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domenica 20 gennaio 2019

ZINGARETTI IN VISITA AD ASTI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia è lieto di comunicare che Mercoledì 23 gennaio alle ore 16 presso il Centro Culturale San Secondo in via Carducci 22 ad Asti sarà presente il candidato a Segretario Nazionale del PD, Nicola Zingaretti.

martedì 15 gennaio 2019

RIUNIONI DI CIRCOLO PER PRIMARIE NAZIONALI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia comunica le date relative alle riunioni di circolo:
Asti Centro, venerdi' 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale 162

Colli Divini Sud, venerdi 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale162

Colline Alfieri , venerdi' 18 gennaio ore 21 preso la sede di Asti, Corso Casale 162
Vallebelbo, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)

Nizza Monferrato, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)
Pianalto, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele

Alto Astigiano, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele
Canelli, sabato 19 ore 9 presso la sede del PD
Tra Langa e Monferrato, martedi' 23 ore 21 presso il Salone della Croce Verde a Castagnole in via Tagliaferro 21

Ordine del giorno:

- Presentazione delle linee politico-programmatiche collegate ai candidati alla segreteria nazionale.

- Votazione delle stesse e dei delegati collegati, alla Convenzione provinciale.

All'Assemblea sono invitati anche i simpatizzanti, mentre alle votazioni possono partecipare iscritti 2017 in regola con la tessere 2018 (il rinnovo potrà essere effettuato nella serata stessa delle riunioni) e nuovi iscritti entro il 28 novembre 2018  e quelli iscritti on line dal 3 al 12 dicembre 2018.

Si evidenzia che le riunioni organizzate in contemporanea nella medesima sede e al medesimo orario dovranno comunque mantenere seggi separati per la votazione.

martedì 8 gennaio 2019

Mobilitazione nazionale

Carissimi, Aderiamo alla mobilitazione nazionale con 2 banchetti sotto i portici Anfossi angolo via Garibardi e Piazza del palio in corrispondenza semaforo di Via Einaudi, Sabato 12 gennaio dalle ore 10,45 alle h 13 e nel pomeriggio dalle h 16,30 alle h 18. E' un momento importante per affermare la nostra posizione sulla sciagurata politica nazionale ed anche per ribadire la nostra posizione a favore della TAV e per sollecitare l'ultimazione della Asti Cuneo. Mi auguro di incontrarvi in tanti. Segretario Circolo PD di Asti, Mario Mortara

COMUNICATO DEL SEGRETARIO REGIONALE
🔴 SABATO 12 GENNAIO sarà una giornata di grande mobilitazione. In tutto il #Piemonte si terranno circa 80 banchetti o presidi contro la Legge di Stabilità, nell'ambito dell'iniziativa che il Partito Democratico svolgerà in tutta Italia. Una Legge frettolosa e confusa, figlia della propaganda e dell'ammutinamento del Parlamento. Una Legge, soprattutto, che non solo non risolve, ma anzi peggiora quelle situazioni sociali che Lega e 5stelle si erano ripromessi di affrontare. Si pensi, ad esempio, alla riduzione dell'indicizzazione delle pensioni a tre volte il minimo. Non c'è niente per i giovani; non c'è niente sugli esodati; non c'è la copertura per evitare l'aumento dell'IVA, che ci colpirà tutti in quanto consumatori; non c'è niente sulla scuola; e lo sblocco delle assunzioni nella pubblica amministrazioni è stato rinviato. Tutto questo merita una mobilitazione importante: bisogna rompere il muro di propaganda costruito dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Alle ore 11,30 dello stesso giorno è stata riconvocata la manifestazione Sì Tav voluta dalle "madamine" a #Torino in Piazza Castello. Il Partito Democratico Piemontese ci sarà senza indugi: crediamo in un Piemonte connesso, moderno e che non ha paura. Nel rispetto del carattere civico della manifestazione non porteremo le nostre bandiere, ma la presenza nostra e dei nostri amministratori non sarà meno determinata. Quello alla #Tav è uno dei tanti Sì che dobbiamo dire per difendere e rilanciare il nostro Piemonte, accompagnati ad alcuni NO di eguale importanza, come quello al Decreto Sicurezza, che dovremmo chiamare "insicurezza" per gli effetti nefasti che produrrà e contro il quale sindaci e Presidente di Regione si stanno, in varie forme, mobilitando. Riscopriamo il gusto delle nostre piazze. Sabato 12 gennaio NOI ci saremo. Paolo Furia, Segretario Regionale PD Piemonte Monica Canalis, ViceSegretaria Regionale PD Piemonte

domenica 6 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO E' cominciato, un po' in sordina, il tentativo di delegittimazione del presidente Mattarella dopo l'elevato gradimento del suo discorso a Capodanno. C'è stato infatti chi tra i Cinquestelle (l'on. Fusaro mi pare), forse seccato (o sorpreso) dai numerosi apprezzamenti sui social, ha postato un attacco personale, ricordandone il ruolo di sottosegretario nel governo D'Alema che partecipò ai bombardamenti sul Kosovo, decisi dalla NATO...Quando una voce libera ed autorevole si leva nel quotidiano parlare a senso unico della politica, immediatamente parte la controffensiva; si potrebbe ricordare al giovane e solerte onorevole pentastellato che il MoVimento è stato fondato da un evasore fiscale condonato, che non pare aver restituito allo Stato quanto nascosto al fisco, avvalendosi di un condono deciso a scopo elettorale da Berlusconi nel 2005, come pure gli si può rammentare il manifesto appoggio di loro grillini al presidente russo Putin, da sempre sostenitore di Assad in Siria, oltre che non certo cristallino sulla questione Ucraina...Ma tant'è, bisognava riesumare la minaccia, perpetrata nel maggio scorso a governo non ancora formato da Fraccaro: “a Mattarella gliela faremo pagare” (erano i giorni del “no” a Savona ministro..); in un movimento (ormai “un partito”) a forte impronta settaria, come già sottolineato altre volte, qualsiasi forma di dissenso non è ammessa. Era peraltro lo stesso atteggiamento avuto dai governi Berlusconi nei confronti soprattutto di quei magistrati che “osavano” pronunciare una condanna verso l'allora cavaliere, finendo per venire sbertucciati sulle reti Mediaset (magari mettendo in evidenza il colore diverso dei calzini, come per il giudice Mesiano). Ma il Pd e la sinistra in generale, usciti fortemente ridimensionati nelle Politiche del 4 marzo 2018, non devono contare più di tanto sulla denuncia di queste contraddizioni, pure importanti, nella speranza di risalire la china elettorale, quanto su una capacità di proposta complessiva che ri-connetta il Paese ai valori costituzionali di cui l'attuale governo sta facendo strame (basti pensare al sostanziale depotenziamento dell'art.10 della nostra Carta fatto dal Decreto Sicurezza), che richiede però un partito forte ed autorevole, capace di attrarre il mondo fortemente riformista, al momento assai lontano (e le Primarie ed il Congresso dovranno si spera prepararne il terreno). Siamo come Paese all'interno di un'onda lunga, che il Censis ha definito “sovranismo psichico”, per la quale il bisogno dell'uomo forte (Salvini) si sposa col populismo pentastellato, “percepito” come una rivincita, se non proprio una vendetta, nei confronti di un'intera classe politica ed i suoi metodi, da cui scaturiscono i provvedimenti sui vitalizi e sugli stipendi dei parlamentari (per far capire che sono arrivati i “giustizieri”), il reddito di cittadinanza (da cui verranno esclusi gli immigrati pur da anni regolari e che pagano le tasse, per non regalare un assist a Salvini), visto come una restituzione sociale, senza da un lato la visione e la capacità di una politica di sviluppo, ma dall'altro col via libera agli immancabili condoni, utili per prender voti (perchè i Cinquestelle senza governo non potrebbero più esistere, perlomeno come sono ora). Ho assistito ieri per diversi minuti ad una trasmissione televisiva di Gad Lerner sui migranti, ascoltando anche i pareri di tanti italiani che vivono all'estero, i quali, in grandissima maggioranza, han dichiarato di condividere in pieno la politica al riguardo di Salvini, senza mai mettere in discussione il proprio essere cattolici col “bisogno” da loro stessi espresso di ricacciare indietro i richiedenti asilo, visti come parassiti della società, portatori di problemi culturali e sanitari (!), arroganti e pretenziosi, oltre che potenziali stupratori. Se la situazione dell'Italia e degli italiani è questa, come potrà il Pd riguadagnare consensi e ritornare ad essere il perno della politica del nostro Paese? Non si può certo inseguire Salvini sul suo terreno perchè sarebbe uno stravolgimento inaccettabile, ma bisognerà riscoprire la pazienza e la capacità del ragionamento, della riflessione (il contrario cioè dell'immediatezza imposta dai social); sarà necessario al contempo farsi paladini di un vero e serio rilancio di una politica per la Scuola, quale luogo fondamentale e basilare della convivenza tra diversi e proporre altresì vere e serie politiche di integrazione che ripartano da quanto finora seminato in tante località italiane, piccole e grandi (Riace su tutti, ma non solo). Ci vuole tempo certo, ma i semi vanno gettati al più presto e ciò impone al partito uno scatto “culturale” che lo faccia uscire dal sonno (o quasi) che lo ha avvolto dal 4 marzo scorso. Il congresso a questo deve servire: rilanciare una centralità politica del Pd che parta dunque da una nuova consapevolezza; essere in altri termini il motore di una rinnovata stagione che riporti al centro la solidarietà, l'accoglienza, la partecipazione, quei “buoni sentimenti” cui si richiamava il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di Capodanno. Ma una tale centralità si acquisisce a mio avviso con un partito “autorevole” a livello centrale, plurale sì ma non dilaniato all'interno, capace dunque di attrarre e collegarsi alle tante realtà civiche esistenti sui territori, pur se non esplicitamente targate Pd...Ma il tempo stringe, le elezioni europee, che incideranno comunque nella politica del Paese, si avvicinano immediatamente dopo la nomina (si spera) del nuovo Segretario..Il solco però và tracciato; i riposizionamenti in atto nel partito non possono né debbono diventare l'unico motivo di confronto interno, osservando le mosse di “chi si allinea con chi”...E i circoli ritornino ad essere da oggi luogo di dibattito e di elaborazione di proposte locali e generali, uscendo dalla logica di comitati elettorali, quali di fatto son stati fin d'ora. Potremo sperare in tutto ciò? Gianni Amendola N.B.: i precedenti numeri de L'Osservatorio sono a disposizione sul blog del partito.

lunedì 24 dicembre 2018

OSSERVATORIO DI NATALE

L'OSSERVATORIO Il congresso del Pd non potrà che essere rifondativo; per un partito che nel giro di un biennio o poco più è passato dal 40% delle precedenti Europee al 17% delle Politiche dello scorso 4 marzo non si può pensare ad incidenti di percorso, quanto al progressivo venir meno di una credibilità, insieme ad una percezione generale nel Paese di inadeguatezza nell'affrontare i problemi, pagata forse in termini eccessivi visto che comunque l'Italia stava riprendendosi dalla crisi, pur se non completamente. Se le ultime analisi del Censis sono da prendere sul serio (e lo sono) si può dire che il Pd ha pagato il prezzo del rancore sociale, del generale incattivimento della gente e della scarsa speranza verso una ripresa non solo economica, ma anche sociale. Resta da chiedersi però (e questo in un congresso deve essere affrontato) cosa si sarebbe potuto o dovuto fare da parte del Pd, se non per evitare quantomeno per frenare questo processo. In altri termini, quali delle politiche proposte da quel Governo che vedeva i dem in una posizione di assoluta rilevanza, non sono state “sentite” positivamente soprattutto da quella parte di Paese che da sempre guarda a sinistra? Il lavoro? La disuguaglianza non solo economica? La scuola? La sanità? O è stato anche l'essersi chiuso (il Pd) ad un certo punto, pago del 40%, nell'autosufficienza, in un contesto politico generale che vedeva allora il centrodestra in crisi e il MoVimento ancora indefinito e comunque non ritenuto in grado di proporre una linea politica, se non il risentimento (e la “cattiveria”) di tanta gente espresso sui social? Forse banalizzo, ma ritengo che nel partito ancora un'analisi vera su questi temi (ed altri, tipo l'idea di Europa) non potranno non costituire la base della dialettica congressuale. Purtroppo assistiamo in questi giorni a polemiche che ci auguriamo vengano al più presto chiuse; sembra che la demarcazione tra i vari contendenti la Segreteria nazionale passi esclusivamente circa il rapporto coi Cinquestelle, se si è favorevoli oppure no, creando un'artificiosa distinzione tra “renziani” e “non renziani”, con i primi del tutto contrari, i secondi apparentemente (?) più disponibili. E' come se invece di delineare nel frattempo proposte ed analisi su come ridare una speranza alle aspettative finora deluse di tanta sinistra, si volesse spostare l'obiettivo su altro, per ritardare riflessioni generali sulla natura del Pd. Io credo che il tema non sia questo (cosa fare cioè coi grillini), perlomeno non nei termini in cui lo si vorrebbe porre. Intanto và detto che esiste un Governo, piuttosto litigioso, ma ciò non deve apparire, a beneficio della comunicazione pentastellata (ed anche leghista); se cadesse cosa accadrà? L'ipotesi numericamente più sostenibile è, grazie ad alcuni fuorusciti dal MoVimento (forse ci saranno in caso di crisi politica), un centrodestra con Salvini leader, ma con Berlusconi che, intestandosi come sempre la paternità di questa eventuale transumanza parlamentare, chiederebbe visibilità e garanzie. In tal caso, col prosieguo della Legislatura, il Pd rimarebbe all'opposizione con i Cinquestelle fortemente “arrabbiati”e con sicuri contraccolpi al loro interno, ora di difficile valutazione...Fuori da quell'eventuale nuovo governo sarà certo possibile trovare alcune convergenze coi grillini, ma condizioni per un vero dialogo ci saranno? Ci sono due aspetti al riguardo da considerare: sarà già stato eletto in quel momento il segretario del Pd? E poi, in caso di caduta dell'attuale Governo, se si formasse davvero una maggioranza di centrodestra, che ne sarà di Di Maio? Rimarrà leader o cederà il passo a Di Battista, che sulla carta pare meno propenso di Giggino ad un confronto maturo col Pd (ammesso che lo stesso Di Maio lo sia veramente)? Ma soprattutto: che Pd uscirà dal congresso? Ancora diviso? Avviato verso una scissione (speriamo di no)? Allora, quale tipo di dialogo impostare col MoVimento? Essi sono portatori di una visione generale che mette insieme rancori, risentimenti, se non odio, verso chi ha fatto politica finora (e che costituisce, come dissi già in precedenza, lo zoccolo duro del loro consenso) insieme ad aspettative più ampie; sognano comunque una democrazia diretta tramite la rete, come se la complessità della Politica si possa risolvere con un click, tacendo, si fa per dire, su “chi” poi dovrebbe sottoporre le questioni ai cittadini perchè possano esprimere la loro posizione. Il Parlamento no, in quanto i grillini (e Casaleggio) sostengono da sempre il superamento delle istituzioni rappresentative grazie al web. Allora chi? Sicuramente si tratterà di un “gruppo” (o una “casta”) che gestirà il mondo dell'informazione (Casalino and company..) e lo filtrerà ai cittadini. D'altra parte, l'idea di Casaleggio padre, portata avanti ora dal figlio Davide, non potrà esaurirsi con il definitivo “andar oltre le attuali istituzioni” una volta che ci sarà un computer in ogni casa e davanti un cittadino pronto a decidere (come ha detto più volte Grillo), ma proseguirà in un contesto di verosimile monopolio dell'informazione grazie alle varie piattaforme informatiche (e relativi ricchi introiti) della Casaleggio Associati). Se il quadro complessivo sarà questo, pensare ad una futura alleanza di Governo (non un contratto) è fantasia; ripeto, potranno esserci possibili convergenze in Parlamento, ma una maggioranza omogenea non sembra nelle cose! Ma poi, i Cinquestelle sono di “sinistra”? Il loro oscillare continuo, le giravolte frequenti, ma soprattutto l'appoggio alla politica securitaria di Salvini e alla “flat tax” (messa un po' da parte, ma non certo per volontà di Di Maio) sono biglietti da visita assai eloquenti e se da un lato approvano il decreto “Spazzacorrotti” (su cui ci sono perplessità di Anm e Csm), dall'altro inseriscono in manovra, il giorno prima, la possibilità per i sindaci di poter decidere in assoluta discrezione opere pubbliche entro un certo limite (rivisto al rialzo) di costi, su cui Raffaele Cantone dell'Anti-corruzione ha espresso alcune precise e circostanziate riserve. Abbiamo già detto nei precedenti Osservatori dell'atteggiamento sui condoni e non ci ritorno; ma è proprio la natura settaria del MoVimento a costituire a mio avviso un ulteriore decisivo ostacolo. Perchè quando si sollecitano parlamentari e simpatizzanti alla delazione nei confronti di chi tra loro sembra tradirne il codice etico, quando si mostra ostilità verso la stampa che non si allinea alla loro politica, cancellando per legge ogni forma di finanziamento pubblico che peraltro non esiste più da anni (!), al solo scopo di tacitare ogni fastidioso dissenso (non si erano mai sentite in passato frasi come quelle di Grillo “Vi mangerei per il gusto di vomitarvi” o più “semplicemente” il “giornalisti puttane” di Di Battista) siamo di fronte ad una fazione che non tollera disobbedienze e condanna chi ha da eccepire qualcosa. Non sono aspetti secondari, legati alla comprensibile “intemperanza” di un movimento nato “on line”, raccogliendo la rabbia della gente, no. Si tratta proprio di una visione connaturata, direi “ontologica”, dei Cinquestelle che li pone “fuori”, o comunque ostili, rispetto alle logiche della democrazia parlamentare, vista ora evidentemente solo come una fase inevitabile del loro cammino verso l'occupazione del Paese. Il recupero allora di coloro che han lasciato il Pd per votarli non si ottiene “parlando” con Di Maio, tra l'altro da una posizione di inferiorità, date le percentuali dei due partiti oggi; lo si può sperare tornando, come Pd, ad essere presenti nelle periferie, nel ri-ascolto del mondo del lavoro e sindacale, nel ri-entrare in sintonia con il mondo dei docenti nella Scuola e con il mondo degli operatori nella Sanità (ricordo ancora che i Medici Ospedalieri hanno il contratto bloccato da circa 10 anni e da gennaio ci saranno 48 ore di sciopero), nel rilancio dell'idea di un'Europa come federazione. E' solo strumentale dunque questa distinzione che si vuol fare tra Zingaretti, Martina, Boccia, Giachetti-Ascani e Corallo circa il dialogo con i grillini, quando le linee di demarcazione passano o dovrebbero passare tra il rilanciare o meno una sinistra larga, con programmi da riformismo radicale, dove, secondo l'originaria idea fondativa del nostro partito, trovino piena cittadinanza il riformismo post-comunista, quello cattolico-democratico (quando si mette al centro la “persona” coi suoi diritti, come si fa' a non convenire, a non essere d'accordo pur con storie passate diverse?), quello laico e l'amore, direi, verso la Costituzione. Ed è necessario decidere una volta per tutte se sarà il primo classificato alle primarie ad essere nominato Segretario, dato che con 5 candidature il 51% sarà un miraggio; Minniti lo aveva sottolineato (se ne stava già accennando, poi...) nella trasmissione di Lucia Annunziata, proprio al fine di evitare i sicuri giochi ed alleanze all'ultimo minuto nell'Assemblea Nazionale, in grado eventualmente di ribaltare il voto ai gazebo. Sarà stato per questa non “gradita” posizione che ha poi deciso di uscire di scena, non avvertendo più quel consenso che all'inizio lo aveva motivato... Si può sperare che si inizi a discutere di questo? Buon Natale a tutti! Gianni Amendola N.B.: sul blog del partito i precedenti Osservatori.