giovedì 24 gennaio 2019

OSSERVATORIO GENNAIO 2019

L'OSSERVATORIO. ….In nome del consenso... Alessandro Di Battista deve provare un piacere intenso nel cavalcare le dietrologie, nell'esprimersi con affermazioni roboanti e trancianti che probabilmente gli procurano la sensazione di grande statista, di uomo che scoperchia pentoloni dove ribolle di tutto...Non può spiegarsi altrimenti l'ennesimo proclama accusatorio, stavolta nei confronti dei Benetton, a suo dire gli autori più o meno occulti delle continue critiche che salgono ovunque verso il ministro Toninelli, pronunciato davanti a Fabio Fazio; ovviamente si tratta di congetture non dimostrate, quanto basta però per solleticare gli istinti rancorosi del web che attende di volta in volta “il nemico” offerto in pasto dai padroni del MoVimento. Ho già avuto modo, in un Osservatorio di un anno fa o poco più, di ricordare come l'ineffabile Di Battista, all'epoca parlamentare, si fosse distinto in una veemente accusa verso la sen. Ilaria Capua, virologa di fama mondiale, di “aver trafficato in virus”, ovviamente ricavandone lauti tornaconti. Dopo 2 anni di indagine la senatrice fu pienamente assolta, ma, disgustata da quel clima di caccia alle streghe tutto italiano, lasciò il seggio e se ne andò in Florida a guidare un laboratorio di ricerca. Non risultano esserci state scuse da parte di Di Battista dopo la sentenza, ma credo che di ciò non gli importasse francamente nulla... Ora, appena rientrato dal suo peregrinare in America Latina, pagato da “Il Fatto Quotidiano” di Travaglio, ri-assume il ruolo di “front man” dei Cinquestelle nel tentativo di recuperare consensi che sembrano essere in costante calo. In questa chiave và letta la feroce polemica con la Francia, insieme con Giggino Di Maio, prima proponendo la chiusura del parlamento di Strasburgo (“una marchetta alla Francia” l'hanno definita), poi tirando in ballo la questione del colonialismo francese in Africa quale causa delle migrazioni, sorvolando sul fatto che l'adesione al Franco FCA, la banconota franco-africana, non è obbligatoria per i Paesi che l'adottano e che la grande maggioranza dei migranti giunti da noi non provengono da quelle stesse nazioni, dimenticando (forse ignorandolo del tutto) che molti di quegli Stati sono cresciuti fino a non molto tempo fa a ritmi “cinesi”. Siamo sempre come si vede alla logica di riproporre un nemico da offrire alla platea della rete, disposta a bere qualsiasi cosa senza un filtro critico, che rimane l'unica forma di fare politica dei Pentastellati, specie, ma non solo, nell'approssimarsi di un appuntamento elettorale. Questo governo comunque nel suo insieme, forse consapevole di avere vita breve, almeno fino alle Europee, vive nella ricerca spasmodica di un consenso ad ogni costo; i temi, dall'immigrazione all'economia (reddito di cittadinanza, quota 100, bilancio dello Stato) e ora le polemiche con Macron, devono servire non a proporre soluzioni quanto a mantenere costante l'attesa che le cose cambieranno, al fine di garantirsi la fiducia di quella vasta platea che il 4 marzo 2018 ha votato, sia pur distintamente, per il MoVimento e per la Lega che han dato poi vita al famoso “contratto”. Le 2 misure bandiera di entrambi i contraenti infatti non sono “soluzioni”. Il reddito non lo è affatto perchè offre un sostegno a chi è (o dovrebbe essere) indigente senza però una seria politica di investimenti (se, come dicono, i Centri per l'impiego e/o i cosiddetti “navigators” possono offrire fino a 3 proposte lavorative, per quale motivo, se il lavoro c'è, non trovare subito un modo per impiegare tanti di questa platea in attesa del sussidio?); come del resto la stessa “quota 100”: non è per nulla la riforma della “Fornero” ma solo un'aggiustatura temporanea, sulla base cioè della disponibilità delle casse dello Stato, a giudizio di tanti economisti ed esperti (e come mai nessuno tra grillini e salviniani parla di una vera riforma fiscale che stani seriamente gli evasori, faccia emergere il lavoro nero e consenta un abbassamento delle tasse al ceto medio ed ai pensionati che pagano sempre fino all'ultima lira?). Ma mentre la Lega, ripeto, può ancora contare su un aumento del proprio bacino elettorale grazie alla “fermezza” (!) di Salvini sui migranti, il MoVimento non ha altra alternativa che far partire il reddito di cittadinanza dall'1 aprile (un mese prima delle Europee), pena il rischio di un pesante tracollo di voti (che già da mesi diversi indagini demoscopiche rilevano), e sul No alla Tav, specie dopo il venir meno delle loro promesse elettorali su Tap, Ilva e trivelle. Che questo consenso vada allora cercato ovunque e comunque (i condoni ne sono una prova) e rimanga l'unica sola bussola in mano ai grillini è evidente; in tal senso vanno lette le recenti dichiarazioni di Di Maio sulle possibili ricapitalizzazioni di Carige e MPS: “Non possiamo farle ora”, ha detto ai suoi fedelissimi, “altrimenti alle Europee scenderemo sotto il 20%”, come dire che a loro interessa ovviamente prendere i voti sui loro cavalli di battaglia, poi una volta ottenutili possono agire diversamente. La differenza tra Di Maio (e tra i Pentastellati in genere) ed uno statista sta nel fatto che quest'ultimo pensa sì al consenso ma anche all'interesse del Paese; ora, nel caso delle due banche sunnominate, se fosse necessario ricapitalizzare da parte dello Stato, anche al fine di salvaguardare i piccoli risparmiatori, le famiglie e le imprese che continuano ad avere fiducia verso questi istituti di credito, perchè attendere ancora mesi per una tale operazione e non iniziarla subito? E se nel frattempo la situazione delle due banche diventasse sempre più insostenibile? Non le si aiuta comunque per non scendere al 19% dei consensi il prossimo 4 maggio? I grillini dovrebbero invece riflettere sul perchè in questa come in altre materie si siano fabbricati da soli la corda per impiccarsi...Nessuno di buon senso appoggerebbe manovre dissennate di banchieri preoccupati solo far soldi anche alle spalle dei piccoli investitori, ma la banca (in genere) rimane il luogo dei nostri risparmi, dell'erogazione dei crediti ad imprese e famiglie; se fallisse saremmo contenti? Capisco che le ragioni elettorali dei Cinquestelle, su cui hanno costruito buona parte del loro consenso dopo i casi di banca Etruria e delle altre, e nel 2013 con MPS, non potevano lasciarsi scappare, tanto più con il nome della Boschi in ballo, l'occasione per imbastire l'equazione “Pd uguale banche” con il quale andare al voto, sperando di ricavarne com'è stato il massimo profitto, ma ora che il governo è loro che fanno? A queste domande, peraltro finora mai formulate in modo esplicito e diretto (forse perchè in tv c'è una censura preventiva della Casaleggio/Casalino...) nei vari talk show, nessuno ha dato ancora risposta. Chiudo ricordando come oggi siano cominciati gli sgomberi degli Sprar (a Castelnuovo di Porto, Roma), le strutture di accoglienza ed integrazione, a motivo del Decreto Sicurezza per il quale alcuni degli ospiti verranno trasferiti in altre strutture mentre altri rimarranno per strada, privi di ogni tutela, anche sanitaria. E' una vergogna; Di Maio e Di Battista non hanno nulla da dire? O vale per loro quanto diceva Beppe Grillo nel 2012 che “se i Cinquestelle appoggiassero una politica di accoglienza ai migranti avrebbero percentuali da prefisso telefonico”? A questo punto, guardando un poco in casa Pd, credo che parlare di dialogo con i grillini, in funzione di un'eventuale futura alleanza di governo, sia davvero più pericoloso che inutile..Tra l'altro rimane sempre nella loro prospettiva politica l'idea del superamento della democrazia rappresentativa e delle sue istituzioni, in nome di una democrazia “diretta” che per un Pentastellato vuol dire “partecipare on line alle proposte di legge, farne a propria volta, il tutto con un click”...Su questi temi occorre chiarezza estrema se non si vuol diventare complici di una pericolosa deriva qualunquista, di cui solo ben pochi (Casaleggio Associati in primis) saranno avvantaggiati... Gianni Amendola N.B.: gli altri Osservatori sono reperibili sul blog del partito.

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