Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

mercoledì 26 agosto 2020

INCONTRO PER APPROFONDIRE IL QUESITO REFERENDARIO

🌈🔝Votare SI o NO? 🔴Un incontro per approfondire il quesito costituzionale su cui i cittadini saranno chiamati a esprimersi con il voto del 20 e 21 settembre. Cosa comporterà il taglio dei parlamentari? 🔴Cambierà gli equilibri tra gli elettori e i loro rappresentanti? E come bilanciare questa modifica con una nuova legge elettorale? 🔴Ne parleremo sabato 5 settembre alle 10 nel cortile del Circolo Way Assauto in Corso Pietro Chiesa 20 ad Asti insieme ad ❌Anna Mastromarino, docente di Diritto Pubblico all'Università di Torino, e ❌Paolo Furia, segretario PD Piemonte. Invitiamo il pubblico a mantenere le distanze minime di sicurezza e a presentarsi indossando la mascherina.

OSSERVATORIO LUGLIO 2020

L'OSSERVATORIO (7/7/2020) La notizia riportata giorni fa dal quotidiano “Il Giornale” circa l'ipotesi di Di Maio premier al posto di Conte (forse non solo una boutade), per consentire ai “5 Stelle” di compattarsi attorno al governo, prima che ridere ha fatto pensare alle difficoltà attuali dell'Esecutivo, condizionato sempre più dalla spaccatura in seno ai grillini, L'approvazione “salvo intese” (ma che vuol dire questa formula?) del “decreto Semplificazione” dovrebbe aver posto fine a tali illazioni; è davvero difficile credere che il Pd possa aver auspicato ed auspicare, anche quale “extrema ratio”, una soluzione del genere. Franceschini del resto ha recentemente ribadito che “Conte non è in discussione”. Il problema del Governo sta dunque nell'assoluta incertezza circa un possibile salto di qualità del Movimento nella sua azione politica e nel persistere della logica di “bandierine da piantare”, che sta provocando colpevoli ritardi in alcune decisioni fondamentali, prima fra tutti l'utilizzo del MES; a tal riguardo l'intervista a Repubblica del vice-presidente grillino del Parlamento europeo Castaldo ha mostrato una rigidità di pensiero senza alcuna revisione francamente incredibile, come se dell'Europa, sui temi economici, non vi sia mai da fidarsi. Resta il fatto che ogni importante questione (ILVA, Autostrade, Scuola..) diventa fonte di divisione dei Pentastellati, vittime dei loro stessi slogan e dell'incapacità di vedere la politica per quel che è (o dovrebbe essere), vale a dire il dover fare delle scelte nell'interesse generale, cercando se occorre un compromesso “alto”, il che sottende capacità di ascolto e messa in discussione di ogni posizione dogmatica. E' purtroppo vero però che il prezzo più alto della stasi dell'azione di governo lo pagherà il Pd; d'altra parte è difficile spingere come fà Zingaretti nel prendere decisioni, sapendo che l'Esecutivo può cadere il giorno dopo, per la fuoruscita di tanti grillini che farebbero mancare i numeri al Senato. Come se ne esce? Attendere settembre (ad elezioni regionali concluse, guardacaso...) per non scegliere ora il MES, magari a favore del Recovery Fund, può essere tardivo e deleterio per l'economia del Paese! Le contraddizioni del Movimento stanno arrivando al pettine: il non aver mai scelto se essere “di destra o di sinistra”, per poter prendere voti da tutti, contando sulla rabbia della gente verso la politica, sta producendo solo inazione e attaccamento al potere, e non sarà certo l'eventuale nomina di Di Battista a capo politico a placare le acque. I grillini devono capire che la scissione per quanto dolorosa sarà inevitabile perchè le differenze di visione tra loro sono profonde; del resto come mai tanti fuorusciti si sono trasferiti nella Lega? E quale legame può esserci stato tra costoro e persone come il presidente della Camera Fico (tanto per fare un esempio e per capirci)? Vien da sé che se il collante iniziale era appunto la rabbia delle gente, e dunque l'idea di un Movimento in grado di creare una sorta di palingenesi della politica, nel momento delle scelte concrete ognuno và dove politicamente “lo porta il cuore”: ecco perciò i fuorusciti, in maggioranza tornati a destra. E comunque i Cinquestelle devono dare risposte su tante questioni cruciali: rafforzamento della democrazia parlamentare (quindi anche il tema della rappresentanza, acuito dal prossimo referendum sul taglio dei parlamentari) o ancora il “mito” della democrazia diretta con un click, dove grazie a “poche centinaia di voti on line” ci si può ritrovare presidente della Camera o ministro? Quale politica estera, dallo scacchiere del Mediterraneo, con Turchi e Russi ad aver preso dominio, alla Cina, all'equidistanza tra Stati Uniti e Russia, dopo aver quivi cercato contatti con le varie piattaforme che pare abbiano avuto ruoli importanti nel condizionare le campagne elettorali di altri Paesi? E quale posizione sull'Europa, dopo essere passati dal “no” al “ni” (campagna elettorale del 2018) e poi al “si”, ma con la richiesta, una volta vinte le elezioni, di impeachment per Mattarella, reo di aver posto il veto alla nomina a ministro di Paolo Savona, fautore (pare) di un piano B per uscire dall'euro (quindi quel “sì” non era sincero)? E poi ancora: quali politiche del Lavoro, specie ora dopo il semi-fallimento (non sono io a dirlo) del reddito di cittadinanza e dei “navigator”? I grillini non si divideranno, non subito almeno; peraltro che rapporto ci sarà con la Casaleggio Associati se il Movimento si frantumasse in diversi rivoli? E poi: a qual titolo Davide Casaleggio ha appena incontrato il presidente del Consiglio? Come capo di un partito o come “sponsor” politico? Non esiste allora un conflitto di interessi (vero Di Battista?)? Una forza politica seria non può mai prescindere da un'autocritica su ciò che non si è realizzato e su ciò che l'elettorato non ha capito (finora non si è udita una sola parola al riguardo nei Cinquestelle!). Resta comprensibile allora la difficoltà del Pd ad accettare le contraddizioni del suo attuale principale partner di governo e i ricatti, pena la rottura dell'alleanza di governo, di un Movimento che non può, non sa o non vuole prendere decisioni su questioni importanti (ad esempio: la cancellazione dei decreti sicurezza che loro hanno sottoscritto nel precedente governo con Salvini), sia per non scoprirsi a destra, sia perchè l'incombenza di una divisione viene percepita immediatamente ogni volta che vengono toccati determinati temi. Voglio fare in conclusione alcune riflessioni sul tema referendario: io personalmente credo che voterò contro il taglio dei parlamentari; un tema del genere non può essere affrontato come una “punizione” da parte dei “giusti” chiamati dal popolo a perseguire i “ cattivi”. Perchè di questo si tratta; il tutto nasce appunto dall'idea, in buona parte ahimè comunque meritata, della politica come “cosa sporca” a prescindere, autoreferenziale, per cui meritevole di essere severamente castigata. I Cinquestelle non ha mai pensato minimamente al problema del ridisegno dei collegi elettorali e del rischio di una riduzione della rappresentanza che penalizzerebbe le regioni più piccole. Il Pd nella prospettiva di un'alleanza col Movimento ha posto (e per questo ha sottoscritto l'accordo di governo) determinate condizioni che però sono lungi dall'essere realizzate. Questo referendum poi non avrà bisogno di quorum, per cui se anche andassero a votare 10 persone sarebbe valido, basta avere un voto in più degli altri! Proprio su misura dei Cinquestelle dunque che temevano l'astensionismo, ma ”dovevano” ad ogni costo vincerlo per segnare in modo indelebile, insieme al taglio dei vitalizi, la politica italiana e sventolarne lo scalpo ai propri elettori. Io voterò contro la riduzione dei parlamentari perchè un tema del genere, non nuovo peraltro, avrebbe meritato un confronto sereno e maturo sulla natura delle nostre istituzioni e quindi su come far crescere la qualità della nostra democrazia; anche il discorso sui risparmi e quindi sulle restituzioni ai cittadini (come amano dire i grillini come un mantra) regge solo come slogan accattivante. I risparmi sarebbero comunque minimi; ma allora, dato che sono così sensibili sul tema dei soldi, come mai nel precedente governo hanno avallato vergognosamente la dilazione ad 89 anni per la restituzione allo stato dei 49 milioni della Lega di Salvini? Non erano soldi per i cittadini quelli? O in nome del potere si accetta tutto? E Di Battista, “grillino, ma non stupido”, dov'era? Distratto dai reportage dal Centro America?...Capisco che sollevare ora una questione del genere da parte del Pd significherebbe la fine del governo Conte, ma a livello di base, di semplici cittadini, nelle discussioni di politica che si hanno con amici, colleghi, parenti, al bar, al lavoro, a casa, tale riferimento, anche per rinfrescare la memoria corta di tanta gente, andrebbe fatto. Il Pd però dovrebbe raccomandare ai Pentastellati di tenere comunque i toni bassi se dovessero vincere il referendum; non più piazzate o affacci dal balcone gridando “onestà, onestà”. Ma col calo dei consensi che stanno avendo, i grillini cercheranno di capitalizzare mediaticamente la faccenda, magari per coprire la loro probabile sconfitta alle Regionali, visto che al momento preferiscano andar da soli piuttosto che in alleanza col Pd; col ringraziamento di Salvini e Meloni...Chissà..con loro (per i Cinquestelle) un domani si vedrà!

lunedì 15 giugno 2020

OSSERVATORIO GIUGNO 2020

L'OSSERVATORIO (7/6/2020) Ce n'è di carne al fuoco nel quadro politico odierno! Dalle tensioni nella maggioranza, specie tra il Pd ed il premier, per la convocazione degli Stati Generali dell'Economia, fatta a quanto pare da Conte all'insaputa del titolare dello specifico dicastero (Gualtieri), alla persistente agitazione nel mondo pentastellato, acuita dalla paventata candidatura a capo politico di Di Battista; dalla scelta sul ricorso o meno al MES, in attesa del “bazooka” della Bce, rilanciato ulteriormente dalla Lagarde, e del Recovery Fund alla notizia dei circa 5000 esuberi dell'Ilva di Taranto, essendo venuti meno evidentemente gli accordi stipulati col governo da ArcelorMittal prima della pandemia, fino ad arrivare alle manifestazioni di piazza che la Destra italiana, in tutte le sue declinazioni, ha organizzato in chiave anti-governativa (e non solo) nel giro di pochi giorni. Circa gli Stati Generali sull'Economia qualcuno ha ricordato il Re Luigi XVI che prese un'iniziativa del genere per curare i problemi della Francia dell'epoca, sfociati tre anni dopo però nella Rivoluzione con la presa della Bastiglia (1789); senza scomodare la storia c'è da dire che se l'idea in sé può essere condivisibile, il modo di averla proposta (senza un confronto coi partner di Governo) lascia diverse peplessità. Perchè Conte ha agito così? Probabilmente il premier, che potrebbe candidarsi alle suppletive per il Senato nel collegio di Sassari, reso vacante dalla prematura scomparsa della pentastellata Vittoria Bogo Deledda (ed anche su questa ipotesi vi sarebbe qualche fibrillazione nel Pd), sta cercando di ritagliarsi sempre più un ruolo se non autonomo sicuramente più netto, più decisionista, consapevole che i contrasti tra Cinquestelle e Pd rischiano di arrivare ad un punto di non ritorno tale da impedire l'attività dell'Esecutivo, e proprio in un momento come l'attuale; poi perchè (chissà) potrebbe creare una lista personale che qualche sondaggio accredita ora intorno al 14%. D'altra parte, se “si appoggiasse” di più al Pd, a motivo di quella storia ed esperienza da cui proviene, verrebbe tacciato di opportunismo da coloro che lo proposero come Primo Ministro, aumentando quindi le tensioni all'interno della maggioranza che, ricordo, si basa sui numeri scaturiti dalle elezioni politiche del 2018. Pare comunque che, previsti inizialmente per lunedì 8 giugno, gli Stati Generali si terranno giovedì 11, in modo da presentarsi al tavolo dell'incontro con proposte meglio definite e circostanziate. Ciò che conta è che si prendano al più presto misure in grado di sostenere le attività economiche di coloro che la pandemia ha messo in ginocchio, da subito, senza aspettare settembre quando potrebbero partire numerosi licenziamenti, come si sa bloccati fino ad agosto. La rapidità nell' ottenere i fondi stanziati è fondamentale; certo è doveroso segnalare che anche agli autonomi (fatto storico) viene riconosciuta per la prima volta la Cig, ma ciò non basta, se poi il denaro non arriva ora! Al di là di tutto, il Pd deve essere protagonista di questa fase politica, per incisività e radicalità di proposte e capacità di portarle avanti. Apparire come partito europeista và benissimo, tanto più che le misure previste da Bce e Commissione stanno togliendo argomenti alla destra sovranista, specie a quella parte di essa che sogna ancora il ritorno alla lira, ma proprio per “storia ed esperienza” (il Pd) non può essere percepito distante dai ceti popolari più colpiti dalla crisi, già presente peraltro prima della pandemia, a partire dalle periferie. Non dovrà essere più il “partito delle Ztl”! Purtroppo il governo dà l'idea di scricchiolare sempre più a causa anche, come già detto, della balcanizzazione attuale dei Cinquestelle. A tal proposito nella recente intervista rilasciata all'Huffington Post Di Battista, il principale candidato alla direzione del Movimento, dopo gli apprezzamenti a Conte per la gestione della crisi sanitaria, ha dichiarato che “essendo grillino, non stupido” non mira alla caduta dell'Esecutivo, anzi ha auspicato per i Cinquestelle sulla base dei numeri in Parlamento una maggiore consistenza di posti di rilievo, considerando che al Pd son toccati i ministeri economici. Ma alla domanda su come considerasse la probabile fine del divieto alle candidature dopo due mandati, ha risposto “molto diplomaticamente”, di chiederlo agli altri non a lui che ne ha vissuto uno solo. Di Battista, con molta astuzia direi, fiutando il rischio di dover poi chiudere l'esperienza parlamentare se si fosse ricandidato nel 2018, ha “preferito” di girare il mondo grazie all'aiuto consistente di Marco Travaglio, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, che ne ha finanziato i reportage prima dal Centro-America, poi dall'Iran. Quanto abbia avuto come riconoscimento economico non è dato da sapere, ma la redazione del quotidiano pare abbia avuto all'epoca un confronto molto franco col direttore, verosimilmente proprio sull'entità della cifra. D'altra parte Travaglio può ora vantare di aver ottenuto di fatto (non è cosa da poco ed è preoccupante a mio avviso) tramite interposta persona (Lucia Calvosa passata dal cda del quotidiano alla presidenza dell'ENI) un ruolo di rilievo dentro gli ingranaggi del governo, che nel frattempo ha confermato De Scalzi quale Amministratore Delegato, persona contro cui Di Battista ha combattuto perchè venisse rimosso (a motivo di un avviso di garanzia nel 2014) fino a poco fa; polemica rientrata infatti dopo la nomina della Calvosa! Fin qui potremo dire “tutto normale” (o quasi!), solo che l'anno di assenza di “Dibba” da Montecitorio lo pone adesso nella migliore posizione per guidare il Movimento, anche perchè una parte della base dura e pura non vedrà di buon occhio la fine del divieto del doppio mandato. Ed è qui che il discorso si fà opaco; è vero: anche loro hanno in programma gli Stati Generali, rimandati per la pandemia, dove ne definiranno il nuovo profilo (con relativi incarichi di vertice), ma qualcosa, pur se non detta, si intravede. Di Maio vuole tornare ad essere leader indiscusso ed in nome di ciò sta muovendosi in modo felpato ma molto mirato. Già detto dei 70 fedelissimi collocati in enti, società partecipate, banche; pare esista anche un disegno, che và dall'inizio del semestre bianco alla prossima legislatura nel 2023, per il quale si riconoscerebbe al Pd la scelta della candidatura alla presidenza della Repubblica, una volta terminato l'incarico di Mattarella, dato che i Cinquestelle per loro esplicita ammissione non hanno figure “adeguate” per quel ruolo, mentre Di Maio, in cambio, diventerebbe Presidente del Consiglio (o tutt'al più vice-Presidente). In tal modo chiunque sarà il capo politico dei grillini dovrà tenerne conto e sarà davvero interessante vedere Di Battista come vivrà il suo incarico (ammesso che lo avrà davvero), lui movimentista doc, alle prese con un gruppo parlamentare verosimilmente “governativo” ed ormai “casta” a tutti gli effetti! Di Maio non ha mai amato questa alleanza col Pd, ma oggi con la pandemia ed i suoi effetti capisce che Conte può durare fino al termine della legislatura; difficile per Giggino pensare a quel punto ad un riavvicinamento a Salvini (iniziale obiettivo) per cui, amando molto il “potere”, prova a disegnare sin d'ora una prospettiva per arrivare a patti col Pd. Ma al di là di ogni cosa quel che manca a Di Battista, come a Di Maio e agli altri, è la capacità di autocritica: che vuol dire oggi, dopo una legislatura di governo, essere “grillino”? E perchè Di Battista, sempre in quell'intervista sopra citata, accennando alle sconfitte elettorali in serie, dopo il trionfo del 2018, non ha avanzato un'ipotesi di spiegazione che sia una? Sì, certo, parlerà probabilmente durante i prossimi stati generali pentastellati, ma per come si sta collocando (molto vicino a Paragone, ex-leghista non lontano da Salvini) e per come viene visto da tanti parlamentari, che apertamente dissentono dai suoi toni e modi, quali prospettive darebbe al Movimento se non il ritorno agli slogan ed alle parole d'ordine con cui sono arriavti al 32%? E quale sarà il rapporto con la Casaleggio Associati, lui che parla sempre di lotta ai conflitti d'interesse? Non è cosa tutto ciò che non riguardi molto il Pd! Non solo per le fibrillazioni pentastellate che fan traballare il governo, ma anche perchè è possibile che il Movimento si spacchi davvero. Qui si dovrebbe aprire allora una riflessione sul sistema elettorale (un po' troppo messa da parte) perchè se i voti che Salvini sta perdendo (secondo i sondaggi) vanno in grossa parte alla Meloni si rimane sempre in ambito del centrodestra; ma se il Pd, dato intorno al 21-22%, non riesce ad ampliare la sua base elettorale con chi mai potrà governare? Tra I.V. e il movimento di Calenda se n'è andato dal partito un 4-5%, mentre LeU rimane sul 3-3.5% che sommato al 21-22% (in caso di ritorno dei transfughi) darebbe un 25-26%. Potremmo comunque dire che in Italia esiste complesivamente un'area di centrosinistra che si riconosce in quei partiti intorno al 30%, potenzialmente di più. E' vitale per il Pd allora recuperare parte di quell'elettorato che gli ha voltato le spalle per andare dai Cinquestelle (o nell'astensione); difficilmente coloro che dal Pd han votato Salvini possano “ri-entrare” a breve. Per questo, accanto ad un sistema elettorale in parte maggioritario, in parte proporzionale (il Mattarellum per intenderci: il proporzionale è inadeguato ormai!), ci vuole un'azione chiara ed inequivoca che identifichi il partito come il baluardo comunque degli interessi più “deboli”, che sappia proporre politiche serie per l'ambiente con l'obiettivo di incanalare il movimento nato intorno a Greta verso un convinto consenso, che sostenga lo stato sociale, che tuteli la sanità pubblica incrementando la qualità dei servizi, il numero degli operatori sanitari con remunerazioni adeguate; che rilanci la scuola pubblica, ridefinendo programmi scolastici (ancor oggi escono dai nostri Licei giovani che non hanno la benchè minima cognizione di come è organizzato lo Stato...e sono in età di voto!), riqualificando gli Insegnanti non solo sul piano stipendiale, rivedendo dunque l'impostazione aziendalistica (problema enorme che và però affrontato al più presto)...In un certo senso “togliere ossigeno alle posizioni politiche dei Cinquestelle”, smascherandone il populismo che spesso le sottende e le contraddizioni che al di là di roboanti proclami le innervano (pensiamo al fisco..ai condoni..alla Giustizia..alle Istituzioni: Parlamento sì Parlamento no...tanto per dirne qualcuna). Ma un partito così comincia ad essere tale dalla base, dai circoli locali, dalla capacità sui territori di essere inclusivi, la possibilità cioè di coinvolgere anche al di là degli schemi di stretta appartenenza tutti coloro che vogliono adoperarsi per progetto di ampio respiro..Si inizia a giocare una grossa partita; speriamo di non riscoprirci impreparati! Gianni Amendola

lunedì 18 maggio 2020

OSSERVATORIO MAGGIO 2020

L'OSSERVATORIO (16/5/2020) Le difficoltà in cui si dibatte il Governo, in questa II° fase della pandemia, confermano la sostanziale precarietà della maggioranza, acuita dalle impuntature dei 5Stelle, come si è visto per la questione della regolazione dei braccianti, i quali presi dalla logica che governare significhi “bandierine da piantare” stanno di fatto diventando i veri frenatori dell'azione di governo, già di per sé in difficoltà dopo l'allentamento del lockdown e i ritardi nell'erogazione dei finanziamenti ai lavoratori ed imprenditori in grave difficoltà. Il varo del Decreto Rilancio (già Decreto Aprile) è stata la dimostrazione lampante delle lacerazioni che tagliano in più parti i Cinquestelle, attirati ora dall'odore “del sangue” del calo dei consensi della Lega e quindi dal desiderio di recuperare parte di quell'elettorato orfano di Salvini, convinti che il tornare alle loro radici (vale a dire al populismo “un po' di destra un po' di sinistra”) sia produttivo in termini elettorali, sicuramente però non in termini di efficienza governativa. E' il nostro partito a rischiare di più se l'azione dell'Esecutivo dovesse imballarsi, come pure certi segnali al momento fanno temere! D'altra parte il prossimo appuntamento delle Regionali, tra settembre e novembre, è prospettiva ghiottissima per un regolamento di conti elettorale, dopo il test dell'Emilia -Romagna, e nessuno dei contendenti politici intende rinunciare alla propria identità. Pensare che i grillini si “convertano” ad un'alleanza di Governo (non ad un contratto), andando al di là delle proprie visioni settoriali, è pura speranza; magari ci saranno ammorbidimenti nei toni, ma loro sono troppo divisi al loro interno. Di Maio si è dimesso da capo politico, ma di fatto esercita lo stesso la sua leadership ed è sicuramente teso a rioccupare il suo ruolo, soffrendo però al momento il credito politico acquistato da Conte. D'altra parte le giravolte di Giggino ormai sono ben note, per cui il passare dal “sì” alla regolarizzazione dei migranti al successivo “no” del giorno dopo, per bocca del capo provvisorio Crimi (“dimaiano” dalla testa ai piedi), non costituisce problema alcuno, anzi può essere utile a suo avviso a far guadagnare consensi. Ora che le restrizioni imposte dalla pandemia si stanno un poco allentando ed è stato approvato il Decreto Rilancio, emergeranno tutte le spaccature che già si stavano delineando prima del lockdown. Esiste un'ala governativa, una “fichiana” (che ha criticato la continua altalena sui decreto per i migranti), comunque aperta al governo col pd, i “dimaiani” che sognano il ritorno con Salvini da posizioni di forza e la parte movimentista di Di Battista e Paragone. Un coacervo di posizioni e soprattutto di personalismi cui manca il riferimento ad un leader, per ora piuttosto latitante (Beppe Grillo), che forse comincia a rendersi conto che il Movimento così come si sta configurando non avrà vita lunga e probabilmente si frantumerà in diversi rivoli. Anche il ruolo di Casaleggio comincia ad essere messo in discussione; insomma un partito vicino allo sbando! Adesso c'è di mezzo anche la vicenda della Link Campus University (il cui presidente, o “rettore”, è Vincenzo Scotti, ex- pezzo da novanta della nomenclatura democristiana e per un certo tempo anche Ministro dell'Interno), fucina della classe dirigente (?) dei grillini, a causa di esami falsificati...Ovvio che il premier Conte, finora piuttosto accondiscendente verso coloro che pur lo hanno proposto Primo Ministro sin dal governo giallo-verde, cominci, almeno a parole, a mostrare una certa insofferenza verso il loro atteggiamento ondivago e, pressato al riguardo dalla componente piddina, abbia dichiarato che le decisioni, in caso di contrasti in sede di Consiglio dei Ministri, le prenderà lui in prima persona, scaricando nei fatti chi rema contro. Staremo a vedere; resta il fatto che l'azione di governo si sta inceppando ed in un momento come l'attuale la rapidità e l'incisività delle decisioni sono fondamentali. Si ipotizza un rimpasto, ma sarà sufficiente? Il M5S rimane comunque il più grande equivoco della politica italiana: il non essere “nè di destra né di sinistra”, come dichiaravano agli inizi della loro travolgente entrata nella scena parlamentare, ormai è un abito che non calza più; la politica è fatta di scelte strategiche, non di bandierine da piantare per sperare di prendere voti tra i tanti disillusi che sfogano la loro rabbia sul web. Oggi di fronte al crescere delle disuguaglianze e delle emarginazioni sociali, spesso coincidenti con “razziali”, l'essere “nè carne né pesce”, o se vogliamo “un po' qua, un po' là” non è più sufficiente! Ci saranno sicuramente altre tensioni nella maggioranza tra Mes, questione Bonafede, Rai (dove c'è stato, pare, un accordo sulle direzioni dei Tg)... Perchè ormai i Cinquestelle sono diventati una casta che si autoprotegge e si autoalimenta; Di Maio ad esempio, come ricorda L'Espresso, in pochi mesi ha sistemato una settantina di persone a lui vicine tra ministeri, banche, società partecipate, enti pubblici...Niente male per un (ex) capo politico di un movimento che ha fatto della lotta all'occupazione dei posti nella politica una bandiera! Ma a mio avviso il fatto vero è che, allo scadere della legislatura, a moltissimi tra i parlamentari grillini scadrà il doppio mandato, vale a dire che “dopo 2 legislature” devono lasciare il Parlamento, come da loro statuto. Ora, credo che nessuno scommetta un soldo sul fatto che gente come appunto Di Maio, Fico, la Taverna, Crimi, la Lezzi, Bonafede ed altri se ne torneranno davvero tranquillamente a casa, alle loro precedenti occupazioni, lasciando la politica... Inventeranno qualche gabola, magari ratificata dalla piattaforma Rousseau (vuoi mettere!), per eliminare questa norma; oppure, com'è più probabile, tanti di loro (Giggino in primis) si ricicleranno presso qualche ente di Stato o qualche consiglio di amministrazione... Altrimenti a che serve nominare 70 fedelissimi in tanti posti chiave? Questi sono oggi i nostri principali alleati di Governo! Per quanto riguarda il Pd è, come detto, il più esposto in caso di eventuali crisi di governo o di rallentamenti dell'azione riformatrice dell'Esecutivo. Fare il possibile per non consentire l'implosione dei Cinquestelle è sicuramente opportuno, ma non si può rischiare un appannamento complessivo dell'immagine del partito. Il ministro Gualtieri è certamente capace e competente (due virtù non sempre presenti in politica ultimamente), ma “non scalda i cuori“ anche quando spiega il piano da 55 miliardi per rilanciare l'economia. E' necessario che il Pd sappia prendere per mano il Paese, incoraggiarlo (non con pacche sulle spalle) con misure di ampio respiro, in previsione del fatto che questo stanziamento “monstre” è solo una prima parte buona per dare robusto ossigeno alle imprese, famiglie e lavoratori, ma che sarà necessario ridisegnare una nuova politica economica, sin da settembre, quando i 55 miliardi non basteranno più e dovrebbero essere disponibili (si spera) tutti i soldi del Mes (forse) e del recovery fund. E sarà sicuramente un bello scontro che si prevede quello tra il neo-presidente di Confindustria, il lombardo Bonomi, e i sindacati, Cgil in primis!..Questa è la missione del Pd: ridisegnare una nuova economia, green, considerando che diverse attività, piegate dalla pandemia, faranno fatica a riprendersi e chiuderanno. Vedremo. Gianni Amendola

venerdì 15 maggio 2020

PD: Costruiamo un'Italia giusta, semplice, competitiva