"Pensioni, a luglio arriva la quattordicesima: ecco quanto vale"

Oltre tre milioni di persone riceveranno per la prima volta la quattordicesima

Caporalato, Martina: mai più schiavi nei campi

Diritti dei lavoratori e difesa del reddito degli agricoltori per noi sono parte della stessa battaglia

#SalernoReggioCalabria

Una promessa mantenuta con i cittadini

Home page del PD nazionale

Vai alla Home page del PD nazionale per scoprire le ultime notizie

venerdì 30 novembre 2018

OSSERVATORIO DICEMBRE 2018



L'OSSERVATORIO

L'approvazione del Decreto Sicurezza conferma la svolta autoritaria e anticostituzionale (viene rinnegato di fatto l'articolo 10) di questo Governo giallo-verde; soprattutto fà progressiva piazza pulita di quelle strutture territoriali legate all'accoglienza ed all'integrazione dei migranti, i cosiddetti Sprar che persino l'ONU ha indicato come modello, nonostante le implorazioni dei Sindaci di ogni colore politico (perchè quando si è sul territorio e si devono affrontare le problematiche concrete allora ci si rende conto della discrepanza tra gli slogan e la realtà vera). Ma tant'è: ai fini di un determinato consenso politico è vitale il mantenere tra la gente la “percezione” che l'insicurezza che oggi la pervade dipenda dai “diversi”, di colore e di cultura, e che il decreto in questione sarà la panacea che risolverà ogni ansia, restituendoci un Paese del tutto “bianco” (nel senso della razza), non più inquinato nei suoi modi di vita e nelle sua tradizioni da chi lo ha finora “invaso”, grazie al buonismo della sinistra. Il tutto ovviamente in vista delle elezioni europee che decideranno le sorti dell'attuale maggioranza e il destino dell'Italia. Quel che sorprende (ma fino ad un certo punto) è la sostanziale accondiscendenza dei Cinquestelle verso i contenuti beceri del Decreto, nonostante si fosse manifestata una crepa tra i loro parlamentari (una decina, forse più, che non ha preso parte alla votazione alla Camera, oltre al presidente Fico che non ha diretto le operazioni in Aula), “opportunamente” scavalcata con l'apposizione della fiducia, all'interno di uno scambio politico che consentirà l'approvazione del pacchetto Giustizia del ministro Bonafede, pur non del tutto digeribile per la Lega. I “grillini” (o “casaleggini”), a guardar bene i loro comportamenti, già all'indomani delle elezioni del 4 marzo, ma anche in campagna elettorale, hanno spesso detto tutto ed il contrario di tutto per prendere voti ovunque, in quanto il loro unico scopo era il governo del Paese, senza il quale avrebbero avuto non pochi contraccolpi al loro interno. La differenza sostanziale tra Salvini e Di Maio, loro capo politico, sta in questo: per Salvini il governo è “un mezzo” (i suoi desideri vanno dal diventare il futuro Presidente del Consiglio di un Gabinetto a sua immagine all'essere il leader di una maggioranza sovranista in Europa, magari modificando la Costituzioni, sia italiana sia europea), per Giggino invece è “il fine”, volendo puntare alla costruzione di un potere capillare basato sulla rete (che quindi dovrà portare al superamento del Parlamento) rafforzando il “cuore pulsante” del Movimento, vale a dire le piattaforme informatiche della Casaleggio Associati, per instaurare così un monopolio dell'informazione votato a sostenere l'azione governativa in modo pervasivo e persuasivo (al fine di mantenere e garantirsi il potere). Da qui nasce la contraddizione dei comportamenti pentastellati, anche rispetto a loro principi inizialmente declamati. La posizione sui migranti è lo specchio di quanto affermo, perchè se avessero accettato, in nome della solidarietà e di una capacità di saper integrare, l'immigrazione come valore umano e politico, avrebbero preso “percentuali da prefisso telefonico”, come pontificò qualche anno fa il loro santone condonato Beppe Grillo. E come si può arrivare al governo senza un forte consenso elettorale? In altri termini, che farsene dei valori, che pure una parte del Movimento sente ma non può esprimere, pena l'esclusione ed il dileggio mediatico dei pasdaran dei “social” (lo zoccolo duro del consenso pentastellato), se poi non portano risultati elettorali adeguati alle attese? Lo stesso può dirsi per il condono; già alle ultime Regionali siciliane infatti l'allora premier “in pectore” Di Maio, prima del voto, parlò di “condono di necessità”; nessuno si stupisca quindi se nel recente decreto per Genova la “sua manina” abbia infiltrato quelle norme sulle case di Ischia! Il fine giustifica i mezzi, diceva Machiavelli, ma Giggino sembra incarnarne lo spirito più squisitamente opportunista! Sarà interessante invece vedere ora come si comporteranno i Cinquestelle a proposito della mancata firma al “Global compact of migration” (già oggetto di “question time” al Senato), lanciato dall'ONU nel 2016, sostenuto da Obama proprio per creare una sorta di linee guida per una migrazione “sicura, ordinata e regolare”, che Salvini, il quale vuole dominare l'intera questione dell'immigrazione, ha già dato per certa, smentendo clamorosamente il premier Conte, come certa è la non partecipazione nei prossimi 10 e 11 dicembre alla conferenza di Marrakech, che dovrebbe dare il via operativo al trattato. Ma vedrete che il Movimento si acconcerà alla bisogna; magari ci saranno prima delle prese di distanza, mediaticamente pompate, ma poi finirà comunque in un accordo con la Lega. Il governo, salvo sorprese sempre possibili, non cadrà ora a rigor di logica, tantomeno su queste questioni; Di Maio ha ben chiaro che avrà tutto da perdere, soprattutto sul piano personale, nella sua veste di leader. Chi glielo fà fare? Anche perchè un nuovo Governo nell'attuale Parlamento è possibile: il Centrodestra, con Salvini, ha i numeri; si tratterà solo di stabilire “bene” quale il ruolo del leader della Lega, ma la legislatura può andare avanti bene o male fino al termine naturale e in tal caso il Movimento avrebbe al suo interno pesanti ricadute (insieme all' “indotto” della Casaleggio Associati). E' una partita dunque troppo grande e decisiva per loro che non potrà essere persa sull'altare dell'immigrazione!

Circa poi il rapporto con l'Europa resta da chiedersi perchè la coppia dei vice-ministri abbia aspettato mesi per arrivare alla conclusione, peraltro non scontata viste le ultime dichiarazioni, di modificare i parametri della manovra finanziaria, facendo mantenere uno “spread” costantemente sopra 300 con relative conseguenze sul risparmio degli italiani (nonostante le opinioni al riguardo della sottosegretaria Castelli!!). Entrambi son convinti che le prossime elezioni europee modificheranno profondamente le istituzioni della Ue e stanno tirando la corda (sperando non si spezzi) fino a quella data. Ma c'è una ragione che distingue sul tema i contraenti del “contratto” di governo: mentre Salvini può abbozzare circa un'eventuale riduzione della quota 2.4%, in quanto il suo granaio elettorale s'ingrossa comunque con le questioni “migranti e sicurezza” (la flat tax è già sparita da tempo dal dibattito; rimane la “quota 100”), Di Maio non ha altre alternative al reddito di cittadinanza, per cui, se tale iniziativa non dovesse partire entro la data elettorale rischia non poco (con tutte le conseguenze sopra citate). Da qui il suo tentativo di tranquillizzare i grillini con la storia della stampa in corso di circa 6.000.000 di “card” per accedere al sussidio, dichiarando una cosa non vera perchè non c'è ancora ufficialmente una legge che la autorizzi (abbiamo poi saputo che saranno le Poste a farlo..quando sarà). Ma anche chi spera che la questione del lavoro nero nell'azienda paterna potrà incidere sulla tenuta del governo non si illuda: in fondo, pur trattandosi di cose non banali, non sembrano avere quello spessore necessario per mettere Giggino nell'angolo, anche se lui dovrebbe rinunciare, per correttezza, al 50% della sua compartecipazione nell'azienda!

Invece la minaccia di morte (pare) indirizzata dai social ad un giornalista delle Iene, responsabili del servizio televisivo, è l'ulteriore conferma del degrado culturale in cui sta precipitando il Paese; l'intolleranza e l'odio (hate) che trasudano dalla rete (sulle cui basi grillini ed in parte la Lega hanno costruito le loro fortune elettorali) sono ormai la forma moderna dell'olio di ricino del Ventennio. Anche coloro che hanno votato Cinquestelle (e Lega) per rabbia, per ritorsione, per delusione verso una sinistra che si è parlata spesso addosso, o comunque verso una classe politica giudicata inadeguata a risolvere i problemi dell'Italia, molti di costoro dicevo non possono ora non prendere atto del pericoloso scivolamento cui stiamo assistendo, col prevalere di una “pancia” che chiede solo di essere saziata senza pensare al futuro (e questo sia sotto l'aspetto economico, sia sotto l'aspetto sociale e politico generale). Da qui la speranza che il Pd, unico potenziale baluardo a tale deriva, la smetta coi giochini tattici, la finisca di fare calcoli tipo “chi sta con chi”; propongano invece i candidati alla segreteria sin d'ora programmi ben delineati, almeno nelle linee generali, soprattutto mostrino la consapevolezza che o il Pd torna a parlare con le fasce più disagiate e con quel mondo delle professioni (Sanità, Suola, Ricerca, Università, Arte...) che ha sempre guardato “a sinistra” o rischierà di implodere, con Salvini padrone assoluto del campo.

Gianni Amendola

lunedì 26 novembre 2018

Candidati per la Segreteria Regionale del PD

Mozione Marino . Mozione Canalis . Mozione Paolo Furia: Eccoci ! La mia candidatura è espressione di un collettivo che crede nel cambiamento con sostanza. Per troppo tempo si è invocato un « cambiamento purchessia », indipendentemente dalla preparazione, dalla formazione politica, dallo studio ma soprattutto dalla pratica attiva della democrazia. Ma sul terreno del « cambiamento purchessia », dove vale tutto e il contrario di tutto, hanno vinto i 5 Stelle. E sul cavalcare la paura, ha vinto la Lega. Oggi anche in Piemonte l'assalto dei professionisti del « cambiamento purchessia » è forte. Si nutre del livore dei social, della cattiveria diffusa, ma anche delle difficoltà e delle incomprensioni della vita di tutti i giorni, rispetto alle quali siamo stati e siamo talvolta sordi. Siamo persino apparsi timidi nel manifestare con chiarezza i nostri valori e, di lì, le nostre priorità sono apparse confuse, o non in linea con i bisogni sociali espressi nel Paese. Non è questo il tempo di tirarsi indietro. Esiste un grande potenziale di cittadine e cittadini che non si rassegnano a vedere in campo solo 5 Stelle e Lega. Ma noi, per intercettare questo potenziale, dobbiamo fare « i compiti a casa » : recuperare energie fresche, valorizzare i percorsi personali e politici migliori, dare visibilità e gambe a un'alternativa nel segno della società aperta, ma giusta. Anche in Piemonte il pericolo che le forze del cambiamento all'indietro prevalgono è forte. Per questa ragione occorre che il PD si stringa intorno al nostro candidato in Regione, Sergio Chiamparino, intorno a una proposta forte, appassionante, trainante. Mi candido dopo aver ricoperto la carica di segretario provinciale del PD nel quadriennio 2013-2017 e mentre svolgo il ruolo di consigliere comunale della città di Biella. Lavoro in università come precario della ricerca e di qui ho maturato un'esperienza umana che per un tempo ha messo tra parentesi il mio impegno politico in prima persona. Nonostante le pressioni e gli inviti a pensarci, per un certo tempo non mi sono dato disponibile perché fare politica costa sempre di più e perché i tempi della politica sono sempre meno conciliabili con le frenetiche condizioni di vita e professionali di ognuno. Da una parte ci hanno detto che, a differenza del passato, non si può più fare politica di professione ; dall'altra, sempre meno hanno una professione sicura e remunerativa che consenta effettivamente di farla. Così si è creato un vulnus democratico, col quale si esclude dalla partecipazione politica una parte sempre più ampia di società civile. Mi candido anche perché sia finalmente data voce a quei tanti invisibili che in questi anni si sono allontanati dalla nostra politica nella generale indifferenza. Mi candido in quanto « Biellese », cioè proveniente da quel « Piemonte 2 » (per dirla con quell'espressione propria dell'articolazione dei seggi elettorali) che fa fatica a reggere l'onda d'urto di una destra aggressiva e pervasiva. Un Piemonte delle valli e dei villaggi, dove le distanze si misurano in curve e tornanti e non in chilometri, e dove antichi saperi e costumi tradizionali lottano contro oblio e obsolescenza, contro lo spopolamento e l'invecchiamento. La provincia piemontese sta rispondendo alla crisi con efficacia diversa a seconda delle zone. Quelle a tradizionale monocultura industriale vivono una transizione particolarmente difficile. Quelle a vocazione agricola e turistica (i Laghi, le Langhe) hanno un'economia (e anche un immaginario) più vincente nella competizione globale, ma rischiano comunque di perdere competitività in un mondo in cui il marketing territoriale moltiplica ovunque le offerte e le possibilità, ma condanna rapidamente all'oblio. Occorre un « sistema Piemonte » che riduca i gap tra aree territoriali, tra il nostro bellissimo capoluogo, la collina e la montagna. Occorre un racconto della nostra Regione, percorsi turistici organici, iniziative di attrazione di impresa e investimento che tocchi tutte le zone, piani infrastrutturali strategici che non lascino indietro nessuno. Occorre proseguire quel lavoro che ci ha permesso di posizionarci, come Regione intera, in prima posizione nella graduatoria delle Regioni da visitare secondo la Lonely Planet. Mi candido nonostante le difficoltà perché credo in un partito che non pensi solo alle istituzioni, ma alla strada, ai luoghi del lavoro, ai luoghi dell'abbandono e dello spopolamento demografico, che parli i linguaggi plurali e diffusi al di fuori del mondo della politica ; e tuttavia mi candido perché credo in un rinnovamento fondato sui percorsi, su quella che un tempo si sarebbe chiamata « gavetta » e che oggi viene spesso sottovalutata (in particolare dai nostri avversari : e poi ci si chiede perché abbiamo il Parlamento più scarso della storia d'Italia!). Mi candido perché in tanti ci credono e perché sono disposto a lavorare anche con chi non ci crede, se l'interesse comune è il bene del PD e del Piemonte. Mi candido perché credo ancora che questo congresso possa essere un'opportunità di partecipazione, se lo riempiremo di contenuti. Credo che, nel rispetto reciproco tra candidati, si debba considerare il nostro congresso regionale non già come una resa dei conti interna priva di ogni interesse pubblico, ma un primo passo della campagna elettorale per vincere le Regionali. Questo può accadere se ci impegneremo a mettere al centro la nostra idea di Piemonte (nell'ambito nazionale e europeo) e la nostra idea di Partito : e io mi impegno senz'altro in questo senso. Quelli di seguito vogliono essere alcuni temi sui quali dare qualche spunto. Si intende che non si tratta di un programma dettagliato ed esauriente, ma di un elenco di priorità, corredato di alcune proposte. Si tratta di un documento aperto, che sarebbe bello fosse arricchito nelle idee e nelle proposte. Per il Piemonte il diritto allo studio dall'asilo nido all'università. La prima forma di welfare diffusa e di sostegno concreto alle famiglie è garantire percorsi scolastici compatibili con gli orari di lavoro e di vita delle famiglie. Da questo punto di vista, il Governo nazionale ha compiuto un primo passo indietro abolendo i pochi giorni di congedo di paternità introdotto dal nostro governo, quando si sarebbe dovuti andare al contrario a estendere quella possibilità. Un monitoraggio dei servizi per gli asili nidi è importante, in quanto a seconda dei Comuni e delle loro disponibilità economiche vi sono orari di apertura e offerte diverse, talvolta più conciliabili con la vita delle famiglie, ma talvolta non sufficienti. Il tema del diritto allo studio giunge sino all'Università. Abbiamo affrontato nella legislatura uscente il tema del rapporto tra borsisti idonei e assegnatari, abolendo nei fatti la figura dell'idoneo non beneficiario che era proliferata durante il governo Cota della Lega. Ora resta da affrontare la non semplice questione delle residenze, dal momento che i prezzi degli affitti nelle città universitarie (in testa Torino) stanno aumentando e per gli studenti più in difficoltà la questione è grave. Formazione professionale e politiche attive del lavoro. Occorre verificare con franchezza i dati che riguardano le ricadute concrete dei fondi messi a disposizione dall'Europa (es. Garanzia Giovani) e dalla Regione. Risulta ad esempio dai dati dell'Osservatorio Piemonte Lavoro, che circa la metà dei tirocini sfociano in un contratto di lavoro ; ma l'altra metà no, e si rimane rinchiusi nella prigione del turn over dei tirocini. Rivedere le regole sull'ingaggio dei tirocini è il minimo che si possa fare per evitare questo turn over. Occorre anche monitorare gli effetti dell'attuale alternanza scuola lavoro e passare da una « generica » alternanza scuola lavoro, a un'alternanza vera e propria alla tedesca, finalizzata all'assunzione. In questo quadro, si prevede un contributo spese per lo studente che fa alternanza scuola lavoro. Questi percorsi possono, nel corso del tempo, andare verso il superamento degli stages, che come detto portano spesso a uno sconto indebito per il datore di lavoro, senza nessuna formazione. Gli sgravi si concedono a chi assume a tempo indeterminato, non a chi assume a spot. Sgravi strutturali, differenziati e più vantaggiosi nel caso dei soggetti più deboli : ultrasessantenni ad esempio, ma ancora lontani della pensione. Le crisi industriali di oggi (ad es. l'inaccettabile caso della Pernigotti) ci preoccupano e devono continuare a trovare nella Regione un attento interlocutore. Ma è appena ovvio che affidare tante persone licenziate a politiche attive incapaci di reinserirle nel mercato del lavoro ha persino l'effetto di demotivare i destinatari di siffatte politiche. Meglio sarebbe prevedere un elenco di soggetti deboli su cui concentrare politiche passive specifiche, come la cassa integrazione in deroga che un tempo aiutava a supplire alle mancanze del sistema di ammortizzatori sociali nazionale, che in questi ultimi anni è stato ulteriormente indebolito. Bisogna infine favorire l'attivazione della contrattazione collettiva di secondo livello (e aziendale), che dovrebbe costituire uno strumento prioritario di definizione delle condizioni di lavoro nelle singole realtà e in particolare dei contratti a tempo determinato : contrattazioni di secondo livello e di prossimità potrebbero ad esempio individuare schemi condivisi di causali per i tempi determinati e di deroga, prevenendo un eccesso di contenzioso). Il ritardo su questo costituisce un elemento di rigidità nelle relazioni industriali, che produce un freno allo sviluppo economico. Le politiche sociali, con particolare attenzione alle disabilità. Ci sono città in Piemonte che hanno ottenuto addirittura il titolo di Creative City dell'Unesco (Alba) grazie alla speciale attenzione per il superamento di barriere architettoniche e culturali. Alcune città hanno addirittura aperto una specifica commissione. Il Partito Democratico può avere un ruolo di sensibilizzazione e di scambio di buone pratiche a livello regionale, anche considerando che qui e là, per le ragioni più disparate di solito attinenti le difficoltà di pubblica finanza, alcune agevolazioni importanti sono venute meno. Bisogna poi porre tra le priorità delle nostre azioni politiche la questione degli anziani abbandonati. I servizi, sia di rsa che domiciliari, sono stati oggetto di un profondo ripensamento nel corso dell'ultima legislatura regionale. Certamente il macigno del debito sanitario ha portato a dover affrontare questo cambiamento in una condizione di risorse limitate. Si deve ora riconoscere che il Piemonte ha ripreso a liberare spesa sanitaria, dopo anni di ristrettezze. Una discussione può essere aperta sui tipi di esigenze alle quali si intende dare voce perché ottengano il dovuto finanziamento. Un esempio può essere l'adozione di un piano di accompagnamento post-ictus, come altre Regioni come l'Emilia Romagna. Enti locali : superare il lutto del referendum costituzionale. Quel referendum prevedeva l'abolizione delle province. Le province non sono state abolite, ma rimangono prive delle risorse necessarie a funzionare correttamente, col risultato che, anche in Piemonte, le strade son spesso dissesstate. In compenso, una parte importante dei progetti europei (che sono fonti di finanziamento per progetti di prima importanza per le finanze pubbliche spesso in difficoltà😉richiederebbero iniziative di area vasta. Sia i Comuni che le Province, però, sono perlopiù sguarnite del personale qualificato a costruire le partnership, a scrivere i progetti e a coordinarli. La proposta è di promuovere un piano straordinario di assunzione di giovani esperti nella progettazione europea in tutte le province in modo da restituire a quell'ente un senso e una dignità, oltre che favorire una migliore capacità attrattiva di risorse. Occorre arrivare anche a definire ambiti unitari per : acqua, rifiuti, enti parco, enti caccia, enti turistici e province. Ad oggi, i sindaci che rappresentano i loro comuni in ciascuno di questi enti sono portati a saltare da una parte all'altra perché le dimensioni e le funzioni non sono accorpate in un'unica dimensione. Nel corso degli ultimi due decenni, spesso, al fine di semplificare, si è complicato e basta. A questo proposito occorre anche favorire i processi di fusione dei comuni troppo piccoli. Si tratta infatti di processi che, se ben spiegati, la popolazione arriva a comprendere e destinati a determinare importanti benefici sotto ogni aspetto. Educazione sessuale nelle scuole e visite gratuite e anonime per malattie sessualmente trasmissibili negli ospedali e nei consultori. In Piemonte l'aumento di nuovi casi di HIV tra gli adolescenti e soprattutto nella fascia 25-29 anni ci dice che è urgente promuovere l'educazione sessuale nelle scuole, non limitandosi agli aspetti sentimentali delle relazioni umane, sui cui pure è bene avviare percorsi specifici. Se non sarà la scuola a avvicinare il tema con percorsi competenti e seri, sarà la pornografia. Lo stigma intorno le malattie sessualmente trasmissibili produce grandi difficoltà, da parte dei giovani in particolare, a farsi visitare. Per questo occorre diffondere i consultori e fare in modo che i servizi siano il più possibile accessibili. L'educazione sessuale e sentimentale devono anche servire a combattere l'omofobia, la transfobia, la vergogna per il proprio corpo, la violenza di genere e il razzismo. Parlando di violenza di genere e razzismo, non dimentichiamo che la grande parte degli stupri avvengono in ambienti familiari. Dobbiamo impegnarci affinché su questi temi aumenti la coscienza comune. Le opere e l'ambiente. Occorre dire i giusti sì e i giusti no. Sì alla TAV perché, dopo la modifica del tracciato, l'impegno della Francia, i cantieri e gli appalti partiti o in partenza, i lavoratori in gioco e i troppi camion in giro, non si può tornare indietro. Le infrastrutture (e soprattutto quelle su ferro) sono una condizione dello sviluppo economico. Allo stesso modo è importante completare il Terzo Valico. Ad altre opere invece bisogna dire di no perché rappresentano sfruttamenti del territorio. Cito la Diga in Val Sessera, a cavallo tra Biellese e Valsesia, a titolo di esempio. Per questa ragione è opportuno sviluppare un ragionamento più ampio, rivolto soprattutto alla velocizzazione dei rapporti tra province e il capoluogo di Regione. Occorre fare in modo che tutti i capoluoghi di provincia abbiano un treno diretto, a cadenze da valutarsi, che le colleghi direttamente alla città di Torino. Dobbiamo dire di no al consumo di suolo e favorire un riutilizzo degli stabili abbandonati sparsi nelle città e nelle valli attraverso forme di utilizzo temporaneo e modelli di alienazione non eccessivamente rigidi. Semmai bisogna anche che ci si renda conto che alcuni beni immobili dismessi, di natura ex industriale o anche abitativa, non sono semplicemente recuperabili ; bisognerebbe demolirli dunque, con un piano di « demolizioni intelligenti » che recuperino verde pubblico, orti urbani o altri tipi di utilizzo. Poiché la demolizione ha dei costi e al suo posto raramente vi sono le condizioni per l'impiantamento di attività redditizie, è giusto che sia il sistema pubblico, di concerto con eventuali proprietari e con altri finanziatori, a prendersi cura del « bene comune ». … Ma il partito regionale a cosa può servire ? a COORDINARE il lavoro di circoli e federazioni su campagne unitarie da promuovere in tutti i territori. Possono sembrare parole vuote, ma in realtà per troppo tempo non sono arrivate campagne di comunicazione (su internet e cartacee) a disposizione di circoli e federazioni. Questo lavoro di coordinamento può assumere connotati molto semplici e allo stesso tempo precisi. Il Regionale può fornire un quadro entro il quale circoli e federazioni possono svolgere un'iniziativa sinergica. Troppo spesso le iniziative di dibattito o confronto che pur meritoriamente vengono organizzate dal partito sono estemporanee e non producono un patrimonio collettivo di conoscenza e memoria. Invece è importante che, almeno per i temi di rilevanza regionale (e fatta salva la libertà di circoli e federazioni di svolgere iniziative e attività😉 individuato il tema su cui si vuole attivare un dibattito, si chieda a tutti i territori di verbalizzare la riunione, di trasmettere gli esiti al livello regionale che si impegna a comporre un documento base, su cui tornare tutti insieme. Questo genere di attività è stato per troppo tempo considerato obsoleto, con l'esito di aver, in molti casi, semplicemente smesso di fare politica. a STIMOLARE l'adesione al Partito Democratico recuperando gli elenchi degli iscritti e degli amministratori, proponendo metodi di coinvolgimento innovativo ; a MOBILITARE l'attenzione alle realtà associative che, nei vari territori, si muovono ormai largamente indifferenti al partito. Questo implica di smettere di dedicare grossa parte dell'attività politica di militanza alle dinamiche interne, pratica sempre più diffusa che genera rancori e pettegolezzi, e tornare a discutere di politica. Tornare a discutere di politica non è uno slogan. Non mancano temi internazionali, europei, nazionali, locali su cui sollecitare l'attenzione dei circoli. Non si deve sottovalutare il senso del ritrovarsi per il solo gusto del discutere, del dibattere : ciò che in realtà tiene vive le comunità politiche autentiche, non mosse solo da interessi di bottega, potere o visibilità. Inoltre, questo implica di attivarsi per le questioni più calde, intercettando il sentimento delle comunità locali in cui siamo. Una mobilitazione organica su tutti i territori contro il Decreto Pillon può essere un esempio. a PROMUOVERE iniziative di tipo politico-ludico, come le Feste dell'Unità. L'ultima Festa di Torino nel 2018 è stata un successo, grazie all'attivismo e alla convinzione della federazione ; così, in tutte le federazioni resistono, non senza difficoltà economiche e di manodopera, le Feste. Occorre realizzare eventi di raccolta fondi, perché la chiusura delle sedi periferiche e l'assenza di risorse minime per realizzare anche solo piccoli eventi è un elemento della nostra crisi organizzativa. Il problema del finanziamento della politica è serissimo e diffuso. La pratica di affidarsi a ingenti finanziamenti privati è sempre più diffusa nel contesto della politica attuale (vedasi 5 Stelle e Casaleggio e Associati). L'assenza di una regolazione esplicita delle « lobbies » determina però spesso influenze indebite nel processo di partecipazione. La libertà economica è un principio della democrazia. A DARE ASCOLTO a circoli e territori. In genere tutti si parla sempre di « ripartire dai circoli ». Alle volte si tratta di parole vuote. Bisogna fare qualche esempio preciso. 1) se, nell'azione di governo (ad esempio della Regione), i circoli individuano criticità, tocca al regionale esaminarle e portare a Consigieri, Assessori e Presidente il problema. Le antenne del territorio vanno valorizzate. Portare il problema non significa necessariamente risolverlo, ma perlomeno verificarne la consistenz e la complessità. Questo è prendersi cura. 2) per comporre le liste del regionale, il ruolo delle federazioni è fondamentale, non solo perché sancito formalmente nei nostri regolamenti. I candidati debbono essere esponenti voluti e desiderati dal territori. Dobbiamo immaginare un PD regionale che aiuti a comporre la lista nelle situazioni difficili, ma senza generare intrusioni sulla base delle correnti. 3) non si devono sottovalutare i problemi e le sollecitazioni tematiche proposte dai circoli. Essendo le segreterie anche regionali degli organismi del tutto volontari, può capitare che i membri della segreteria non intercettino con sufficiente sollecitudine le richieste che possono arrivare dalla base. Bisogna anche renderci conto che il lavoro volontario, basato sulla passione, può altresì produrre « perdonabili » inefficienze. La buona organizzazione del lavoro può supplire almeno in parte a queste inefficienze, attraverso una comunicazione più diretta e franca, ma anche meno di retropensiero e aggressiva di come spesso siamo abituati. Una comunità non esiste senza un certo grado di comprensione e fiducia reciproca. Elementi, questi, che devono essere pratica quotidiana di militanza e non possono essere spiegati sufficientemente in un programma elettorale. Le altre candidature saranno condivise non appena ricevute.

martedì 20 novembre 2018

Servizio di ascolto e assistenza per i disabili ed i loro familiari

Il Partito democratico Astigiano si arricchisce con un nuovo servizio di ascolto e assistenza per i disabili ed i loro familiari. A partire dal martedi 27 novembre e cosi per tutti i martedi dalle 15 alle 17 cittadini di Asti e Provincia, iscritti e non, potranno rivolgersi presso la sede di Corso Casale 162, Telef. 0141593217 per avere informazioni sulle prestazioni sanitarie, sui servizi sociali, per segnalare necessità di assistenza e per essere aiutati nel disbrigo delle pratiche, ma anche solo per condividere esperienze o richiedere consigli sulla pratica delle incombenze quotidiane. A curare il servizio sarà Vincenzo Soverino. Già consulente del Comune quando era sindaco Brignolo, attuale Vice Presidende Nazionale AISLA. “Siamo veramente orgogliosi di poter contare sulla collaborazione di Vincenzo Soverino, un amico e una persona dotata di grande umanità e esperienza; i valori di cui è portatore e la sua ampia esperienza nei campi del volontariato e della disabilità ne fanno la persona più adatta per comprendere e farsi portatore delle istanze dei più deboli” Pino Goria Segretario Provinciale Mario Mortara Coordinatore Circolo di Asti

mercoledì 14 novembre 2018

OSSERVATORIO SPECIALE


L'OSSERVATORIO (numero speciale).

Le volgarità usate dai Pentastellati (in particolare Di Maio, Di Battista padre e figlio) dopo l'assoluzione della Raggi (“giornalisti pennivendoli”, “sciacalli”, “puttane dell'informazione”...) danno l'idea dell'infimo livello culturale (cultura intesa qui nel senso più ampio, come capacità di ascolto e dialogo che nasce dal sapere e non ne prescinde) di una parte importante dell'attuale classe dirigente e di una concezione anti-democratica dell'informazione. Senza entrare nel merito della sentenza (di cui và detto che riconoscere il fatto commesso, non ritenendolo comunque reato, getta da un lato un'ombra sulla capacità della sindaca di comprendere certe dinamiche nella gestione della “cosa comunale”, dall'altro, con l'affidarsi totalmente a Marra, definito a suo tempo da Di Maio “servitore dello Stato”, ma personaggio del sottobosco politico di Roma già in auge all'epoca di Alemanno, è come ammettere di non essere in grado di saper amministrare) non si può non segnalare come lo scontro mai così evidente tra la stampa e la comunicazione pentastellata, traino delle idee governative, stia portando alla demonizzazione di tutto ciò che è critica; pompando i “social”, che vomitano poi tutto il rancore e la volgarità nei confronti di coloro che si opporrebbero al “cambiamento”, si completa l'opera, dando l'idea che “i cittadini” siano allineati al governo contro la disinformazione delle varie testate giornalistiche, ovviamente al soldo di qualche potere forte. Compito della stampa è informare, certo in modo corretto ed equilibrato (nei toni); la verità è che chi nasce politicamente dal “V-day” ed alimenta il proprio consenso con l'uso frequente di “fake news” ha pochi titoli nel giudicare e di attribuire ad altri cose che sono già nel loro DNA. I grillini hanno peraltro uno spirito fortemente settario, non tollerano pareri difformi nemmeno al loro interno, pena l'espulsione; come potrebbero accogliere le critiche che salgono dai quotidiani? Essendo incapaci di un confronto (perchè “o si è con loro o contro di loro”) allora offendono.

C'è da dire che questa esplosione di insulti e minacce nei confronti della stampa e dell'editoria tradisce tutta la loro difficoltà del momento, nonostante i sorrisi televisivi di Di Maio; la convivenza con la Lega si fa ogni giorno più complessa, ma soprattutto si sono sentiti spiazzati e giudicati da quella “piazza”, intesa come luogo di aggregazione spesso spontanea che và animandosi in varie parti d'Italia contro le scelte del Governo (dall'accoglienza dei migranti al “Sì TAV”) che credevano ormai loro dominio e questo dopo aver digerito i “rospi” dell' ILVA e della Tap che tanta base ha loro contestato. Niente di meglio allora che spostare l'obiettivo e dare, a beneficio dei tanti “beoni” dei social, un motivo per mantenere viva l'indignazione contro chi non è allineato. Il Governo comunque non cadrà ora perchè “al momento” non conviene nemmeno alla Lega; Salvini ne ha il timer e deciderà lui il come ed il quando. Se da un lato però il tempo, comunque scarso visti gli imminenti grandi appuntamenti elettorali del 2019, può favorire (se ben usato!) la ricostituzione di un'opposizione seria, dall'altro non potrà non consentire l'approvazione di leggi negative per la qualità della nostra democrazia, pure al di là della stessa manovra economica che l'Europa ci contesterà duramente. Penso principalmente al ruolo della Casaleggio Associati, vera “anima” del Movimento e della sua comunicazione, riconosciuta per decreto quale “fondazione” e quindi come tale in grado di essere oggetto e fonte di finanziamento. Non è solo per i 300 E mensili che i parlamentari grillini debbono versarle (ripeto: sono soldi pubblici; é come se dal nostro stipendio ci decurtassero sistematicamente 300 E a favore di un'azienda privata!) quanto per i finanziamenti per il “Fondo Blockchain”, una nuova tecnologia informatica, auspicata da tempo dallo stesso Casaleggio, utilizzata finora per le criptovalute, ma che può usata per creare applicazioni di intelligenza artificiale e di “Internet of Things”. Pare che anche l'Istituto Superiore di Sanità sia molto interessato alla cosa perchè renderebbe più trasparente il controllo dei dati sanitari (vaccinazioni ad esempio) e delle informazioni sulle varie patologie e ricerche. Il fatto però è che Casaleggio “è tutt'uno” col Movimento, quindi si pone un problema di un serio conflitto di interesse, pari almeno a quello di Berlusconi (contro cui i grillini hanno sempre tuonato); tra l'altro, poiché trattasi di soldi (45 milioni di Euro) stabiliti in finanziaria vuol dire che sono “nostri” (è come se i governi Berlusconi avessero destinato direttamente risorse pubbliche a Mediaset), il tutto ovviamente al fine di creare e mantenere consenso politico, anche alla luce del ruolo di consulenza per tante aziende che svolge la Casaleggio Associati! Tutti motivi in più questi per alimentare una costante opposizione al Governo attuale, mobilitando sui temi più caldi dell'agenda politica quelle piazze, come detto, che da tempo han voltato le spalle al Pd...Un nuovo partito lo si ricostruisce anche da qui..lo sappiamo!

Gianni Amendola

sabato 10 novembre 2018

OSSERVATORIO NOVEMBRE 2018

L'OSSERVATORIO. La fase politica attuale, caratterizzata da una spiccata conflittualità tra le due componenti di Governo, potrebbe evolvere anche verso una crisi, motivo per cui come opposizione bisognerà trovarci preparati. Certo è che il cammino verso le primarie per la Segreteria e successivo Congresso sembra ancora piuttosto incerto e nebuloso; peraltro si cominciano a prefigurare soluzioni nell' eventualità, tutt'altro che remota, di un esito “ai gazebo” non in grado di consentire il raggiungimento del 50% ai possibili candidati alla Segreteria (ufficiali e non, al momento), rendendo necessario il ricorso all'Assemblea Nazionale, con tutti gli incroci di “interessi particolari” che senz'altro la caratterizzeranno. Io credo, come tanti militanti del resto, che o il Pd saprà trovare nuove forti motivazioni per recuperare un rapporto con quelle fasce estese di popolazione rimaste “in periferia” (nel lavoro, nel reddito, nella possibilità di accedere pienamente al welfare...) e con quelle categorie professionali che han guardato con forti speranze al partito (insegnanti, medici pubblici, ricercatori, mondo dell'arte e della cultura...) o imploderà del tutto. Bisogna mettersi in testa come questi ceti sociali di tradizionale riferimento si siano sentiti traditi da determinate scelte che hanno modificato il volto della sinistra, quali ad esempio la visione “aziendalistica” dei servizi, (Scuola e Ospedali in primis...) non solamente dal punto di vista di una gestione economica adeguata, quanto invece per una vera e propria conversione ad una logica “premiale” delle risorse umane (scambiata per meritocrazia), lasciata spesso alla discrezionalità dei vari “dirigenti”, che ha finito per rompere quello spirito solidaristico di cui la sinistra stessa dovrebbe essere alfiera, finendo col creare, speci in ambito pubblico, una mentalità di “supremazia sull'altro” (il proprio personale interesse) e di lecchinaggio verso il diretto superiore, erogatore di incentivi. Non sono certo per l' “appiattimento”, ma o si comprende l'urgenza di delineare in anticipo criteri di valutazione condivisi o si determineranno inevitabilmente situazioni di ingiustizia (e posso garantire, nella mia esperienza di medico ospedaliero, che ne ho viste non poche...). Mi rendo conto che non sarà per nulla facile tornare indietro, se non all'antico quantomeno ad una visione “non appiattita” (proprio il caso di dirlo) su un efficientismo spesso fine a se stesso (per fare un esempio: quanti “progetti” inutili, buoni solo a far distribuire soldi in più, si fanno nelle scuole, spesso a scapito della didattica?). Sono state queste, ora accennate sommariamente, una buona parte delle cause della sconfitte elettorali “in serie” del Pd, insieme come detto alla grave trascuratezza verso le periferie...Ho l'impressione però (lieto di essere smentito) che il congresso del partito non andrà fino in fondo circa le cause del tracollo elettorale; forse aleggerà il timore di una scissione di termini cospicui e si cercherà di non spingere troppo certe critiche. Ma è ovvio che un Pd che desse l'idea di “stare insieme”, tra le varie anime, senza proporre esplicitamente una rinnovata visione politica, un nuovo programma che tenga sì conto delle cose buone fatte, ma sia di netta chiusura verso gli errori commessi, rimarrà in un limbo pericoloso. Segnali “dalla base” (pensiamo alla manifestazione del 30/9) ci sono, ma se li si sprecherà da una parte per una voglia di rivincita (?), dall'altra per l'incapacità di mostrarsi alternativi ad un modello di partito che ha saltato ogni mediazione sociale e che ha finito per chiudersi in una torre d'avorio, non si andrà avanti; potremmo davvero arrivare alla fine di un cammino, ma sarebbe letale per il Paese e per la qualità della nostra democrazia. --------------------- Che dire ora del Governo? I leghisti stanno crescendo nei sondaggi grazie soprattutto alla “percezione” che finalmente è arrivato l'uomo forte che mette in riga migranti, clandestini, Europa (ed Euro). Il popolo ha spesso la memoria corta e dimentica che la Lega è stata parte integrante dei governi Berlusconi che hanno portato l'Italia sull'orlo del dissesto, che la stessa Lega deve dare risposte sui milioni “spariti” (i Cinquestelle paiono disinteressarsi della cosa...), senza dimenticare inoltre che non molti anni fa la loro banca, la Credieuronord (epoca di Fiorani e di Fazio governatore della Banca d'Italia), fallì miseramente (lo ricordano i Cinquestelle?)..Ma tant'è: si ha l'idea che i migranti siano ricacciati indietro grazie a Salvini? Questo evidentemente basta ad un Paese descritto da un recente sondaggio Istat come rancoroso ed impaurito. I Pentastellati dal canto loro si stanno rivelando per quel che già si diceva: un partito (partito?) militarizzato, con un comandante supremo che a quanto pare non si confronta molto nemmeno con i suoi parlamentari, soprattutto parla con il linguaggio dei social (e ne segue le pulsioni, per cui dice cose in modo che che siano gradite alla base, sempre tumuluosa ed insultante (sarà...il “cambiamento”?), evidentemente concordate con i responsabili della comunicazione, senza però una visione complessiva di Paese. Per non dire poi dello strame che stan facendo del Parlamento che lavora pochissimo, mai come in questi tempi, cui però vien richiesta la fiducia quando occorre (ma ai tempi di Renzi, la colorita senatrice Taverna non disse che le fiducie erano “merda”?), indicando al ludibrio i dissenzienti che forse benevolmente non saranno espulsi solo per gli esigui numeri della maggioranza al Senato, come si è visto per il “decreto sicurezza”, salvato dai voti decisivi di FdI. Il fatto è che il pensiero di Casaleggio, vero padrone delle idee dei Cinquestelle, vagheggia una futura democrazia diretta per consentire ai cittadini di esprimere il loro parere (sigh!) e di essere quindi protagonisti in prima persona della funzione legislativa (!), ovviamente tramite la piattaforma Rousseau (immaginarsi gli introiti milionari...), ragion per cui il Parlamento non avrà più senso, come pure il Presidente della Repubblica, per il quale il santone evasore condonato Beppe Grillo ha già proposto una modifica dei compiti che la Costituzione gli riconosce (ma costoro sanno di che parlano?). Questo perchè, quale Potere autonomo non eletto dal popolo ma dal Parlamento, può ostacolare l'azione del “Governo del cambiamento”, in quanto ha facoltà di respingere leggi e comunque, tramite la sua moral suasion, operare per dare sbocchi meno di rottura delle proposte di Governo. Eppure all'epoca del referendum i Pentastellati sono stati in prima fila per la difesa della Costituzione (in testa Di Battista)!! Ma era ovvio che a loro interessava solo la sconfitta del Pd di Renzi, non certo la tutela della Carta Costituzionale. Vien da sé che tale quadro politico richiederebbe un'opposizione “vera”, motivata, ma...con le Primarie ed il Congresso (se e quando si farà!) la testa di tanti “piddini” è già da tempo su altre cose... Gianni Amendola

venerdì 2 novembre 2018

Sì TAV

Presso la sede Pd di c.so Casale di Asti è possibile sottoscrivere l'appello SiTav già sostenuto da oltre 20 Consiglieri regionali di maggioranza e minoranza. Il medesimo appello può anche essere sottoscritto elettronicamente al seguente link: SiTAV