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martedì 20 ottobre 2020

OSSERVATORIO OTTOBRE 2020

L'OSSERVATORIO (ottobre 2020). Su questa ripresa pandemica che rischia di mettere in ginocchio il Paese vanno fatte alcune considerazioni, perchè se è vero che il governo ha le sue responsabilità lo è altrettanto che l'opposizione ne ha di proprie. E questo non per un senso di spartizione salomonica quanto per il motivo che, come si vede, una pertinace resistenza ad adottare appieno le misure preventive raccomandate ha trovato da tempo, e trova tuttora, un humus ed una giustificazione soprattutto nell'area politico-culturale del centrodestra. Già dall'inizio dell'estate infatti il prof. Zangrillo (il medico di Berlusconi) aveva iniziato a parlare di un rallentamento della pandemia, di un indebolimento del virus, quasi a dare una copertura “scientifica” a quell'insofferenza verso alcune restrizioni ancora in vigore che diversi esponenti del centrodestra andavano manifestando quotidianamente. Si è arrivati al dunque, anche fra gli “esperti”, a dividersi non certo sul piano scientifico, vale a dire sul virus, le sue caratteristiche, la diagnosi e la terapia, quanto sulle “quantità” e “qualità” delle misure di prevenzione, in primis la mascherina e l'interpretazione dei numeri del contagio. Tenere la mascherina è ormai diventato “di sinistra”, non metterla di “destra”; dire che il virus si è attenuato (non è vero) è dell' “opposizione”, che si stia scivolando verso mini lockdown per l'irresponsabilità di tanti è invece “governativo”. La politica da tempo in Italia si è trasformata in scontro tra tifoserie da stadio, con insulti, urla, delegittimazioni reciproche che trovano nei social un terreno quanto mai fertile, frutto malato del personalismo esasperato e della perdita di significato di parole quali “destra” e “sinistra”, per cui tutto spesso viene messo in un calderone indistinto dove vince chi la spara più forte, assumendo toni da condottiero, finalmente arrivato per sistemare le cose. Per guardare però al merito dei problemi che la pandemia sta creando, và detto che dal maggio scorso, appena usciti dal lockdown totale, ad oggi sono soprattutto due i problemi principali: il mancato potenziamento della medicina del territorio e la questione della scuola (e dei trasporti). Certo, esiste ancora il grave problema del mondo dello spettacolo (teatri, cinema..) e del turismo (che coinvolge i settori del commercio e dell'artigianato); d'altra parte, vien da dire, se ci troviamo con una pandemia da virus a trasmissione respiratoria (diverso ad esempio dall'Hiv), che pertanto richiede un distanziamento “fisico”, una protezione delle vie respiratorie ed una continua disinfezione delle mani, cosa possiamo farci? E anche chi si lamenta, quale soluzioni propone? In attesa di un vaccino e/o degli anticorpi monoclonali però le lunghe file ai “drive in” non sono certo una bella cosa; ma se i fondi del Mes non possono essere utilizzati, come Conte ha ribadito, in che modo finanziare la sanità? E' una delle “fisse” dei Cinquestelle, ormai sull'orlo di una crisi di nervi! Non so se dopo gli Stati Generali di novembre (se non saranno ulteriormente spostati in avanti) la parte filo-governativa del Movimento virerà sull'accettazione del Mes, ma se ciò accadesse vorrà dire che si sarà spaccato. In questo momento i Pentastellati sembrano trovare un accordo solo sul sostegno alla ministra Azzolina, cui pure certe lentezze ed indecisioni vanno ascritte. Certo, bisognava riaprire la scuola dopo 6 mesi di lockdown, con tutti i problemi creati anche in termini di apprendimento degli studenti, ma continuano a persistere, nonostante i proclami, le molte cattedre non ancora occupate, l'arredamento delle classi (i famosi banchi monoposto a rotelle), il problema del “sostegno”, tanto per citarne qualcuno. Sul tema dei trasporti poi bisogna poter distinguere quali responsabilità delle Regioni e quali dello stato centrale. A chi spettava ad esempio chiedere l'utilizzo di autobus privati per decongestionare i servizi pubblici, specie nelle ore di punta, per scuole ed uffici? Certo, le Regioni hanno tutte o quasi problemi di bilancio, per cui anche il potenziamento in termini di mezzi e di personale sarebbe per tante al fuori delle possibilità. Ma non lo si sapeva già da marzo-aprile? E comunque, sin dall'inizio della pandemia, lo scontro Stato-Regioni è stato un evidente problema istituzionale, spesso ridotto a reciproco scaricabarile, fra lo sconcerto di tanti. Ricordiamo tutti la questione delle mascherine e dei camici, quella dei tamponi, con evidenti disparità tra regioni e regioni..Si è presa coscienza dell'urgenza di una revisione ed un ridisegno delle competenze tra centro e periferia? E il Pd che ha da dire? E più in generale qual è il livello di consapevolezza al riguardo da parte delle forze politiche? Circa le tensioni presenti nel Movimento non si prevede nulla di buono, ammenocchè tutto non si concluderà “a tarallucci e vino”, nel senso che tutto si limiterà a dire, adeguatamente pompato dai tg, che ci sono sì posizioni divergenti, come in tutti i partiti, ma che esiste una sostanziale unità sui temi fondanti. Del resto, chi si assumerebbe la responsabilità di una rottura definitiva, le cui premesse ahiloro ci sono tutte? Di Battista? Per trovarsi con un manipolo di irriducibili? Di Maio? Ma non scherziamo! Giggino, che sprizza astuzia ed ambizione smodata da tutti i pori, ha trovato nella politica, come altri in Parlamento peraltro, la gallina dalle uova d'oro e non ha certo l'intenzione di uscirne. Lui vuole diventare il nuovo Richelieu (o il nuovo Andreotti, che però aveva ben altre visioni) della politica (qualcuno ipotizza che aspiri alla Presidenza della Repubblica), ponendosi al centro degli schieramenti, in modo da essere l'ago della bilancia per la formazione di ogni governo. Per far questo ha bisogno di un Movimento numericamente forte e coeso, per cui l'obiettivo immediato è isolare Di Battista e Casaleggio (che hanno il “torto” di insistere con la scadenza del doppio mandato!), chiedendo a quest'ultimo di poter gestire finalmente gestire i soldi del Movimento (la politica costa), finora gelosamente custoditi dal figlio di Gianroberto, indebolendolo di fatto. Ai fini della stabilità dell'attuale governo, la cui eventuale crisi coinvolgerebbe un Pd sicuramente più rinfrancato, ma comunque inevitabilmente esposto alla bufera politica conseguente, una crisi radicale dei Pentastellati non potrà non avere una pesante ricaduta negativa; ma fino a che punto si potrà tollerare un no al Mes, una politica estera ondivaga e assai poco incisiva, o ancora la voglia di rimarcare sui territori una “alterità” dagli altri partiti (come la candidatura della Raggi a Roma potrebbe far deflagrare) per non farsi omologare in uno schieramento, peraltro mai amato, il tutto solo per non irritarli? Per il “bene” della politica italiana, che ha anche tanti altri problemi, un chiarimento vero però tra i grillini si impone, che non potrà che portare ad una loro scissione. Non so, temo che si continuerà per un po' a galleggiare, e Conte per primo..Staremo a vedere. Gianni Amendola

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