martedì 16 luglio 2019

OSSERVATORIO LUGLIO 2019

L'OSSERVATORIO. Nel numero precedente conclusi il mio scritto con il riferimento alla “guerra” mediatica, da parte di certa stampa di espressione sovranista, nei confronti di papa Bergoglio; consentitemi di aprire questo nuovo Osservatorio, ripartendo da questo tema, affrontato recentemente con notevole risalto da parte del quotidiano “La Repubblica”, vale a dire la scelta per i cattolici tra “Salvini e il Papa”, alla luce dei crescenti consensi, anche fra molti credenti, che il “Capitano” (come amano chiamarlo i suoi) sta ottenendo per la sua linea dura, sfrontata e direi anche crudele sulla (non) accoglienza dei migranti. Non è una questione di poco conto, ma di estrema importanza e gravità. Perchè il valore del messaggio che la Chiesa, istituzione comunque voluta da Cristo, deve diffondere non può che costituire “nella sua essenza” un contraltare alla narrazione salviniana, la quale invece vuole vedere nel cristianesimo la vernice e l'amalgama di un'identità da contrapporre al nemico di turno, oltre che la difesa sacra dei confini della Patria, minacciati da un'invasione incontrollata. Intendiamoci subito: è un discorso che investe principalmente la “qualità” della fede dei cattolici e le loro coscienze, visto che il Vangelo (che non è un libro politico) orienta verso scelte radicalmente opposte, ma è chiaro, come già dissi, che l' ”incarnazione” (cioè l'attuazione, la messa in pratica) del valore dell'accoglienza ha immediate ricadute pratiche in ambito sociale e culturale (quindi politico). Non voglio addentrarmi sulle “varie tipologie” dei cattolici, perchè è discorso troppo ampio e complesso, ma una cosa è certa, e credo sia una delle preoccupazioni dei Vescovi: sulla questione dei migranti si gioca oggi una partita decisiva per la Chiesa, in quanto investe la capacità personale di ognuno di aderire al messaggio di Cristo (la fede). Se per tanti credenti il voto a Salvini non costituisce motivo di “scandalo”, se in altri termini il sostegno a politiche che escludono e non includono non viene percepito nel “profondo del cuore” di ognuno come alternativo al messaggio di Cristo, vorrà dire che ci sarà non poco da fare a livello ecclesiale per un lavoro di ri-evangelizzazione e di ri-formazione delle coscienze, a partire dalle comunità, dalle Parrocchie, dal rapporto con le famiglie...La sondaggista Alessandra Ghisleri, dopo uno studio specifico sul voto dei cattolici, è arrivata alla conclusione che la narrazione sovranista, con la sua pervasiva insistenza, è riuscita a “convincere” tanti di loro circa il pericolo che il Paese correrebbe di fronte ad un'immigrazione incontrollata, che dunque imporrebbe una decisa difesa dei confini, ritenuta quindi “sacra”, e che i toni e gli atteggiamenti spavaldi del Capitano sono in realtà provocati dai “nemici” dell'Italia, vale a dire le Ong (definite criminali senza però che vi sia una sentenza che le qualifichi come tali!), l'Europa in mano ai tedeschi ed ai francesi, che costringerebbero” Salvini a fare la voce grossa per non far soccombere il Paese. In altri termini, non è lui il “cattivo”, sono gli altri che lo costringono ad esserlo! Ma purtroppo come detto il “verbo” salviniano è parte di un disegno che mira a “staccare” parte del mondo cattolico dalla figura dell'attuale Papa, davvero indigesto per il mondo dei Trump, del suo ex-vice Bannon, degli Orban, appunto dei Salvini..Mai come in questi tempi la figura del Vicario di Cristo è sotto attacco, insultato persino sui social; la posta in gioco è il “controllo” della fede (nella sua “incarnazione” concreta) per evitare che in nome del Vangelo si consolidi nella coscienza di tanti un contrappeso decisivo rispetto ad una certa visione del mondo, quello sovranista delle frontiere chiuse, della superiorità razziale, di fatto il contrario della fratellanza universale proclamata da Cristo. Come sta il Pd? In una recente intervista Romano Prodi aveva invitato Nicola Zingaretti a non cedere alla tentazione della prudenza, distinguendo una prudenza “padana” da una “centro-meridionale”. Prodi è troppo intelligente per potergli attribuire pregiudizi razzisti nei confronti di chi vive da Roma in giù; ha usato simpaticamente quell'immagine per spronare il segretario del pd a dare ulteriore impulso alla sua azione riformatrice, ben sapendo peraltro che la grande maggioranza degli attuali parlamentari non ha votato per lui e che il rischio di una scissione, per quanto non dichiarata, rimane un “convitato di pietra”, soprattutto se si arrivasse ad elezioni anticipate che Zingaretti, di fronte al caos del Governo, pare auspicare (sarà stavolta in caso la sua Segreteria a decidere le candidature). Da qui, ma non solo, vien su questo fiorire di correnti, ultima quella di Lotti e Guerini (Base riformista), e l'iniziativa di Renzi dei Comitati di azione civica (nome che evoca i “comitati civici” del dc Gedda per le elezioni del 1948), nella quale la “necessità di una proposta politica forte perchè si torni a vincere” non chiarisce se rivolta a tutto il Pd o solo a “parte di esso”...Intanto l'Assemblea Nazionale di sabato 13 luglio sembra dare nuovo e deciso impulso al partito, una risposta così alla provocazione di Prodi, col richiamo del Segretario a superare il correntismo eccessivo e spesso autoreferenziale, una sorta di cappio al collo del Pd, poi col ribadire l'apertura alla società civile ed anche direi con l'annuncio della “costituente delle idee” che si svolgerà a Bologna a novembre. La proposta di revisione dello Statuto circa l'identificazione tra Segretario e candidato premier sta già scatenando polemiche tra l'attuale maggioranza e la minoranza, come se di ciò non si potesse discuterne serenamente e non come appunto una contrapposizione di correnti. Il partito ha necessità di un vero rilancio; dallo scandalo della sanità in Umbria, che ha portato alle dimissioni della Marini a quello delle intercettazioni sulle nomine dei magistrati, che vede coinvolti Lotti e Ferri, per non dire della recente lettera che numerosi iscritti in Basilicata, anche con ruoli pubblici, han scritto a Zingaretti lamentando lo stato del partito dominato dalle congreghe, stanno emergendo finora situazioni che richiedono scelte che inevitabilmente andranno a toccare persone ed equilibri consolidati (con tutto quello che potrà significare). Le elezioni regionali in Emilia Romagna nel prossimo autunno, sulle quali la Lega punta in modo particolare, saranno probabilmente la “cartina al tornasole” delle prospettive politiche del partito, dando probabilmente persa l'Umbria (ahimè) e quasi certamente la Calabria. Forse la richiesta di autonomia regionale chiesta da Bonaccini, diversa da quella di Fontana e Zaia e che andrebbe promossa come modello, potrebbe costituire quel “di più” in grado di ri-orientare il voto verso l'attuale maggioranza di centro-sinistra. Piuttosto, poiché l'incertezza politica potrebbe sfociare anche in elezioni anticipate, bisogna farsi trovare pronti, con un programma condiviso ed incisivo (possibilmente senza polemici distinguo), coinvolgendo seriamente la base (i circoli, i non iscritti, i simpatizzanti...). Lo stato del M5S. La data del 20 luglio è segnata in rosso per Giggino Di Maio perchè si chiuderà la “finestra” temporale per andare alla crisi di Governo e quindi al voto anticipato (Mattarella permettendo). Con lo scandalo dei soldi russi in corso Salvini probabilmente ha molto meno intenzione di andare alle urne perchè sarebbe rischioso, pur se i sondaggi sembrano ancora premiarlo per le sue posizioni sull'immigrazione. Ma quanto durerà questa luna di miele con l'elettorato se dovessero uscire nuove ulteriori notizie sui rapporti tra la Lega e Putin? Gli stessi sondaggi sembrano invece confermare la caduta libera il Movimento, che tra l'altro continua a perdere parlamentari, stanchi non solo di essere la stampella della Lega, ma anche del rapporto, assolutamente vitale invece per il Movimento senza il quale non esisterebbe, con la piattaforma Rousseau, pagata mensilmente con quota fissa dai loro stipendi (quindi con denaro pubblico), di cui lamentano l'impenetrabilità e la gestione piuttosto misteriosa..Ai grillini non rimane ormai che giocare la carta della riduzione dei parlamentari e quindi del risparmio per lo Stato, puntando su un “election day” nella prossima primavera, mettendo insieme le Politiche, che evidentemente anch'essi ritengono inevitabili, ed il referendum popolare (trattandosi di un tema attinente alla Costituzione) che dovrà sancire o meno la riforma suddetta, puntando sulla “sensibilità” dell'elettorato ad un tema del genere. A quel punto, come molti danno già per scontato, ci sarà la rimozione di Di Maio da capo politico a favore o di Di Battista o di Fico. Riguardo poi il taglio dei parlamentari, il cui numero non è frutto di “ingordigia politica”, come Giggino ha detto recentemente nei tg quanto di una scelta dei Padri Costituenti, si deve sottolineare che se al contempo non si rivedono i collegi elettorali, ampliandoli, potranno esserci distorsioni nell'assegnazione dei seggi. Per quanto Berlusconi non abbia alcune attendibilità nel parlare di leggi elettorali, avendo preteso di modificare nel 2005 in corso d'opera e col solo appoggio della sua maggioranza l'allora vigente Mattarellum per il più “conveniente” Porcellum (al fine di non perdere quelle elezioni che poi videro per un soffio la vittoria di Prodi), non si deve sottovalutare la sua considerazione sul fatto che il taglio dei parlamentari a collegi immodificati tornerebbe in molti casi a solo vantaggio dei candidati della maggioranza di governo (per la conquista dei seggi). Su questo tema anche il pd deve e dovrà dare battaglia, magari proponendo un ritorno definitivo al Mattarellum, inviso ai Pentastellati, che non si alleano con nessuno, ma stavolta forse più gradito al centrodestra (Salvini compreso); certo che l'attuale sistema proporzionale ha prodotto il governo in carica: può bastare questo per superarlo definitivamente! Gianni Amendola

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