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mercoledì 12 dicembre 2018

Candidati Segretatio PD Piemonte

Di seguito i candidati Segretario, Monica Canalis, Mauro Marino, Paolo Furia.

Primarie Segretario Regionale PD: dove si vota e quando

Partito Democratico di Asti IL Segretario provinciale del Partito Democratico di Asti comunica che il giorno 16 dicembre 2018 si svolgeranno le votazioni Primarie per l’elezione del nuovo Segretario regionale del Partito. I candidati sono tre: Monica Canalis, Mauro Marino, Paolo Furia. Nel territorio provinciale astigiano tutti gli elettori potranno votare dalle ore 8 alle ore 20 recandosi, secondo la rispettiva residenza, in uno dei seguenti Seggi elettorali muniti di un documento di identità: seggio n.1) in ASTI, Sede PD, c.so Casale 162, per la parte verso est della Città delimitata dalla linea verticale che parte a nord dalla via Rotario e prosegue verso sud per le vie Rosa, Mons. Marello, Strada del Fortino, via Bocca, p.za 1° Maggio, via Calosso, c.so Chiesa, via Antica Cittadella, strada delle Quaglie, comprese le residenze affacciate sul lato sia sinistro che destro delle medesime vie, oltre ai seguenti Comuni: Rocchetta Tanaro, Cerro Tanaro, Castello d’Annone, Refrancore, Castagnole Monferrato, Portacomaro, Scurzolengo, Montemagno, Viarigi, Grana, Casorzo, Grazzano Badoglio, Penango, Moncalvo, Calliano, Castell’Alfero, Frinco, Tonco, Corsione, Cossombrato, Villa San Secondo, Settime, Montechiaro, Cinaglio, Chiusano, Camerano Casasco, Cortazzone, Soglio, Cortanze, Cunico, Piea, Montiglio Monferrato, San Damiano, San Martino Alfieri, Cisterna, Tigliole, Celle Enomondo, Antignano, Revigliasco; seggio n.2) in ASTI, nel Municipio in p.za S.Secondo, per la parte verso ovest della Città delimitata dalla linea verticale che parte a nord dalla via Rotario e prosegue verso sud per le vie Rosa, Mons. Marello, Strada del Fortino, via Bocca, p.za 1° Maggio, via Calosso, c.so Chiesa, via Antica Cittadella, strada delle Quaglie, escluse le residenze affacciate sul lato sia sinistro che destro delle medesime vie; seggio n.3) in CANELLI, sede PD, via Massimo D’Azeglio n.20, per i Comuni di Canelli, Calosso, Moasca, Serole, Mombaldone, Olmo Gentile, Roccaverano, San Giorgio Scarampi, Vesime, Cessole, Loazzolo, Bubbio, Monastero Bormida, Cassinasco, Sessame, Coazzolo, Costigliole, Castagnole Lanze, Isola, Mongardino, Vigliano, Agliano Terme, Montegrosso, San Marzano Oliveto; seggio n.4) in NIZZA MONFERRATO, in via Balbo 10, per i Comuni di Nizza Monferrato, Rocchetta Palafea, Montabone, Calamandrana, Castel Boglione, Castel Rocchero, Maranzana, Quaranti, Fontanile, Castelletto Molina, Mombaruzzo, Bruno, Castelnuovo Belbo, Incisa Scapaccino, Cortiglione, Belveglio, Vinchio, Vaglio Serra, Castelnuovo Calcea, Azzano, Rocca d’Arazzo, Montaldo Scarampi, Mombercelli; seggio n.5) in VILLANOVA, Palazzo Richetta in p.za Supponito/via T. Villa 7, per i Comuni di Villanova, Ferrere, Cellarengo, Valfenera, Dusino San Michele, San Paolo Solbrito, Cantarana, Villafranca, Baldichieri, Castellero, Monale, Maretto, Roatto, Cortandone, Montafia, Viale, Capriglio, Buttigliera, Castelnuovo Don Bosco, Cerreto, Passerano Marmorito, Pino d’Asti, Moncucco Torinese, Albugnano, Berzano San Pietro, Aramengo, Tonengo, Moransengo, Cocconato, Robella, Piovà

OSSERVATORIO 2 DICEMBRE 2018

L'OSSERVATORIO. Si comincia ad ipotizzare una crisi di governo con elezioni anticipate a marzo; quella che era una semplice ipotesi rischia ora di prendere corpo davvero, anche se si dovrà attendere l'esito del colloquio tra il premier Conte e Juncker, le cui previsioni (al momento in cui scrivo) sembrano essere negative. Ma al contempo, quand'anche una “nuova” finanziaria venisse accettata, non possiamo non osservare la persistenza di continui attriti attorno a questioni di rilievo tra le due forze di governo, che potranno alla fine incidere non poco nelle reciproche relazioni politiche. Alla Lega, come già detto in precedenti Osservatori, un ricorso anticipato alle urne potrebbe in fondo non dispiacere: il fieno messo in cascina finora da Salvini con la sua politica securitaria è sufficiente a garantirgli un ritorno elettorale cospicuo, cui potrebbe aggiungere l'ulteriore “carico” anti-Ue, colpevole di imporci misure anti-popolari quando invece la manovra finanziaria giallo-verde vorrebbe essere espansiva. D'altro canto Giggino Di Maio, di fronte alla probabile bocciatura definitiva di Bruxelles (se la finanziaria stessa non verrà riscritta), pur di non presentarsi “a mani vuote” o quasi al cospetto del proprio elettorato il prossimo maggio, con inevitabili ripercussioni sul suo ruolo di leader, potrebbe tentare, col ricorso anticipato alle urne, di tamponare il costante calo di consensi del Movimento, cavalcando a sua volta la retorica anti-europea, incolpando i poteri forti, le banche, la sinistra, Soros ed invocando, nella prospettiva della consultazione continentale, più forza per essere il baluardo di questa deriva anti-popolare della Ue. Non sappiamo ancora quali siano i contenuti della manovra “corretta” che verrà sottoposta alla Commissione europea; il richiamo però ad una maggiore benevolenza come per la Francia, che sia Salvini sia Di Maio auspicano nel loro proporre un deficit non inferiore al 2.1 % del Pil (considerando che le promesse di Macron ai “Gilet Gialli” porterebbero allo sforamento dei parametri di Maastricht) merita qualche considerazione. Pur non essendo un competente su questi temi dico che innanzitutto la Francia ha un rapporto deficit/Pil intorno al 92-93% rispetto a quello dell'Italia (che è del 132%); inoltre si vedrà se le misure promesse dal Presidente francese saranno “comunque” in grado di stimolare una ripresa capace di far rientrare successivamente quello sforamento (quindi temporaneo) nei limiti richiesti dal trattato. In Italia, il cui deficit da tempo è sotto osservazione, diversamente da Parigi, pare sia stata proprio l'assenza di vere misure per gli investimenti, più che i singoli temi della “quota 100” o del reddito di cittadinanza, ad orientare ancor più la valutazione in senso negativo dell'Europa e che le conseguenti prospettive di crescita previste non avevano basi credibili (potremo dire che è una manovra più da “social” che da Ue..). In definitiva, anche se la polemica con la Francia di Macron è ghiotta, Salvini e Di Maio non possono far finta che le questioni poste al nostro Governo non richiedano risposte nel merito (tenendo conto che lo spread veleggia sempre intorno ai 280/290, con conseguenti danni al risparmio di tutti noi). Ma “arrendersi” alle richieste di Bruxelles per entrambi (più per Di Maio) significherebbe un arretramento inconcepibile da giustificare davanti ai propri elettori. Se davvero si andasse ad elezioni anticipate ci troveremmo probabilmente un Pd senza segretario o tutt'al più appena nominato; con quale linea si presenterà eventualmente il partito? La difesa dell'Europa non potrà nel frattempo essere la “solita”, nel senso che bisogna iniziare a comunicarne un'idea più incisiva, una federazione di Stati con un Presidente eletto con poteri di governo, con politiche economico-sociali condivise (con un ministro dell'Economia e sistema bancario unici), nella consapevolezza però che il diffuso disincanto nei confronti delle istituzioni continentali richiedono una capacità di persuasione e di convincimento dell'opinione pubblica, nel cui interno il seme del sovranismo è stato gettato a piene mani, assai cospicua. E' in grado il partito sin d'ora di far questo in modo autorevole e convincente? Perchè comunque, se anche non si andasse alle elezioni anticipate nazionali, l'appuntamento con le Europee sarà dietro l'angolo. Nei nostri circoli si comincerà a confrontarsi “anche” su tali temi o si continuerà a vivere pensando solo a come ricollocarsi in un futuro “a breve” che probabilmente non vedrà Renzi nelle vesti di segretario (per sua esplicita ammissione...)? Gianni Amendola N.B. Mentre sto per spedire leggo la notizia di un possibile accordo con la Commissione Europea sul 2.04%. Ovviamente staremo a vedere: saranno decisive le future mosse del governo perchè la partita è tutt'altro che chiusa. I precedenti “Osservatori” sono pubblicati sul blog del partito astigiano.

sabato 1 dicembre 2018

ASSEMBLEE CIRCOLI PER ELEZIONE SEGRETARIO REGIONALE


Ecco tutti gli orari e date per le assemblee dei circoli del PD di Asti e Provincia.

venerdì 30 novembre 2018

OSSERVATORIO DICEMBRE 2018



L'OSSERVATORIO

L'approvazione del Decreto Sicurezza conferma la svolta autoritaria e anticostituzionale (viene rinnegato di fatto l'articolo 10) di questo Governo giallo-verde; soprattutto fà progressiva piazza pulita di quelle strutture territoriali legate all'accoglienza ed all'integrazione dei migranti, i cosiddetti Sprar che persino l'ONU ha indicato come modello, nonostante le implorazioni dei Sindaci di ogni colore politico (perchè quando si è sul territorio e si devono affrontare le problematiche concrete allora ci si rende conto della discrepanza tra gli slogan e la realtà vera). Ma tant'è: ai fini di un determinato consenso politico è vitale il mantenere tra la gente la “percezione” che l'insicurezza che oggi la pervade dipenda dai “diversi”, di colore e di cultura, e che il decreto in questione sarà la panacea che risolverà ogni ansia, restituendoci un Paese del tutto “bianco” (nel senso della razza), non più inquinato nei suoi modi di vita e nelle sua tradizioni da chi lo ha finora “invaso”, grazie al buonismo della sinistra. Il tutto ovviamente in vista delle elezioni europee che decideranno le sorti dell'attuale maggioranza e il destino dell'Italia. Quel che sorprende (ma fino ad un certo punto) è la sostanziale accondiscendenza dei Cinquestelle verso i contenuti beceri del Decreto, nonostante si fosse manifestata una crepa tra i loro parlamentari (una decina, forse più, che non ha preso parte alla votazione alla Camera, oltre al presidente Fico che non ha diretto le operazioni in Aula), “opportunamente” scavalcata con l'apposizione della fiducia, all'interno di uno scambio politico che consentirà l'approvazione del pacchetto Giustizia del ministro Bonafede, pur non del tutto digeribile per la Lega. I “grillini” (o “casaleggini”), a guardar bene i loro comportamenti, già all'indomani delle elezioni del 4 marzo, ma anche in campagna elettorale, hanno spesso detto tutto ed il contrario di tutto per prendere voti ovunque, in quanto il loro unico scopo era il governo del Paese, senza il quale avrebbero avuto non pochi contraccolpi al loro interno. La differenza sostanziale tra Salvini e Di Maio, loro capo politico, sta in questo: per Salvini il governo è “un mezzo” (i suoi desideri vanno dal diventare il futuro Presidente del Consiglio di un Gabinetto a sua immagine all'essere il leader di una maggioranza sovranista in Europa, magari modificando la Costituzioni, sia italiana sia europea), per Giggino invece è “il fine”, volendo puntare alla costruzione di un potere capillare basato sulla rete (che quindi dovrà portare al superamento del Parlamento) rafforzando il “cuore pulsante” del Movimento, vale a dire le piattaforme informatiche della Casaleggio Associati, per instaurare così un monopolio dell'informazione votato a sostenere l'azione governativa in modo pervasivo e persuasivo (al fine di mantenere e garantirsi il potere). Da qui nasce la contraddizione dei comportamenti pentastellati, anche rispetto a loro principi inizialmente declamati. La posizione sui migranti è lo specchio di quanto affermo, perchè se avessero accettato, in nome della solidarietà e di una capacità di saper integrare, l'immigrazione come valore umano e politico, avrebbero preso “percentuali da prefisso telefonico”, come pontificò qualche anno fa il loro santone condonato Beppe Grillo. E come si può arrivare al governo senza un forte consenso elettorale? In altri termini, che farsene dei valori, che pure una parte del Movimento sente ma non può esprimere, pena l'esclusione ed il dileggio mediatico dei pasdaran dei “social” (lo zoccolo duro del consenso pentastellato), se poi non portano risultati elettorali adeguati alle attese? Lo stesso può dirsi per il condono; già alle ultime Regionali siciliane infatti l'allora premier “in pectore” Di Maio, prima del voto, parlò di “condono di necessità”; nessuno si stupisca quindi se nel recente decreto per Genova la “sua manina” abbia infiltrato quelle norme sulle case di Ischia! Il fine giustifica i mezzi, diceva Machiavelli, ma Giggino sembra incarnarne lo spirito più squisitamente opportunista! Sarà interessante invece vedere ora come si comporteranno i Cinquestelle a proposito della mancata firma al “Global compact of migration” (già oggetto di “question time” al Senato), lanciato dall'ONU nel 2016, sostenuto da Obama proprio per creare una sorta di linee guida per una migrazione “sicura, ordinata e regolare”, che Salvini, il quale vuole dominare l'intera questione dell'immigrazione, ha già dato per certa, smentendo clamorosamente il premier Conte, come certa è la non partecipazione nei prossimi 10 e 11 dicembre alla conferenza di Marrakech, che dovrebbe dare il via operativo al trattato. Ma vedrete che il Movimento si acconcerà alla bisogna; magari ci saranno prima delle prese di distanza, mediaticamente pompate, ma poi finirà comunque in un accordo con la Lega. Il governo, salvo sorprese sempre possibili, non cadrà ora a rigor di logica, tantomeno su queste questioni; Di Maio ha ben chiaro che avrà tutto da perdere, soprattutto sul piano personale, nella sua veste di leader. Chi glielo fà fare? Anche perchè un nuovo Governo nell'attuale Parlamento è possibile: il Centrodestra, con Salvini, ha i numeri; si tratterà solo di stabilire “bene” quale il ruolo del leader della Lega, ma la legislatura può andare avanti bene o male fino al termine naturale e in tal caso il Movimento avrebbe al suo interno pesanti ricadute (insieme all' “indotto” della Casaleggio Associati). E' una partita dunque troppo grande e decisiva per loro che non potrà essere persa sull'altare dell'immigrazione!

Circa poi il rapporto con l'Europa resta da chiedersi perchè la coppia dei vice-ministri abbia aspettato mesi per arrivare alla conclusione, peraltro non scontata viste le ultime dichiarazioni, di modificare i parametri della manovra finanziaria, facendo mantenere uno “spread” costantemente sopra 300 con relative conseguenze sul risparmio degli italiani (nonostante le opinioni al riguardo della sottosegretaria Castelli!!). Entrambi son convinti che le prossime elezioni europee modificheranno profondamente le istituzioni della Ue e stanno tirando la corda (sperando non si spezzi) fino a quella data. Ma c'è una ragione che distingue sul tema i contraenti del “contratto” di governo: mentre Salvini può abbozzare circa un'eventuale riduzione della quota 2.4%, in quanto il suo granaio elettorale s'ingrossa comunque con le questioni “migranti e sicurezza” (la flat tax è già sparita da tempo dal dibattito; rimane la “quota 100”), Di Maio non ha altre alternative al reddito di cittadinanza, per cui, se tale iniziativa non dovesse partire entro la data elettorale rischia non poco (con tutte le conseguenze sopra citate). Da qui il suo tentativo di tranquillizzare i grillini con la storia della stampa in corso di circa 6.000.000 di “card” per accedere al sussidio, dichiarando una cosa non vera perchè non c'è ancora ufficialmente una legge che la autorizzi (abbiamo poi saputo che saranno le Poste a farlo..quando sarà). Ma anche chi spera che la questione del lavoro nero nell'azienda paterna potrà incidere sulla tenuta del governo non si illuda: in fondo, pur trattandosi di cose non banali, non sembrano avere quello spessore necessario per mettere Giggino nell'angolo, anche se lui dovrebbe rinunciare, per correttezza, al 50% della sua compartecipazione nell'azienda!

Invece la minaccia di morte (pare) indirizzata dai social ad un giornalista delle Iene, responsabili del servizio televisivo, è l'ulteriore conferma del degrado culturale in cui sta precipitando il Paese; l'intolleranza e l'odio (hate) che trasudano dalla rete (sulle cui basi grillini ed in parte la Lega hanno costruito le loro fortune elettorali) sono ormai la forma moderna dell'olio di ricino del Ventennio. Anche coloro che hanno votato Cinquestelle (e Lega) per rabbia, per ritorsione, per delusione verso una sinistra che si è parlata spesso addosso, o comunque verso una classe politica giudicata inadeguata a risolvere i problemi dell'Italia, molti di costoro dicevo non possono ora non prendere atto del pericoloso scivolamento cui stiamo assistendo, col prevalere di una “pancia” che chiede solo di essere saziata senza pensare al futuro (e questo sia sotto l'aspetto economico, sia sotto l'aspetto sociale e politico generale). Da qui la speranza che il Pd, unico potenziale baluardo a tale deriva, la smetta coi giochini tattici, la finisca di fare calcoli tipo “chi sta con chi”; propongano invece i candidati alla segreteria sin d'ora programmi ben delineati, almeno nelle linee generali, soprattutto mostrino la consapevolezza che o il Pd torna a parlare con le fasce più disagiate e con quel mondo delle professioni (Sanità, Suola, Ricerca, Università, Arte...) che ha sempre guardato “a sinistra” o rischierà di implodere, con Salvini padrone assoluto del campo.

Gianni Amendola