domenica 6 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO E' cominciato, un po' in sordina, il tentativo di delegittimazione del presidente Mattarella dopo l'elevato gradimento del suo discorso a Capodanno. C'è stato infatti chi tra i Cinquestelle (l'on. Fusaro mi pare), forse seccato (o sorpreso) dai numerosi apprezzamenti sui social, ha postato un attacco personale, ricordandone il ruolo di sottosegretario nel governo D'Alema che partecipò ai bombardamenti sul Kosovo, decisi dalla NATO...Quando una voce libera ed autorevole si leva nel quotidiano parlare a senso unico della politica, immediatamente parte la controffensiva; si potrebbe ricordare al giovane e solerte onorevole pentastellato che il MoVimento è stato fondato da un evasore fiscale condonato, che non pare aver restituito allo Stato quanto nascosto al fisco, avvalendosi di un condono deciso a scopo elettorale da Berlusconi nel 2005, come pure gli si può rammentare il manifesto appoggio di loro grillini al presidente russo Putin, da sempre sostenitore di Assad in Siria, oltre che non certo cristallino sulla questione Ucraina...Ma tant'è, bisognava riesumare la minaccia, perpetrata nel maggio scorso a governo non ancora formato da Fraccaro: “a Mattarella gliela faremo pagare” (erano i giorni del “no” a Savona ministro..); in un movimento (ormai “un partito”) a forte impronta settaria, come già sottolineato altre volte, qualsiasi forma di dissenso non è ammessa. Era peraltro lo stesso atteggiamento avuto dai governi Berlusconi nei confronti soprattutto di quei magistrati che “osavano” pronunciare una condanna verso l'allora cavaliere, finendo per venire sbertucciati sulle reti Mediaset (magari mettendo in evidenza il colore diverso dei calzini, come per il giudice Mesiano). Ma il Pd e la sinistra in generale, usciti fortemente ridimensionati nelle Politiche del 4 marzo 2018, non devono contare più di tanto sulla denuncia di queste contraddizioni, pure importanti, nella speranza di risalire la china elettorale, quanto su una capacità di proposta complessiva che ri-connetta il Paese ai valori costituzionali di cui l'attuale governo sta facendo strame (basti pensare al sostanziale depotenziamento dell'art.10 della nostra Carta fatto dal Decreto Sicurezza), che richiede però un partito forte ed autorevole, capace di attrarre il mondo fortemente riformista, al momento assai lontano (e le Primarie ed il Congresso dovranno si spera prepararne il terreno). Siamo come Paese all'interno di un'onda lunga, che il Censis ha definito “sovranismo psichico”, per la quale il bisogno dell'uomo forte (Salvini) si sposa col populismo pentastellato, “percepito” come una rivincita, se non proprio una vendetta, nei confronti di un'intera classe politica ed i suoi metodi, da cui scaturiscono i provvedimenti sui vitalizi e sugli stipendi dei parlamentari (per far capire che sono arrivati i “giustizieri”), il reddito di cittadinanza (da cui verranno esclusi gli immigrati pur da anni regolari e che pagano le tasse, per non regalare un assist a Salvini), visto come una restituzione sociale, senza da un lato la visione e la capacità di una politica di sviluppo, ma dall'altro col via libera agli immancabili condoni, utili per prender voti (perchè i Cinquestelle senza governo non potrebbero più esistere, perlomeno come sono ora). Ho assistito ieri per diversi minuti ad una trasmissione televisiva di Gad Lerner sui migranti, ascoltando anche i pareri di tanti italiani che vivono all'estero, i quali, in grandissima maggioranza, han dichiarato di condividere in pieno la politica al riguardo di Salvini, senza mai mettere in discussione il proprio essere cattolici col “bisogno” da loro stessi espresso di ricacciare indietro i richiedenti asilo, visti come parassiti della società, portatori di problemi culturali e sanitari (!), arroganti e pretenziosi, oltre che potenziali stupratori. Se la situazione dell'Italia e degli italiani è questa, come potrà il Pd riguadagnare consensi e ritornare ad essere il perno della politica del nostro Paese? Non si può certo inseguire Salvini sul suo terreno perchè sarebbe uno stravolgimento inaccettabile, ma bisognerà riscoprire la pazienza e la capacità del ragionamento, della riflessione (il contrario cioè dell'immediatezza imposta dai social); sarà necessario al contempo farsi paladini di un vero e serio rilancio di una politica per la Scuola, quale luogo fondamentale e basilare della convivenza tra diversi e proporre altresì vere e serie politiche di integrazione che ripartano da quanto finora seminato in tante località italiane, piccole e grandi (Riace su tutti, ma non solo). Ci vuole tempo certo, ma i semi vanno gettati al più presto e ciò impone al partito uno scatto “culturale” che lo faccia uscire dal sonno (o quasi) che lo ha avvolto dal 4 marzo scorso. Il congresso a questo deve servire: rilanciare una centralità politica del Pd che parta dunque da una nuova consapevolezza; essere in altri termini il motore di una rinnovata stagione che riporti al centro la solidarietà, l'accoglienza, la partecipazione, quei “buoni sentimenti” cui si richiamava il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di Capodanno. Ma una tale centralità si acquisisce a mio avviso con un partito “autorevole” a livello centrale, plurale sì ma non dilaniato all'interno, capace dunque di attrarre e collegarsi alle tante realtà civiche esistenti sui territori, pur se non esplicitamente targate Pd...Ma il tempo stringe, le elezioni europee, che incideranno comunque nella politica del Paese, si avvicinano immediatamente dopo la nomina (si spera) del nuovo Segretario..Il solco però và tracciato; i riposizionamenti in atto nel partito non possono né debbono diventare l'unico motivo di confronto interno, osservando le mosse di “chi si allinea con chi”...E i circoli ritornino ad essere da oggi luogo di dibattito e di elaborazione di proposte locali e generali, uscendo dalla logica di comitati elettorali, quali di fatto son stati fin d'ora. Potremo sperare in tutto ciò? Gianni Amendola N.B.: i precedenti numeri de L'Osservatorio sono a disposizione sul blog del partito.

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