"Pensioni, a luglio arriva la quattordicesima: ecco quanto vale"

Oltre tre milioni di persone riceveranno per la prima volta la quattordicesima

Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#SalernoReggioCalabria

Una promessa mantenuta con i cittadini

Home page del PD nazionale

Vai alla Home page del PD nazionale per scoprire le ultime notizie

lunedì 14 ottobre 2019

OSSERVATORIO OTTOBRE 2019

L'OSSERVATORIO La riduzione del numero dei parlamentari viene salutata come una vittoria di Di Maio, ma era scontata in quanto c'erano già state 3 letture alle Camere e se non fosse caduto il governo precedente sarebbe stata approvata insieme con la Lega. Era naturale che all'atto della formazione del “Conte-bis” i Cinquestelle avrebbero innalzato questa loro bandiera; a quel punto, una volta accettato il riassetto istituzionale che tale riduzione comporta, non poteva che esserci il via libera. Quello che invece và fatto, da parte del Pd e non solo, è stroncare immediatamente la retorica dei grillini circa il risparmio economico, che secondo le stime di Cottarelli ad esempio varrebbe lo 0.07% della spesa pubblica; non può essere accettata questa motivazione, è propagandistica e fuorviante. Tra l'altro è anche doveroso chiarire, in tv, nei giornali, sui social, che il taglio dei parlamentari non ha nulla a che fare con la “casta”, perchè il loro numero era stato stabilito in sede costituzionale, con qualche “aggiustatina” successiva sulla spinta dei maggiori partiti dell'epoca (Dc e PCI) che avevano interesse, in quanto partiti di massa, a limitare l'estensione dei collegi. Il numero di 945, tra onorevoli e senatori, risale quindi ad almeno 50 anni fa; cosa c'entra la casta? E' ovvio che la crisi del 2008, da cui non siamo ancora completamente usciti, l'immagine di una politica incapace, se non di risolvere, quantomeno di saper cogliere le istanze della gente, i pessimi esempi di coloro che sia a livello nazionale sia a livello regionale han mostrato come l' “essere in politica” era soprattutto un modo per arricchirsi, tutto ciò ha creato quel profondo malcontento che i grillini hanno cavalcato e portato “così com'era” in Parlamento. Solo che ai Pentastellati è mancata finora la capacità di orientare questo rancore verso il Palazzo, dandogli uno sbocco politico-istituzionale; sin dall'inizio si sono presentati come anti-sistema senza indicarne uno diverso, se non il sogno della democrazia diretta, con i click da casa. Il taglio dei parlamentari risponde a questa logica “punitiva” per cui è bene tagliare per ridurre “gli sprechi” della politica e restituire ai cittadini i soldi risparmiati, come un risarcimento sociale. Ai Cinquestelle non è mai interessato il discorso della rappresentatività e dei collegi elettorali, perchè o avrebbero dovuto desistere dal progetto (del taglio) oppure avrebbero dovuto inserirlo all'interno di un riassetto costituzionale (che avrebbe richiesto un confronto continuo con le altre forze politiche), ma in entrambi i casi non vi sarebbe stato “l'incasso” immediato (la bandierina da piantare), e questo per la loro logica e mentalità non avrebbero mai potuto permetterselo. In linea di principio una riduzione del numero dei parlamentari non è un fatto negativo; lo è invece questa logica che la sottende, che lancia il messaggio di una politica come cosa sporca che ha bisogno dei essere purificata dai giustizieri eletti dal popolo. La prudenza di cui viene rimproverato Zingaretti, che si vorrebbe più puntuale nel ribadire, sostenere e difendere i punti fermi del partito (ius culturae, rimozione dei “decreti sicurezza”, apertura dei porti anche alle Ong...) è legata sicuramente al tentativo di stabilire coi grillini un rapporto sempre più organico, ad iniziare dalle prossime Regionali in Umbria. Anche se l'alleanza col Movimento non mi entusiasma personalmente và ricordato che alla base delle sconfitte nelle scorse Amministrative, dai Comuni persi alle Regioni poi passate al Centrodestra, c'è sempre stato, pur se non sancito da alcun patto scritto, un fluire di voti, nei ballottaggi, dall'elettorato pentastellato al Centrodestra e viceversa (come nel caso di Roma), solo in chiave anti-Pd. Si possono spiegare diversamente le vittorie della Appendino e della Raggi? Il che comunque non esime il Pd dalle proprie responsabilità...Staremo a vedere, come sempre, ma al riguardo i segnali dai territori non sono incoraggianti; nel Lazio ad esempio i grillini forse voteranno una mozione di sfiducia verso Zingaretti (il quale come si sa non ha la maggioranza assoluta) e si è pure costituito un gruppo on line di dissidenti pentastellati “Mai col Pd”... Abbiamo già detto che la navigazione del Governo non sarà tranquillissima, ma credo sia compito di Conte, che non è più il garante di un contratto (un modo elegante, per l'esultanza dei gonzi sulla rete, per dire che ogni contraente portava avanti le specifiche priorità, al di fuori da una visione d'insieme) quanto il primo responsabile di un programma che ambisce ad essere di legislatura, a richiamare soprattutto i grillini (Di Maio sostanzialmente) ad evitare i toni di parte, a parlare sempre di scelte di governo e non del Movimento, a dire allo stesso ministro degli Esteri di non tenere incontri coi propri parlamentari nei locali della Farnesina, quasi a rimarcare proprie diversità, di evitare “balconi” cui affacciarsi e gridare “abbiamo abolito la povertà”...Non è un contratto, questo, col Pd! Si aggiungano inoltre i sommovimenti interni ai Cinquestelle, tra i quali la figura del loro capo politico non sembra godere di credito assoluto; iniziano ad esserci cambi di casacca, oltre alla (finora) mancata nomina, per mancanza di voti necessari, dei capigruppo di Camera e Senato. Adesso però si è aggiunta la questione assai scivolosa del “Russiagate” che coinvolge Giuseppe (i) Conte, tanto più che la direzione del Copasir è appena andata al leghista Volpi, il quale avrà tutto l'interesse a “far cuocere il premier a fuoco lento”...Vedemo...! Il tesseramento del Pd invece sembra stia andando bene; speriamo che la “convention” sulle Idee a novembre dia un ulteriore e più definito profilo al partito; nel frattempo si torni ad incontrare la gente nei territori: siamo di fatto l'unico baluardo per evitare la deriva nazional-sovranista. E i fatti che accadono nel mondo, ma anche nella nostra Europa a partire dall'attentato di Halle in Germania, ormai dimostrano che non si tratta più di azioni singole di qualche “disturbato”, ma di chi si ritiene l'avanguardia di un movimento più esteso legittimato a tal fine, che potremo definire la “fase suprema” di questo sentire politico (il nazional-sovranismo appunto)!..Con tutto quello che può oggi significare. Gianni Amendola

martedì 24 settembre 2019

OSSERVATORIO 2 SETTEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO L'alleanza col M5S è costata al Pd l' uscita, peraltro ampiamente prevista, di Renzi con 40 parlamentari per la formazione di Italia Viva (che sembra ricalcare Forza Italia o...Italia Forza) e quelle di Calenda e di Richetti, entrambi proprio a causa di questa alleanza. Non sto ora a commentarne le ragioni (ma mi domando: si può uscire dal partito a motivo di una scelta governativa non condivisibile, comunque sofferta anche dalla maggioranza?), pur se trattasi ad ogni modo di cosa sgradita perchè si deve sempre lottare da dentro, altrimenti ognuno può farsi un partito, basta dissentire su un qualcosa. Circa la scelta di Renzi invece è evidente che, al di là delle sue parole, esiste un problema personale, legato al suo “Io ipertrofico”: lui non è persona che sà stare nelle retrovie, che sà lavorare “nel partito” come minoranza per cambiarne legittimamente le strategie, no; lui sà e vuole essere capo, vuole e deve decidere la linea, deve essere protagonista principale e non comparsa. Purtroppo per lui la sua magica stagione è durata lo spazio di 2 anni, durante i quali però ha inferto duri colpi alla “sinistra” in generale (al di là di cose buone che pure ci sono state), incarnando tra l'altro uno stile di comando da “uomo solo” che parla direttamente ai cittadini attraverso i social, scavalcando ogni mediazione, dal sindacato ai movimenti di base, dall'associazionismo al mondo della cultura, compresa la scuola. In questo è stato divisivo, a volte al limite della denigrazione degli avversari (interni soprattutto). Chi non ricorda il “Fassina chi”? O il “ciaone” rivolto a chi stava per andarsene? Ora, dopo aver spinto perchè si formasse l'attuale governo, non solo per combattere il “salvinismo” quanto soprattutto per evitare le elezioni anticipate che avrebbero ridotto numericamente la pattuglia dei suoi fedelissimi, ha pensato bene di uscire dal Pd, richiamandosi come nel suo stile a immagini suggestive ma spesso vacue, quali “futuro”, “nuova avventura”, “saremo quelli del sorriso”, per tornare a dare le carte (ora il governo è a 3 e non più a 2). Intanto sarà solo un caso, ma sembra che si stia assistendo nel Pd ad un incremento di richieste di tesseramento. Come però ha ribadito in un'intervista all'Huffington Post (diretto dalla Annunziata) pare non abbia per nulla gradito il fatto che l'attuale ministro delle Riforme abbia votato “no” al referendum del 2016 ed è stato contro il Jobs Act, come se il Pd si vergognasse di quanto fatto dal governo da lui guidato. Il fatto è che vale per Renzi quanto detto per Di Maio: imparare la parola “autocritica”, quella capacità cioè, evidentemente non comune a tutti, di saper riconoscere gli errori, perchè le sconfitte non arrivano a caso. Del resto, per fare solo un esempio, quando nel referendum on line proposto ai Docenti prima della legge 107 (la Buona Scuola) prese atto che l'80% respinse la proposta del “bonus” e del preside “sceriffo”, senza però che di questo se ne tenesse minimamente conto nella sua successiva promulgazione, come si fà a non ritenerlo uno sbaglio, costato peraltro al Pd un notevole numero di voti? Autocritica? Non pare ci sia stata! Riguardo al governo poi è evidente che la sua navigazione non è né sarà tranquilla. I Cinquestelle hanno la convinzione che governare sia piazzare bandierine; il taglio dei parlamentari ne è l'esempio più lampante: se la Costituzione ha stabilito 630 deputati e 315 senatori, pur in un'Italia che all'epoca aveva circa 40 milioni di abitanti, è perchè bisognava (e bisogna) garantire una adeguata rappresentatività a livello regionale. Se il M5S avesse una autentica “visione politica” (al di là dei click degli elettori) avrebbe compreso immediatamente questo fondamentale aspetto, per il quale si rende necessaria la revisione e l'ampliamento dei collegi; la logica della bandierina invece richiede il taglio come uno scalpo, un segnale punitivo nei confronti della classe politica considerata inetta nel suo insieme, da poter poi esibire sui social. Fa' bene quindi il Pd a legare la riduzione dei parlamentari ad un riassetto istituzionale più generale, tra cui ci sarà necessariamente la legge elettorale che a mio avviso non dovrà limitarsi a fotografare il quadro dei partiti (sistema proporzionale), quanto ad offrire maggioranze stabili (personalmente, come ho già detto, sarei favorevole ad un ritorno del “Mattarellum” che, ricordo, è per il 75% maggioritario, per il 25% proporzionale). Staremo a vedere.....Certo, nel frattempo Di Maio sembra comportarsi come fosse sempre vice-premier e non un ministro facente parte di una compagine; interviene spesso su temi di sua non stretta pertinenza e riunisce i ministri e sottosegretari pentastellati alla Farnesina, quasi a voler ribadire una “alterità” tra M5S e Pd. In nome della governabilità sembra per ora che si voglia passarci sopra, ma potrebbe diventare un tema di scontro. Perchè se il Pd si divide i Cinquestelle non sono da meno, anche se non pare; esiste ormai una consolidata ala governista che mal sopporta le uscite fuori programma di Di Battista, il quale probabilmente soffre di astinenza da governo, ed è presente un'opposizione finora poco visibile (ma nel Movimento un parere diverso è ammissibile?) allo stesso Di Maio, individuato come causa del tracollo elettorale e criticato per il suo agire “da solo” senza un vero confronto interno. E' da tenere in conto che questa alleanza col Pd, mal digerita da buona parte della base e dei parlamentari, potrà far implodere il Movimento stesso, quando si tratterà di fare scelte su questioni più divisive. I temi potranno essere, li nomino alla rinfusa, la giustizia (almeno su alcuni aspetti), le riforme istituzionali e la legge elettorale, l'elezione del Presidente della Repubblica (la cui data viene indicata quale capolinea probabile dell'attuale governo), il lavoro, specie se si dovrà metter mano al reddito di cittadinanza (non subito)...Staremo a vedere appunto; nel frattempo speriamo che nonostante tutto il Pd recuperi elettoralmente e quindi, a tal fine, torni a dialogare (che vuol dire comprensione delle ragioni dell'altro) col mondo che gli ha voltato le spalle... Gianni Amendola

mercoledì 4 settembre 2019

OSSERVATORIO SETTEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO. Ripeto all'inizio del presente scritto quanto detto nel precedente numero, che cioè la situazione politica è talmente fluida (sto scrivendo oggi lunedì 2/9 nell'attesa come tutti delle votazioni sulla piattaforma Rousseau di domani) che qualsiasi considerazione potrà essere superata dai fatti. Diciamo allora che la crisi di Governo sta confermando un sostanziale inaffidabilità dei Cinquestelle, peraltro assai divisi al loro interno, che nasce proprio dal loro essere un “non partito”, con un sottofondo non rimosso di anti-istituzionalità, e dalla loro natura fondamentalmente settaria. Hanno un capo politico, ora piuttosto discusso a quanto pare, che però in certo modo dipende dal Capo Supremo (Grillo, l'Elevato) e da Davide Casaleggio, figura dai tratti somatici un po' inquietanti, padrone assoluto dell'omonima azienda “associata” e della suddetta piattaforma on line, già condannata dal Garante per la scarsa attendibilità dei risultati delle consultazioni (manipolabili) senza una piena garanzia della privacy degli iscritti (115.000), ma senza la quale i grillini non potrebbero sopravvivere (e viceversa). Questo capo politico è l'unico, credo, in tutte le democrazie occidentali ad essere rimasto in sella nonostante la pesante scoppola elettorale delle ultime Europee, senza peraltro mai un'analisi autocritica (in questo magari non è stato il solo..) su quanto uscito dalle urne e senza che nessuno mai, all'interno del Movimento, ponesse con forza il problema delle dimissioni. Non soltanto è rimasto capo (con gli endorsement dell'Elevato e di Casaleggio), ma ora assume toni muscolari nella trattativa con il Pd, cercando di imporre le proprie condizioni in modo ultimativo. Sono 3 a mio avviso i motivi del suo irrigidimento, proponendo come ha fatto i 20 punti “imprescindibili”: il primo è che teme il forte ridimensionamento personale che avrebbe senza la vice-presidenza del Consiglio, tanto più anche senza un ministero “di peso”, e che lo indebolirebbe nei confronti dei suoi parlamentari; un po' come prendere atto che in un governo di svolta, in quanto tale, non vi sarebbe un posto in prima fila per lui in quanto espressione di un governo finito e fallimentare (cosa inaccettabile per uno che sta costruendosi tutta una carriera politica sull'essere “leader”). Il secondo punto è che Giuseppe Conte sembra godere di un consenso più elevato delle attuali percentuali attribuite al Movimento; ciò significa, nel caso di un governo che funzionasse un pò, che Conte lo scalzerebbe definitivamente dal suo ruolo di capo politico (tra l'altro col timore che i Cinquestelle diventino “altra cosa”, più partito istituzionalizzato che movimentista, con maggiore autonomia di scelta rispetto alla dipendenza dalla “rete”). Ma c'è un altro punto, finora poco sottolineato, per cui Di Maio rimane radicalmente contrario ad un governo col Pd e che si lega al ruolo di Mattarella: qualora, come compensazione per la mancata nomina a vice-premier (se Conte accetterà la proposta al riguardo dei democratici) ottenesse comunque un “portafoglio” importante (Difesa, Esteri...), il Presidente della Repubblica, che per Costituzione può ratificare o meno i ministri, potrebbe non riconoscergli le qualità richieste per tali ministeri. Sarebbe forse lo smacco definitivo per Giggino che in cuor suo sà di correre questo rischio. In sostanza questo governo “forse nascente” non rappresenta per il Nostro la cosa più gradita; anche quell'aver ribadito, nelle dichiarazioni dopo i colloqui con Mattarella, di aver rinunciato per la seconda volta al ruolo di premier, offertogli ora a differenza di un anno fa da Salvini, tradisce quel sordo rancore che lo anima: lui da quando è entrato in Parlamento, ricoprendo la carica di Presidente della Camera, pensava già alla presidenza del Consiglio (per sua esplicita affermazione). Sarebbe la fine di tutto per lui; perciò sta giocando una partita solo personale. Non accetterà mai di ridimensionarsi! Del resto, se ci pensiamo, quale considerazione avrebbe un Ministro degli Esteri, se tale dovesse essere il suo ruolo, in Europa e non solo, dopo aver flirtato fino alle elezioni di maggio coi Gilet Gialli, dopo aver cercato di costruire alleanze con gruppi minoritari in Europa, tutti fortemente populisti ed anti-europeisti, dopo aver avuto feroci polemiche con Macron (ricordiamo tutti la “marchetta alla Francia”, indicando il palazzo di Strasburgo insieme al suo amico Di Battista), “costringendo” poi Mattarella a riallacciare le relazioni con la Francia...Forse ha ragione il sociologo De Masi (ed è tutto dire) consigliando Di Maio a laurearsi, ad andare all'estero, imparare l'inglese e poi a 37-38 anni tornare in Italia...Ma Giggino lo farà? Alcune considerazioni sul Pd. Zingaretti si è mosso con prudenza, ma direi con avvedutezza; ha doverosamente posto la questione di una svolta per cui non si poteva accettare Conte premier e Di Maio vice quali espressioni del precedente governo; poi però le pressioni di tanta parte del mondo politico vicino alla sinistra, della cultura ed anche della Santa Sede, tutti timorosi di regalare l'Italia a Salvini, lo hanno indotto a riconoscere il ruolo di premier a Conte (ma non certo di Di Maio). Su tutto però peserà l'incognita di Renzi, il quale nel timore di veder ridotto il suo peso specifico nel partito ha sponsorizzato la nascita di un governo, un anno fa nettamente respinto. Se l'obiettivo di Renzi è quello di riprendere la leadership del Pd non lascerà scappare la minima occasione per aprire una crisi, specie se questo eventuale governo dovesse dar l'idea di durare e di fare cose buone. Per questo Zingaretti dà a volte l'idea di muoversi cautamente, perchè il timore di una scissione, negata ma possibilissima, lo costringe a non forzare le situazioni. Purtroppo il Pd è al momento così, ma la presente crisi potrebbe anche al nostro interno aprire scenari diversi. Gianni Amendola

venerdì 30 agosto 2019

OSSERVATORIO AGOSTO 2019

L'OSSERVATORIO Mentre scrivo queste considerazioni mancano poche ore alle consultazioni del presidente Mattarella, per cui è assai probabile che alcune riflessioni saranno poi superate dagli eventi; d'altra parte in questo susseguirsi di fatti nuovi e spesso contrastanti i diversi elementi in campo non possono che modificarsi rapidamente. Dunque la crisi. Salvini che ha sempre avuto il timer dell'alleanza giallo-verde ha sbagliato i tempi, sottovalutando la vitale necessità dei grillini di rimanere comunque in un governo (dopo l'esito delle Europee), pena il loro ulteriore ridimensionamento e una conseguente insignificanza politica, al punto da ricercare una “assurda” alleanza con i “pidioti” (come li chiamava sprezzatamente Grillo). E questo anche al di là dell'attivismo di Renzi, il quale, abituato com'è a sentirsi al centro della scena, ha smesso di mangiare i pop corn per proporre analoga alleanza, ben consapevole della reciproca utilità a non andare alle urne: i Pentastellati per non morire politicamente, i renziani per non essere esclusi o comunque ridimensionati nelle liste elettorali. E' vero che “buoni” motivi per non arrivare al voto ci sono (la crisi economica, il possibile rincaro dell'IVA, la necessità di una manovra finanziaria pesante...), ma è altrettanto vero che non tutti i Governi possibili sul piano numerico sono poi “politicamente” solidi ed incisivi; il rischio in altri termini è iniziare a “dare il sangue” per una coalizione sulla carta improponibile e poi prendere atto della sua intrinseca inaffidabilità, con tutte le intuibili conseguenze elettorali. Se la mossa di Salvini ha ridato fiato al Movimento non si capisce il perchè il Pd dovrebbe contribuire a dar ad esso un'ulteriore centralità, come se l'esperienza del governo Conte non si sia consumata per l'incapacità e la distorsione delle loro idee, quanto invece per la “cattiveria” solitaria del leader leghista. I grillini sono invece parimenti responsabili dello sfascio che ha portato alla crisi di governo, nè più nè meno di Salvini; ne hanno appoggiato tutte le iniziative (come i leghisti con i Cinquestelle del resto), lo hanno coperto nel caso della Diciotti, non lo hanno costretto a dire la verità sulle tangenti russe. Ma non han fatto questo perchè il Governo sarebbe caduto e loro avrebbero dovuto rinunciare alle poltrone (checchè ne dicano!). Alla luce di ciò come pensare ad un'alleanza durevole ed efficace, peraltro con Conte ancora Primo Ministro come proposto dall'ineffabile Di Maio, unica condizione anche a suo dire per tenere unito il Movimento e poter stare ancora al Governo? La condizione posta da Zingaretti di una totale discontinuità in termini di persone e contenuti non potrà mai essere accettata dai Pentastellati, intanto perchè al momento in Parlamento sono ancora maggioranza relativa, quindi in grado di dettare condizioni, poi perchè cambiare persone e contenuti (questi soprattutto) significherebbe terremotarli ulteriormente, stravolgendo il Movimento nella sua natura. Io credo allora che le urne siano volente o nolente la “soluzione” migliore, se non altro perchè il Pd potrebbe (e dovrebbe) diventare il riferimento di tutti coloro che vogliono opporsi allo spostamento a destra desiderato da Salvini, dalla Meloni e da Toti...Ciò contribuirebbe a restituire chiarezza al quadro politico, oltre ad una maggiore visibilità e credibilità all'opposizione (del centro-sinistra, dando per scontato che Salvini vincerà le elezioni, magari non arrivando al 40%...). E si potrà di conseguenza impostare una campagna elettorale senza ambiguità, senza risparmiare i Cinquestelle, che ora si atteggiano a vittime della sfrontatezza del leader della Lega, ma, come detto, hanno avallato sempre ogni sua posizione e che ora stan dando prova di un attaccamento a quelle poltrone che pure dicono di tagliare. La considerazione della politica del Movimento rimane sostanzialmente “anti-istituzionale”, e se la Lega ha ancora nel proprio statuto il riferimento alla secessione Casaleggio (chi se no?) ha l'obiettivo di superare il Parlamento, per sostituirlo coi click dei nostri computer domestici. A tal riguardo dunque la proposta di Prodi (fatta propria da Zingaretti) per un governo di legislatura Pd-Cinquestelle è irrealizzabile, non perchè non abbia spessore politico, quanto invece per l'impossibilità dei grillini a concepirsi “diversamente”. Come pensare infatti che possano decidere e preparare un congresso per stabilire la linea politica quando la loro organizzazione è quella di una setta, con un capo che nei momenti topici trasmette sul suo blog i suoi pensieri, con una “casta” interna che si incontra “clandestinamente” nella sua villa al mare di Bibbona per poi indire una scontata consultazione on line per gli “ok” degli iscritti alla piattaforma? Finchè ci saranno Grillo e Casaleggio a dettare la linea il Movimento non cambierà mai! Poi certo, anche il Pd ha i suoi non pochi problemi; il rischio di una scissione resta dietro l'angolo nonostante i sondaggi sembrino non dare responsi lusinghieri a tale ipotesi. Rimane ovvio che qualsiasi sia lo sbocco della crisi l'unità del partito sia condizione irrinunciabile; giocare alla crisi per obiettivi interni (tipo “far cadere Zingaretti”) sarebbe suicida, oltre ad essere la fine del Pd. Ognuno tiri le conclusioni che vuole. Gianni Amendola

martedì 16 luglio 2019

ASSEMBLEA PROVINCIALE PD

Paolo Furia: "Ieri sera, con Monica Canalis, presenti all'assemblea provinciale di Asti per accompagnare il nostro partito locale verso il rilancio. Anche qui coi nostri Avengers: il sindaco di Dusino San Michele Walter Luigi Malino e Barbara Baino, sindaco di Mongardino, sindaci al terzo mandato, veri argini all'onda giallo-verde! Un grazie anche al grande Porcellana, presidente del partito provinciale, per il suo instancabile lavoro di mediazione e di presidio."

OSSERVATORIO LUGLIO 2019

L'OSSERVATORIO. Nel numero precedente conclusi il mio scritto con il riferimento alla “guerra” mediatica, da parte di certa stampa di espressione sovranista, nei confronti di papa Bergoglio; consentitemi di aprire questo nuovo Osservatorio, ripartendo da questo tema, affrontato recentemente con notevole risalto da parte del quotidiano “La Repubblica”, vale a dire la scelta per i cattolici tra “Salvini e il Papa”, alla luce dei crescenti consensi, anche fra molti credenti, che il “Capitano” (come amano chiamarlo i suoi) sta ottenendo per la sua linea dura, sfrontata e direi anche crudele sulla (non) accoglienza dei migranti. Non è una questione di poco conto, ma di estrema importanza e gravità. Perchè il valore del messaggio che la Chiesa, istituzione comunque voluta da Cristo, deve diffondere non può che costituire “nella sua essenza” un contraltare alla narrazione salviniana, la quale invece vuole vedere nel cristianesimo la vernice e l'amalgama di un'identità da contrapporre al nemico di turno, oltre che la difesa sacra dei confini della Patria, minacciati da un'invasione incontrollata. Intendiamoci subito: è un discorso che investe principalmente la “qualità” della fede dei cattolici e le loro coscienze, visto che il Vangelo (che non è un libro politico) orienta verso scelte radicalmente opposte, ma è chiaro, come già dissi, che l' ”incarnazione” (cioè l'attuazione, la messa in pratica) del valore dell'accoglienza ha immediate ricadute pratiche in ambito sociale e culturale (quindi politico). Non voglio addentrarmi sulle “varie tipologie” dei cattolici, perchè è discorso troppo ampio e complesso, ma una cosa è certa, e credo sia una delle preoccupazioni dei Vescovi: sulla questione dei migranti si gioca oggi una partita decisiva per la Chiesa, in quanto investe la capacità personale di ognuno di aderire al messaggio di Cristo (la fede). Se per tanti credenti il voto a Salvini non costituisce motivo di “scandalo”, se in altri termini il sostegno a politiche che escludono e non includono non viene percepito nel “profondo del cuore” di ognuno come alternativo al messaggio di Cristo, vorrà dire che ci sarà non poco da fare a livello ecclesiale per un lavoro di ri-evangelizzazione e di ri-formazione delle coscienze, a partire dalle comunità, dalle Parrocchie, dal rapporto con le famiglie...La sondaggista Alessandra Ghisleri, dopo uno studio specifico sul voto dei cattolici, è arrivata alla conclusione che la narrazione sovranista, con la sua pervasiva insistenza, è riuscita a “convincere” tanti di loro circa il pericolo che il Paese correrebbe di fronte ad un'immigrazione incontrollata, che dunque imporrebbe una decisa difesa dei confini, ritenuta quindi “sacra”, e che i toni e gli atteggiamenti spavaldi del Capitano sono in realtà provocati dai “nemici” dell'Italia, vale a dire le Ong (definite criminali senza però che vi sia una sentenza che le qualifichi come tali!), l'Europa in mano ai tedeschi ed ai francesi, che costringerebbero” Salvini a fare la voce grossa per non far soccombere il Paese. In altri termini, non è lui il “cattivo”, sono gli altri che lo costringono ad esserlo! Ma purtroppo come detto il “verbo” salviniano è parte di un disegno che mira a “staccare” parte del mondo cattolico dalla figura dell'attuale Papa, davvero indigesto per il mondo dei Trump, del suo ex-vice Bannon, degli Orban, appunto dei Salvini..Mai come in questi tempi la figura del Vicario di Cristo è sotto attacco, insultato persino sui social; la posta in gioco è il “controllo” della fede (nella sua “incarnazione” concreta) per evitare che in nome del Vangelo si consolidi nella coscienza di tanti un contrappeso decisivo rispetto ad una certa visione del mondo, quello sovranista delle frontiere chiuse, della superiorità razziale, di fatto il contrario della fratellanza universale proclamata da Cristo. Come sta il Pd? In una recente intervista Romano Prodi aveva invitato Nicola Zingaretti a non cedere alla tentazione della prudenza, distinguendo una prudenza “padana” da una “centro-meridionale”. Prodi è troppo intelligente per potergli attribuire pregiudizi razzisti nei confronti di chi vive da Roma in giù; ha usato simpaticamente quell'immagine per spronare il segretario del pd a dare ulteriore impulso alla sua azione riformatrice, ben sapendo peraltro che la grande maggioranza degli attuali parlamentari non ha votato per lui e che il rischio di una scissione, per quanto non dichiarata, rimane un “convitato di pietra”, soprattutto se si arrivasse ad elezioni anticipate che Zingaretti, di fronte al caos del Governo, pare auspicare (sarà stavolta in caso la sua Segreteria a decidere le candidature). Da qui, ma non solo, vien su questo fiorire di correnti, ultima quella di Lotti e Guerini (Base riformista), e l'iniziativa di Renzi dei Comitati di azione civica (nome che evoca i “comitati civici” del dc Gedda per le elezioni del 1948), nella quale la “necessità di una proposta politica forte perchè si torni a vincere” non chiarisce se rivolta a tutto il Pd o solo a “parte di esso”...Intanto l'Assemblea Nazionale di sabato 13 luglio sembra dare nuovo e deciso impulso al partito, una risposta così alla provocazione di Prodi, col richiamo del Segretario a superare il correntismo eccessivo e spesso autoreferenziale, una sorta di cappio al collo del Pd, poi col ribadire l'apertura alla società civile ed anche direi con l'annuncio della “costituente delle idee” che si svolgerà a Bologna a novembre. La proposta di revisione dello Statuto circa l'identificazione tra Segretario e candidato premier sta già scatenando polemiche tra l'attuale maggioranza e la minoranza, come se di ciò non si potesse discuterne serenamente e non come appunto una contrapposizione di correnti. Il partito ha necessità di un vero rilancio; dallo scandalo della sanità in Umbria, che ha portato alle dimissioni della Marini a quello delle intercettazioni sulle nomine dei magistrati, che vede coinvolti Lotti e Ferri, per non dire della recente lettera che numerosi iscritti in Basilicata, anche con ruoli pubblici, han scritto a Zingaretti lamentando lo stato del partito dominato dalle congreghe, stanno emergendo finora situazioni che richiedono scelte che inevitabilmente andranno a toccare persone ed equilibri consolidati (con tutto quello che potrà significare). Le elezioni regionali in Emilia Romagna nel prossimo autunno, sulle quali la Lega punta in modo particolare, saranno probabilmente la “cartina al tornasole” delle prospettive politiche del partito, dando probabilmente persa l'Umbria (ahimè) e quasi certamente la Calabria. Forse la richiesta di autonomia regionale chiesta da Bonaccini, diversa da quella di Fontana e Zaia e che andrebbe promossa come modello, potrebbe costituire quel “di più” in grado di ri-orientare il voto verso l'attuale maggioranza di centro-sinistra. Piuttosto, poiché l'incertezza politica potrebbe sfociare anche in elezioni anticipate, bisogna farsi trovare pronti, con un programma condiviso ed incisivo (possibilmente senza polemici distinguo), coinvolgendo seriamente la base (i circoli, i non iscritti, i simpatizzanti...). Lo stato del M5S. La data del 20 luglio è segnata in rosso per Giggino Di Maio perchè si chiuderà la “finestra” temporale per andare alla crisi di Governo e quindi al voto anticipato (Mattarella permettendo). Con lo scandalo dei soldi russi in corso Salvini probabilmente ha molto meno intenzione di andare alle urne perchè sarebbe rischioso, pur se i sondaggi sembrano ancora premiarlo per le sue posizioni sull'immigrazione. Ma quanto durerà questa luna di miele con l'elettorato se dovessero uscire nuove ulteriori notizie sui rapporti tra la Lega e Putin? Gli stessi sondaggi sembrano invece confermare la caduta libera il Movimento, che tra l'altro continua a perdere parlamentari, stanchi non solo di essere la stampella della Lega, ma anche del rapporto, assolutamente vitale invece per il Movimento senza il quale non esisterebbe, con la piattaforma Rousseau, pagata mensilmente con quota fissa dai loro stipendi (quindi con denaro pubblico), di cui lamentano l'impenetrabilità e la gestione piuttosto misteriosa..Ai grillini non rimane ormai che giocare la carta della riduzione dei parlamentari e quindi del risparmio per lo Stato, puntando su un “election day” nella prossima primavera, mettendo insieme le Politiche, che evidentemente anch'essi ritengono inevitabili, ed il referendum popolare (trattandosi di un tema attinente alla Costituzione) che dovrà sancire o meno la riforma suddetta, puntando sulla “sensibilità” dell'elettorato ad un tema del genere. A quel punto, come molti danno già per scontato, ci sarà la rimozione di Di Maio da capo politico a favore o di Di Battista o di Fico. Riguardo poi il taglio dei parlamentari, il cui numero non è frutto di “ingordigia politica”, come Giggino ha detto recentemente nei tg quanto di una scelta dei Padri Costituenti, si deve sottolineare che se al contempo non si rivedono i collegi elettorali, ampliandoli, potranno esserci distorsioni nell'assegnazione dei seggi. Per quanto Berlusconi non abbia alcune attendibilità nel parlare di leggi elettorali, avendo preteso di modificare nel 2005 in corso d'opera e col solo appoggio della sua maggioranza l'allora vigente Mattarellum per il più “conveniente” Porcellum (al fine di non perdere quelle elezioni che poi videro per un soffio la vittoria di Prodi), non si deve sottovalutare la sua considerazione sul fatto che il taglio dei parlamentari a collegi immodificati tornerebbe in molti casi a solo vantaggio dei candidati della maggioranza di governo (per la conquista dei seggi). Su questo tema anche il pd deve e dovrà dare battaglia, magari proponendo un ritorno definitivo al Mattarellum, inviso ai Pentastellati, che non si alleano con nessuno, ma stavolta forse più gradito al centrodestra (Salvini compreso); certo che l'attuale sistema proporzionale ha prodotto il governo in carica: può bastare questo per superarlo definitivamente! Gianni Amendola

mercoledì 10 luglio 2019

Partecipa al sondaggio : "La questione ambientale ad Asti"

Grazie all’attività di tanti giovani, finalmente la questione ambientale sta ritornando di grande attualità tra la gente. La politica, invece, sembra non aver ancora ben compreso che , avanti di questo passo lasceremo alle prossime generazioni un pianeta invivibile. Nelle Agende delle amministrazioni locali, salvo rare eccezioni, la questione ambientale è relegata agli ultimi posti, nonostante le rilevazioni della qualità di aria, acqua ecc. rimandino dati preoccupanti. Nella nostra città il problema più urgente è indubbiamente quello legato alla qualità dell’aria; traffico, smog da riscaldamento, conformazione geografica relegano Asti costantemente ai primi posti in Piemonte per superamento dei limiti di ozono e PM10. Come Partito Democratico Astigiano sentiamo il dovere di dare il nostro contributo per invertire la situazione; non si può restare inermi di fronte ad una tale situazione che non potrà non avere ripercussioni sulla salute della gente. Per questo abbiamo deciso di partire con un grande sondaggio che ci aiuterà a capire la reale percezione degli astigiani sulla questione ambientale. Per partecipare è sufficiente cliccare su link seguente indagine sull'ambiente , oppure recarsi alla sede di C.so Casale, nei giorni di apertura, inoltre sabato 20 luglio dalle h 10,30 alle h 12,30 sarà allestito un banchetto in zona Portici Anfossi dove sarà possibile compilare il questionario. La consultazione avrà termine il 30 di settembre. I risultato del sondaggio verranno messi a disposizione della collettività, e utilizzati come base per una conferenza sull’Ambiente che speriamo di poter organizzare entro fine 2019, con tutte le associazioni che si occupano a vario titolo di ambiente per elaborare insieme una serie di proposte concrete.
Il Segretario cittadino PD di Asti,
Mario Mortara.

giovedì 6 giugno 2019

A DIFESA DEI PIU' DEBOLI

OSSERVATORIO GIUGNO 2019

L'OSSERVATORIO “Chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”; questo famoso detto, preso da una commedia in versi del '600, credo si attanagli alla perfezione al momento drammatico che stan vivendo i Cinquestelle e Giggino Di Maio, appena “salvato” dal voto sulla piattaforma Rousseau, utilizzata da “ben” 56.000 persone (un record mondiale dicono!). Questa ennesima farsa on line (come definirla diversamente dopo che Grillo e Casaleggio hanno sapientemente indirizzato il voto con i loro “endorsement”, su una piattaforma peraltro piena di “buchi”, dove è possibile risalire a “chi ha votato che cosa”, come hanno raccontato alcune inchieste giornalistiche?) non cancella minimamente lo sconquasso elettorale dei grillini che nasce dalle loro infinite contraddizioni, dalla loro inadeguatezza, dall'aver condiviso, solo in nome del potere, la “visione salviniana” della politica e della società. Sorprende poi la totale assenza di analisi della sconfitta, come si fosse trattato di un inciampo temporaneo, dovuto da un lato dall'astensionismo nel Meridione, dall'altro ad una comprensibile delusione per non aver ancora mantenuto tutte le promesse fatte in campagna elettorale. E ciò lascia ulteriormente interdetti per aver i Cinquestelle da sempre caldeggiato la trasparenza, il non attaccamento alla poltrona e rimarcato la loro “diversità” delle loro prassi interne rispetto a quella dei partiti tradizionali; in qualsiasi democrazia ed in qualsiasi partito “serio” però un leader, tra l'altro vice-presidente del Consiglio e ministro, che in 10 mesi dilapida un consenso di oltre il 32% dimezzandolo drammaticamente, dovrebbe “spontaneamente” dimettersi prima di ogni altro invito a restare. Ma chiedere questo a Di Maio non è possibile: lui esiste “solo” per essere capo e la prospettiva di non dover superare il doppio mandato, come vogliono le regole del Movimento, lo sconvolge, in quanto un conto è arrivare alla scadenza da “premier”, o comunque da capo politico e da ministro (è ovvio che in un caso del genere quella regola potrebbe non valere), un altro lo è da dimissionario! “Sono 5 anni che aspetto questo momento” disse più o meno così lo scorso anno durante i colloqui per la formazione del Governo, dopo il diniego di Salvini ad accettarne la leadership; è evidente chi si esprime in tal modo configuri per sé un ruolo sempre di primo piano...Il “no” di Casaleggio a rivedere questa regola, per evitare il rischio di diventare professionisti della politica, è ancor oggi molto fermo! Cosa farebbe Di Maio (e non solo lui) se uscisse per sempre dall'agone politico dopo aver esaurito i 2 mandati? Questa domanda è cruciale per comprendere il suo...travaglio (ogni riferimento è puramente casuale...)! La sua “assoluzione” on line vuol dire ora che il governo andrà avanti, perchè i grillini non possono aprire una crisi che farebbe venir meno da un lato l'attuale maggioranza relativa in Parlamento, dall'altro li condannerebbe certamente ad un'opposizione solitaria, dato che non possono allearsi con nessuno, tantomeno col Pd, nel caso Salvini andasse col centrodestra. Solo il mantenimento del potere è la medicina, tutt'altro che amara evidentemente, per prevenire il rischio di una progressiva insignificanza politica, possibile anticipo di una loro definitiva implosione! Ma stare al governo per fare che? Ora più che mai la Lega detterà l'agenda e su determinati punti lo scontro tra le 2 forze non potrà che essere durissimo, poiché i Cinquestelle, per arginare il loro repentino declino, vorranno tornare ad essere duri e puri; non solo, c'è il problema Corte dei Conti che ha bocciato sia “la quota 100” sia il reddito di cittadinanza ed un governo “serio” non può non prenderne atto. Ma mentre Salvini può avere ancora come obiettivi le grandi opere e i decreti “sicurezza”, i porti chiusi ai migranti (che chiusi non sono!) per mantenere il consenso, il Movimento cos'ha oltre il reddito? Potrebbero i grillini esibire solo lo Spazzacorrotti, ma come già abbiam detto hanno nel contempo approvato sia i condoni edilizi (ad iniziare da Ischia e Sicilia) sia le norme sugli appalti che presentano aspetti poco “chiari”, come ha confermato anche l'Anac di Cantone (a conferma di una doppiezza, quantomeno l'evidenza di un pendolare continuo, a seconda di dove si possono raccattare voti). Al momento dunque lo sbocco verso le elezioni anticipate rimane un'ipotesi assai fondata, anche se sia Salvini sia Di Maio faranno di tutto per lasciare il cerino all'altro prima di andare al “redde rationem” definitivo. Nel frattempo che ne sarà del Paese? Quale manovra finanziaria si avrà? Il ruolo del Pd. L'esito delle Europee ha dato una salutare boccata d'ossigeno al partito e trovo francamente sterile e stucchevole la notazione che i voti in termini assoluti siano stati inferiori rispetto alle Politiche; un incremento del 4% và preso “bene”, confermando pur nel piccolo che il Pd è vivo e deve essere sempre più inclusivo. Piuttosto sarebbe opportuno che le formazioni minori nell'ambito della sinistra riflettano sull'utilità di una presenza elettorale di sola testimonianza; Fratoianni si è dimesso, ma chi gli subentrerà cosa farà? Zingaretti mi pare abbia chiaro tutto ciò e se sembra muoversi cautamente è perchè vuole portare tutto il partito su una una prospettiva più ampia, consapevole com'è che le precedenti pesanti sconfitte sono nate in gran parte da un'ostentata autosufficienza e da una chiusura al confronto con realtà che da sempre hanno guardato a sinistra (periferie, mondo della scuola, della sanità, della cultura). Piuttosto bisogna evitare certe figuracce come quelle alla Camera, quando l'altro giorno è passato all'unanimità l'emendamento che autorizzava il pagamento dei debiti e dei crediti alla PA tramite minibot (una sorta di “cavallo di Troia” verso ulteriore deficit), scatenando l'ironia del leghista Borghi verso il nostro partito che ha votato a favore. L'aver fatto poi rapidamente marcia indietro non cancella il senso di sorpresa e se vogliamo di superficialità che questo inconveniente ha provocato; probabilmente è stato cambiato in corsa l'emendamento e tutti son caduti nella trappola. La difesa dell'Euro e dell'Europa per il pd non deve essere “d'ufficio”, quanto invece per una forte motivazione (da saper comunicare) nel perseguire una strada senza la quale la nostra economia non potrà mai rilanciarsi, collegando in questa narrazione la difesa della moneta a prospettive di lavoro e a solide politiche ambientali (in nome di Greta), in quanto gli Stati con economie stabili, grazie all'Euro, saranno in grado di poter investire nelle energie alternative e nella tutela dei territori (il che comporta tra l'altro incremento dei posti di lavoro). Io non so se si andrà a votare a settembre; è chiaro che se sì rivincerà Salvini alla grande (ormai tanti Italiani, da Berlusconi in poi, votano una “faccia” piuttosto che una proposta politica); se anche il Pd crescesse ancora, raccogliendo in parte voti dall'astensionismo, in parte da quella “sinistra-sinistra” finalmente consapevole che con il 2-3% non si và da nessuna parte, ed arrivasse ad un 27-28% che farà? E' probabile però che la inevitabile saldatura, una volta rotto il Governo, tra la Lega ed il resto del centrodestra ricrei quel dualismo “destra-sinistra” di cui il Pd potrà giovarsi, ma c'è pur sempre in gioco il Movimento ed il suo destino. Personalmente non credo vi siano concrete possibilità per un'alleanza con i grillini: troppe le distanze rancorose, troppe le differenze sulla concezione della democrazia e sulla rappresentanza e sulla stessa visione dell'Economia...I “dem”dovrebbero marcare stretto i “5 Stelle” per metterne a nudo i limiti, le contraddizioni, per affondare tra le loro possibili divisioni che qualcuno già prevede (si parla di Fico alleato di De Magistriis per una nuova lista alle Politiche), al fine di recuperare parte di quel voto ivi confluito...C'è un altro aspetto però, più confacente alle dinamiche interne del nostro partito, circa il ritorno alle urne, l'idea cioè che un voto anticipato bloccherebbe ora sul nascere l'ipotesi ancora in embrione di una “gamba lib-dem”, di cui Calenda e altri vorrebbero farsi promotori..Staremo a vedere...Piuttosto, voto o non voto, si deve ri-porre al centro, oltre ai temi del lavoro, dell'ambiente e dell'equità fiscale, una questione cruciale che sembra ormai codificata, ma che va' radicalmente cambiata, vale a dire l'aziendalizzazione di servizi fondamentali dello Stato: Scuola e Sanità. Mettere coraggiosamente in campo proposte per un vero superamento di tali assetti organizzativi che non solo non han migliorato la qualità dei servizi in questione (che se sono alti lo devono alla professionalità di chi vi opera), ma ha creato, negli specifici ambiti di lavoro, situazioni di nepotismi, di favoritismi, di richiami “strumentali” al merito, molto spesso legati al grado “di vicinanza” alle figure apicali da parte dei singoli operatori. La sinistra è per il solidarismo, che non vuol dire appiattimento e non prescinde dal merito (che richiede però parametri stabiliti e condivisi); purtroppo, come ora quasi ovunque, tante valutazioni professionali, nelle scuole come negli ospedali, si basano sulla personale discrezionalità dei Dirigenti! Si può verificare quanti voti ha perso il Pd su questi temi? Gli strumenti per fare una ricerca al riguardo immagino ci siano: si faccia e ci si renderà conto pienamente! Non dovremmo poi più lamentarci per quanto accaduto in Umbria circa le nomine in Sanità: se il sistema non cambia queste storie si riverificheranno ancora, altrove e con altre maggioranze, perchè i Direttori Generali sono di nomina politica (anche se ad indicarli fosse il Ministero come vogliono i Cinquestelle per la crisi della sanità in Calabria) e devono rispondere agli Assessori ed ai Presidenti di Regione, per cui chi riveste tali ruoli non potrà non avere certe referenze! Dal loro canto anche i Dirigenti Scolastici, pur se non nominati, “si relazionano” con la politica locale per ottenere finanziamenti per le scuole e/o per progetti didattici o iniziative; in questo non ci sarebbe nulla di male, se non per il fatto che potrebbero esporsi a pressioni per “valorizzare” questo o quel docente o quel determinato percorso formativo. Dovremmo invece dire grazie (è proprio il caso!) al Governo in carica per aver eliminato la facoltà dei Dirigenti Scolastici di nominare, direttamente su chiamata, i docenti nonostante il Corpo Insegnante si fosse espresso nettamente contro tale ipotesi, prevista dalla legge 107. Ma il potere pressocchè totale dei Dirigenti che comunque rimane porta inevitabilmente al crearsi di quelle congreghe interne ad ogni istituto, ruotanti sempre attorno alle Presidenze, per loro natura escludenti nei confronti di coloro che “non rientrano” in determinate grazie. Proprio quindi all'opposto del solidarismo, a quel senso cioè di forte condivisione di un progetto comune all'interno di un grande obiettivo che dovrebbe caratterizzare gli Insegnanti, molti Docenti cercano invece, “lisciando” il pelo al Preside di turno, a sua volta erogatore di benefici e di incentivi, il proprio personale tornaconto. Chi può modificare alla radice una tale situazione se non un partito “di sinistra”? Si faccia dunque il Pd promotore di un percorso nuovo per la Scuola, indicata tra le priorità del partito, si promuovano gli Stati Generali dell'Istruzione, si ascoltino gli insegnanti, gli studenti, gli stessi Dirigenti per ridefinire una nuova organizzazione scolastica ed anche per rivedere i programmi (che in anni precedenti, specie con ministri quali la Moratti e la Gelmini hanno subito tagli inspiegabili, si pensi alla Storia dell'Arte, al Diritto, alla Geografia ed ora la Storia); ma altrettanto deve farsi per la Sanità, attraverso un confronto serio e puntuale con gli operatori sul campo (Medici, Infermieri), col mondo della Ricerca e dell'Università, con le organizzazioni dei Malati. Pur nella diversità degli ambiti la filosofia “aziendale” rimane identica tra Scuola e Sanità: a guidare le strutture a livello locale (istituti scolastici ed ospedali) rimangono, nel pieno di poteri quasi totalizzanti, “uomini (o donne) sempre più soli al comando”! E' tempo di uscirne! Sul tema delle periferie: và bene riaprire la sede del Pd a Casalbruciato, recentemente agli “onori” delle cronaca, ma serve in questi enormi quartieri mettersi in immediata sintonia con quel mondo del volontariato, dell'associazionismo, cattolico e non, e delle iniziative culturali al fine di ricreare, tra e per la gente che ci vive, momenti non occasionali di animazione e di solidarietà sociale; magari (perchè no?) aprire in queste “marginalità cittadine” succursali di quella scuola politica di cui Enrico Letta sta facendosi promotore per la formazione di una nuova classe dirigente, con l'obiettivo di vincere “l'orgoglio dell'ignoranza” (per usare una sua espressione), che sta diventando tristemente un segno dei nostri tempi. La lotta a papa Francesco. Consentitemi di chiudere queste note con qualche considerazione circa l'aperta guerra che l'internazionale sovranista (che trova echi solidali in parte delle stampa italiana: il Giornale, Libero, la Verità..) sta conducendo nei confronti di papa Francesco. Non piace a costoro la sua predicazione, il suo richiamare all'accoglienza dei migranti, chiamando la Politica alla propria responsabilità di “gestire” tale fenomeno epocale. Ogni suo intervento viene visto come un'interferenza nel dibattito politico, non piace l'atteggiamento di dialogo costante con le altre Religioni, specie con l'Islam, non è gradito il suo forte richiamo alla tutela del Creato, oggetto della sua prima enciclica che provocò reazioni risentite della destra americana, sensibile agli interessi dei petrolieri...Come se non venisse da sé che di fronte a problemi così drammatici, in grado di trasformare profondamente il nostro vivere tra i popoli e sulla nostra Terra, la predicazione di un Vangelo incarnato non comporti necessariamente una ricaduta “politica”, intesa nel suo significato più ampio possibile. Un gioiello medievale, la Certosa di Trisulti nel Lazio in provincia di Frosinone, rimasta pressocchè senza frati ormai anziani, è stata fatta oggetto di acquisto da parte di un amico di Bannon, ex vice di Trump, amico di Salvini, di Orban, stabilmente in Italia, per farne il riferimento europeo, e quindi mondiale, di una “nuova cristianità” sovranista che vuole una fede come amalgama protettivo ed identitario (le nostre belle tradizioni!::) in una contrapposizione al “diverso”, sia esso migrante, sia esso di un'altro credo. Questo acquisto pare sia stato bloccato, grazie anche alla mobilitazione di tanti a livello politico e culturale. Ma il segno è preoccupante e la guardia deve restare alta, perchè non è cosa da poco, ma molto molto seria; potrebbe preludere, sicuramente nelle intenzioni dei fautori di questa “nuova cristianità”, ad un controllo indiretto sul papato, condizionandone in futuro le scelte e la predicazione, contando anche su alti prelati all'interno del Vaticano, cui evidentemente non dispiace questa nuova versione della fede. C'è anche questo di che preoccuparsi. Gianni Amendola

domenica 5 maggio 2019

OSSERVATORIO MAGGIO 2019

L'OSSERVATORIO L'Istat ha appena mostrato i dati economici del primo trimestre del 2019 (aumento del Pil di 0.2% e calo della disoccupazione, dopo le ultime due valutazioni del 2018, tutte con segno “meno”, indicatori di “recessione tecnica”); inutile dire come si sia scatenata la grancassa, dei grillini soprattutto, circa la bontà delle scelte dell'Esecutivo, senza spiegare ovviamente, ai “beoni” della rete, come ciò sia stato reso possibile in quanto le misure bandiera e gli atti di questo governo (reddito di cittadinanza, “quota 100” e flat tax, Decreto Crescita..) sono tutt'al più appena avviati. Trattasi verosimilmente di un fatto congiunturale dovuto, secondo quanto dicono gli analisti, alla domanda estera che ha consentito un aumento delle esportazioni. Intendiamoci: non è che i segni positivi nella nostra economia debbano dispiacerci, ma è l'interpretazione miracolistica che ne danno i partner del governo, bisognosi come sono di consenso, in un momento per loro, pur per diverse ragioni, in cui si trovano in difficoltà. La Lega non ha solo il caso Siri, ma anche una serie di problemi per sospette “relazioni proibite” con clan malavitosi (nel Lazio) a fini elettorali, oltre l'aperto sostegno (ricambiato) a Casa Pound; i Cinquestelle dal canto loro cercano di sfruttare questi “regali” per attaccare Salvini, sperando da un lato di recuperare parte di quel consenso perduto proprio per essersi appiattiti sulle politiche del Ministro dell'Interno, dall'altro di far dimenticare i grossi guai della giunta romana (con la Raggi inquisita e con alcuni suoi importanti collaboratori in carcere, alcuni dei quali a suo tempo definiti proprio da Di Maio “servitori dello Stato”), le mancate promesse fatte in campagna elettorale (a Taranto ormai il Movimento è visto come fumo negli occhi per l'Ilva) e non ultime le bugie, insieme ai leghisti, circa l'aumento dell'IVA, scritto nel Dpf, ma negato in tv e sui social, ovviamente in vista del voto europeo, senza dire però da dove e come verranno presi i soldi per evitarne l'incremento, il tutto sempre in nome della trasparenza (vero Di Maio?). Certo, tornando per un attimo ancora sui dati Istat, la cosa ha sorpreso un po' tutti; senza fare dietrologie e ritenendo doverosamente corretta l'analisi, c'è da notare come l'attuale presidente Gian Carlo Blangiardo, sponsorizzato dalla Lega, sia stato nominato a febbraio, dopo diversi mesi di stallo perchè i due vice-premier non riuscivano ad accordarsi, grazie ai voti di un parte di Forza Italia, proprio quel partito che ai tempi dei governi Berlusconi, di fronte ai dati spesso impietosi periodicamente forniti dall'Istituto di Statistica, cercava di delegittimarne il significato, mettendo in discussione il modo (a dire dell'ex ministro Tremonti) con cui venivano raccolti, attribuendo così allo stesso Istat un ruolo fondamentale nel consenso o meno nei confronti del governo in carica.....E sempre in tema di nomine “interessate” è di questi ultimissimi giorni quella di Luigi Falco, vicinissimo a Di Maio e suo ex-portavoce, ma a quanto pare senza esperienze nel campo del lavoro nonostante il curriculum lo richiedesse, a direttore generale dell' Anpal, l'Agenzia Nazionale per le Politiche Attive e del Lavoro, che si occupa direttamente dei navigators e della seconda fase del reddito di cittadinanza. Dopo la nomina di Mimmo Parisi, dell'Università del Mississippi, in odore di conflitto di interessi, serviva un'altra figura del tutto allineata che non ponesse ostacolo alcuno soprattutto all'acquisto, senza bando di gara (!) e attraverso una società in house dell' Anpal stessa, del software di incrocio dei Big Data messo a punto da Parisi nell'Università americana. A quanto pare, nel ruolo di direttore generale era stato indicato in precedenza Gianni Bocchieri, direttore generale dell'assessorato all'Istruzione e alle formazione e lavoro della Regione Lombardia, su proposta della Lega (della serie: a te Parisi, a me Bocchieri), peraltro contattato a suo tempo dagli stessi Pentastellati in occasione delle Regionali siciliane ultime (lui ragusano d'origine), per la nomina ad assessore al Lavoro (in caso di vittoria del Movimento). Pare che Bocchieri abbia espresso pareri difformi da quelli di Parisi su alcune questioni (del resto fra “competenti” ci si confronta e si fà sintesi), ma ciò è sembrato a Giggino Di Maio intollerabile, abituato com'è all'idea madre del Movimento in cui “uno comanda” e gli altri si allineano, pena espulsione, soprattutto perchè rischiava di tardare, o quantomeno di adeguare l'erogazione del reddito a tempi meno frettolosi da quelli da lui voluti e imposti. Il 30 aprile il Ministro dello Sviluppo economico, ha proposto la nomina del suo fedele amico Falco, che non porrà più ovviamente ostacoli ad alcuno, facendo così saltare l'accordo precedente sul nome di Bocchieri. Che dirà la Lega? Ma come, non era proprio Di Maio, a proposito dell'ipotesi di ripristino delle Province caldeggiata da Salvini, colui che diceva di opporvisi per non volere poltronifici?..Ma se (con Salvini) ha occupato tutto l'occupabile, anche posti di figure di garanzia, come fà ora, a fini di consenso elettorale, a parlare di poltronifici? Ripeto quanto già altre volte detto, che cioè Di Maio sta giocando una partita soprattutto personale in chiave elettorale, perchè sà bene che una sconfitta pesante dei Cinquestelle gli costerebbe probabilmente il ruolo di capo politico; ora, è probabile che Casaleggio e Grillo si inventeranno un'altra modifica che porti al superamento della ineleggibilità dopo 2 legislature, in modo tale da farlo ritornare in Parlamento, ma è ovvio che un Movimento eventualmente all'opposizione costituirebbe comunque un arretramento notevole rispetto agli obiettivi di leadership governativa ai quali, sin dall'inizio, Giggino ambiva fortemente. E' evidente che agitare la questione morale, riesplosa col caso Siri, diventi ora argomento di campagna elettorale, per poter riaffermare la presunta diversità del Movimento rispetto agli altri partiti e sperare di risalire la china dei consensi, che i sondaggi (da prendere comunque tutti con le molle) impietosamente stanno mostrando sempre più ripida! La verità è che a Di Maio vanno ricordate non solo le numerose giravolte avute su temi cruciali (l'Europa e l'euro ad esempio) sin dalla campagna elettorale del 2018 e la politica estera incomprensibile, ambigua e raffazzonata indegna di un Paese come l'Italia, ma anche i conflitti d'interessi della Casaleggio Associati, finanziata in parte dal denaro pubblico, grazie ai 300 E che ogni parlamentare pentastellato “deve” versare ogni mese a favore della piattaforma Rosseau (è come se un dipendente pubblico si vedesse decurtare lo stipendio mensile di 300 E perchè destinati d'ufficio ad un'istituzione privata indicata dallo Stato!); e ancora: la denuncia a lui diretta, proprio di queste ore, da parte del Consiglio d'Europa, nella giornata mondiale della stampa, di “minare l'indipendenza dei media italiani attraverso una serie di manipolazioni indirette” (pressioni finanziarie, favoritismi...ma quale idea di democrazia Giggino?), per non dire nuovamente delle bugie circa i rialzi dell'IVA e la crescita economica del Paese, che lo stesso Dpf indica pressocchè “a zero”, il deficit pubblico ed il rapporto deficit/Pil che aumentano, lo spread sempre oltre i 250 punti base (all'epoca del governo Pd erano 130...ma non sono soldi che i cittadini italiani continuano a perdere on. Di Maio?), tutte realtà di cui non parla o che si ostina a negare, anzi dice pure “Avanti così”, dopo i dati Istat!! Tocca dunque al Pd infilarsi sapientemente in questi varchi lasciati aperti dalla politica del Governo e dal Movimento; ma occorre un partito coeso, una capacità di comunicazione e di “puntualità” nel sottolineare gli errori e le mancanze dei grillini e della Lega, utilizzando certamente i social, ma anche i talk show televisivi, le trasmissioni di approfondimento in cui dire le cose senza giri di parole; e poi ancora una “narrazione” nuova sull'Europa, incentrata sulla solidarietà, su politiche del lavoro che diano risposte a chi paga ancora la crisi del 2008 e sul concetto di “federalismo continentale”. Come dicevo, spazio ce n'è; speriamo “ci sia” la consapevolezza di ciò, in tutto il partito... Gianni Amendola

venerdì 19 aprile 2019

PRESENTAZIONE LISTA PD ELEZIONI EUROPEE

Mercoledì 24 aprile, alle 11,30 al caffè Pastis di Piazza Emanuele Filiberto a Torino, il Partito Democratico presenterà i candidati piemontesi alle Elezioni Europee, un appuntamento cui parteciperà anche il capolista della circoscrizione Nord-Ovest Giuliano Pisapia. Verranno discusse le proposte chiave del programma per una nuova Europa, verde, giusta e democratica. A rappresentare il Piemonte nelle liste del Partito Democratico sono Ivana Borsotto, cuneese ed esperta di cooperazione internazionale, Mercedes Bresso, economista e parlamentare europea uscente, Giuliano Faccani, neurochirurgo, primario del CTO di Torino, Anna Mastromarino, professore di diritto pubblico comparato dell'Università di Torino, Enrico Morando, alessandrino e già viceministro dell'Economia e Daniele Viotti, alessandrino, parlamentare europeo uscente. I sei candidati piemontesi, che rappresentano mondi e territori diversi, dialogheranno con l'ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, designato capolista. La conferenza stampa verrà presentata dal segretario del Pd Piemonte, Paolo Furia e da Michele Miravalle, responsabile Europa del Pd Piemonte. La giornata di Giuliano Pisapia proseguirà a Settimo Torinese con un incontro alle ore 15 a sostegno della candidata sindaca Elena Piastra.

OSSERVATORIO APRILE 2019

L'OSSERVATORIO. Salutiamo con piacere la definitiva completa assoluzione di Ignazio Marino, il “marziano” come lo chiamavano a Roma, quasi ad indicarne l'estraneità alle logiche dei poteri locali; credo che gli si debbano le scuse per come fu trattato allora dal partito, anche se le sue dimissioni, dovute a quelle in blocco dei suoi consiglieri e certificate da un notaio, furono attribuite ad una sua presunta “inadeguatezza”. Se è vero che non gli furono estranee alcune leggerezze (lo starsene spesso a New York ad incontrare Bill De Blasio, sindaco dem della Grande Mela, o il tirare stupidamente in ballo il papa, che poi lo smentì, per un invito al Forum mondiale delle famiglie a Filadelfia), è altrettanto vero che i motivi sono stati ben altri, probabilmente l'essere (come detto) fuori dagli schemi; ciò evidentemente, considerando la visibilità politica all'interno ed all'esterno del partito che avrebbe potuto acquisire in quanto sindaco della Capitale, non era cosa gradita ai vertici nazionali. Spiace pertanto il tono tuttora perentorio con cui Orfini, all'epoca commissario del Pd a Roma e primo artefice locale della cacciata di Marino dal Campidoglio, ancor oggi giustifica quei comportamenti. Ma la gioia per l'assoluzione del Nostro viene in questi giorni offuscata dalle notizie provenienti dall'Umbria; è un problema serio che Zingaretti sembra stia affrontando con fermezza e pacatezza di toni (smetterla con frasi tipo “giustizia ad orologeria”...lasciamole al centrodestra ed ai grillini!). Conviene ribadire che le responsabilità sono sempre personali, ma quando si crea un sistema di raccomandazioni nelle assunzioni pubbliche (in questo caso nella Sanità) è inevitabile che il partito, da sempre alla guida della regione, ne venga coinvolto in toto. Speriamo che la presidentessa Catiuscia Marini ne possa uscire presto (anche se alcune intercettazioni sembrerebbero inchiodarla) in modo da consentire il naturale corso della consiliatura e di poter dunque “spiegare” nel frattempo agli Umbri, chiamati ad una importante tornata amministrativa (oltre 60 città al voto), le altre buone cose fatte. In particolare sarà importante riconquistare Perugia, passata al centrodestra; il candidato sindaco, il giornalista di Rai 3, Giuliano Giubilei, è persona valida ed al di sopra di certe logiche e si sta impegnando per un Pd locale aperto al civismo, quindi con una immagine nuova, pare anche largamente condivisa in città...In generale però il problema della selezione di una nuova classe dirigente si pone in maniera impellente nel partito; speriamo quindi che l'impegno della Segreteria Nazionale sia davvero efficace al riguardo ed un messaggio di serio rinnovamento arrivi all'elettorato. Nè ci si può “consolare” per il fatto che le altre forze politiche non possono certo permettersi di “spararci addosso”: la Lega ha i ben noti problemi di finanziamenti, tra l'altro con quei 49 milioni di euro, una truffa allo Stato, da restituire in circa 90 anni (!!), i Cinquestelle hanno le piaghe scoperte della Giunta romana, oltre alla sindaco Appendino anche lei indagata. Credo invece che il partito, impegnato nella doverosa composizione delle liste per l'Europee ed a ricostruire un rapporto con i Sindacati, il mondo dell'imprenditoria e del Terzo Settore, debba spingere sull'acceleratore di una critica serrata e puntuale sul Governo e le sue scelte, con proposte immediatamente percepibili come alternative (su fisco, lavoro, welfare, pensioni, diritti....). I continui litigi nella compagine governativa possono aprire praterie per una nuova e puntuale azione politica; si pone però in modo impellente il problema della comunicazione del partito. In un recente articolo de “L'Espresso” si riportava come a livello di social, rispetto a Salvini ma anche allo stesso Di Maio, che pure ha un numero di “followers”decisamente inferiore al Ministro dell'Interno, il segretario Zingaretti sia molti passi indietro. E' interessante notare come, secondo l'articolo citato, sui social i grillini e i leghisti non si contrappongano così come capita sugli altri mezzi di informazione (e nella realtà); i Cinquestelle in particolare sul web continuano a prendersela col Pd, e si capisce bene: loro hanno disperato bisogno di recuperare consensi per cui le critiche a Salvini servono da un lato a “tranquillizzare” l'anima storica del Movimento, che soffrirebbe questo spostamento a destra, dall'altro l'attacco al Pd, come pure l'apparente attuale disponibilità verso l'accoglienza dei possibili immigrati che la crisi libica provocherebbe (dopo aver parlato fino a ieri sul tema come il leader della Lega!), è utile per coprirsi a sinistra. Ma se è naturale per il nostro partito criticare Salvini anche per il suo flirtare con i partiti di estrema destra in Europa, è un po' più difficile attaccare i Pentastellati, e non in quanto non vi siano argomenti su cui farlo, quanto perchè, al fine di recuperare i voti ivi traslocati, oltre la critica alle innumerevoli contraddizioni del sempre sorridente Di Maio e Co., esiste la necessità di una serie di proposte incisive e credibili. Abbiamo detto del rinnovamento del personale politico, ma non basta: occorre una politica estera seria, che non parli di “marchette” alla Francia e non corteggi i Gilet Gialli, nuove proposte per il lavoro, ma soprattutto fondamentale sarà porre le basi per una cultura della sinistra che vada dalla riaffermazione dell'interesse generale su quello privato alla “legittimazione del potere pubblico nell'imporre regole che non distruggano il corpo sociale” (come tra l'altro auspica l'astro nascente della Gauche francese, Raphael Glucksmann), ed un nuovo dialogo con le periferie. Ed alla luce della vicenda umbra và detto che tali casi impongono ormai non solo un ricambio del personale politico, quanto invece riforme radicali che non consentano più ad un singolo, sia esso Direttore Generale di un'ASL o un Dirigente Scolastico o della Pubblica Amministrazione, di avere poteri di scelta pressocchè assoluti (un po' meno per i Presidi c'è da dire) circa il personale da assumere o da promuovere; inevitabilmente, poiché certe cariche sono ancora di nomina politica, o comunque “non indifferenti” alla politica, determinate pressioni potranno essere sempre all'ordine del giorno..E' ora di imprimere una svolta al riguardo...Insomma, ci aspetta il periodo duro ma affascinante di una nuova consapevolezza: spetterà anche ai simpatizzanti e militanti non vanificare il tutto con polemiche di corto respiro. Buona Pasqua a tutti. Gianni Amendola N.B.: gli altri “Osservatori” sono disponibili sul blog del partito.

domenica 24 marzo 2019

OSSERVATORIO N°2 MARZO 2019

L'OSSERVATORIO Si comincia a parlare un linguaggio nuovo nel Pd, quello cioè di una rinnovata consapevolezza che il partito da solo, ora come ora, non è in grado di avere un consenso tale (quand'anche crescesse ulteriormente nei sondaggi) da poter governare in solitudine, stante anche la legge elettorale tuttora vigente, e che l'aprirsi al “mondo della sinistra”, comprensivo di una una rete di associazioni, movimenti e direi anche di “diffusi umori sociali”, resti prioritario in un contesto di sovranismo imperante. Che poi qualcuno storca il naso, perchè aprirsi vorrebbe dire ri-accogliere o allearsi con tutti coloro che avrebbero provato grande compiacimento per la sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016 da cui sarebbe iniziata la valanga elettorale che ci ha travolti, fà parte del gioco, semprechè non si entri di nuovo in una spirale di ritorsioni, di malumori, tanto per “pareggiare” quello che l'opposizione interna avrebbe messo in atto contro la leadership di Renzi. Intanto sarebbe ora di tornare a parlare di “maggioranza” e “minoranza”, proprio perchè il termine “opposizione” potrebbe dar luogo a malintesi; in secondo luogo però rifiutare il valore dell'apertura politica a sinistra sarebbe una scelta miope, dettata in buona parte da rancori personali e di gruppo, come se le sconfitte sonore subite dal Pd non fossero dipese in grossa parte dall'esserci chiusi nell'autosufficienza che ha a sua volta generato un'insofferenza interna ed esterna verso tutte le posizioni critiche, percepite come delegittimanti. Per non dire del distacco da mondi “amici”, come abbiam detto già in altri Osservatori, dalla Scuola alla Sanità, dalla Cultura al mondo della ricerca che si son sentiti traditi dal partito; non sarà un processo automatico (quello di un nuovo feeling con chi ha guardato politicamente altrove) ma il tentativo deve esser fatto; una formazione come la nostra però non può non porsi il problema di una unità a sinistra, peraltro invocata da sempre dai nostri militanti, se non si vuole regalare il Paese a Salvini e a Di Maio. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Sorvoliamo per ora su quanto avvenuto in Nuova Zelanda; il segnale però che arriva dagli antipodi è che esiste un evidente tentativo di riportare indietro l'orologio dell'umanità, rispolverando slogan e metodi figli di un determinato periodo della nostra Storia che gruppi e movimenti che vi si rifanno vedono finalmente come una sorta di “fare giustizia” verso ogni “altro” appartenente ad una diversa cultura, favorendone una visione fortemente conflittuale, di scontro nel nome di una presunta superiorità razziale (quella bianca). In Italia probabilmente non si arriverà a compiere gesti siffatti come quello di Christchurch (forse solo quello di Macerata può essere inquadrato come tale, non certo per l'entità finale dell'atto), ma è indubbio che esiste un profondo humus da cui crescono idee di intolleranza, di razzismo, di rifiuto di qualsivoglia diversità. Che poi tanti fautori di questa visione politico-sociale manifestino (quando occorre...prima di appuntamenti elettorali in genere..) la propria personale adesione al Cristianesimo è un fatto grave per lo sfruttamento di simboli religiosi esibiti (corone del rosario, crocefissi...) per scopi di parte. Di quale Cristianesimo si parla? Non voglio erigermi a giudice della fede altrui (questo spetta solo al Padreterno), ma legare il proprio essere credente a comportamenti e scelte politiche così “alternative” allo spirito della Parola di Dio vuol dire tradirne “in nuce” (nell'essenza cioè del significato della Parola stessa) i contenuti. Questo Papa per esempio non è per niente amato dalla “destra”, sia in Italia sia negli States, proprio perchè in nome della radicalità del Vangelo proclama una fede accogliente, una capacità che dovrebbe essere intrinseca ad ogni cristiano di vedere nell'altro il “volto” di Gesù, e la difesa “sacra” del Creato. Questi non sono buoni sentimenti adatti ai bimbi del catechismo, ai fini della Prima Comunione (mentre poi quando si diventa adulti ci si adegua per forza alla mentalità del mondo), quanto invece la “radice” stessa del messaggio di Cristo. Non che allora la sinistra, quale visione politica complessiva, discenda dal Vangelo, come il comunismo discendeva dal pensiero di Marx, ma è ovvio che se si entra in rapporto costante con la Parola (perchè questo è il Cristianesimo: entrare in relazione con Cristo) diventa “naturalmente” inaccettabile parlare di respingimenti, di chiusure di porti, di inimicizie quasi da coltivare nei confronti di chi è diverso da noi. Anche l'attuale polemica, tutta interna al governo, circa il meeting di Verona sulla Famiglia, cui la Lega ha messo il suo “imprimatur” insieme ad altri rappresentanti delle forze “sovraniste” in Europa e nel mondo, rientra in questa considerazione generale. Mi si permetta di dire che personalmente, come tantissimi di noi peraltro, credo nella famiglia, non solo perchè sposato da oltre 30 anni e nonno, ma proprio per un valore in sé, perchè aperta alla vita ed all'educazione dei figli. Quel che mi distingue da questi appuntamenti, al netto delle strumentalizzazioni politiche sempre presenti, è che a mio avviso chi vive la famiglia ne testimonia il significato nel “quotidiano” e se lo Stato riconosce altre forme di convivenza (cose che comunque vanno regolate bene) ciò non intacca il valore di tale testimonianza; in altri termini, io non credo che la famiglia vada in crisi perchè ci sono le unioni gay, quanto perchè, oggi più che mai, esiste una notevole fragilità nelle coppie, figlia certamente del consumismo e della conseguente banalizzazione del rapporto uomo-donna, che da tempo peraltro “fortunate” trasmissioni televisive assai seguite da un pubblico giovanile ci trasmettono pressocchè quotidianamente. Potremmo dire, ma ci fermeremo qui, che per vivere la coppia ci vuole una grande consapevolezza, una maturità reciproca nell'accogliersi e nel correggersi a vicenda...Ma chi parla ai giovani di queste cose? La De Filippi? Potrebbero farlo le Parrocchie (per chi frequenta la chiesa) o le scuole, ma bisognerebbe al riguardo che parta dal corpo docente una proposta educativa che si occupi di più degli “aspetti relazionali”, che insegni cioè il mettere al primo posto il sapersi confrontare, il saper chiedere scusa, il saper dire grazie, il saper rispettare l'altro/a anche nei suoi tempi e nelle sue diversità, tutti momenti fondamentali di una futura vita di coppia (oltre ovviamente alla dimensione sessuale). Ma mentre quest'ultima “è facile da vivere” (potremo dire così...), quanto finora detto non è affatto scontato, và coltivato invece con pazienza, ma tenacemente...Tornando alla famiglia: non sono allora le unioni civili o il divorzio che attentano l'istituzione, quanto un disagio esistenziale più o meno latente che ha molte cause. La politica, ecco il punto, cosa può fare? E il Pd in particolare cosa potrebbe proporre su un tema del genere così decisivo per la società? Intanto ripensare i tempi del lavoro, coordinando ove possibile le aperture di scuole e uffici; offrire sostegno alle coppie incrementando i servizi come gli asili nido e le scuole materne, rivedere una politica salariale che non penalizzi comunque le donne, garantire e potenziare sui territori strutture in grado di poter aiutare “seriamente” le coppie a ricomporre eventuali lacerazioni, senza arrivare subito ad una separazione o divorzio...Anche i Cinquestelle, che non andranno a Verona e che parlano di quell'appuntamento come di un ritorno al Medioevo, cosa hanno proposto finora per le famiglie sul piano dei contratti di lavoro, della tutela della maternità e di una generale rivalutazione dei servizi territoriali come i consultori? Non so, ma mi pare abbiano latitato; l'appuntamento di Verona casomai sembra rientrare nell'ormai quotidiana polemica contro l'amico/avversario (la Lega), pensando chiaramente alle prossime Europee. E' così ormai da mesi: dalla Tav alla flat tax, dalla famiglia alla Rai..Solo sui migranti sembra che trovino una sostanziale identità di vedute, e questo film lo stiamo rivedendo proprio in queste ore..Ma d'altra parte, nell'imminenza elettorale, chi mai potrebbe parlare di accoglienza verso questi disperati del mare? Il partito, pardon Movimento, fautore del cambiamento, non può permettersi di perdere ulteriori voti..Salvini da par suo continua con la politica che gli reca consenso; lui non si pone queste domande: chiude i porti e basta..Almeno però la smetta di esporre rosari e Bibbie: sarebbe più serio; ma fino a maggio c'è poco da sperare. P.S.: Mentre sto per spedire questo scritto arriva la notizia dell'arresto di De Vito, capogruppo grillino in Campidoglio a Roma..Credo che la tentazione di ribattere a quel continuo “e allora il pd?”, che è stato per tanti elettori pentastellati una sorta di ritornello anche per coprire un eventuale vuoto di risposte, non vada assecondata; sarebbe solo polemica. Io penso che il Movimento 5 Stelle abbia vinto nelle ultime amministrative alcuni ballottaggi con la sinistra (Torino, Roma in primis) in quanto il centrodestra, che non avrebbe mai votato per il Pd e quindi per Renzi, fece confluire i propri voti a favore dei grillini. Il fatto è che, soprattutto a Roma, questi voti appartenevano anche a quel sottobosco politico-amministrativo che appoggiava e strutturava la giunta Alemanno. La colpa di Di Maio e company, Grillo e Casaleggio compresi, è stata quella di non vedere questo (e avrebbero potuto farlo!), accecati com'erano dall'aver conquistato Roma (coi risultati che tutti possono vedere..). Gianni Amendola

domenica 10 marzo 2019

RIUNIONE APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI DEL PARTITO DEMOCRATICO

È convocato per lunedì 11 marzo alle h 21 il coordinamento cittadino per discutere sui risultati delle primarie, le eventuali ricadute sul circolo cittadino, l'organizzazione delle attività da mettere in campo per le prossime scadenze elettorali. Come si legge nell'oggetto la riunione è aperta a tutti data l'importanza del momento politico per la nostra Regione. Mario Mortara

mercoledì 6 marzo 2019

OSSERVATORIO MARZO 2019

L'OSSERVATORIO Salutiamo con gioia l'elezione di Nicola Zingaretti, pur nel timore che il doppio ruolo di Segretario Nazionale del Pd e di Presidente della Regione Lazio possa in qualche modo condizionare entrambi le cariche, specie quella di Governatore (e nel Lazio qualche “piddino” ne segnala il rischio). Ma che piaccia o meno Nicola Zingaretti rappresenta il salto di qualità che il Pd aspettava, dopo i gravi tonfi elettorali subiti; non si tratta di gettare la croce su questo e quello, o di attizzare ancora polemiche, quanto di prendere atto che una stagione si era chiusa e che uno stato di grave immobilismo, in un quadro politico come l'attuale in cui è mancata finora una reale opposizione nel Parlamento e nel Paese, non poteva più essere ammissibile, pena la perdita di ogni residuo di credibilità. C'è da dire che le Regionali in Abruzzo ed in Sardegna hanno segnato, se non un risveglio, quantomeno un sussulto di dignità del popolo della sinistra, ma è stata soprattutto la manifestazione “People” di Milano a fare da traino al milione e ottocentomila votanti ai nostri gazebo: a quel punto era prevedibile che questo risveglio (dopo Milano sì!) sfociasse nel voto a Zingaretti. Ora si tratta di ricostruire una reale unità, nella consapevolezza che al momento la sinistra và al di là del solo Pd, ma che il partito non può che essere il perno attorno a cui deve coagularsi un'opposizione forte all'attuale governo, con l'obiettivo di tornare alla guida del futuro Esecutivo. Bisogna allora recuperare il dialogo con le forze sindacali, abbandonando quella disintermediazione vissuta come dimostrazione di autosufficienza a volte un po' presuntuosa, senza trascurare il mondo degli imprenditori, almeno quella parte sana (tipo i Ferrero di Alba e gli Olivetti di Ivrea per capirci) che fa' impresa (non finanza) senza mortificare le aspettative dei lavoratori. E ci sono poi i mondi della Scuola, dell'Università e Ricerca, della Sanità, molta parte dei quali si è sentita tradita dal Pd e che ora invocano un partito che si faccia carico di un radicale cambio di passo e si rimetta in ascolto. Quanti voti sono stati persi in questi ambiti? Milioni! E anche se Zingaretti è “solo” Segretario” e non Premier occorre che si dia sollecito inizio ad un contatto capillare col mondo dei Docenti e degli Studenti, al fine di giungere ad una sorta di Stati generali della Scuola (se ne parlava già prima delle elezioni del 2013), che riordinando i programmi e disegnando uno stretto rapporto tra studio e mondo del lavoro, valorizzi le “competenze” teoriche, anzi ampliandole, tenendo presente che dai nostri licei maturano studenti che ignorano i fondamenti della Costituzione e del funzionamento dello Stato, essendo peraltro in età di voto. Ma soprattutto si riveda una volta per tutte (come anche nella Sanità) l'organizzazione aziendalistica, il suo sistema premiale, lasciato quasi sempre alla discrezione del Dirigente di turno, quasi mai senza norme in precedenza condivise ed accettate, che favorisce il lecchinaggio e rompe quello “spirito di solidarietà” (che non è appiattimento né omertà) tra Insegnanti che rafforza il significato del lavorare insieme per un interesse comune...Questa insistenza sulla Scuola nasce dal fatto che è il luogo dove si formano i giovani, oltre che momento esperienziale di vera integrazione, una risposta quindi silenziosa ma reale all'andazzo populista e razzista; ed è da qui che si deve partire per sperare di cambiare le cose. Se un docente che vive non solo i problemi economici (come i Medici ospedalieri del resto...) di una categoria fondamentale per il Paese deve come missione “saper integrare”, come può farlo se è demotivato, se invece di avvertire “la vicinanza” del proprio Dirigente ne avverte le accuse per ogni malefatta e danno compiuti da allievi indisciplinati e strafottenti di non aver saputo controllare le classi? Ma sapete quanto queste cose, quotidianamente concrete, son costate in termini elettorali al Pd (anche se non è certo tutta colpa solo del partito; certo la “visione complessiva” della Buona Scuola non ha aiutato per nulla)? Capisco che con tutti i problemi immediati che ci sono nel partito e nella sinistra, da ricostruire come unità, tali argomenti appaiano troppo specifici e tecnici, una cosa da affrontare quando sarà, forse proprio da un futuro ministro dell'Istruzione di un governo a guida Pd; ma a mio avviso non è così: il partito, che certo và riorganizzato, deve entrare visti i tempi rapidi della Politica nella prospettiva di un possibile cambio di Governo (magari nel 2020) che imporrà di essere pronti immediatamente, con idee precise maturate nel confronto con la base viva che opera spesso in contesti difficili, ad affrontare queste emergenze nel Paese (perchè la Scuola, con la Sanità ed il Lavoro, è tra le emergenze del Paese). Comunque Zingaretti ha già precisato che l'investimento sulla scuola rientra tra le priorità dell'azione del partito! Ci sarebbero altre cose su cui riflettere e confrontarsi e su cui certo torneremo, dal recupero di un rapporto vero con le periferie e col mondo del volontariato, dall'Europa al fisco, ma per ora “accontentiamoci” di quanto pian piano sembra stia verificandosi, il ritorno cioè della sinistra quale punto di riferimento di un pensiero sociale e culturale alternativo al “sovranismo”, alla xenofobia, al linguaggio bieco, truce, volgare ed offensivo dei social nei confronti di chi non è allineato alla logica dominante..Non è poco, vediamo di non sprecarlo! Gianni Amendola N.B.: gli alti numeri de L'Osservatorio sono disponibili sul blog del partito.

lunedì 4 marzo 2019

Grande successo per le primarie del PD: grazie al gran popolo delle primarie!

Il grande successo delle primarie del Partito Democratico trova conferma anche in Provincia di Asti. Ai seggi, che hanno visto impegnati oltre 50 volontari meritevoli di particolare ringraziamento per l ’apprezzatissimo impegno, si sono recati 2613 elettori di cui 1.412 solo nella citta di Asti. I risultati locali hanno inequivocabilmente assegnato la vittoria a Nicola Zingaretti che ha conseguito il 64,24% delle preferenze, seguito da Roberto Giachetti con il 19,91% e Maurizio Martina al 15,86%. Parte da qui la riscossa del Partito Democratico e dei cittadini che non si rassegnano a politiche contro lo sviluppo, l’integrazione, l’Europa e la coesione sociale. Ora il popolo democratico si aspetta un partito unitario che tenga conto di tutte le sensibilità che lo compongono e nel quale tutti rispettino gli indirizzi politici che il nuovo gruppo Dirigente intenderà dare; se c’è una cosa da non fare è quelle di ricadere negli errori del passato. I prossimi mesi saranno cruciali e vedranno il Partito impegnato nelle elezioni Regionali e Europee, come democratici Astigiani ci sentiamo la responsabilità di dare il nostro contributo alla formazione di un programma elettorale che comprenda le richieste del nostro territorio e di sostenere candidature locali di alto profilo, affinchè il popolo delle primarie, e tutti i cittadini che condividono i nostri principi si sentano adeguatamente rappresentati. Facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nostro nuovo Segretario Nicola Zingaretti. Giuseppe Goria – Segretario Provinciale Mario Mortara – Coordinatore Circolo Asti

Buon lavoro Segretario Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti è il nuovo Segretario del Partito Democratico eletto alle primarie svoltesi il giorno 3 Marzo 2019 e sospinto dal 66% delle preferenze su oltre 1 milione e 600 mila persone che hanno deciso di dare un segnale forte al centro sinistra e all'Italia. Anche Asti e Prvincia ha scelto il presidente della regione Lazio col 64,24% dei voti, seguito da Giacchetti al 19,91% e da Martina a 15,86%. I votanti sono stati 2613 nei 15 gazebo predisposti ad Asti e Provincia. Di seguito i dati seggio per seggio:

martedì 26 febbraio 2019

PRIMARIE: DOVE VOTARE AD ASTI E PROVINCIA

APPUNTAMENTI PRIMARIE

Carissimi, di seguito gli eventi organizzati in occasione delle primarie: Giovedi 28 febbraio - h 19,00 Caffetteria Mazzetti Presentazione della Mozione NICOLA ZINGARETTI Venerdi 1 marzo - h 19,00- Bar Enoteca Alfieri -Portici Pogliani - Apericena di sostegno per MAURIZIO MARTINA , con l'On Stefano Lepri e Monica Canalis Sabato 2 marzo - dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 Portici Anfossi - Banchetto di presentazione della mozione GIACHETTI - ASCANI. La mozione GIACHETTI - ASCANI sarà presentata inoltre: Martedi 26 marzo h 19.00 a Castagnole Lanze Mercoledi 27 marzo h 19,00 a Canelli Giovedi 28 MARZO h 19,00 a Castelnuovo Belbo Buone Primarie Mario Mortara

sabato 16 febbraio 2019

OSSERVATORIO FEBBRAIO 2019

L'OSSERVATORIO Il risultato delle Regionali in Abruzzo, pur con tutte le cautele del caso e la limitatezza del test elettorale, potrebbe indurre qualche fondato ottimismo circa le sorti della “sinistra” nel nostro Paese; non si deve però sottovalutare che il 31.3% raggiunto và ben al di là dell'assai modesto 11% (e poco più) del Pd, a conferma che esiste un'area progressista consistente che almeno per ora non trova sicuro riferimento nel nostro partito. Le cause probabilmente vanno cercate nel ritardo, rispetto al crollo elettorale dello scorso 4 marzo, della convocazione del congresso e sulle divisioni, solo in parte comprensibili, dei candidati alla segreteria. Se fino a poco tempo fa infatti le divergenze sembravano riguardare il “cosa fare” coi Cinquestelle ora, tanto più dopo il voto abruzzese, sembra focalizzarsi sul rapporto con LeU, visto come fumo negli occhi sia dai “martiniani” sia in maniera ancor più netta dai “renziani” di Giachetti e Ascani. Non è casuale però che dopo questa tornata regionale, cui seguirà a breve quella in Sardegna, tutti si stiano affrettando a sottoscrivere il “listone” di Calenda per le Europee, quasi ammettendo da un lato il venir meno della vocazione maggioritaria con cui il Pd era nato, dall'altro che senza un allargamento ad altre liste (dal civismo all'associazionismo soprattutto cattolico, autonome dal partito ma comunque “di area”) non si è in grado di costruire una seria alternativa alla deriva sovranista dell'Italia. Francamente litigare sul “se” includere LeU o meno mi sembra una questione più pretestuosa che seria (in una situazione politica come quella odierna non mi pare per nulla un dibattito interessante, né tantomeno utile), ma evidentemente per rimarcare certe differenze in vista delle primarie non vi erano altri argomenti; per meglio dire, si preferisce evidentemente tenere ancor viva l'attenzione su “altro” per non doversi confrontare ora su “cosa” dovrà essere il Pd, e per l'Europa e per il Paese. Qualcuno ha per caso altri motivi per spiegare diversamente questo 11% del partito rispetto al 31% del centrosinistra unito? Mi auguro (ci auguriamo tutti) che non venga sprecata l'occasione dell'imminente congresso per rifondare il partito, rimotivando e riscoprendo quei principi fondativi esposti da Veltroni nel famoso discorso al Lingotto di Torino nel 2007, rivisitandoli alla luce dell'attuale quadro politico e culturale. Staremo a vedere, ma le premesse, specie per chi vuole andarci per fare la “conta”, non sembrano incoraggianti; auspichiamo intanto che vi sia una notevole partecipazione alle primarie, con un'indicazione chiara circa il Segretario nazionale, senza strascichi polemici su eventuali brogli (altrimenti il Pd potrebbe davvero chiudere!). Non ci resta che attendere. La sconfitta inequivoca in Abruzzo sta aprendo all'interno del MoVimento 5 Stelle un serio dibattito che però mette a nudo la loro incapacità nel proporre modelli alternativi nel rapporto col territorio e nella struttura stessa di comando. In altri termini, l'idea di creare un “direttorio” che affianchi la figura del leader che da solo, ricoprendo anche ruoli ministeriali, non riesce a seguire tutto sembra essere esclusa da una loro parte consistente (almeno fino ad oggi; poi domani..), in quanto significherebbe diventare un partito come gli altri, cosa evidentemente considerata come la peste, anche perchè incontra a quanto pare l'ostilità dei veri capi dei Cinquestelle, vale a dire Casaleggio e Beppe Grillo, il quale non si è mai davvero messo da parte, come pure disse dopo la nomina di Di Maio, continuando invece ad esercitare il potere unico ed incontrollato di decidere il destino del capo politico (chiunque esso sia). Cambiare la natura padronale e settaria del MoVimento è dunque impresa impossibile, dato che una struttura più organizzata, decentrata e aperta al confronto interno, a livello sia locale che nazionale, ridurrebbe non solo il ruolo di Grillo, ma soprattutto quello di Davide Casaleggio e della sua piattaforma Rousseau, vero “core business” dell'azienda Casaleggio Associati (e quindi del MoVimento che si identifica totalmente in essa), ma soprattutto mezzo formidabile di controllo. Circa le cause del tracollo elettorale che i vari sondaggi davano già assai probabile, queste vanno ricercate a mio avviso nella continua ambivalenza di una formazione politica che in nome del consenso (ad ogni costo e dovunque) ha spesso detto e fatto tutto ed il contrario di tutto, per esempio i condoni. Non è stato stato tanto l'inseguire Salvini sul suo stesso terreno il motivo della debacle elettorale; i Cinquestelle, sulla questione migranti, già durante la campagna elettorale per le scorse Politiche, si erano espressi contro le Ong (i “taxi del mare” le definì Di Maio), ma come altre volte ricordato lo stesso Grillo, in tempi non sospetti, aveva pontificato sul fatto che l'eventuale scelta di accoglienza degli immigrati avrebbe comportato al MoVimento percentuale da prefisso telefonico. C'erano dunque sin d'allora i germi di un “salvinismo”, magari non urlato ma già ben radicato nella carne della base pentastellata...Non è per il problema degli sbarchi, che peraltro li sta portando alla farsa del “no” all'autorizzazione a procedere contro Salvini, che il MoVimento sta andando in crisi, quanto per i modi plateali, roboanti, ad uso mediatico a beneficio dei tanti gonzi della rete, con cui sono state annunciate le misure bandiera, il reddito di cittadinanza su tutti (“abbiamo sconfitto la povertà”, profetizzò Di Maio dal balcone), poi per l'occupazione della Rai, non certo inferiore a quanto fatto dagli altri prima di loro, e ancora per i modi sguaiati ed inopportuni con cui stanno attaccando la Francia, sempre per la loro naturale ossessiva logica di trovare un nemico (prima c'era Renzi) da offrire in pasto al popolo del web, senza rendersi conto che l'Europa tutta, compresi i Paesi sovranisti dell'area di Visegrad cui guarda Salvini, e senza distinzione di collocazione politica, stanno rimproverando l'Italia di destabilizzare l'Unione, isolandola sempre più (si parla di un direttorio a “tre” in Europa: Germania, Francia e Spagna). A tal riguardo (se mi si permette la digressione) l'immagine del premier Conte nel suo discorso al Parlamento di Strasburgo, semivuoto (anzi vuoto per ¾), è stata assai esplicativa. Che poi il nostro Primo Ministro, sentitosi dare del “burattino nelle mani di Salvini e Di Maio” si sia mostrato offeso e con lui a suo dire “tutto il popolo italiano” non lo esime dal non aver mai dato conto della propria subalternità ai suoi due vice-primi ministri. Le parole del belga Verhofstadt, capo dell'Alde, una formazione liberale alla cui porta pure gli stessi Cinquestelle bussarono 5 anni fa, non sono provenute da un personaggio estremista o sovranista, ma da uno che all'Europa ci crede e si domanda perchè mai l'Italia stia perdendo quei connotati che un Paese pur fondatore dovrebbe avere. Né può bastare l'aggettivo “lobbisti” pronunciato in risposta alle critiche e con cui Conte ha cercato di uscire dall'angolo; di quali lobbies si parla? Che si citino per favore, si facciano nomi e cognomi, altrimenti rimane una battuta da “social” (alla Di Battista) più che da uomo di Stato. Perchè, tornando all'argomento centrale, il vero problema dei grillini è che hanno trasferito in Parlamento e nelle Istituzioni il linguaggio arrabbiato della rete, che si compiace del turpiloquio, delle dietrologie urlate per essere ritenute credibili, delle maniere brusche che in quanto tali soddisfano il senso di rancore e di rivalsa assai diffuso; ma faticano a dare a ciò un orizzonte di ampio respiro, rimangono sempre nell'ambito della ”vendetta” da consumarsi ora e subito contro la casta che soffoca il Paese, per cui ecco la lotta ai privilegi, in sé sacrosanta, ma non accompagnata da una prospettiva di sviluppo economico-sociale nè da una visione di rinnovamento culturale (che anzi sembrerebbe contraria allo spirito del MoVimento). Lo stesso reddito di cittadinanza è stato impostato “di corsa” (per non dire delle coperture in una manovra di bilancio, rivista da Bruxelles, che ha portato lo spread oltre i 300, attualmente intorno ai 280), con insorgenti problemi di competenza tra Stato e Regioni circa la scelta e la formazione dei “navigators”; ma l'importante resta per loro il poter sventolare questa bandiera entro maggio (insieme al feticcio del No alla TAV, con la farsa della valutazione costi-benefici presentata), cioè il mese decisivo delle Europee...Poi che i risparmi degli italiani stiano subendo notevoli contraccolpi per l'aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato ed i “bund” tedeschi, raddoppiatosi da quando esiste questo Governo, cosa vuole che importi, se l'obiettivo è il massimo consenso possibile alle prossime elezioni? I grillini in sostanza dimenticano che non tutti in Italia sono “popolo della rete”, che ci son persone certamente deluse dalla politica ma che credono in una sua rinascita, non certo in un suo disperdersi tra i “click” dei computer di casa; che continuano a credere nell'Europa e in una democrazia come la nostra dove chi vince governa, ma non fà quel che gli pare, che credono nell'equilibrio dei Poteri ed in una stampa non soggiogata né intimorita...E' a questa fetta consistente di elettorato che i Pentastellati, pur avendone per tanta parte raccolto l'amarezza ed il disincanto, non sanno più parlare perchè fuori dal loro orizzonte politico, rifiutandosi di comprendere che probabilmente sarà questa parte di italiani a voltar loro le spalle appena possibile. Gianni Amendola N.B.: i precedenti Osservatori sono rintracciabili sul blog del partito.