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giovedì 12 marzo 2020

OSSERVATORIO MARZO 2020

L'OSSERVATORIO Sfruttare situazioni che toccano la salute delle persone per cercare di ribaltare il quadro politico non è cosa nuova, almeno in Italia. Per chi lo ricorda c'era già stato il caso della terapia anti-cancro del dottor Di Bella (1998-99, governo Prodi con Rosy Bindi ministra della Sanità), quando il centrodestra di Berlusconi, all'epoca all'opposizione, cavalcò e fomentò una reazione popolare per spingere l'utilizzazione di quel trattamento che sembrava aprire prospettive terapeutiche nuove. Ovviamente l'obiettivo era provocare le dimissioni di Rosy Bindi (che proponeva la sperimentazione) e quindi del governo, sotto la spinta della gente, poiché si andava a toccare, come può capire chiunque, una questione fortemente coinvolgente. L'errore, non certo in buona fede, fu che la politica si arrogava in quel momento la facoltà di decidere se un protocollo terapeutico (dunque una questione medica) fosse valido o meno, invece che lasciare una tale valutazione, come accade, al mondo scientifico. Si parlava a sproposito di “libertà di cura”, quasi che un paziente potesse optare per una terapia o per un'altra, come si trattasse di scegliere fra un etto di prosciutto di Parma o uno di San Daniele! La sperimentazione poi effettuata (secondo i criteri riconosciuti e validati) confermò la non validità scientifica di quel metodo, anche a livello internazionale. Pur se oggi il caso è diverso (un'infezione dovuta ad un virus “nuovo”), è sembrato riproporsi un momento politico analogo, il tentativo cioè di far cadere il governo, approfittando del disagio fisico e psicologico delle persone, per accusare il presidente del Consiglio di inadeguatezza ed aprire la strada ad un governissimo” in grado di portare fra 6-8 mesi il Paese alle elezioni. Il problema sembra essersi per ora acquietato per il “no” della Meloni, oltre che per quello del Pd e dei Cinquestelle, ma la cosa è emblematica di come si cerchi di sfruttare l'emotività e le paure delle persone per rovesciare il tavolo. Resta il fatto che la vita del governo sarà tutt'altro che agevole, non solo per l'epidemia in atto. A tal riguardo però, mi sia permesso di dire che, pure al di là di una comunicazione istituzionale non sempre impeccabile, a volte addirittura contraddittoria, l'esplosione dell'epidemia in sé non ha consentito probabilmente una linearità ed una omogeneità di linguaggio, proprio a motivo non solo del suo rapido evolversi ma anche, cosa secondo me di fondamentale peso, della regionalizzazione della Sanità nel nostro Paese che ha contribuito non poco a quelle discrepanze informative e comportamentali succedutesi (ed è tema che andrebbe affrontato seriamente a mente fredda). Certo, il coronavirus è un virus “nuovo” per cui non esiste un'immunità anche parziale nella popolazione, il che lo rende assai diffusivo, ma non particolarmente letale, pure se i decessi, in Italia, si attestano per ora su un 2.5-3% che comunque in Medicina poco non è. Per dare come esempio una stima numerica: se i contagi arrivassero diciamo a 20.000 casi (con l'influenza si arriva anche a 4-5 milioni di casi annui), ciò significherà un numero di decessi tra i 500-600, insostenibili per qualsiasi Paese (anche se fossero molto meno, ovviamente). Da qui si comprende come sia stato necessario prendere misure restrittive nella “zone rossa” (dove si è formato il “cluster”, vale a dire il focolaio), al fine di bloccare il contagio. Per tornare ora al discorso più strettamente politico, lo scontro istituzionale, fin quasi alla rottura, tra il presidente della Lombardia Fontana ed il presidente del Consiglio, reo (secondo i “lumbard”) di aver criticato e dunque posto in discussione l'elevato livello della sanità locale, per aver citato il caso del paziente infetto rimasto in attesa dei controlli al Pronto Soccorso dell'ospedale di Codogno, che avrebbe dato il via alla diffusione in “buona fede” del virus, è stato dovuto solo a questo: il tentativo di far cadere Conte (obiettivo comune ai governatori delle regioni del Nord); si è cercato cioè un pretesto per innescare una polemica ed una reazione a catena che terremotasse il quadro politico. Del resto, non erano stati inizialmente gli stessi presidenti di quelle regioni a chiedere a Conte di tenere in quarantena i cinesi che arrivavano in Italia dal loro Paese, dando quel tocco di “esclusione razziale” (anche gli italiani che provenivano da lì sarebbero dovuti andare in isolamento!) che crea tanto consenso? Giusto o sbagliato che sia stato il tono di Conte, ricordo solo che in precedenza il prof. Massimo Galli, Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'ospedale “L. Sacco” di Milano, aveva sollevato il caso (del paziente di Codogno), raccogliendo il parere concorde di altri illustri infettivologi in Italia. Allora: come mai il presidente Fontana non si era inalberato dopo le parole del prof. Galli, il quale peraltro non criticava la sanità lombarda, ma segnalava una situazione verificatasi in un momento iniziale in cui si stavano approntando ancora dei protocolli? Risposta: per il semplice motivo che col prof. Galli non c'era una questione politica in ballo, ma con Conte sì; era Conte che doveva cadere, non Galli! Circa poi la critica spesso rivolta, nei vari talk show televisivi, ai virologi ed infettivologi chiamati a dare i loro pareri, al di là del protagonismo eccessivo di qualcuno, devo sottolineare che se da un lato non vi sono visioni opposte circa la natura del virus, la sua diffusività e letalità e le possibilità terapeutiche future, dall'altro vi sono discordanze circa le misure da prendere, specie per quelle regioni ove i casi sono assenti o limitati, ma dove è possibile tracciare il percorso di eventuali isolati contagi. Questo però è soprattutto compito della politica che certo interroga gli esperti e fà tesoro di quei pareri, scontrandosi di fatto, com'è stato, con le realtà locali, proprio per il potere che le Regioni hanno in ambito sanitario, come in questi giorni è capitato per il problema della chiusura delle scuole e non solo. Forse questo è stato (è) il vero punto debole di tutta la situazione; il Governo avrebbe dovuto “imporsi” con una linea chiara ed univoca, in nome di un'emergenza. Ma sarebbe stato davvero possibile, anche per le ragioni che ho cercato di affermare or ora? Non si dimentichi che fra pochi mesi ci sarà un'altra tornata elettorale (Toscana, Liguria, Marche, Campania, Puglia): come non utilizzare in qualche modo la visibilità che un problema del genere offre a presidenti di Regione uscenti, ma con possibilità di ricandidatura? Uno di loro, ancor prima dell'esito di un test di conferma di un soggetto risultato poi effettivamente contagiato, aveva dato già per certo l'isolamento virale, quasi a voler cogliere immediatamente l'occasione per una visibilità da utilizzare nella prossima campagna elettorale! Ovviamente, non sto insinuando che il presidente in questione non attendesse altro (ci mancherebbe), quanto invece, ritenendo evidentemente ineluttabile da par suo la comparsa di contagi nella sua regione, abbia voluto farsi vedere già pronto, “sul pezzo”, quasi a rassicurare i suoi corregionali. Altrimenti, perchè affrettarsi a darne la notizia ancor prima della conferma? Speriamo poi che le misure che il governo appronterà per dare ossigeno e vitalità all'economia delle zone interessate, e non solo, diano i frutti sperati e siano sufficienti; circa il fatto che tutti riescano a parlare la stessa lingua, maggioranza e opposizione, è difficile sperarci: troppi altri interessi in gioco, che non l'epidemia! Circa le elezioni regionali prossime si auspica ovviamente che non solo il Pd incrementi il proprio consenso, ma che sia sempre più polo di attrazione per chi non vuol regalare al centrodestra (che oggi vuol dire ancora ”Salvini”) mezzo Paese. Sul prossimo referendum per il taglio dei parlamentari dico solo che sto personalmente (semmai a qualcuno interessi) ripensando all'idea di votare “no” (contro il taglio): il problema della rappresentanza politica è troppo serio per cedere alle suggestioni, in buona parte smentite, del risparmio di soldi pubblici da restituire ai cittadini (secondo la vulgata pentastellata). Anche se non sono una “sardina” mi sento di condividerne la loro valutazione al riguardo. Gianni Amendola

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