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mercoledì 6 maggio 2020

OSSERVATORIO N2 APRILE 2020

L'OSSERVATORIO (29/4/2020) Non ci voleva molto per capire come l'avvio della cosiddetta “fase 2” avrebbe segnato l'inizio “ufficioso” di una estenuante campagna elettorale; l'obiettivo sono le prossime elezioni regionali tra settembre e dicembre. Perchè di questo si tratta; non è un caso infatti, come all'inizio della pandemia, che siano nuovamente i governatori del Nord (in particolare proprio quelli che guidano le regioni più compromesse sul piano dei contagi) a contrapporsi alle disposizioni governative, manifestando chiaramente l'intenzione di forzare le limitazioni alle aperture indicate da Conte. L'obiettivo è chiaro: approfittare del profondo disagio del mondo del commercio, dell'artigianato, delle imprese per alzare il livello dello scontro, additando il governo quale responsabile della crisi che si và delineando. Non è un problema di poco conto, questo della fase 2, perchè si tratta di conciliare l'esigenza dell'economia con quella della salute; voglio ricordare però come il drammatico focolaio bergamasco (per fare un esempio) sia esploso proprio perchè si è scelto di dare la precedenza alla produzione invece che procedere saggiamente a chiusure doverose, quantomeno ad un ponderato rallentamento delle attività. E' stato detto e ripetuto dai virologi, dagli epidemiologi, e la stessa OMS lo và ribadendo, che potrebbe essere possibile una seconda ondata e che sprecare quanto fatto finora per circoscrivere la pandemia con il lockdown potrebbe avere conseguenze devastanti. Chi si dovrebbe assumere la responsabilità di un allentamento quasi totale? La prudenza è d'obbligo; è comprensibile che chi ha un'impresa commerciale o artigiana, o sia una “partita IVA”, subendo sulla propria pelle i danni che il coronavirus sta provocando, invochi la ripresa dell'attività, ma questo rovescio della medaglia avrebbe prezzi salatissimi. Qual è la soluzione di Salvini e dei corifei del centrodestra? L'apertura indiscriminata? Non dimentichiamo che in Germania, che ha “aperto” già diverse attività, i contagi paiono in risalita, e come in Francia si stia tornando indietro rispetto all'ipotesi della riapertura le scuole; sono dati su cui è il caso di riflettere. Ma la domanda cruciale è: saranno in grado le regioni, una volta “riaperto” tutto o quasi, di bloccare e circoscrivere sul nascere eventuali nuovi focolai? Quelle regioni (del Nord) che più stan premendo quali garanzie danno al riguardo, se non son riuscite a farlo finora, nella fase 1 (perchè, al di là della rapidità di diffusione del virus e della sua drammatica virulenza, errori ne sono stati commessi)? Ci saranno poi tamponi sufficienti? Certo, qui nello specifico entra anche la responsabilità del “centro”, ma le regioni (e il Veneto lo ha dimostrato) hanno in questo poteri non secondari, o no? E' facile cavalcare la sofferenza di ampi strati sociali, in crisi di liquidità e dare addosso al governo, ma la risposta a queste domande vanno date immediatamente! Le due settimane (tanto è il periodo d'incubazione dell'infezione) dal 4 al 18 maggio saranno decisive, credo, al fine di un anticipo per altre riaperture (bar, ristoranti, barbieri, parrucchieri, estetisti e chiese per la celebrazione dei riti...), come auspicato da Zingaretti, da avviare probabilmente e ragionevolmente a partire dalle regioni meno coinvolte epidemiologicamente dalla pandemia. A mio avviso comunque i punti più critici dell'ultimo Dpcm sono due: il tema dei “congiunti” da poter andare a trovare e la gestione dei bambini, in vista del ritorno al lavoro di tanti genitori. Sul primo punto si è aperta una generale polemica circa il significato della parola, poi “precisata” come “affetti stabili”. A parte le ironie sulla rete, poteva essere uno scivolone da evitare; è chiaro che Conte intendesse che finalmente, e nei limiti comunque stabiliti, si riapriva la possibilità di rivedere familiari che il lockdown ha costretto a tenere lontani, ma era ovvio che qualsiasi termine (anche “familiari” appunto) si sarebbe prestato ad ogni interpretazione. C'era la necessità di ribadire che esistono ancora limiti stringenti per simili incontri (quindi che non si può andare a trovare chiunque), però alla fin fine il risultato è stato creare ulteriore incertezza. Sul tema dei bambini, delicatissimo, non è stata detta una parola, anche se si sta lavorando ad alcune soluzioni, come quelle suggerite da De Caro, sindaco pd di Bari in qualità di presidente dell'ANCI e dallo stesso Dario Nardella, sindaco di Firenze. I bambini rimandano al problema della scuola, alla possibilità cioè di aprire gli istituti per accoglierne gruppi diversi distinti e distanti, in numero di 4-5, accompagnati da un animatore; dovrebbe essere inoltre possibile usufruire dei parchi pubblici con ingressi contingentati. Ma su questo tema era necessario dire qualcosa prima del Dpcm stesso, in quanto le famiglie erano già in allarme, col risultato che senza una soluzione, la quale difficilmente partirà dal 4 maggio (!), le donne saranno le sacrificate a rimanere in casa, anche perchè, nonni a parte, chi si assumerebbe la responsabilità di una baby sitter, comunque all'inizio sconosciuta, cui magari andrebbe richiesto un tampone o un test? Questo problema andava affrontato per tempo! Se a mio avviso è giusto aprire con prudenza, pur se la cosa non è gradita, è fondamentale che il governo faccia però il possibile perchè comincino ad arrivare i fondi consistenti di cui necessitano le categorie e le persone in crisi! Ritardi non possono essere consentiti, altrimenti esplode la rabbia sociale; soprattutto è inammissibile che alcuni istituti bancari chiedano 19 certificati per poter accedere ad un prestito (come ricordava il neo-presidente di Confindustria Bonomi dalla Annunziata)! Speriamo pertanto che le promesse contenute nel Decreto Aprile siano più che una buona boccata di ossigeno!...Circa poi il problema sollevato da più parti della sospensione di alcune libertà personali, iniziata col lockdown, credo che il passaggio alla fase post-emergenziale comporterà necessariamente il ritorno ad una normalità istituzionale. A tal proposito l'intervento della presidentessa della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, richiamandosi appunto alla Carta che richiede in situazioni d'emergenza “la leale collaborazione” tra Regioni, Parlamento e Governo, sottolinea (a mio avviso) la responsabilità di ogni attore istituzionale, ognuno secondo le proprie competenze. Se il centrodestra lamenta il “decisionismo solitario” di Conte come interpretare allora la volontà mai negata di quei governatori di muoversi sin dall'inizio per proprio conto? Chi si richiama alla Costituzione deve intanto interpretarne lo spirito “sempre”, non solo quando è più conveniente! Sarà importante per concludere, in questa fase 2, in attesa del vaccino, un capillare presidio sanitario del territorio per tamponi e test rapidi validati. anche e non solo per quel che riguarda il turismo; la possibilità di poter usufruire ovunque di un tale servizio per chi ne avesse bisogno, oltre al poter iniziare eventualmente una terapia se necessario, potrà forse contribuire a spingere le persone ad andare in vacanza (nel rispetto delle norme del distanziamento sociale). A tal riguardo alcuni dei farmaci attualmente utilizzati nel trattamento dell'infezione sono già noti per la cura di altre patologie infettive, ma sembrano mostrare un'efficacia circa la neutralizzazione del coronavirus, specie nelle sue fasi iniziali, e dei suoi effetti. Occorrebbe una sperimentazione controllata, ma in questo caso di pandemia i soggetti “sperimentatori” sono i malati stessi. Una speranza sta anche nell'uso degli anticorpi neutralizzanti dei soggetti guariti: c'è al riguardo uno studio tra l'ospedale “Spallanzani” di Roma e la regione Toscana. Speriamo; ma ciò non esime tutti noi dalla responsabilità dei nostri comportamenti. Gianni Amendola

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