ciò ha creato quel profondo malcontento che i grillini hanno cavalcato e portato “così com'era” in Parlamento. Solo che ai Pentastellati è mancata finora la capacità di orientare questo rancore verso il Palazzo, dandogli uno sbocco politico-istituzionale; sin dall'inizio si sono presentati come anti-sistema senza indicarne uno diverso, se non il sogno della democrazia diretta, con i click da casa. Il taglio dei parlamentari risponde a questa logica “punitiva” per cui è bene tagliare per ridurre “gli sprechi” della politica e restituire ai cittadini i soldi risparmiati, come un risarcimento sociale. Ai Cinquestelle non è mai interessato il discorso della rappresentatività e dei collegi elettorali, perchè o avrebbero dovuto desistere dal progetto (del taglio) oppure avrebbero dovuto inserirlo all'interno di un riassetto costituzionale (che avrebbe richiesto un confronto continuo con le altre forze politiche), ma in entrambi i casi non vi sarebbe stato “l'incasso” immediato (la bandierina da piantare), e questo per la loro logica e mentalità non avrebbero mai potuto permetterselo. In linea di principio una riduzione del numero dei parlamentari non è un fatto negativo; lo è invece questa logica che la sottende, che lancia il messaggio di una politica come cosa sporca che ha bisogno dei essere purificata dai giustizieri eletti dal popolo. La prudenza di cui viene rimproverato Zingaretti, che si vorrebbe più puntuale nel ribadire, sostenere e difendere i punti fermi del partito (ius culturae, rimozione dei “decreti sicurezza”, apertura dei porti anche alle Ong...) è legata sicuramente al tentativo di stabilire coi grillini un rapporto sempre più organico, ad iniziare dalle prossime Regionali in Umbria. Anche se l'alleanza col Movimento non mi entusiasma personalmente và ricordato che alla base delle sconfitte nelle scorse Amministrative, dai Comuni persi alle Regioni poi passate al Centrodestra, c'è sempre stato, pur se non sancito da alcun patto scritto, un fluire di voti, nei ballottaggi, dall'elettorato pentastellato al Centrodestra e viceversa (come nel caso di Roma), solo in chiave anti-Pd. Si possono spiegare diversamente le vittorie della Appendino e della Raggi? Il che comunque non esime il Pd dalle proprie responsabilità...Staremo a vedere, come sempre, ma al riguardo i segnali dai territori non sono incoraggianti; nel Lazio ad esempio i grillini forse voteranno una mozione di sfiducia verso Zingaretti (il quale come si sa non ha la maggioranza assoluta) e si è pure costituito un gruppo on line di dissidenti pentastellati “Mai col Pd”... Abbiamo già detto che la navigazione del Governo non sarà tranquillissima, ma credo sia compito di Conte, che non è più il garante di un contratto (un modo elegante, per l'esultanza dei gonzi sulla rete, per dire che ogni contraente portava avanti le specifiche priorità, al di fuori da una visione d'insieme) quanto il primo responsabile di un programma che ambisce ad essere di legislatura, a richiamare soprattutto i grillini (Di Maio sostanzialmente) ad evitare i toni di parte, a parlare sempre di scelte di governo e non del Movimento, a dire allo stesso ministro degli Esteri di non tenere incontri coi propri parlamentari nei locali della Farnesina, quasi a rimarcare proprie diversità, di evitare “balconi” cui affacciarsi e gridare “abbiamo abolito la povertà”...Non è un contratto, questo, col Pd! Si aggiungano inoltre i sommovimenti interni ai Cinquestelle, tra i quali la figura del loro capo politico non sembra godere di credito assoluto; iniziano ad esserci cambi di casacca, oltre alla (finora) mancata nomina, per mancanza di voti necessari, dei capigruppo di Camera e Senato. Adesso però si è aggiunta la questione assai scivolosa del “Russiagate” che coinvolge Giuseppe (i) Conte, tanto più che la direzione del Copasir è appena andata al leghista Volpi, il quale avrà tutto l'interesse a “far cuocere il premier a fuoco lento”...Vedemo...! Il tesseramento del Pd invece sembra stia andando bene; speriamo che la “convention” sulle Idee a novembre dia un ulteriore e più definito profilo al partito; nel frattempo si torni ad incontrare la gente nei territori: siamo di fatto l'unico baluardo per evitare la deriva nazional-sovranista. E i fatti che accadono nel mondo, ma anche nella nostra Europa a partire dall'attentato di Halle in Germania, ormai dimostrano che non si tratta più di azioni singole di qualche “disturbato”, ma di chi si ritiene l'avanguardia di un movimento più esteso legittimato a tal fine, che potremo definire la “fase suprema” di questo sentire politico (il nazional-sovranismo appunto)!..Con tutto quello che può oggi significare. Gianni Amendola