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domenica 24 marzo 2019

OSSERVATORIO N°2 MARZO 2019

L'OSSERVATORIO Si comincia a parlare un linguaggio nuovo nel Pd, quello cioè di una rinnovata consapevolezza che il partito da solo, ora come ora, non è in grado di avere un consenso tale (quand'anche crescesse ulteriormente nei sondaggi) da poter governare in solitudine, stante anche la legge elettorale tuttora vigente, e che l'aprirsi al “mondo della sinistra”, comprensivo di una una rete di associazioni, movimenti e direi anche di “diffusi umori sociali”, resti prioritario in un contesto di sovranismo imperante. Che poi qualcuno storca il naso, perchè aprirsi vorrebbe dire ri-accogliere o allearsi con tutti coloro che avrebbero provato grande compiacimento per la sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016 da cui sarebbe iniziata la valanga elettorale che ci ha travolti, fà parte del gioco, semprechè non si entri di nuovo in una spirale di ritorsioni, di malumori, tanto per “pareggiare” quello che l'opposizione interna avrebbe messo in atto contro la leadership di Renzi. Intanto sarebbe ora di tornare a parlare di “maggioranza” e “minoranza”, proprio perchè il termine “opposizione” potrebbe dar luogo a malintesi; in secondo luogo però rifiutare il valore dell'apertura politica a sinistra sarebbe una scelta miope, dettata in buona parte da rancori personali e di gruppo, come se le sconfitte sonore subite dal Pd non fossero dipese in grossa parte dall'esserci chiusi nell'autosufficienza che ha a sua volta generato un'insofferenza interna ed esterna verso tutte le posizioni critiche, percepite come delegittimanti. Per non dire del distacco da mondi “amici”, come abbiam detto già in altri Osservatori, dalla Scuola alla Sanità, dalla Cultura al mondo della ricerca che si son sentiti traditi dal partito; non sarà un processo automatico (quello di un nuovo feeling con chi ha guardato politicamente altrove) ma il tentativo deve esser fatto; una formazione come la nostra però non può non porsi il problema di una unità a sinistra, peraltro invocata da sempre dai nostri militanti, se non si vuole regalare il Paese a Salvini e a Di Maio. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Sorvoliamo per ora su quanto avvenuto in Nuova Zelanda; il segnale però che arriva dagli antipodi è che esiste un evidente tentativo di riportare indietro l'orologio dell'umanità, rispolverando slogan e metodi figli di un determinato periodo della nostra Storia che gruppi e movimenti che vi si rifanno vedono finalmente come una sorta di “fare giustizia” verso ogni “altro” appartenente ad una diversa cultura, favorendone una visione fortemente conflittuale, di scontro nel nome di una presunta superiorità razziale (quella bianca). In Italia probabilmente non si arriverà a compiere gesti siffatti come quello di Christchurch (forse solo quello di Macerata può essere inquadrato come tale, non certo per l'entità finale dell'atto), ma è indubbio che esiste un profondo humus da cui crescono idee di intolleranza, di razzismo, di rifiuto di qualsivoglia diversità. Che poi tanti fautori di questa visione politico-sociale manifestino (quando occorre...prima di appuntamenti elettorali in genere..) la propria personale adesione al Cristianesimo è un fatto grave per lo sfruttamento di simboli religiosi esibiti (corone del rosario, crocefissi...) per scopi di parte. Di quale Cristianesimo si parla? Non voglio erigermi a giudice della fede altrui (questo spetta solo al Padreterno), ma legare il proprio essere credente a comportamenti e scelte politiche così “alternative” allo spirito della Parola di Dio vuol dire tradirne “in nuce” (nell'essenza cioè del significato della Parola stessa) i contenuti. Questo Papa per esempio non è per niente amato dalla “destra”, sia in Italia sia negli States, proprio perchè in nome della radicalità del Vangelo proclama una fede accogliente, una capacità che dovrebbe essere intrinseca ad ogni cristiano di vedere nell'altro il “volto” di Gesù, e la difesa “sacra” del Creato. Questi non sono buoni sentimenti adatti ai bimbi del catechismo, ai fini della Prima Comunione (mentre poi quando si diventa adulti ci si adegua per forza alla mentalità del mondo), quanto invece la “radice” stessa del messaggio di Cristo. Non che allora la sinistra, quale visione politica complessiva, discenda dal Vangelo, come il comunismo discendeva dal pensiero di Marx, ma è ovvio che se si entra in rapporto costante con la Parola (perchè questo è il Cristianesimo: entrare in relazione con Cristo) diventa “naturalmente” inaccettabile parlare di respingimenti, di chiusure di porti, di inimicizie quasi da coltivare nei confronti di chi è diverso da noi. Anche l'attuale polemica, tutta interna al governo, circa il meeting di Verona sulla Famiglia, cui la Lega ha messo il suo “imprimatur” insieme ad altri rappresentanti delle forze “sovraniste” in Europa e nel mondo, rientra in questa considerazione generale. Mi si permetta di dire che personalmente, come tantissimi di noi peraltro, credo nella famiglia, non solo perchè sposato da oltre 30 anni e nonno, ma proprio per un valore in sé, perchè aperta alla vita ed all'educazione dei figli. Quel che mi distingue da questi appuntamenti, al netto delle strumentalizzazioni politiche sempre presenti, è che a mio avviso chi vive la famiglia ne testimonia il significato nel “quotidiano” e se lo Stato riconosce altre forme di convivenza (cose che comunque vanno regolate bene) ciò non intacca il valore di tale testimonianza; in altri termini, io non credo che la famiglia vada in crisi perchè ci sono le unioni gay, quanto perchè, oggi più che mai, esiste una notevole fragilità nelle coppie, figlia certamente del consumismo e della conseguente banalizzazione del rapporto uomo-donna, che da tempo peraltro “fortunate” trasmissioni televisive assai seguite da un pubblico giovanile ci trasmettono pressocchè quotidianamente. Potremmo dire, ma ci fermeremo qui, che per vivere la coppia ci vuole una grande consapevolezza, una maturità reciproca nell'accogliersi e nel correggersi a vicenda...Ma chi parla ai giovani di queste cose? La De Filippi? Potrebbero farlo le Parrocchie (per chi frequenta la chiesa) o le scuole, ma bisognerebbe al riguardo che parta dal corpo docente una proposta educativa che si occupi di più degli “aspetti relazionali”, che insegni cioè il mettere al primo posto il sapersi confrontare, il saper chiedere scusa, il saper dire grazie, il saper rispettare l'altro/a anche nei suoi tempi e nelle sue diversità, tutti momenti fondamentali di una futura vita di coppia (oltre ovviamente alla dimensione sessuale). Ma mentre quest'ultima “è facile da vivere” (potremo dire così...), quanto finora detto non è affatto scontato, và coltivato invece con pazienza, ma tenacemente...Tornando alla famiglia: non sono allora le unioni civili o il divorzio che attentano l'istituzione, quanto un disagio esistenziale più o meno latente che ha molte cause. La politica, ecco il punto, cosa può fare? E il Pd in particolare cosa potrebbe proporre su un tema del genere così decisivo per la società? Intanto ripensare i tempi del lavoro, coordinando ove possibile le aperture di scuole e uffici; offrire sostegno alle coppie incrementando i servizi come gli asili nido e le scuole materne, rivedere una politica salariale che non penalizzi comunque le donne, garantire e potenziare sui territori strutture in grado di poter aiutare “seriamente” le coppie a ricomporre eventuali lacerazioni, senza arrivare subito ad una separazione o divorzio...Anche i Cinquestelle, che non andranno a Verona e che parlano di quell'appuntamento come di un ritorno al Medioevo, cosa hanno proposto finora per le famiglie sul piano dei contratti di lavoro, della tutela della maternità e di una generale rivalutazione dei servizi territoriali come i consultori? Non so, ma mi pare abbiano latitato; l'appuntamento di Verona casomai sembra rientrare nell'ormai quotidiana polemica contro l'amico/avversario (la Lega), pensando chiaramente alle prossime Europee. E' così ormai da mesi: dalla Tav alla flat tax, dalla famiglia alla Rai..Solo sui migranti sembra che trovino una sostanziale identità di vedute, e questo film lo stiamo rivedendo proprio in queste ore..Ma d'altra parte, nell'imminenza elettorale, chi mai potrebbe parlare di accoglienza verso questi disperati del mare? Il partito, pardon Movimento, fautore del cambiamento, non può permettersi di perdere ulteriori voti..Salvini da par suo continua con la politica che gli reca consenso; lui non si pone queste domande: chiude i porti e basta..Almeno però la smetta di esporre rosari e Bibbie: sarebbe più serio; ma fino a maggio c'è poco da sperare. P.S.: Mentre sto per spedire questo scritto arriva la notizia dell'arresto di De Vito, capogruppo grillino in Campidoglio a Roma..Credo che la tentazione di ribattere a quel continuo “e allora il pd?”, che è stato per tanti elettori pentastellati una sorta di ritornello anche per coprire un eventuale vuoto di risposte, non vada assecondata; sarebbe solo polemica. Io penso che il Movimento 5 Stelle abbia vinto nelle ultime amministrative alcuni ballottaggi con la sinistra (Torino, Roma in primis) in quanto il centrodestra, che non avrebbe mai votato per il Pd e quindi per Renzi, fece confluire i propri voti a favore dei grillini. Il fatto è che, soprattutto a Roma, questi voti appartenevano anche a quel sottobosco politico-amministrativo che appoggiava e strutturava la giunta Alemanno. La colpa di Di Maio e company, Grillo e Casaleggio compresi, è stata quella di non vedere questo (e avrebbero potuto farlo!), accecati com'erano dall'aver conquistato Roma (coi risultati che tutti possono vedere..). Gianni Amendola

domenica 10 marzo 2019

RIUNIONE APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DEL PARTITO DEMOCRATICO

È convocato per lunedì 11 marzo alle h 21 il coordinamento cittadino per discutere sui risultati delle primarie, le eventuali ricadute sul circolo cittadino, l'organizzazione delle attività da mettere in campo per le prossime scadenze elettorali. Come si legge nell'oggetto la riunione è aperta a tutti data l'importanza del momento politico per la nostra Regione. Mario Mortara

mercoledì 6 marzo 2019

OSSERVATORIO MARZO 2019

L'OSSERVATORIO Salutiamo con gioia l'elezione di Nicola Zingaretti, pur nel timore che il doppio ruolo di Segretario Nazionale del Pd e di Presidente della Regione Lazio possa in qualche modo condizionare entrambi le cariche, specie quella di Governatore (e nel Lazio qualche “piddino” ne segnala il rischio). Ma che piaccia o meno Nicola Zingaretti rappresenta il salto di qualità che il Pd aspettava, dopo i gravi tonfi elettorali subiti; non si tratta di gettare la croce su questo e quello, o di attizzare ancora polemiche, quanto di prendere atto che una stagione si era chiusa e che uno stato di grave immobilismo, in un quadro politico come l'attuale in cui è mancata finora una reale opposizione nel Parlamento e nel Paese, non poteva più essere ammissibile, pena la perdita di ogni residuo di credibilità. C'è da dire che le Regionali in Abruzzo ed in Sardegna hanno segnato, se non un risveglio, quantomeno un sussulto di dignità del popolo della sinistra, ma è stata soprattutto la manifestazione “People” di Milano a fare da traino al milione e ottocentomila votanti ai nostri gazebo: a quel punto era prevedibile che questo risveglio (dopo Milano sì!) sfociasse nel voto a Zingaretti. Ora si tratta di ricostruire una reale unità, nella consapevolezza che al momento la sinistra và al di là del solo Pd, ma che il partito non può che essere il perno attorno a cui deve coagularsi un'opposizione forte all'attuale governo, con l'obiettivo di tornare alla guida del futuro Esecutivo. Bisogna allora recuperare il dialogo con le forze sindacali, abbandonando quella disintermediazione vissuta come dimostrazione di autosufficienza a volte un po' presuntuosa, senza trascurare il mondo degli imprenditori, almeno quella parte sana (tipo i Ferrero di Alba e gli Olivetti di Ivrea per capirci) che fa' impresa (non finanza) senza mortificare le aspettative dei lavoratori. E ci sono poi i mondi della Scuola, dell'Università e Ricerca, della Sanità, molta parte dei quali si è sentita tradita dal Pd e che ora invocano un partito che si faccia carico di un radicale cambio di passo e si rimetta in ascolto. Quanti voti sono stati persi in questi ambiti? Milioni! E anche se Zingaretti è “solo” Segretario” e non Premier occorre che si dia sollecito inizio ad un contatto capillare col mondo dei Docenti e degli Studenti, al fine di giungere ad una sorta di Stati generali della Scuola (se ne parlava già prima delle elezioni del 2013), che riordinando i programmi e disegnando uno stretto rapporto tra studio e mondo del lavoro, valorizzi le “competenze” teoriche, anzi ampliandole, tenendo presente che dai nostri licei maturano studenti che ignorano i fondamenti della Costituzione e del funzionamento dello Stato, essendo peraltro in età di voto. Ma soprattutto si riveda una volta per tutte (come anche nella Sanità) l'organizzazione aziendalistica, il suo sistema premiale, lasciato quasi sempre alla discrezione del Dirigente di turno, quasi mai senza norme in precedenza condivise ed accettate, che favorisce il lecchinaggio e rompe quello “spirito di solidarietà” (che non è appiattimento né omertà) tra Insegnanti che rafforza il significato del lavorare insieme per un interesse comune...Questa insistenza sulla Scuola nasce dal fatto che è il luogo dove si formano i giovani, oltre che momento esperienziale di vera integrazione, una risposta quindi silenziosa ma reale all'andazzo populista e razzista; ed è da qui che si deve partire per sperare di cambiare le cose. Se un docente che vive non solo i problemi economici (come i Medici ospedalieri del resto...) di una categoria fondamentale per il Paese deve come missione “saper integrare”, come può farlo se è demotivato, se invece di avvertire “la vicinanza” del proprio Dirigente ne avverte le accuse per ogni malefatta e danno compiuti da allievi indisciplinati e strafottenti di non aver saputo controllare le classi? Ma sapete quanto queste cose, quotidianamente concrete, son costate in termini elettorali al Pd (anche se non è certo tutta colpa solo del partito; certo la “visione complessiva” della Buona Scuola non ha aiutato per nulla)? Capisco che con tutti i problemi immediati che ci sono nel partito e nella sinistra, da ricostruire come unità, tali argomenti appaiano troppo specifici e tecnici, una cosa da affrontare quando sarà, forse proprio da un futuro ministro dell'Istruzione di un governo a guida Pd; ma a mio avviso non è così: il partito, che certo và riorganizzato, deve entrare visti i tempi rapidi della Politica nella prospettiva di un possibile cambio di Governo (magari nel 2020) che imporrà di essere pronti immediatamente, con idee precise maturate nel confronto con la base viva che opera spesso in contesti difficili, ad affrontare queste emergenze nel Paese (perchè la Scuola, con la Sanità ed il Lavoro, è tra le emergenze del Paese). Comunque Zingaretti ha già precisato che l'investimento sulla scuola rientra tra le priorità dell'azione del partito! Ci sarebbero altre cose su cui riflettere e confrontarsi e su cui certo torneremo, dal recupero di un rapporto vero con le periferie e col mondo del volontariato, dall'Europa al fisco, ma per ora “accontentiamoci” di quanto pian piano sembra stia verificandosi, il ritorno cioè della sinistra quale punto di riferimento di un pensiero sociale e culturale alternativo al “sovranismo”, alla xenofobia, al linguaggio bieco, truce, volgare ed offensivo dei social nei confronti di chi non è allineato alla logica dominante..Non è poco, vediamo di non sprecarlo! Gianni Amendola N.B.: gli alti numeri de L'Osservatorio sono disponibili sul blog del partito.

lunedì 4 marzo 2019

Grande successo per le primarie del PD: grazie al gran popolo delle primarie!

Il grande successo delle primarie del Partito Democratico trova conferma anche in Provincia di Asti. Ai seggi, che hanno visto impegnati oltre 50 volontari meritevoli di particolare ringraziamento per l ’apprezzatissimo impegno, si sono recati 2613 elettori di cui 1.412 solo nella citta di Asti. I risultati locali hanno inequivocabilmente assegnato la vittoria a Nicola Zingaretti che ha conseguito il 64,24% delle preferenze, seguito da Roberto Giachetti con il 19,91% e Maurizio Martina al 15,86%. Parte da qui la riscossa del Partito Democratico e dei cittadini che non si rassegnano a politiche contro lo sviluppo, l’integrazione, l’Europa e la coesione sociale. Ora il popolo democratico si aspetta un partito unitario che tenga conto di tutte le sensibilità che lo compongono e nel quale tutti rispettino gli indirizzi politici che il nuovo gruppo Dirigente intenderà dare; se c’è una cosa da non fare è quelle di ricadere negli errori del passato. I prossimi mesi saranno cruciali e vedranno il Partito impegnato nelle elezioni Regionali e Europee, come democratici Astigiani ci sentiamo la responsabilità di dare il nostro contributo alla formazione di un programma elettorale che comprenda le richieste del nostro territorio e di sostenere candidature locali di alto profilo, affinchè il popolo delle primarie, e tutti i cittadini che condividono i nostri principi si sentano adeguatamente rappresentati. Facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nostro nuovo Segretario Nicola Zingaretti. Giuseppe Goria – Segretario Provinciale Mario Mortara – Coordinatore Circolo Asti

Buon lavoro Segretario Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti è il nuovo Segretario del Partito Democratico eletto alle primarie svoltesi il giorno 3 Marzo 2019 e sospinto dal 66% delle preferenze su oltre 1 milione e 600 mila persone che hanno deciso di dare un segnale forte al centro sinistra e all'Italia. Anche Asti e Prvincia ha scelto il presidente della regione Lazio col 64,24% dei voti, seguito da Giacchetti al 19,91% e da Martina a 15,86%. I votanti sono stati 2613 nei 15 gazebo predisposti ad Asti e Provincia. Di seguito i dati seggio per seggio:

martedì 26 febbraio 2019

PRIMARIE: DOVE VOTARE AD ASTI E PROVINCIA

APPUNTAMENTI PRIMARIE

Carissimi, di seguito gli eventi organizzati in occasione delle primarie: Giovedi 28 febbraio - h 19,00 Caffetteria Mazzetti Presentazione della Mozione NICOLA ZINGARETTI Venerdi 1 marzo - h 19,00- Bar Enoteca Alfieri -Portici Pogliani - Apericena di sostegno per MAURIZIO MARTINA , con l'On Stefano Lepri e Monica Canalis Sabato 2 marzo - dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 Portici Anfossi - Banchetto di presentazione della mozione GIACHETTI - ASCANI. La mozione GIACHETTI - ASCANI sarà presentata inoltre: Martedi 26 marzo h 19.00 a Castagnole Lanze Mercoledi 27 marzo h 19,00 a Canelli Giovedi 28 MARZO h 19,00 a Castelnuovo Belbo Buone Primarie Mario Mortara

sabato 16 febbraio 2019

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2019

L'OSSERVATORIO Il risultato delle Regionali in Abruzzo, pur con tutte le cautele del caso e la limitatezza del test elettorale, potrebbe indurre qualche fondato ottimismo circa le sorti della “sinistra” nel nostro Paese; non si deve però sottovalutare che il 31.3% raggiunto và ben al di là dell'assai modesto 11% (e poco più) del Pd, a conferma che esiste un'area progressista consistente che almeno per ora non trova sicuro riferimento nel nostro partito. Le cause probabilmente vanno cercate nel ritardo, rispetto al crollo elettorale dello scorso 4 marzo, della convocazione del congresso e sulle divisioni, solo in parte comprensibili, dei candidati alla segreteria. Se fino a poco tempo fa infatti le divergenze sembravano riguardare il “cosa fare” coi Cinquestelle ora, tanto più dopo il voto abruzzese, sembra focalizzarsi sul rapporto con LeU, visto come fumo negli occhi sia dai “martiniani” sia in maniera ancor più netta dai “renziani” di Giachetti e Ascani. Non è casuale però che dopo questa tornata regionale, cui seguirà a breve quella in Sardegna, tutti si stiano affrettando a sottoscrivere il “listone” di Calenda per le Europee, quasi ammettendo da un lato il venir meno della vocazione maggioritaria con cui il Pd era nato, dall'altro che senza un allargamento ad altre liste (dal civismo all'associazionismo soprattutto cattolico, autonome dal partito ma comunque “di area”) non si è in grado di costruire una seria alternativa alla deriva sovranista dell'Italia. Francamente litigare sul “se” includere LeU o meno mi sembra una questione più pretestuosa che seria (in una situazione politica come quella odierna non mi pare per nulla un dibattito interessante, né tantomeno utile), ma evidentemente per rimarcare certe differenze in vista delle primarie non vi erano altri argomenti; per meglio dire, si preferisce evidentemente tenere ancor viva l'attenzione su “altro” per non doversi confrontare ora su “cosa” dovrà essere il Pd, e per l'Europa e per il Paese. Qualcuno ha per caso altri motivi per spiegare diversamente questo 11% del partito rispetto al 31% del centrosinistra unito? Mi auguro (ci auguriamo tutti) che non venga sprecata l'occasione dell'imminente congresso per rifondare il partito, rimotivando e riscoprendo quei principi fondativi esposti da Veltroni nel famoso discorso al Lingotto di Torino nel 2007, rivisitandoli alla luce dell'attuale quadro politico e culturale. Staremo a vedere, ma le premesse, specie per chi vuole andarci per fare la “conta”, non sembrano incoraggianti; auspichiamo intanto che vi sia una notevole partecipazione alle primarie, con un'indicazione chiara circa il Segretario nazionale, senza strascichi polemici su eventuali brogli (altrimenti il Pd potrebbe davvero chiudere!). Non ci resta che attendere. La sconfitta inequivoca in Abruzzo sta aprendo all'interno del MoVimento 5 Stelle un serio dibattito che però mette a nudo la loro incapacità nel proporre modelli alternativi nel rapporto col territorio e nella struttura stessa di comando. In altri termini, l'idea di creare un “direttorio” che affianchi la figura del leader che da solo, ricoprendo anche ruoli ministeriali, non riesce a seguire tutto sembra essere esclusa da una loro parte consistente (almeno fino ad oggi; poi domani..), in quanto significherebbe diventare un partito come gli altri, cosa evidentemente considerata come la peste, anche perchè incontra a quanto pare l'ostilità dei veri capi dei Cinquestelle, vale a dire Casaleggio e Beppe Grillo, il quale non si è mai davvero messo da parte, come pure disse dopo la nomina di Di Maio, continuando invece ad esercitare il potere unico ed incontrollato di decidere il destino del capo politico (chiunque esso sia). Cambiare la natura padronale e settaria del MoVimento è dunque impresa impossibile, dato che una struttura più organizzata, decentrata e aperta al confronto interno, a livello sia locale che nazionale, ridurrebbe non solo il ruolo di Grillo, ma soprattutto quello di Davide Casaleggio e della sua piattaforma Rousseau, vero “core business” dell'azienda Casaleggio Associati (e quindi del MoVimento che si identifica totalmente in essa), ma soprattutto mezzo formidabile di controllo. Circa le cause del tracollo elettorale che i vari sondaggi davano già assai probabile, queste vanno ricercate a mio avviso nella continua ambivalenza di una formazione politica che in nome del consenso (ad ogni costo e dovunque) ha spesso detto e fatto tutto ed il contrario di tutto, per esempio i condoni. Non è stato stato tanto l'inseguire Salvini sul suo stesso terreno il motivo della debacle elettorale; i Cinquestelle, sulla questione migranti, già durante la campagna elettorale per le scorse Politiche, si erano espressi contro le Ong (i “taxi del mare” le definì Di Maio), ma come altre volte ricordato lo stesso Grillo, in tempi non sospetti, aveva pontificato sul fatto che l'eventuale scelta di accoglienza degli immigrati avrebbe comportato al MoVimento percentuale da prefisso telefonico. C'erano dunque sin d'allora i germi di un “salvinismo”, magari non urlato ma già ben radicato nella carne della base pentastellata...Non è per il problema degli sbarchi, che peraltro li sta portando alla farsa del “no” all'autorizzazione a procedere contro Salvini, che il MoVimento sta andando in crisi, quanto per i modi plateali, roboanti, ad uso mediatico a beneficio dei tanti gonzi della rete, con cui sono state annunciate le misure bandiera, il reddito di cittadinanza su tutti (“abbiamo sconfitto la povertà”, profetizzò Di Maio dal balcone), poi per l'occupazione della Rai, non certo inferiore a quanto fatto dagli altri prima di loro, e ancora per i modi sguaiati ed inopportuni con cui stanno attaccando la Francia, sempre per la loro naturale ossessiva logica di trovare un nemico (prima c'era Renzi) da offrire in pasto al popolo del web, senza rendersi conto che l'Europa tutta, compresi i Paesi sovranisti dell'area di Visegrad cui guarda Salvini, e senza distinzione di collocazione politica, stanno rimproverando l'Italia di destabilizzare l'Unione, isolandola sempre più (si parla di un direttorio a “tre” in Europa: Germania, Francia e Spagna). A tal riguardo (se mi si permette la digressione) l'immagine del premier Conte nel suo discorso al Parlamento di Strasburgo, semivuoto (anzi vuoto per ¾), è stata assai esplicativa. Che poi il nostro Primo Ministro, sentitosi dare del “burattino nelle mani di Salvini e Di Maio” si sia mostrato offeso e con lui a suo dire “tutto il popolo italiano” non lo esime dal non aver mai dato conto della propria subalternità ai suoi due vice-primi ministri. Le parole del belga Verhofstadt, capo dell'Alde, una formazione liberale alla cui porta pure gli stessi Cinquestelle bussarono 5 anni fa, non sono provenute da un personaggio estremista o sovranista, ma da uno che all'Europa ci crede e si domanda perchè mai l'Italia stia perdendo quei connotati che un Paese pur fondatore dovrebbe avere. Né può bastare l'aggettivo “lobbisti” pronunciato in risposta alle critiche e con cui Conte ha cercato di uscire dall'angolo; di quali lobbies si parla? Che si citino per favore, si facciano nomi e cognomi, altrimenti rimane una battuta da “social” (alla Di Battista) più che da uomo di Stato. Perchè, tornando all'argomento centrale, il vero problema dei grillini è che hanno trasferito in Parlamento e nelle Istituzioni il linguaggio arrabbiato della rete, che si compiace del turpiloquio, delle dietrologie urlate per essere ritenute credibili, delle maniere brusche che in quanto tali soddisfano il senso di rancore e di rivalsa assai diffuso; ma faticano a dare a ciò un orizzonte di ampio respiro, rimangono sempre nell'ambito della ”vendetta” da consumarsi ora e subito contro la casta che soffoca il Paese, per cui ecco la lotta ai privilegi, in sé sacrosanta, ma non accompagnata da una prospettiva di sviluppo economico-sociale nè da una visione di rinnovamento culturale (che anzi sembrerebbe contraria allo spirito del MoVimento). Lo stesso reddito di cittadinanza è stato impostato “di corsa” (per non dire delle coperture in una manovra di bilancio, rivista da Bruxelles, che ha portato lo spread oltre i 300, attualmente intorno ai 280), con insorgenti problemi di competenza tra Stato e Regioni circa la scelta e la formazione dei “navigators”; ma l'importante resta per loro il poter sventolare questa bandiera entro maggio (insieme al feticcio del No alla TAV, con la farsa della valutazione costi-benefici presentata), cioè il mese decisivo delle Europee...Poi che i risparmi degli italiani stiano subendo notevoli contraccolpi per l'aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato ed i “bund” tedeschi, raddoppiatosi da quando esiste questo Governo, cosa vuole che importi, se l'obiettivo è il massimo consenso possibile alle prossime elezioni? I grillini in sostanza dimenticano che non tutti in Italia sono “popolo della rete”, che ci son persone certamente deluse dalla politica ma che credono in una sua rinascita, non certo in un suo disperdersi tra i “click” dei computer di casa; che continuano a credere nell'Europa e in una democrazia come la nostra dove chi vince governa, ma non fà quel che gli pare, che credono nell'equilibrio dei Poteri ed in una stampa non soggiogata né intimorita...E' a questa fetta consistente di elettorato che i Pentastellati, pur avendone per tanta parte raccolto l'amarezza ed il disincanto, non sanno più parlare perchè fuori dal loro orizzonte politico, rifiutandosi di comprendere che probabilmente sarà questa parte di italiani a voltar loro le spalle appena possibile. Gianni Amendola N.B.: i precedenti Osservatori sono rintracciabili sul blog del partito.

giovedì 24 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO. ….In nome del consenso... Alessandro Di Battista deve provare un piacere intenso nel cavalcare le dietrologie, nell'esprimersi con affermazioni roboanti e trancianti che probabilmente gli procurano la sensazione di grande statista, di uomo che scoperchia pentoloni dove ribolle di tutto...Non può spiegarsi altrimenti l'ennesimo proclama accusatorio, stavolta nei confronti dei Benetton, a suo dire gli autori più o meno occulti delle continue critiche che salgono ovunque verso il ministro Toninelli, pronunciato davanti a Fabio Fazio; ovviamente si tratta di congetture non dimostrate, quanto basta però per solleticare gli istinti rancorosi del web che attende di volta in volta “il nemico” offerto in pasto dai padroni del MoVimento. Ho già avuto modo, in un Osservatorio di un anno fa o poco più, di ricordare come l'ineffabile Di Battista, all'epoca parlamentare, si fosse distinto in una veemente accusa verso la sen. Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, di “aver trafficato in virus”, ovviamente ricavandone lauti tornaconti. Dopo 2 anni di indagine la senatrice fu pienamente assolta, ma, disgustata da quel clima di caccia alle streghe tutto italiano, lasciò il seggio e se ne andò in Florida a guidare un laboratorio di ricerca. Non risultano esserci state scuse da parte di Di Battista dopo la sentenza, ma credo che di ciò non gli importasse francamente nulla... Ora, appena rientrato dal suo peregrinare in America Latina, pagato da “Il Fatto Quotidiano” di Travaglio, ri-assume il ruolo di “front man” dei Cinquestelle nel tentativo di recuperare consensi che sembrano essere in costante calo. In questa chiave và letta la feroce polemica con la Francia, insieme con Giggino Di Maio, prima proponendo la chiusura del parlamento di Strasburgo (“una marchetta alla Francia” l'hanno definita), poi tirando in ballo la questione del colonialismo francese in Africa quale causa delle migrazioni, sorvolando sul fatto che l'adesione al Franco FCA, la banconota franco-africana, non è obbligatoria per i Paesi che l'adottano e che la grande maggioranza dei migranti giunti da noi non provengono da quelle stesse nazioni, dimenticando (forse ignorandolo del tutto) che molti di quegli Stati sono cresciuti fino a non molto tempo fa a ritmi “cinesi”. Siamo sempre come si vede alla logica di riproporre un nemico da offrire alla platea della rete, disposta a bere qualsiasi cosa senza un filtro critico, che rimane l'unica forma di fare politica dei Pentastellati, specie, ma non solo, nell'approssimarsi di un appuntamento elettorale. Questo governo comunque nel suo insieme, forse consapevole di avere vita breve, almeno fino alle Europee, vive nella ricerca spasmodica di un consenso ad ogni costo; i temi, dall'immigrazione all'economia (reddito di cittadinanza, quota 100, bilancio dello Stato) e ora le polemiche con Macron, devono servire non a proporre soluzioni quanto a mantenere costante l'attesa che le cose cambieranno, al fine di garantirsi la fiducia di quella vasta platea che il 4 marzo 2018 ha votato, sia pur distintamente, per il MoVimento e per la Lega che han dato poi vita al famoso “contratto”. Le 2 misure bandiera di entrambi i contraenti infatti non sono “soluzioni”. Il reddito non lo è affatto perchè offre un sostegno a chi è (o dovrebbe essere) indigente senza però una seria politica di investimenti (se, come dicono, i Centri per l'impiego e/o i cosiddetti “navigators” possono offrire fino a 3 proposte lavorative, per quale motivo, se il lavoro c'è, non trovare subito un modo per impiegare tanti di questa platea in attesa del sussidio?); come del resto la stessa “quota 100”: non è per nulla la riforma della “Fornero” ma solo un'aggiustatura temporanea, sulla base cioè della disponibilità delle casse dello Stato, a giudizio di tanti economisti ed esperti (e come mai nessuno tra grillini e salviniani parla di una vera riforma fiscale che stani seriamente gli evasori, faccia emergere il lavoro nero e consenta un abbassamento delle tasse al ceto medio ed ai pensionati che pagano sempre fino all'ultima lira?). Ma mentre la Lega, ripeto, può ancora contare su un aumento del proprio bacino elettorale grazie alla “fermezza” (!) di Salvini sui migranti, il MoVimento non ha altra alternativa che far partire il reddito di cittadinanza dall'1 aprile (un mese prima delle Europee), pena il rischio di un pesante tracollo di voti (che già da mesi diversi indagini demoscopiche rilevano), e sul No alla Tav, specie dopo il venir meno delle loro promesse elettorali su Tap, Ilva e trivelle. Che questo consenso vada allora cercato ovunque e comunque (i condoni ne sono una prova) e rimanga l'unica sola bussola in mano ai grillini è evidente; in tal senso vanno lette le recenti dichiarazioni di Di Maio sulle possibili ricapitalizzazioni di Carige e MPS: “Non possiamo farle ora”, ha detto ai suoi fedelissimi, “altrimenti alle Europee scenderemo sotto il 20%”, come dire che a loro interessa ovviamente prendere i voti sui loro cavalli di battaglia, poi una volta ottenutili possono agire diversamente. La differenza tra Di Maio (e tra i Pentastellati in genere) ed uno statista sta nel fatto che quest'ultimo pensa sì al consenso ma anche all'interesse del Paese; ora, nel caso delle due banche sunnominate, se fosse necessario ricapitalizzare da parte dello Stato, anche al fine di salvaguardare i piccoli risparmiatori, le famiglie e le imprese che continuano ad avere fiducia verso questi istituti di credito, perchè attendere ancora mesi per una tale operazione e non iniziarla subito? E se nel frattempo la situazione delle due banche diventasse sempre più insostenibile? Non le si aiuta comunque per non scendere al 19% dei consensi il prossimo 4 maggio? I grillini dovrebbero invece riflettere sul perchè in questa come in altre materie si siano fabbricati da soli la corda per impiccarsi...Nessuno di buon senso appoggerebbe manovre dissennate di banchieri preoccupati solo far soldi anche alle spalle dei piccoli investitori, ma la banca (in genere) rimane il luogo dei nostri risparmi, dell'erogazione dei crediti ad imprese e famiglie; se fallisse saremmo contenti? Capisco che le ragioni elettorali dei Cinquestelle, su cui hanno costruito buona parte del loro consenso dopo i casi di banca Etruria e delle altre, e nel 2013 con MPS, non potevano lasciarsi scappare, tanto più con il nome della Boschi in ballo, l'occasione per imbastire l'equazione “Pd uguale banche” con il quale andare al voto, sperando di ricavarne com'è stato il massimo profitto, ma ora che il governo è loro che fanno? A queste domande, peraltro finora mai formulate in modo esplicito e diretto (forse perchè in tv c'è una censura preventiva della Casaleggio/Casalino...) nei vari talk show, nessuno ha dato ancora risposta. Chiudo ricordando come oggi siano cominciati gli sgomberi degli Sprar (a Castelnuovo di Porto, Roma), le strutture di accoglienza ed integrazione, a motivo del Decreto Sicurezza per il quale alcuni degli ospiti verranno trasferiti in altre strutture mentre altri rimarranno per strada, privi di ogni tutela, anche sanitaria. E' una vergogna; Di Maio e Di Battista non hanno nulla da dire? O vale per loro quanto diceva Beppe Grillo nel 2012 che “se i Cinquestelle appoggiassero una politica di accoglienza ai migranti avrebbero percentuali da prefisso telefonico”? A questo punto, guardando un poco in casa Pd, credo che parlare di dialogo con i grillini, in funzione di un'eventuale futura alleanza di governo, sia davvero più pericoloso che inutile..Tra l'altro rimane sempre nella loro prospettiva politica l'idea del superamento della democrazia rappresentativa e delle sue istituzioni, in nome di una democrazia “diretta” che per un Pentastellato vuol dire “partecipare on line alle proposte di legge, farne a propria volta, il tutto con un click”...Su questi temi occorre chiarezza estrema se non si vuol diventare complici di una pericolosa deriva qualunquista, di cui solo ben pochi (Casaleggio Associati in primis) saranno avvantaggiati... Gianni Amendola N.B.: gli altri Osservatori sono reperibili sul blog del partito.

domenica 20 gennaio 2019

ZINGARETTI IN VISITA AD ASTI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia è lieto di comunicare che Mercoledì 23 gennaio alle ore 16 presso il Centro Culturale San Secondo in via Carducci 22 ad Asti sarà presente il candidato a Segretario Nazionale del PD, Nicola Zingaretti.

martedì 15 gennaio 2019

RIUNIONI DI CIRCOLO PER PRIMARIE NAZIONALI



Il Partito Democratico di Asti e Provincia comunica le date relative alle riunioni di circolo:
Asti Centro, venerdi' 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale 162

Colli Divini Sud, venerdi 18 gennaio ore 21 presso la sede di Asti Corso Casale162

Colline Alfieri , venerdi' 18 gennaio ore 21 preso la sede di Asti, Corso Casale 162
Vallebelbo, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)

Nizza Monferrato, venerdi 18 ore 20 ad Incisa Scapaccino (sotto l'Ala)
Pianalto, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele

Alto Astigiano, venerdi 18 ore 21 presso la Biblioteca di Dusino San Michele
Canelli, sabato 19 ore 9 presso la sede del PD
Tra Langa e Monferrato, martedi' 23 ore 21 presso il Salone della Croce Verde a Castagnole in via Tagliaferro 21

Ordine del giorno:

- Presentazione delle linee politico-programmatiche collegate ai candidati alla segreteria nazionale.

- Votazione delle stesse e dei delegati collegati, alla Convenzione provinciale.

All'Assemblea sono invitati anche i simpatizzanti, mentre alle votazioni possono partecipare iscritti 2017 in regola con la tessere 2018 (il rinnovo potrà essere effettuato nella serata stessa delle riunioni) e nuovi iscritti entro il 28 novembre 2018  e quelli iscritti on line dal 3 al 12 dicembre 2018.

Si evidenzia che le riunioni organizzate in contemporanea nella medesima sede e al medesimo orario dovranno comunque mantenere seggi separati per la votazione.

martedì 8 gennaio 2019

Mobilitazione nazionale

Carissimi, Aderiamo alla mobilitazione nazionale con 2 banchetti sotto i portici Anfossi angolo via Garibardi e Piazza del palio in corrispondenza semaforo di Via Einaudi, Sabato 12 gennaio dalle ore 10,45 alle h 13 e nel pomeriggio dalle h 16,30 alle h 18. E' un momento importante per affermare la nostra posizione sulla sciagurata politica nazionale ed anche per ribadire la nostra posizione a favore della TAV e per sollecitare l'ultimazione della Asti Cuneo. Mi auguro di incontrarvi in tanti. Segretario Circolo PD di Asti, Mario Mortara

COMUNICATO DEL SEGRETARIO REGIONALE
🔴 SABATO 12 GENNAIO sarà una giornata di grande mobilitazione. In tutto il #Piemonte si terranno circa 80 banchetti o presidi contro la Legge di Stabilità, nell'ambito dell'iniziativa che il Partito Democratico svolgerà in tutta Italia. Una Legge frettolosa e confusa, figlia della propaganda e dell'ammutinamento del Parlamento. Una Legge, soprattutto, che non solo non risolve, ma anzi peggiora quelle situazioni sociali che Lega e 5stelle si erano ripromessi di affrontare. Si pensi, ad esempio, alla riduzione dell'indicizzazione delle pensioni a tre volte il minimo. Non c'è niente per i giovani; non c'è niente sugli esodati; non c'è la copertura per evitare l'aumento dell'IVA, che ci colpirà tutti in quanto consumatori; non c'è niente sulla scuola; e lo sblocco delle assunzioni nella pubblica amministrazioni è stato rinviato. Tutto questo merita una mobilitazione importante: bisogna rompere il muro di propaganda costruito dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Alle ore 11,30 dello stesso giorno è stata riconvocata la manifestazione Sì Tav voluta dalle "madamine" a #Torino in Piazza Castello. Il Partito Democratico Piemontese ci sarà senza indugi: crediamo in un Piemonte connesso, moderno e che non ha paura. Nel rispetto del carattere civico della manifestazione non porteremo le nostre bandiere, ma la presenza nostra e dei nostri amministratori non sarà meno determinata. Quello alla #Tav è uno dei tanti Sì che dobbiamo dire per difendere e rilanciare il nostro Piemonte, accompagnati ad alcuni NO di eguale importanza, come quello al Decreto Sicurezza, che dovremmo chiamare "insicurezza" per gli effetti nefasti che produrrà e contro il quale sindaci e Presidente di Regione si stanno, in varie forme, mobilitando. Riscopriamo il gusto delle nostre piazze. Sabato 12 gennaio NOI ci saremo. Paolo Furia, Segretario Regionale PD Piemonte Monica Canalis, ViceSegretaria Regionale PD Piemonte

domenica 6 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO E' cominciato, un po' in sordina, il tentativo di delegittimazione del presidente Mattarella dopo l'elevato gradimento del suo discorso a Capodanno. C'è stato infatti chi tra i Cinquestelle (l'on. Fusaro mi pare), forse seccato (o sorpreso) dai numerosi apprezzamenti sui social, ha postato un attacco personale, ricordandone il ruolo di sottosegretario nel governo D'Alema che partecipò ai bombardamenti sul Kosovo, decisi dalla NATO...Quando una voce libera ed autorevole si leva nel quotidiano parlare a senso unico della politica, immediatamente parte la controffensiva; si potrebbe ricordare al giovane e solerte onorevole pentastellato che il MoVimento è stato fondato da un evasore fiscale condonato, che non pare aver restituito allo Stato quanto nascosto al fisco, avvalendosi di un condono deciso a scopo elettorale da Berlusconi nel 2005, come pure gli si può rammentare il manifesto appoggio di loro grillini al presidente russo Putin, da sempre sostenitore di Assad in Siria, oltre che non certo cristallino sulla questione Ucraina...Ma tant'è, bisognava riesumare la minaccia, perpetrata nel maggio scorso a governo non ancora formato da Fraccaro: “a Mattarella gliela faremo pagare” (erano i giorni del “no” a Savona ministro..); in un movimento (ormai “un partito”) a forte impronta settaria, come già sottolineato altre volte, qualsiasi forma di dissenso non è ammessa. Era peraltro lo stesso atteggiamento avuto dai governi Berlusconi nei confronti soprattutto di quei magistrati che “osavano” pronunciare una condanna verso l'allora cavaliere, finendo per venire sbertucciati sulle reti Mediaset (magari mettendo in evidenza il colore diverso dei calzini, come per il giudice Mesiano). Ma il Pd e la sinistra in generale, usciti fortemente ridimensionati nelle Politiche del 4 marzo 2018, non devono contare più di tanto sulla denuncia di queste contraddizioni, pure importanti, nella speranza di risalire la china elettorale, quanto su una capacità di proposta complessiva che ri-connetta il Paese ai valori costituzionali di cui l'attuale governo sta facendo strame (basti pensare al sostanziale depotenziamento dell'art.10 della nostra Carta fatto dal Decreto Sicurezza), che richiede però un partito forte ed autorevole, capace di attrarre il mondo fortemente riformista, al momento assai lontano (e le Primarie ed il Congresso dovranno si spera prepararne il terreno). Siamo come Paese all'interno di un'onda lunga, che il Censis ha definito “sovranismo psichico”, per la quale il bisogno dell'uomo forte (Salvini) si sposa col populismo pentastellato, “percepito” come una rivincita, se non proprio una vendetta, nei confronti di un'intera classe politica ed i suoi metodi, da cui scaturiscono i provvedimenti sui vitalizi e sugli stipendi dei parlamentari (per far capire che sono arrivati i “giustizieri”), il reddito di cittadinanza (da cui verranno esclusi gli immigrati pur da anni regolari e che pagano le tasse, per non regalare un assist a Salvini), visto come una restituzione sociale, senza da un lato la visione e la capacità di una politica di sviluppo, ma dall'altro col via libera agli immancabili condoni, utili per prender voti (perchè i Cinquestelle senza governo non potrebbero più esistere, perlomeno come sono ora). Ho assistito ieri per diversi minuti ad una trasmissione televisiva di Gad Lerner sui migranti, ascoltando anche i pareri di tanti italiani che vivono all'estero, i quali, in grandissima maggioranza, han dichiarato di condividere in pieno la politica al riguardo di Salvini, senza mai mettere in discussione il proprio essere cattolici col “bisogno” da loro stessi espresso di ricacciare indietro i richiedenti asilo, visti come parassiti della società, portatori di problemi culturali e sanitari (!), arroganti e pretenziosi, oltre che potenziali stupratori. Se la situazione dell'Italia e degli italiani è questa, come potrà il Pd riguadagnare consensi e ritornare ad essere il perno della politica del nostro Paese? Non si può certo inseguire Salvini sul suo terreno perchè sarebbe uno stravolgimento inaccettabile, ma bisognerà riscoprire la pazienza e la capacità del ragionamento, della riflessione (il contrario cioè dell'immediatezza imposta dai social); sarà necessario al contempo farsi paladini di un vero e serio rilancio di una politica per la Scuola, quale luogo fondamentale e basilare della convivenza tra diversi e proporre altresì vere e serie politiche di integrazione che ripartano da quanto finora seminato in tante località italiane, piccole e grandi (Riace su tutti, ma non solo). Ci vuole tempo certo, ma i semi vanno gettati al più presto e ciò impone al partito uno scatto “culturale” che lo faccia uscire dal sonno (o quasi) che lo ha avvolto dal 4 marzo scorso. Il congresso a questo deve servire: rilanciare una centralità politica del Pd che parta dunque da una nuova consapevolezza; essere in altri termini il motore di una rinnovata stagione che riporti al centro la solidarietà, l'accoglienza, la partecipazione, quei “buoni sentimenti” cui si richiamava il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di Capodanno. Ma una tale centralità si acquisisce a mio avviso con un partito “autorevole” a livello centrale, plurale sì ma non dilaniato all'interno, capace dunque di attrarre e collegarsi alle tante realtà civiche esistenti sui territori, pur se non esplicitamente targate Pd...Ma il tempo stringe, le elezioni europee, che incideranno comunque nella politica del Paese, si avvicinano immediatamente dopo la nomina (si spera) del nuovo Segretario..Il solco però và tracciato; i riposizionamenti in atto nel partito non possono né debbono diventare l'unico motivo di confronto interno, osservando le mosse di “chi si allinea con chi”...E i circoli ritornino ad essere da oggi luogo di dibattito e di elaborazione di proposte locali e generali, uscendo dalla logica di comitati elettorali, quali di fatto son stati fin d'ora. Potremo sperare in tutto ciò? Gianni Amendola N.B.: i precedenti numeri de L'Osservatorio sono a disposizione sul blog del partito.