mercoledì 4 dicembre 2019

OSSERVATORIO DICEMBRE 2019

L'OSSERVATORIO Sarà forse troppo semplistico dirlo, ma credo che il vero motivo delle forti polemiche (se non proprio del durissimo scontro) in atto sul Mes stia nelle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna, vero spartiacque della presente legislatura e quindi dell'attuale governo. E' evidente che una vittoria del centrodestra a trazione salviniana avrà immediati contraccolpi nel Pd e di conseguenza nell'Esecutivo, nonostante i tentativi che verranno messi in atto per disinnnescare la violenta deflagrazione politica che sarà stata provocata (del tipo: ”non sono elezioni a carattere nazionale” o “il Governo è fuori dalla contesa”...). Salvini, dopo l'exploit in Umbria, in grossa parte scontato in partenza, è (era?) convinto di sbancare anche in Emilia-Romagna, di dare perciò il benservito a Conte, andare alle elezioni anticipate, vincerle a man bassa e reclamare i “pieni poteri”. Non ha previsto però (come peraltro nessuno finora) il fenomeno delle “sardine”, un movimento spontaneo, ma non apolitico, anzi con una precisa scelta di campo, vale a dire l'anti-sovranismo, che sta riempendo le piazze italiane e non solo, in nome di una politica diversa, di un linguaggio non intossicato, direi anche di un modo di essere basato sulla riflessione, su risposte ponderate, sulla non demonizzazione dell'avversario e del diverso. Non si tratta dunque della ripetizione delle piazze “grilline”, nelle quali era dominante l'aspetto “distruttivo” nei confronti della politica in generale, dalle cui ceneri ne sarebbe poi emersa una del tutto nuova, partecipativa tramite la rete, cui tutti potevano far parte tramite un “click” dalla propria casa o dall'ambiente di lavoro, in un contesto di trasparenza ed onestà...No, in questo caso (con le “sardine”) si tratta di altro, cioè di un movimento sì spontaneo, ma che riconosce la complessità ed al contempo l'importanza della “Politica”, cui non ci si può sottrarre ponendosi in una posizione di “alterità”, ma assumendosi delle responsabilità in prima persona. E' chiaro che se tutte le “sardine” in Emilia-Romagna, proprio per evitare il sovranismo di una destra che cancellerebbe totalmente una storia radicata, dove credenti e non credenti hanno costruito uno stile di dialogo, una visione condivisa del bene comune, decidessero di andare a votare, certamente non lo farebbero a favore di Salvini. Ebbene, questa nuova realtà, contro la quale si scagliano ovviamente i quotidiani della destra, da “Libero” al “Giornale”, dal “Tempo”, quotidiano di Roma, alla “Verità” di Belpietro, nonché i vari talk show televisivi, guardacaso quasi del tutto sulle reti berlusconiane, rischia di essere “pietra d'inciampo” per il Capitano e company. In gioco ci sono appunto la crisi di Governo e le elezioni anticipate, perchè l'Italia diventi come l'Ungheria e la Polonia. Come riprendere allora un'iniziativa che possa mettere all'angolo il Governo, secondo Salvini? Niente di meglio che il tema del Mes; in fondo l'uomo della strada cosa sà e soprattutto cosa capisce di un problema molto tecnico anche se centrale per l'Eurogruppo e quindi per l'Italia? E' ovvio che nei tg o nei dibattiti televisivi questo “uomo della strada” ascolterà i suoi politici di riferimento o quelli da cui si sente meno distante; basta pertanto una propaganda ossessiva con slogan accattivanti (tipo: “si attaccano i risparmi degli italiani per finanziare le banche tedesche” o “Conte ha mentito al Paese”...), tanto da titillare quel rancore magari represso, ma sempre presente, di tanti elettori verso l'Europa e trasformarlo (intanto in Emilia-Romagna) in voti per il centrodestra. Il Presidente del Consiglio ha fatto bene a ricordare nel suo intervento di fronte alle Camere (ricordo che Conte non è parlamentare) i vari passaggi nei Consigli dei Ministri del suo precedente governo “giallo-verde”, richiamando tutti, in primis i suoi ex vice-ministri, alla corresponsabilità della scelta; ma evidentemente l'importanza della partita (le elezioni anticipate) è tale che la Destra non mollerà l'osso di un millimetro e continuerà a sparare a palle incatenate, in quanto se non vincesse le prossime regionali (ci son anche quelle in Calabria) cosa le resterebbe a tal fine? Sperare che il Governo si decomponga autonomamente? Qui entra in ballo Di Maio, sempre più rabbuiato e sempre più contestato dal suo Movimento, che ormai da quasi 2 mesi non elegge nemmeno il capogruppo alla Camera. Giggino soffre perchè Salvini sta occupando l'area politica del “no all'Europa”, sobillata come detto da una propaganda continua e pervicace; in un momento in cui il crollo dei voti sembra inarrestabile, mettendo in discussione l'esistenza stessa del Movimento, il trovare spazi elettoralmente molto ghiotti già occupati, è per lui inaccettabile. Del resto, perchè Di Maio chiede “ora” lo slittamento della firma del Mes? Perchè chiede “ora” che la firma sia contestuale alla riforma bancaria europea? Non lo sapeva prima? E allora perchè non dirlo subito dopo gli accordi raggiunti dal ministro Tria? Ma è solo per l'imminenza della competizione elettorale emiliano-romagnola, che potrebbe segnare per i grillini un'ulteriore tracollo politico; l'eventuale “compensazione” del Pd infatti, che speriamo confermi la sua leadership regionale, creerebbe una situazione ancor più indigeribile per Giggino, in quanto i “democrat” a quel punto diventerebbero il perno centrale dell'alleanza governativa, imponendo la propria agenda. Una cosa devastante per il M5S, a partire da Di Battista, con cui Di Maio sta ricollegandosi, al fine di tornare alle origini e risvegliare la base. Ma ciò che i Pentastellati si rifiutano di accettare è che, stando al potere, si stanno trasformando di fatto in un partito come gli altri, attraversato da personalismi sempre più incontrollati (basti citare Barbara Lezzi, lo stesso Toninelli e altri, guardacaso proprio coloro che non sono stati confermati “ministri”), una cosa inconcepibile anni fa per il Movimento! Ma a mio avviso il vero problema è il non voler fare una scelta di campo tra “destra e sinistra” e continuare a definirsi “post-ideologico” (il movimento delle “sardine” sta invece confermando che la distinzione c'è!), la qual cosa appare ormai ai più una sorta di trucco per “stare comunque al potere” (una politica dei “due forni”, se vogliamo). Come già detto altre volte in precedenza i grillini “devono” essere al governo per poter esistere; essere relegati all'opposizione, senza una prospettiva immediata di potere, li condannerebbe pian piano all'irrilevanza e li spaccherebbe definitivamente. Di Maio quindi gioca una partita personale (sai che novità!), perchè solo tenendo in un modo o nell'altro unito il gruppo, che unito non è, può sperare di mantenere il suo ruolo; in caso contrario sarà il primo a pagare. Cosa farà un domani se la piattaforma Rousseau non lo confermasse tra gli eleggibili (essendo peraltro trascorse due legislature)? Questa è la partita in gioco, per lui ed i Pentastellati di cui è il capo politico! E allora: davvero pensiamo che ci tenga a stringere un'alleanza organica col Pd, mettendo a rischio il suo futuro politico? Gianni Amendola

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