venerdì 30 agosto 2019

OSSERVATORIO AGOSTO 2019

L'OSSERVATORIO Mentre scrivo queste considerazioni mancano poche ore alle consultazioni del presidente Mattarella, per cui è assai probabile che alcune riflessioni saranno poi superate dagli eventi; d'altra parte in questo susseguirsi di fatti nuovi e spesso contrastanti i diversi elementi in campo non possono che modificarsi rapidamente. Dunque la crisi. Salvini che ha sempre avuto il timer dell'alleanza giallo-verde ha sbagliato i tempi, sottovalutando la vitale necessità dei grillini di rimanere comunque in un governo (dopo l'esito delle Europee), pena il loro ulteriore ridimensionamento e una conseguente insignificanza politica, al punto da ricercare una “assurda” alleanza con i “pidioti” (come li chiamava sprezzatamente Grillo). E questo anche al di là dell'attivismo di Renzi, il quale, abituato com'è a sentirsi al centro della scena, ha smesso di mangiare i pop corn per proporre analoga alleanza, ben consapevole della reciproca utilità a non andare alle urne: i Pentastellati per non morire politicamente, i renziani per non essere esclusi o comunque ridimensionati nelle liste elettorali. E' vero che “buoni” motivi per non arrivare al voto ci sono (la crisi economica, il possibile rincaro dell'IVA, la necessità di una manovra finanziaria pesante...), ma è altrettanto vero che non tutti i Governi possibili sul piano numerico sono poi “politicamente” solidi ed incisivi; il rischio in altri termini è iniziare a “dare il sangue” per una coalizione sulla carta improponibile e poi prendere atto della sua intrinseca inaffidabilità, con tutte le intuibili conseguenze elettorali. Se la mossa di Salvini ha ridato fiato al Movimento non si capisce il perchè il Pd dovrebbe contribuire a dar ad esso un'ulteriore centralità, come se l'esperienza del governo Conte non si sia consumata per l'incapacità e la distorsione delle loro idee, quanto invece per la “cattiveria” solitaria del leader leghista. I grillini sono invece parimenti responsabili dello sfascio che ha portato alla crisi di governo, nè più nè meno di Salvini; ne hanno appoggiato tutte le iniziative (come i leghisti con i Cinquestelle del resto), lo hanno coperto nel caso della Diciotti, non lo hanno costretto a dire la verità sulle tangenti russe. Ma non han fatto questo perchè il Governo sarebbe caduto e loro avrebbero dovuto rinunciare alle poltrone (checchè ne dicano!). Alla luce di ciò come pensare ad un'alleanza durevole ed efficace, peraltro con Conte ancora Primo Ministro come proposto dall'ineffabile Di Maio, unica condizione anche a suo dire per tenere unito il Movimento e poter stare ancora al Governo? La condizione posta da Zingaretti di una totale discontinuità in termini di persone e contenuti non potrà mai essere accettata dai Pentastellati, intanto perchè al momento in Parlamento sono ancora maggioranza relativa, quindi in grado di dettare condizioni, poi perchè cambiare persone e contenuti (questi soprattutto) significherebbe terremotarli ulteriormente, stravolgendo il Movimento nella sua natura. Io credo allora che le urne siano volente o nolente la “soluzione” migliore, se non altro perchè il Pd potrebbe (e dovrebbe) diventare il riferimento di tutti coloro che vogliono opporsi allo spostamento a destra desiderato da Salvini, dalla Meloni e da Toti...Ciò contribuirebbe a restituire chiarezza al quadro politico, oltre ad una maggiore visibilità e credibilità all'opposizione (del centro-sinistra, dando per scontato che Salvini vincerà le elezioni, magari non arrivando al 40%...). E si potrà di conseguenza impostare una campagna elettorale senza ambiguità, senza risparmiare i Cinquestelle, che ora si atteggiano a vittime della sfrontatezza del leader della Lega, ma, come detto, hanno avallato sempre ogni sua posizione e che ora stan dando prova di un attaccamento a quelle poltrone che pure dicono di tagliare. La considerazione della politica del Movimento rimane sostanzialmente “anti-istituzionale”, e se la Lega ha ancora nel proprio statuto il riferimento alla secessione Casaleggio (chi se no?) ha l'obiettivo di superare il Parlamento, per sostituirlo coi click dei nostri computer domestici. A tal riguardo dunque la proposta di Prodi (fatta propria da Zingaretti) per un governo di legislatura Pd-Cinquestelle è irrealizzabile, non perchè non abbia spessore politico, quanto invece per l'impossibilità dei grillini a concepirsi “diversamente”. Come pensare infatti che possano decidere e preparare un congresso per stabilire la linea politica quando la loro organizzazione è quella di una setta, con un capo che nei momenti topici trasmette sul suo blog i suoi pensieri, con una “casta” interna che si incontra “clandestinamente” nella sua villa al mare di Bibbona per poi indire una scontata consultazione on line per gli “ok” degli iscritti alla piattaforma? Finchè ci saranno Grillo e Casaleggio a dettare la linea il Movimento non cambierà mai! Poi certo, anche il Pd ha i suoi non pochi problemi; il rischio di una scissione resta dietro l'angolo nonostante i sondaggi sembrino non dare responsi lusinghieri a tale ipotesi. Rimane ovvio che qualsiasi sia lo sbocco della crisi l'unità del partito sia condizione irrinunciabile; giocare alla crisi per obiettivi interni (tipo “far cadere Zingaretti”) sarebbe suicida, oltre ad essere la fine del Pd. Ognuno tiri le conclusioni che vuole. Gianni Amendola

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