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domenica 16 febbraio 2020

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2020

L'OSSERVATORIO L'aver vinto in Emilia-Romagna è stata cosa buona, non solo per il fatto in sé quanto perchè c'è stata una mobilitazione dal basso, una risposta “fisica” (piazze riempite) al sovranismo di Salvini che ha consentito in buona parte al Pd di tornare ad essere il primo partito nella regione. Ciò però non deve illudere perchè resta sempre il problema di un voto che per tanti anni era dato per scontato mentre ora lo si è dovuto sudare non poco (e comunque meritato). Rimane da capire (e dare dunque risposte) chi cercava un cambiamento nonostante l'Emilia-Romagna avesse (ed ha) degli indicatori economici e sociali tra i migliori d'Italia, e se c'è stato un eccesso di sicurezza, fors'anche una diminuzione di interesse, nel rapporto pluridecennale tra la “sinistra” ed il mondo delle cooperative e della gente comune. Ora si dovrebbe ripartire bene per quanto riguarda il nostro partito che, come vuole Zingaretti alla luce dell'esperienza del recente passato e soprattutto delle novità del presente, non potrà non aprirsi a quel mondo della cooperazione, della solidarietà, di chi vuole in sostanza essere in prima fila nell'impegno a superare le disuguaglianze sociali, generatrici a loro volta di disagi e di ingiustizie. Il prossimo congresso sarà decisivo al riguardo e si vedrà se nel Pd l'apertura verso realtà contigue ma non “inquadrate” (tipo Sardine, ma non solo) sarà vera, perchè se prevalesse la linea che “gli esterni vanno bene purchè non turbino gli equilibri interni” non si andrà lontano. Spero prevalga la linea dell'apertura e al contempo il ridefinirsi di una linea politica chiara che ponga il Pd quale riferimento per molti di un riscatto sociale. Non dimentichiamo che la Lega di Salvini (e il centrodestra) governa in parecchie regioni, alcune delle quali erano guidate dalla sinistra. Per cui o il Pd cambia, tornando a stare tra la gente, nelle periferie, aprendo i suoi circoli a chi vuole seriamente al di là delle tessere portare un proprio serio e competente contributo, e smette di essere un partito di notabili (o presunti tali) in cerca di visibilità e di portatori di tessere che si attiva solo in vicinanza delle scadenze elettorali, oppure non sarà più il perno di un cambiamento radicale della politica. Perchè questa è la vera posta in gioco. E' ovvio che l'attuale esperienza di governo sarà decisiva per il partito, purtroppo scontrandosi con la crisi irreversibile dei Cinquestelle. Che il Pd sia in risalita nei sondaggi e quindi nel consenso, al contrario dei grillini, non può indurre all'ottimismo per la sorte del governo, in quanto, proprio perchè in grande difficoltà, quest'ultimi cercheranno in ogni modo di puntellare le loro bandierine per non sparire definitivamente; la prova lampante di ciò è il tema della prescrizione breve. Può sorprendere (ma fino ad un certo punto, se si comprende un poco lo spirito dei Cinquestelle) la rigidità di Bonafede che sembra non offrire sponde per un compromesso. Come può infatti, in quanto ministro della Giustizia, persistere con un testo di riforma che scontenta profondamente sia la magistratura sia l'avvocatura? Né può essere ammissibile che tale esteso dissenso venga interpretato, nella logica settaria dei Pentastellati, come il segno di “stare nel giusto” perchè evidentemente si vanno a toccare (secondo loro) determinati interessi! Il destino prossimo futuro dei grillini si lega inevitabilmente a quello del governo Conte (sarebbe più esatto posporre i termini); la loro crisi è purtroppo destinata a complicarne la vita, in quanto giocheranno il tutto per salvare la loro immagine ormai sbiadita, lasciando pochissimo spazio alle mediazioni, considerate sconfitte “a prescindere”. Nè traggano in inganno le dimissioni di Di Maio: Giggino vuole riprendere la leadership, aspetta solo il momento giusto per reinsediarsi al vertice del partito (pardon: Movimento), nella consapevolezza di non avere per ora avversari per la successione; intanto, come fosse ancora il capo, invita i militanti a scendere in piazza per manifestare contro “il sistema”, reo di voler affossare le riforme più significative, vale a dire quella sui vitalizi dei parlamentari, che si vorrebbero ripristinare, e il reddito di cittadinanza, che qualcuno vuole rimodulare e riformare. L'unico al momento che potrebbe insidiarlo è Di Battista, il quale ha già annunciato il suo rientro nell'agone politico, ribadendo al contempo che il Movimento non si lega né alla destra né alla sinistra, anzi su economia, ambiente ed immigrazione lui porterà avanti proprie posizioni, maturate nei suoi recenti viaggi, e chi ci sta ci sta; una sorta di richiamo della foresta a tornare alle origini, quando i Pentastellati, raccogliendo il dissenso di tanti delusi dalla politica, sparavano a palle incatenate contro il “sistema” (ci risiamo). Solo che essendo da quasi 2 anni al governo, e partecipando in tal veste a disegnare la geografia del potere delle aziende di Stato, come ricordava giorni fa il Presidente della Camera Fico ai militanti in Campania, i Pentastellati sono ormai loro stessi “sistema”! Quello invece cui non danno ancora risposta, come dissi in un recente Osservatorio, è il motivo per cui, nonostante il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, la legge sulla prescrizione ed i vari “restitution days”, hanno di fatto più che dimezzato il consenso elettorale acquisito nel 2018. Il fatto è, ripeto, che l'essere passati da un governo all'altro, l'aver oscillato da posizioni inizialmente anti-euro e poi il contrario, chiedendo però nel frattempo l'impeachment per Mattarella reo di aver posto il veto alla nomina a ministro di Paolo Savona, non certo “filo-Europa”; ed ancora: le norme a favore dei condoni edilizi, in Sicilia (si votava per le Regionali) e successivamente per Ischia, da poco colpita da un pesante terremoto, le indefinite posizioni in politica estera, tutto ciò ha contribuito a dare del Movimento un'immagine ondivaga, ambivalente, sempre pronto a cavalcare temi solo se in grado di portar voti (come sull'immigrazione, problema su cui non si sono mai distinti da Salvini), ma soprattutto senza una idea precisa e definita di Paese. Perchè senza proposte chiare su lavoro, fisco, scuola, università, ambiente (cose che “fanno” un Paese), lo sventolare “gli scalpi” contro la casta ha finito per essere percepito solo come battaglia auto-referenziale poco produttiva, visto i problemi tuttora aperti e non avviati a soluzione (e stando loro sempre al governo). Il destino del M5S sarà probabilmente quello di dividersi in tre raggruppamenti: uno governista col Pd (Fico, Patuanelli..), un altro contrario al governo col Pd ma aperto ad un ritorno con Salvini (Di Maio), un terzo “duro e puro”, che non si alleerà con nessuno (la linea di Di Battista-Paragone). Per tacere ora di ciò che potrebbe accadere alla fine della legislatura quando scatterà per i parlamentari grillini il divieto di candidarsi dopo 2 mandati; riguarderà gente come Di Maio, Fico, la Taverna, Toninelli, Crimi, Morra ed altri.. Che faranno? Usciranno tranquillamnete di scena o come credo Grillo e Casaleggio troveranno qualche cavillo che li faccia riconfermare? O “in articulo mortis” della legislatura ci saranno trasmigrazioni, magari anche verso il Pd?...Si capisce allora quali difficoltà affronterà il nostro partito con un partner così devastato, ma che nell'attuale Parlamento detiene ancora la maggioranza relativa! Il fatto è che si ha però moltissimo da perdere da un'azione di governo scarsamente incisiva, attenta più a salvaguardare un precario equilibrio piuttosto che orientare in modo deciso l'attività dell'Esecutivo stesso. Dell'attivismo di Renzi invece si è detto e si dice tanto, che trattasi soprattutto di un bisogno di visibilità, stante i sondaggi che riguardano Iv; ma c'è chi ipotizza la caduta di Conte sul tema della prescrizione e la formazione in Parlamento (senza passare da elezioni anticipate) di un governo da affidare a Giorgetti (a Salvini no, anche per le importanti questioni giudiziarie che lo toccano), con un robusto impianto di destra moderata nella sua struttura e con Iv in appoggio. Mattarella, molto tempestivamente (a conferma che la cosa forse non era solo un'ipotesi teorica), ha già detto che in questo Parlamento altre maggioranze, al di là dei numeri, non sono possibili, ammenocchè non si vogliano coalizioni ulteriormente disorganiche e disarmoniche (ma il centrodestra avrà il coraggio di escludere da tale eventualità la Meloni, difficilmente “digeribile” da Iv?). Piuttosto sarà da conoscere l'atteggiamento di Renzi per le imminenti tornate elettorali regionali che riguarderanno Toscana, Marche, Campania, Puglia e Liguria, e in più le comunali a Roma. Quattro di queste regioni sono a guida centro-sinistra, ma già vi sono problemi circa i candidati di Campania (De Luca) e Puglia (Emiliano), per motivi diversi, ma per Renzi difficili da accettare (De Luca magari alla fine sì, Emiliano certo “no”); bisognerà inoltre vedere chi sarà il candidato sindaco della capitale, elezione che a Roma si sommerà a quella suppletiva per la copertura del seggio lasciato vacante da Gentiloni, migrato in Commissione europea. C'è tanta carne al fuoco, come si vede, e per questo il Pd dovrà essere unito, ma nella chiarezza delle sue scelte e strategie: il tempo scorre velocemente in politica e soprattutto non fà sconti. Perdere quest'occasione di rilancio per eventuali beghe interne vorrebbe dire la fine di tutto. Gianni Amendola

martedì 7 gennaio 2020

OSSERVATORIO GENNAIO 2020

L'OSSERVATORIO La proposta di Massimo Cacciari di aprire il prossimo congresso del Pd (dopo le Regionali in Emilia) alle “Sardine” mi pare del tutto condivisibile; è vero che la presenza nelle piazze di tale movimento sta a mostrare plasticamente la crisi della rappresentanza della sinistra (non solo), ma proprio per questo accogliere in piena dignità coloro che han fatto una precisa scelta di campo (l'anti-sovranismo e l'antifascismo), che stanno modificando il linguaggio della politica, rilanciando il rispetto della complessità della stessa e della competenza, soprattutto ri-valorizzando la “presenza fisica” nelle piazze per l'ascolto diretto (superando così il totem della rete) mi sembra un'azione seria e responsabile. Non si tratta di mettere cappello sul movimento quanto invece di assimilarne le domande e le proposte, in una sorta di reciproca fecondazione. Il fatto che buona parte della Direzione sia apparsa finora piuttosto reticente al riguardo (secondo Cacciari) rende l'idea della difficoltà ad accettare una sfida del genere; forse perchè si tratta di dare pieno riconoscimento politico a persone certamente orientate a sinistra, ma non catalogabili nelle categorie classiche in cui i partiti spesso si caratterizzano al loro interno. Zingaretti al contrario pare ben disposto e come segretario potrà giocare al meglio le sue carte. Staremo a vedere. Ora, nell'attesa delle Regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, il Pd deve cercare di rimarcare la sua azione all'interno del Governo, iniziando dal tema della prescrizione. Partita delicata per gli equilibri interni all'Esecutivo perchè da sempre bandiera dei Cinquestelle; ma se si è d'accordo sull'eliminarne l'uso distorto, come si è visto all'epoca del Cavaliere e delle leggi “ad personam”, è difficile accettare il passaggio (quanto costituzionale?) dalla “presunzione d'innocenza”, fondamento dell'esercizio della nostra giurisdizione, alla “presunzione di colpevolezza”. Ma si sà i Pentastellati sono entrati in Parlamento “a scopo punitivo”, per cui il taglio dei parlamentari e appunto la sospensione della prescrizione dopo il I° grado rappresentano quell' humus di anti-politica su cui hanno inizialmente costruito gran parte del loro consenso. Ora che si avvicina un nuovo appuntamento elettorale su certi punti non cederanno (per il momento..). Il caso Salvini e la tenuta del Governo. Non si sà ancora se il Parlamento voterà per l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso della Gregoretti (analogo a quello della Diciotti); è indubbio però che sul caso si sta giocando una partita che non potrà non incidere sull'azione del Governo. C'è da notare come tale situazione avvenga in un momento di profonda crisi del M5S che ha già visto tre senatori passare con la Lega, diversi fuorusciti verso il Gruppo Misto, tra i quali l'ex-ministro Fioramonti, ed ora l'espulsione di Paragone...La ragione vera, che nessuno tra i transfughi pentastellati ammetterà mai, è che la crisi di consenso dei grillini, unita alla riduzione del numero dei parlamentari, costerà il posto a tanti di loro che pertanto si affrettano a cambiare bandiera. Forse non sarà l'unico motivo, ma sicuramente ha una parte preponderante. Stare in politica piace, non c'è bisogno di dirlo...e non solo per la visibilità personale che si acquista! Del resto, di cosa dovrebbero vergognarsi coloro che son passati con Salvini? Son stati insieme al governo, lo hanno difeso in nome della collegialità per il caso della nave Diciotti, hanno condiviso, quantomeno non hanno eccepito nulla, l'impianto delle Leggi Sicurezza; per qual motivo ora (questi transfughi grillini) dovrebbero sentire il peso di un disonore per il cambio di casacca? Anche Di Maio non è che abbia brillato per coerenza finora, anzi; le sue giravolte sono ormai note! Lui si muove sempre nell'ottica della convenienza personale identificandola con quella di partito (pardon “Movimento”) che vuole portare di volta in volta su temi in grado di lucrare voti; l'annuncio del “sì” al procedimento verso Salvini è per lui comunque un'arrampicata sugli specchi, in quanto come vice-presidente del Consiglio non poteva ignorare le posizioni del suo corrispettivo leghista. E' che ora Di Maio sente l' ”odore del sangue”, con Salvini in difficoltà, e cerca di prendersi la sua rivincita. Ciò che ho detto per Di Maio, circa il caso della Gregoretti, vale anche per il presidente del Consiglio che Zingaretti ha recentemente lodato, rafforzandone l'immagine. Si può sostenere che Conte, nel precedente governo, è stato soprattutto un notaio, “schiacciato” com'era tra Lega e Cinquestelle che lo avevano indicato Premier. E' dopo l'esito delle Europee, e principalmente dopo la crisi estiva provocata da Salvini, che Conte ha assunto un ruolo più autonomo, mostrando anche diverse doti di mediatore; iscriverlo nel perimetro della sinistra vuol dire obbligare Di Maio ad una scelta di campo, in quanto difficilmente il capo pentastellato potrebbe misconoscerlo, avendolo lui stesso proposto prima a Salvini (Conte 1), dopo al Pd, quale “conditio sine qua non” per la formazione dell'Esecutivo (Conte 2). Ma è una scelta che Giggino comunque non farà, lo ha già detto: il M5S dovrà essere sempre l'ago della bilancia, il che vuol dire stare al Governo o con la Lega o con il Pd, a seconda della convenienza del momento. Ma soprattutto per lui è l'unico modo per rimanere “capo politico”: fare una scelta di campo vorrebbe dire accettare di non essere più il leader in caso di sconfitta dell'alleanza all'interno della quale ci si è schierati; tra l'altro, con un Movimento diviso e lacerato, il rischio che la piattaforma Rousseau possa non confermarlo (presentandogli il conto) sarebbe a quel punto molto alto. Poi certo, è assai probabile che Grillo e Casaleggio troveranno gabole per cui chi ha rivestito ruoli di rilievo verrà escluso dal giudizio della piattaforma stessa, garantendogli la permanenza “a vita” nella politica...Vedremo, ma se sarà così, anche altri parlamentari 5 Stelle importanti reclameranno lo stesso trattamento; si formerà allora una casta di intoccabili, proprio il contrario di quello che i grillini han sempre predicato! Tornando a Salvini, si noti come abbia forse moderato un po' i toni, ma certamente inizia a soffrire la sua situazione personale. I fondi in nero presi dalla Russia, di cui è accusato, i 49 milioni di Euro spariti, che verranno addebitati alla “bad company” della neonata Lega per Salvini, come sancito dal recente congresso ultrarapido alla vigilia di Natale, vale a dire la “vecchia” Lega Nord, restano tutte spine nel fianco; ed anche il caso della Gregoretti che il “Capitano” tenta di banalizzare, dicendo di aver difeso i confini (la nave in questione è militare: non sarebbe mai potuto partire un attacco all'Italia!), è causa di preoccupazione, ben sapendo che l' eventuale autorizzazione a procedere gli procurerà più di un'incertezza, in quanto il caso appare “giuridicamente fondato”. Non per nulla sembra di essere tornati ai non lontani tempi di Berlusconi, quando cioè i magistrati venivano attaccati e delegittimati; si riascoltano parole prive di fondamento costituzionale, che vogliono contrapporre il popolo (che vota e che darebbe ora la maggioranza a Salvini) ai giudici, i quali se avanzassero una qualsiasi azione nei di lui confronti, si collocherebbero “automaticamente” contro la volontà dei cittadini, quasi che il consenso elettorale sia un lavacro purificatore da ogni colpa o peccato. E' un cortocircuito pericoloso, su cui occorerebbe dire una parola definitiva (ma anche i Cinquestelle al riguardo sembrano silenziosi). Il gesto del Papa. Non vorrei che l'eco mondiale dell'immagine del Pontefice un po' adirato con la persona che gli aveva afferrato la mano, strattonandogliela, facesse passare in secondo piano le Sue parole pronunciate nell'Angelus del Primo dell'Anno, che la liturgia cattolica dedica a Maria Madre di Dio: avendo l'opportunità di parlare della donna, lo ha fatto come forse da tempo nessuno era riuscito, perlomeno con tanta intensità e profondità. Non solo la raccomandazione ad avere rispetto, ad evitarne lo sfruttamento del corpo a fini pubblicitari e di prostituzione, a fuggire ogni forma di violenza fisica e verbale (cose indubbiamente di enorme rilievo), ma con quel ricordare che “non c'è salvezza senza la donna e che la sua carne è la più nobile del mondo perchè concepisce e dà la vita, come fece appunto Maria” sono stati toccati vertici di elevata bellezza e spiritualità. Invece di irridere sui social quella reazione tutta “umana” (scacciare la mano della fedele), imitandone la scena con la sua compagna, Salvini avrebbe fatto bene a meditare quelle parole, dato che lui stesso aveva da poco volutamente ironizzato sugli esami orali della nuova ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, al concorso per Dirigenti Scolastici, dando la stura a prevedibili commenti sessisti, ovviamente coperti dall'anonimato della rete. Quando si semina vento si raccoglie tempesta, caro Salvini; anche questa citazione è del Vangelo..Ma la Borgonzoni, aspirante governatrice dell' Emilia-Romagna, che ha da dire al riguardo? E le altre donne della Lega? O l'adorazione del Capo è tale che tutto si copre, altrimenti si rischia di essere escluse da future candidature? Buon Anno a tutti, di pace e di cose belle. Gianni Amendola

mercoledì 4 dicembre 2019

OSSERVATORIO DICEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO Sarà forse troppo semplistico dirlo, ma credo che il vero motivo delle forti polemiche (se non proprio del durissimo scontro) in atto sul Mes stia nelle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna, vero spartiacque della presente legislatura e quindi dell'attuale governo. E' evidente che una vittoria del centrodestra a trazione salviniana avrà immediati contraccolpi nel Pd e di conseguenza nell'Esecutivo, nonostante i tentativi che verranno messi in atto per disinnnescare la violenta deflagrazione politica che sarà stata provocata (del tipo: ”non sono elezioni a carattere nazionale” o “il Governo è fuori dalla contesa”...). Salvini, dopo l'exploit in Umbria, in grossa parte scontato in partenza, è (era?) convinto di sbancare anche in Emilia-Romagna, di dare perciò il benservito a Conte, andare alle elezioni anticipate, vincerle a man bassa e reclamare i “pieni poteri”. Non ha previsto però (come peraltro nessuno finora) il fenomeno delle “sardine”, un movimento spontaneo, ma non apolitico, anzi con una precisa scelta di campo, vale a dire l'anti-sovranismo, che sta riempendo le piazze italiane e non solo, in nome di una politica diversa, di un linguaggio non intossicato, direi anche di un modo di essere basato sulla riflessione, su risposte ponderate, sulla non demonizzazione dell'avversario e del diverso. Non si tratta dunque della ripetizione delle piazze “grilline”, nelle quali era dominante l'aspetto “distruttivo” nei confronti della politica in generale, dalle cui ceneri ne sarebbe poi emersa una del tutto nuova, partecipativa tramite la rete, cui tutti potevano far parte tramite un “click” dalla propria casa o dall'ambiente di lavoro, in un contesto di trasparenza ed onestà...No, in questo caso (con le “sardine”) si tratta di altro, cioè di un movimento sì spontaneo, ma che riconosce la complessità ed al contempo l'importanza della “Politica”, cui non ci si può sottrarre ponendosi in una posizione di “alterità”, ma assumendosi delle responsabilità in prima persona. E' chiaro che se tutte le “sardine” in Emilia-Romagna, proprio per evitare il sovranismo di una destra che cancellerebbe totalmente una storia radicata, dove credenti e non credenti hanno costruito uno stile di dialogo, una visione condivisa del bene comune, decidessero di andare a votare, certamente non lo farebbero a favore di Salvini. Ebbene, questa nuova realtà, contro la quale si scagliano ovviamente i quotidiani della destra, da “Libero” al “Giornale”, dal “Tempo”, quotidiano di Roma, alla “Verità” di Belpietro, nonché i vari talk show televisivi, guardacaso quasi del tutto sulle reti berlusconiane, rischia di essere “pietra d'inciampo” per il Capitano e company. In gioco ci sono appunto la crisi di Governo e le elezioni anticipate, perchè l'Italia diventi come l'Ungheria e la Polonia. Come riprendere allora un'iniziativa che possa mettere all'angolo il Governo, secondo Salvini? Niente di meglio che il tema del Mes; in fondo l'uomo della strada cosa sà e soprattutto cosa capisce di un problema molto tecnico anche se centrale per l'Eurogruppo e quindi per l'Italia? E' ovvio che nei tg o nei dibattiti televisivi questo “uomo della strada” ascolterà i suoi politici di riferimento o quelli da cui si sente meno distante; basta pertanto una propaganda ossessiva con slogan accattivanti (tipo: “si attaccano i risparmi degli italiani per finanziare le banche tedesche” o “Conte ha mentito al Paese”...), tanto da titillare quel rancore magari represso, ma sempre presente, di tanti elettori verso l'Europa e trasformarlo (intanto in Emilia-Romagna) in voti per il centrodestra. Il Presidente del Consiglio ha fatto bene a ricordare nel suo intervento di fronte alle Camere (ricordo che Conte non è parlamentare) i vari passaggi nei Consigli dei Ministri del suo precedente governo “giallo-verde”, richiamando tutti, in primis i suoi ex vice-ministri, alla corresponsabilità della scelta; ma evidentemente l'importanza della partita (le elezioni anticipate) è tale che la Destra non mollerà l'osso di un millimetro e continuerà a sparare a palle incatenate, in quanto se non vincesse le prossime regionali (ci son anche quelle in Calabria) cosa le resterebbe a tal fine? Sperare che il Governo si decomponga autonomamente? Qui entra in ballo Di Maio, sempre più rabbuiato e sempre più contestato dal suo Movimento, che ormai da quasi 2 mesi non elegge nemmeno il capogruppo alla Camera. Giggino soffre perchè Salvini sta occupando l'area politica del “no all'Europa”, sobillata come detto da una propaganda continua e pervicace; in un momento in cui il crollo dei voti sembra inarrestabile, mettendo in discussione l'esistenza stessa del Movimento, il trovare spazi elettoralmente molto ghiotti già occupati, è per lui inaccettabile. Del resto, perchè Di Maio chiede “ora” lo slittamento della firma del Mes? Perchè chiede “ora” che la firma sia contestuale alla riforma bancaria europea? Non lo sapeva prima? E allora perchè non dirlo subito dopo gli accordi raggiunti dal ministro Tria? Ma è solo per l'imminenza della competizione elettorale emiliano-romagnola, che potrebbe segnare per i grillini un'ulteriore tracollo politico; l'eventuale “compensazione” del Pd infatti, che speriamo confermi la sua leadership regionale, creerebbe una situazione ancor più indigeribile per Giggino, in quanto i “democrat” a quel punto diventerebbero il perno centrale dell'alleanza governativa, imponendo la propria agenda. Una cosa devastante per il M5S, a partire da Di Battista, con cui Di Maio sta ricollegandosi, al fine di tornare alle origini e risvegliare la base. Ma ciò che i Pentastellati si rifiutano di accettare è che, stando al potere, si stanno trasformando di fatto in un partito come gli altri, attraversato da personalismi sempre più incontrollati (basti citare Barbara Lezzi, lo stesso Toninelli e altri, guardacaso proprio coloro che non sono stati confermati “ministri”), una cosa inconcepibile anni fa per il Movimento! Ma a mio avviso il vero problema è il non voler fare una scelta di campo tra “destra e sinistra” e continuare a definirsi “post-ideologico” (il movimento delle “sardine” sta invece confermando che la distinzione c'è!), la qual cosa appare ormai ai più una sorta di trucco per “stare comunque al potere” (una politica dei “due forni”, se vogliamo). Come già detto altre volte in precedenza i grillini “devono” essere al governo per poter esistere; essere relegati all'opposizione, senza una prospettiva immediata di potere, li condannerebbe pian piano all'irrilevanza e li spaccherebbe definitivamente. Di Maio quindi gioca una partita personale (sai che novità!), perchè solo tenendo in un modo o nell'altro unito il gruppo, che unito non è, può sperare di mantenere il suo ruolo; in caso contrario sarà il primo a pagare. Cosa farà un domani se la piattaforma Rousseau non lo confermasse tra gli eleggibili (essendo peraltro trascorse due legislature)? Questa è la partita in gioco, per lui ed i Pentastellati di cui è il capo politico! E allora: davvero pensiamo che ci tenga a stringere un'alleanza organica col Pd, mettendo a rischio il suo futuro politico? Gianni Amendola

mercoledì 13 novembre 2019

OSSERVATORIO NOVEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO Il governo sta mostrando ahimè tutti i limiti già evidenti all'atto della sua formazione ma che si sperava potessero pian piano essere superati nell'ambito della prospettiva di una coalizione di lungo periodo, specie dopo la traumatica rottura tra Cinquestelle e Lega. Purtroppo il M5S sta rivelando la sua incapacità, direi strutturale, di uscire dai suoi schemi di “lettura” della realtà ed è in preda, come già ricordato su queste note, a contrasti interni molti forti con una progressiva delegittimazione del ruolo di Di Maio, il quale peraltro continua a rimanere dov'è, quasi che le sconfitte elettorali siano state solo occasionali incidenti di percorso. Il caso dell'ex-Ilva al riguardo è emblematico, perchè l'iniziale “no” allo scudo legale, diventato poi “sì” (prima della rottura con Salvini), ora è tornato (per i Pentastellati) di nuovo “no”, grazie all'emendamento della sen. Lezzi, uno delle frondiste anti-Giggino, probabilmente delusa dalla mancata riconferma a ministro (ma il Movimento non predicava il distacco dal potere, che è roba della casta?). Di Maio non ha potuto smentire di non essere più in grado di controllare i suoi e per quanto non abbia gradito si è allineato al “no” del suo gruppo senatoriale, minacciando il Pd a non forzare la mano sul tema! Ora il rischio del Partito Democratico è proprio l'essere identificato come la causa principale dell'incapacità dell' Esecutivo nel proporre un salto di qualità dell'azione politica; ciò che indigna è il sentire che la colpa della situazione dello stabilimento di Taranto sia solo del governo Conte 2, come se nel “Conte 1” i problemi fossero stati risolti. Dov'era Salvini quando Di Maio proclamava alla sua maniera l'aver chiuso l'annosa vertenza con l'ex-Ilva in pochi mesi? O davvero si vuol far credere (con le Regionali in Emilia-Romagna alle porte!) che con la Lega al governo le cose non sarebbero arrivate a questo punto? E cosa pensa allora il centro-destra dell' intervista a Repubblica rilasciata da Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che con chiarezza dice che sarebbe meglio, al posto delle ipotizzate tasse su plastica ed auto aziendali, destinare al taglio del cuneo fiscale le risorse spese per il Reddito di Cittadinanza e per “quota 100”, vale a dire le riforme cardine del precedente governo giallo-verde? Che ne pensa la capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, la quale in un servizio del Tg ha detto che l' “attuale governo sta massacrando gli Italiani”, quando la manovra finanziaria non è stata ancora approvata, quindi è tuttora in atto quella dell' Esecutivo penta-leghista precedente? Occorrono risposte rapide e puntuali a queste insinuazioni, fatte solo a scopo elettorale! Certamente anche il Pd non è esente da responsabilità, in parte legate al non voler acuire troppo i contrasti coi Cinquestelle, pure dopo aver ingoiato diversi rospi tra cui il taglio “su due piedi” dei parlamentari, in parte ad una difficoltà ad esprimere una linea chiara ed inequivoca, pur al netto della scissione di Italia Viva. Ora che succederà? Bisognerebbe essere maghi per prevederlo... Sicuramente i casi di Taranto (peraltro una bellissima città!) e di Alitalia, due casi emblematici delle nostre difficoltà economiche, impongono un generale ripensamento della politica industriale, senza lasciarsi prendere dall' idea, finora fallimentare, dell' “italianità a tutti costi” (Berlusconi tentò col suo governo di difendere la compagnia di bandiera proprio in nome di ciò ed i risultati si son visti! Vero Salvini? Vero Bernini?), tanto più che abbiamo Fincantieri che compra Stx e Fiat che compra Crysler ed ora si allea con Peugeot (quindi, se in salute, anche le aziende italiane possono acquistare all'estero)...Ci si rende conto però che occorrerebbe un altro governo con un'altra maggioranza, al momento prospettive lontane. Una considerazione circa il voto in Emilia-Romagna, ora che Italia Viva ha ufficializzato la non presentazione di proprie liste. Si spera che gli “italo-vivaisti” (si chiamano così?) nelle urne non facciano mancare il sostegno a Bonaccini (almeno a lui!) e magari qualcuno di loro anche al Pd. Il prossimo appuntamento nazionale del partito a Bologna, si spera, ridia slancio e soprattutto ri-motivazioni ad un elettorato che ultimamente ha girato in parte le spalle alla sinistra. E chiedere agli emiliani e romagnoli se davvero vogliono farsi governare dalla Bergonzoni (quindi da Salvini), dopo l'atteggiamento della Lega (e del centrodestra) in Parlamento sulla Commissione Segre, dopo il silenzio sulle parole e gli atti (il negare i soldi ad uno studente per un viaggio ad Auschwitz perchè iniziativa “a senso unico”!) del sindaco di Predappio, dopo l'assenza di commenti (di Salvini e centrodestra tutto) sulla cena ad Ascoli Piceno in occasione della data della marcia su Roma, cui hanno preso parte diversi esponenti del centrodestra locali e nazionali; e ancora, dopo gli inquietanti segnali che provengono dall'incendio a Roma della libreria antifascista “Pecora elettrica” e poi di un locale adiacente, il cui proprietario aveva espresso solidarietà. Per non parlare dell'ormai ostentato orgoglio nel definirsi di estrema destra, ormai non solo nelle curve degli stadi..Questo quadro, che troverebbe ulteriore legittimazione nel nostro Paese da una vittoria di Salvini alle prossime Regionali, contrasta radicalmente con la storia e la cultura anche politica degli emiliani-romagnoli...Risvegliamola se necessario questa coscienza!... Abbiamo taciuto finora circa le “oscurità” della Lega salviniana, a partire dagli ormai famosi 49 milioni di finanziamento, non si sa dove finiti, per arrivare ai rapporti economici con la Russia (Russiagate), su cui continua il silenzio del Capitano, ed ora anche al caso dell'acquisto di “300.000 E in bond” di ArcelorMittal nel 2013, rivenduti pare due anni dopo, quando per la legge sul finanziamento dei partiti del 2012 sono vietati investimenti in Borsa se non su titoli italiani o paesi europei; per non dire ancora della trasferta dell'on. Rixi a Londra (probabilmente i dirigenti dell'azienda si fidavano di più della Lega rispetto ai Cinquestelle, per cui è verosimile che vi potessero essere interlocuzioni più dirette con Salvini e co.), poco prima che la multinazionale franco-indiana minacciasse l'abbandono di Taranto in caso fosse saltato lo scudo legale...Non facciamo dietrologie, ma cose da chiarire ce ne sono: si può chiedere a Salvini di farlo in maniera esauriente prima delle Regionali in Emilia-Romagna? O no? …......................................................................... La signora Zanrosso, 68 anni di Bologna, è stata una “hater” di Mattarella e ora ha implorato il magistrato che l'ha interrogata, per vilipendio al Presidente della Repubblica, di potergli chiedere scusa, anche in ginocchio. Il fatto risale allo scorso anno, all' atto della formazione del governo giallo-verde, quando Mattarella pose il veto alla nomina di Paolo Savona a ministro per le sue dichiarazioni anti-euro e per un piano B (l'uscita dalla moneta). Di Maio, ancora preso dall'euforia della vittoria alle urne, ne propose l'impeachment, presto smentito il giorno dopo! Le dichiarazioni della signora meritano però una sottolineatura perchè, cito testualmente, “c'era un clima molto caldo, in cui gli animi erano surriscaldati da alcuni parlamentari del M5S di cui ero simpatizzante. Mi sono lasciata contagiare stupidamente da questi fatti...”. Ora, che una donna anziana ma attiva, amante a suo dire della pittura e degli animali, madre e nonna, bolognese, quindi di una città dove la politica è quasi pane quotidiano, scenda a quel livello di insulti verso la più alta garanzia istituzionale la dice lunga sulla pervasività del messaggio on line con cui i Cinquestelle, ma non solo, cercavano il consenso, caricando o peggio sovraccaricando i toni, e di come molta gente, animata anche da una “giusta” rabbia verso l'inconcludenza di tanta politica, abbia perso allora, fors'anche oggi, una capacità critica e una “serenità” di valutazioni. La pacatezza non è arrendevolezza o scarsa incisività, ma certo che tra i toni di uno Zingaretti e quelli di un Salvini la differenza si nota: il primo ragiona e cerca di offrire soluzioni (condivisibili o meno, come per tutti), l'altro “urla” i problemi senza offrire risposte vere, chiedendo agli elettori proprio perchè urlante, mostrando il petto all'Europa ed ai migranti, di affidargli i pieni poteri... La versione strillona, spaccona e sovranista del “ghe pensi mi”! Potremo dire che il “salvinismo è la fase suprema del berlusconismo”? Gianni Amendola

mercoledì 30 ottobre 2019

OSSERVATORIO OTTOBRE 2019 SPECIALE

L'OSSERVATORIO. La sconfitta in Umbria era ampiamente prevista; anche se da sempre regione “rossa” c'erano stati da tempo segnali di ribaltone politico. Già nel 2014 infatti, l'anno del Pd al 40%, Perugia era andata ad appannaggio del centrodestra, poi nelle successive tornate amministrative locali è toccato a Foligno, Todi, Terni...L'ex presidente di Regione, Bruno Brancalente (1995-2000), che è anche docente universitario di Statistica Economica, ha detto che l'Umbria “è quella tra le regioni italiane ad aver recuperato meno dalla crisi del 2008; da allora è iniziata quella disaffezione politica per cui Salvini pian piano è diventato il leader più votato fino al punto che la regione è la quarta in Italia per penetrazione leghista, dopo Veneto, Lombardia e Friuli”. Se questa è la cornice c'è da sottolineare come l'alleanza giallo-rossa, appena costituitasi, ha avuto un solo mese per presentarsi, mentre Salvini batteva la regione palmo a palmo già da molto tempo. Ma tale notazione, seppur vera, da sola non può bastare a giustificare una sconfitta così pesante nei numeri; resta sempre da chiedersi perchè anche lì, nella regione “cuore” dell'Italia, il Pd abbia perso progressivamente il contatto con la sua gente, né può sufficiente prendere atto che se tutto sommato “ha tenuto” (più o meno nelle percentuali accreditate dai sondaggi a livello nazionale), altrettanto non può dirsi degli alleati pentastellati, ancora in caduta libera (magari se avessero mantenuto la stessa percentuale delle Europee, il distacco sarebbe stato inferiore). Vero è che Zingaretti ci ha messo la faccia, ma è solo da marzo il Segretario di un Pd che ad agosto si è trovato nella condizione, dietro pressioni provenienti da vari ambienti culturali, economici e religiosi, a dover farsi carico (non ad ogni costo) del governo del Paese assieme ad una forza, tuttora maggioritaria in Parlamento, ma assai lontana da una visione istituzionale, che continua a richiamarsi a parole d'ordine e a slogan da trasformare in leggi e che nel suo credo ha il superamento del Parlamento stesso. Non penso sia stata colpa della manovra economica questa debacle elettorale dell'alleanza; in fondo nell'anno in cui è stato al Governo Salvini le tasse sono diminuite? Non mi pare...Certo, mi risulta incomprensibile il motivo per cui non è stato spiegato con chiarezza, come ha fatto recentemente Tito Boeri, che la “quota 100”, che cesserà nel 2022, produrrà poi uno scalone pensionistico di 6 anni, per cui (per fare un esempio) vi sarà notevole differenza tra un nato nel dicembre '61 ed uno nato nel gennaio '62, dunque entrambi sessantenni e con 40 anni lavorativi! Forse perchè i Cinquestelle hanno cercato di difendere il loro operato nel governo precedente (per poter poi dire che il Pd si è dovuto piegare al loro programma) e pertanto, in nome della nuova alleanza, non si poteva toccare questo tasto? Ora, io credo che, piaccia o meno, il governo dovrà andar avanti per coerenza, si spera con minore conflittualità e con una maggiore radicale incisività; ovvio che non può dare le dimissioni solo perchè la coalizione che lo sorregge ha perso in Umbria: sarebbe come dire che ad ogni tornata elettorale (ed in Italia ce ne son tante), qualora un risultato sia penalizzante, qualunque Esecutivo in carica deve dimettersi! In America, nelle elezioni di “mid term”, molto spesso i Presidenti eletti 2 anni prima perdono la maggioranza al Congresso, ma non per questo danno le dimissioni. Così pure in Germania con le elezioni nei lander, o in Francia o in Gran Bretagna..Da noi la palla passerà ora ai grillini, cioè a Di Maio, ormai contestatissimo all'interno del Movimento, il quale, non avendo mai “amato” veramente questa alleanza col Pd, ha già detto che non può funzionare, almeno a livello territoriale. Ma il presidente Mattarella, gli stessi Conte e Zingaretti, hanno dichiarato che la caduta dell'Esecutivo giallo-rosso (dal “no” sui territori” al “no” al governo il passo è breve!) significherà elezioni anticipate. I Cinquestelle le vogliono? E Italia Viva di Renzi? Non credo, verrebbe infatti meno il motivo fondamentale per cui è nata questa coalizione! Sostituire Conte? E con chi? Con Draghi? Non lo credo nemmeno. Il destino di Di Maio però si lega in modo netto alla durata della presente legislatura: se la base pentastellata lo sfiduciasse potrebbe succedergli Fico, ma è il Presidente della Camera. La conferma di Giggino invece potrebbe assumere per loro aspetti laceranti; il fatto è che l' “anomalia” del Movimento, aggregatosi on line, non prevede un congresso in cui confrontare linee politiche diverse, quindi una maggioranza ed una minoranza. Tutto è deciso “altrove” con Grillo ma soprattutto con Casaleggio, il quale ha bisogno da par suo di un Movimento al potere, per far crescere la sua azienda (e quindi il proprio fatturato); allo stesso modo, configurando un conflitto d'interessi evidente e irrisolto, il Movimento ha bisogno di una “Casaleggio Associati” per poter vivere, in tutti i sensi, politicamente. In questa situazione cosa dice Grillo? E Casaleggio? Ma c'è una domanda che i grillini non possono più eludere, vale a dire: come mai nonostante il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, le manette agli evasori, il consenso sta franando sempre più? A mio avviso, benchè esista un populismo diffuso, è perchè la gente prima o poi si accorge che queste “bandierine” identitarie non fanno una visione politica; tra l'altro i Cinquestelle hanno frequentemente oscillato intorno a questioni chiave (l'Europa, la politica industriale, con tutte le grosse vertenze non risolte..). Ma se poi, ad esempio, al taglio dei parlamentari non si accompagnano riforme incisive nel mondo del lavoro, della scuola, della sanità, a che serve? A dire che si è combattuta la casta? Dopo un po' la gente ti volta le spalle! Il Movimento, con tutta la sua struttura, è in grado ora di “diventare un'altra cosa”? E chi potrebbe farlo uscire dal guado da loro stessi creato? Ancora Grillo o Casaleggio? O lo stesso Conte? Sono domande che richiedono risposte “a breve”, visto l'incalzare delle situazioni, non solo italiane...Il tutto necessariamente si riflette sul Pd, che paradossalmente sembra star meglio, in quanto c'è un consenso che sale poco alla volta (non dimentichiamo che senza la scissione dei renziani la percentuale sarebbe salita almeno di un paio di punti), ma ovviamente non dimenticando che in Umbria si è perso comunque il 13%, c'è da ricostruire una linea politica che parli al Paese, opposta al populismo; compito improbo poiché esiste un'onda lunga che non si infrangerà presto. Ma questa capacità di rivolgersi a chi più è in difficoltà non potrà che tradursi in presenza capillare sui territori, nelle periferie; il partito lì soprattutto, in quei luoghi di disagio, deve offrire la sua alternativa al salvinismo, offrendo spazi e momenti di aggregazione, insieme con quelle realtà del mondo cattolico e non solo, con iniziative “continue” che possono andare, chesso', dal doposcuola per i bambini ad eventi di dibattito su temi politici, sapendo parlare un linguaggio comprensibile che arrivi al cuore delle persone. Ci vorrà del tempo probabilmente, ma è come arare un terreno e gettarvi il seme: dopo un po' cresce la pianta! Occorre però nel frattempo ripensare il modo di essere dei circoli: bisogna aprire ai contributi di chi, pur non iscritto, vuole impegnarsi, creare occasioni di dibattito e di studio (non vorrei essere autoreferenziale, ma quando facevo parte del Comitato Garanti, insieme a figure quali Francesco Porcellana ed il senatore Giovanni Saracco, si organizzò una serie di incontri sulla Costituzione, che via via raccolse un uditorio crescente, in orari feriali pomeridiani, di circa una trentina di iscritti...), insomma un ruolo di “formazione”. Una parola infine su Italia Viva. E' del tutto evidente che Renzi fa' ora la sua partita contro il Pd e Zingaretti in particolare; al di là della valutazione di opportunità circa la “foto di Narni” la sua assenza era una mossa calcolata. Ben sapendo che comunque la sconfitta era scontata, ha voluto eclissarsi, quasi a tirarsi fuori per avere buon gioco a criticare quei protagonisti e acquisire così, dal suo punto di vista, un'autorevolezza maggiore nell'imporre la linea al Governo. Ma ormai Renzi porterà avanti la sua idea di partito macroniano; potrà a livello locale allearsi col Pd, come farà in Emilia e certamente in Toscana, ma la fisionomia di Italia Viva sarà quella di un partito centrista, aperto da Forza Italia, ormai in disarmo, ai futuri fuorusciti dal Pd, come spera. Il suo problema è che l'andare ora alle elezioni anticipate sarebbe letale, quindi non potrà tirare la corda più di tanto; ma l'idea di far cadere Conte per dare a Di Maio la leadership del Governo mi sembra del tutto improponibile...Staremo a vedere. Gianni Amendola